piccoli paesi

terre, paesaggi, piccoli paesi / il blog dei borghi dell'Appennino

L’artigianato tra passato e presente_di Erminio D’addesa

Vallata, paesaggio invernale. ph_f.cataldo

Con il passar del tempo si assiste al declino lento ma inesorabile dei paesi, dei piccoli paesi e quelli situati nell’interno della Campania non sfuggono a questo destino. Ogni fine e/o inizio anno si fanno i bilanci, le statistiche di quanti sono partiti, di quanti sono nati, di quanti non ci sono più e questo vale per gli uomini e le donne ma anche per le aziende, le scuole, le imprese e comunque per ogni cosa che interessa l’attività umana. Passando davanti al salone da barbiere di Rocco si nota una scritta “ Chiusura per cessata attività” e così anche un’altra attività artigianale è finita e ci si accorge che veramente sta finendo un’ epoca. Rocco, single non più giovane e già in pensione, figlio e nipote di barbieri, praticamente una piccola dinastia di Figaro, chiude la sua attività e così viene meno un altro pezzo di storia dell’ artigianato a Vallata; alcuni, tra i vallatesi che vivono fuori e già suoi clienti, gli erano rimasti affezionati e quando tornavano in paese era d’obbligo un passaggio al suo salone per un’aggiustatina ai capelli ma anche per un saluto e per ricordare i tempi passati. I nostri paesi, le nostre comunità sono ormai privi di barbieri, una nobile arte quella del barbiere cerusico che nel passato curava il corpo ed il taglio dei capelli e la rasatura della barba ne erano uno degli aspetti.

Presso i saloni dei barbieri, non molto tempo fa, si compravano ancora le sanguisughe che in medicina servivano a fare i salassi. Quello del barbiere e’ veramente un bel mestiere, che come tutti i mestieri, ti consente di vivere serenamente tra la gente ed intercettando tutti i ceti sociali . Tanti artigiani hanno chiuso l’attività, molti per motivi di età e quindi con il raggiungimento della pensione ma anche perché da soli non erano in grado di andare avanti; soprattutto per mancanza di apprendisti in quanto i giovani, molte volte sostenuti, nelle scelte, dalle famiglie, condizionate da una errata cultura del lavoro, hanno snobbato l’artigianato, visto come un figlio di un Dio minore, preferendo intraprendere i normali percorsi scolastici od il lavoro in fabbrica, quasi sempre viatico di precarietà e di instabilità economica. L’artigianato quindi muore nei piccoli comuni, nelle piccole comunità soprattutto perché la gente manca in maniera consistente mentre nelle città è presente e resiste bene consentendo sicuramente anche buoni guadagni ed un buon tenore di vita. Ed in tema di artigianato si apprende dalla stampa che qualche giorno fa la Provincia di Avellino, tramite l’Assessorato al Lavoro ed alla Formazione, ha elaborato un progetto, dal titolo romantico “La cittadella (anche se non niente in comune con Cronin) dell’ artigianato”, “con l’intento di tornare alle origini ed insegnare un mestiere ai giovani” al fine ovviamente di alleviare la piaga della disoccupazione in Irpinia. Il progetto è limitato a 100 giovani disoccupati di età compresa tra i 18 ed i 29 anni ed il corso formativo avrà una durata di n 1800 ore di cui ….“n. 1400 dedicate ad un percorso d’informatica con laboratori esperenziali”. Francamente un giovane che deve imparare un mestiere tipo calzolaio, falegname, meccanico, barbiere, etc. non potrà impararlo con l’informatica in un laboratorio ma andando “a bottega” e quindi penso che secondo l’ impostazione del progetto non saranno formati artigiani, anzi. Il percorso progettuale dell’Assessorato Provinciale doveva consistere nell’individuazione sul territorio di artigiani , di contattarli e chiederne la disponibilità ad assumere i giovani da formare e quindi sostenerli con la fiscalizzazione degli oneri sociali per il tempo necessario ed assegnare nel contempo un salario di accesso all’ apprendista, cose già previste nella legislazione della Regione che ha la competenza esclusiva in materia. Il ruolo dell’Assessorato provinciale doveva essere quello di facilitare la concessione a favore degli artigiani dei benefici previsti dalle leggi in materia di apprendistato e di artigianato. Ovviamente il progetto elaborato dalla Provincia prevede un costo, suscettibile di aumento si evince dalla stampa, ammontante per ora a centomila euro che saranno sicuramente spesi ma non serviranno a formare alcun giovane artigiano. Questo è solo un modo di sperperare denaro pubblico e d’altronde i corsi di formazione non hanno quasi mai prodotto posti di lavoro in maniera stabile ma sono servit soltanto ad illudere i giovani disoccupati ed a sostenere gli Enti che fanno formazione. La mia passata esperienza politico-amministrativa in Provincia mi porta, purtroppo, a queste amare considerazioni sull’ istituto della formazione ; considerazioni e riflessioni che faccio senza alcuna vis polemica verso alcuno.

About these ads

Written by francat

22 gennaio 2012 a 18:20

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: