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a Napoli col TCI ‘aperti per voi’

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Cari amici lettori di Piccoli Paesi, vi invito a Napoli per visitare la Chiesa dei Santi Severino e Sossio; è aperta il giovedì, venerdì e sabato dalle 10 alle 13 grazie ai volontari del Touring Club ‘Aperti per voi’. La chiesa è in via Bartolomeo Capasso, la parallela inferiore di San Biagio dei Librai -Spaccanapoli-. Segue la descrizione della chiesa -che potete scaricare in pdf- ed alcune fotografie da me scattate di recente. Un caro saluto, Camillo De Lisio / socio attivo del Touring Club Italiano.

DESCRIZIONE CHIESA : Chiesa S Severino e Sossio (pdf)

FOTO :

a proposito della tesi di laurea

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RIPORTIAMO IL TESTO INVIATO DAL DR. FIORENTINO A LUCIE, STUDENTESSA ERASMUS A NAPOLI; la sua tesi indaga sulla figura dell’architetto nelle zone rurali dell’Appennino italiano. E di conseguenza sul recupero della ruralità come forma del riabitare; nuovi abitanti, nuova economia. _ a.v.

Gentile Signorina Lucie,

il mio punto di osservazione rispetto alle Sue domande è quello di un imprenditore agricolo, nel caso specifico di un imprenditore nel settore della produzione del vino.

Risponderò ad alcune di esse, per questo motivo, partendo proprio dalla mia modesta esperienza personale.

La mia idea, che immagino non essere soltanto mia, è che i piccoli paesi possiedono una incredibile possibilità di offrire non solo a chi li abita, ma anche al visitatore-turista, al cliente-consumatore, lo spazio sociale e culturale che può rendere ricca ed autentica l’esperienza di vita, di fruizione dei luoghi, di acquisto/consumo dei beni prodotti in quei posti. La capacità di un territorio di tenere insieme i valori del luogo e di trasmetterne le emozioni, di promuoverne l’identità e farne comprendere la qualità, è un passaggio necessario per differenziarlo dalla tensione “industriale” e “convenzionale” all’anonimato, all’indistinto omologante, alla vita e alla produzione vissute in assenza di riferimenti valoriali e prescindendo dalle vocazioni territoriali.

Questo non significa immaginare un ritorno all’antico, non c’è da mettere una marcia all’indietro o un freno alla storia. E, soprattutto, tutto questo ha molto a che fare con la figura e con il lavoro (direi meglio: la funzione) dell’architetto. L’architetto è infatti, come Lei sa e come ricorda la radice del termine, per sua natura una figura autorevole di pensiero, di azione tecnica, di costruzione e ri-costruzione responsabile e consapevole dell’opera e dei luoghi. A suo modo è un Pontifex (costruttore di ponti), che si muove necessariamente tra passato e futuro.

Si tratta, infatti, di costruire o ricostruire anche materialmente degli spazi (socio-culturali) in ambiti rurali che accompagnino il cittadino, l’imprenditore, il visitatore, il cliente, in una esperienza di vita/produzione, visita/fruizione, conoscenza/acquisto, non anonima, non riproducibile, ma singolare, univoca, unica. Non basta misurare e incentivare la produzione, ma serve anche essere consapevoli del grado di benessere che si vive e si genera (riflettere sul Benessere Interno Lordo…).

“Bere vino ora, per molti, significa ricerca delle radici, ritornare ad un luogo dimenticato, celebrare una memoria, rinnovare una fratermità, rifare un’esperienza di comunità” (Attilio Scienza, 2014).

Per un produttore di vino, pertanto, non è indifferente la scelta che l’amministrazione o le amministrazioni locali od anche i privati stessi effettuano a livello urbanistico, sotto il profilo ambientale, nei confronti del paesaggio, nella difesa e promozione della cultura e del patrimonio artistico locali, nella innovazione e nel sostegno dei saperi del territorio.

“L’Osservatorio Turismo del Vino mette in evidenza come il vino da solo non generi turismo. I flussi nascono quando le bottiglie prestigiose sono prodotte in territori particolarmente belli e integri. L’elemento del paesaggio appare determinate e collegato sia al rispetto ambientale che a elementi di tipo culturale. I visitatori, infatti, percepiscono l’assaggio del vino come un complemento oppure addirittura come una parte integrante della civiltà del territorio in cui si trovano, al pari della visita di un castello medioevale oppure di una villa cinquecentesca. In questo senso non deve stupire che la qualità del territorio sia al primo posto (23%) fra i fattori che influenzano la scelta dei turisti del vino prima della cultura (19%), dell’enogastronomia (17%) e del vino stesso (13%). Si tratta di un legame inscindibile fra i vini e le terre in cui nascono. Un legame che i titolari delle cantine cercano di interpretare sia nell’accoglienza che nella degustazione del vino”. (Donatella Cinelli Colombini su Osservatorio Turismo del Vino, Censis, 2014).

Ora, come per il vino, anche per altre attività io credo sia utile e funzionale che la produzione si vesta della suggestione del luogo, e dei saperi del luogo. La migliore etichetta del vino, la sua brochure più efficace, è la terra, le vigne, il paesaggio dove nasce e cresce la sua uva.

La condizione di cd. “arretratezza” di alcune zone rurali corrisponde anche ad una situazione di minore urbanizzazione (selvaggia), di ambiente potenzialmente meno contaminato, di relazioni sociali più autentiche e genuine. Tutto ciò non è sufficiente a far “rivivere” i piccoli paesi, ma è pur certo che senza (la difesa di) queste condizioni essi muoiono definitivamente.

Nella difesa e nella promozione della ruralità è, a mio modo di vedere, necessario abbandonare il mito di un ritorno al passato, ed è opportuno innestare la leva della innovazione, della conoscenza, del sapere, della ricerca, delle infrastrutture, coniugate con la difesa della specificità dei posti e la fondamentale salvaguardia del paesaggio.

Nel tempo si è immaginato che le competenze e le conoscenze fossero necessariamente altra cosa e distanti dall’ambito e dall’ambiente rurale. Credo necessario riempire il vuoto delle zone interne con il pieno delle conoscenze, non del cemento. E’ quindi importante dotare la produzione rurale del valore aggiunto della ricerca, della sperimentazione, della formazione. Non pozzi di petrolio, direi, ma pozzi di scienza.

Il paese nel quale stiamo realizzando la nostra cantina si chiama Paternopoli, che significa “città dei Pater”, cioè città di gente di pensiero che nell’antichità scelse questo luogo per meditare, studiare, approfondire le questioni. Nella storia e nella vita di questo e di tutti i piccoli borghi vi è e vi deve essere lo spazio per creare luoghi dove innalzare il livello di conoscenza, il livello di studio e di approfondimento delle questioni.

Credo che questi posti, idoneamente organizzati, possano essere sede ideale di centri di formazione collegati alla produzione. Posti di qualità, formazione di qualità, produzione di qualità. Non è soltanto la quantità di produzione che interessa, in un universo di commercio globale è anche e soprattutto la sua qualità e riconoscibilità.

Per la nostra cantina, progettata dall’Arch. Angelo Verderosa, abbiamo scelto materiali costruttivi locali, l’utilizzo del legno, il rispetto del rapporto con la terra, l’ambiente e le colture circostanti, la connessione con la casa padronale a significare la continuità della storia familiare, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, meccanismi di recupero/riutilizzo delle acque.

I piccoli paesi, in definitiva, possono essere il posto dove può provare a realizzarsi il sogno di Adriano Olivetti:” La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica…”.

Cordialmente,
Giovanni Fiorentino

> Come Lei pense che sia possibile di far rivivere i piccoli comuni ?

> Sto cercando tutti gli iniziative d’architetto che possono far rivivere i piccoli comuni. Lei ha qualche idea sulla domanda ?
> In quali altri progetti nell’ambiente rurale Lei ha partecipato ?
> Saluti, Lucie B.

Written by A_ve

20 ottobre 2014 at 08:40

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PAESAGGIO, la più grande “infrastruttura” culturale del “vecchio continente”

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SEGNALAZIONE INVIATA DA EDUARDO ALAMARO

…. Una tre giorni di riconoscimenti, dialoghi e proposizioni per il PAESAGGIO, sicuramente la più grande “infrastruttura” culturale del “vecchio continente”. Nella prima giornata la premiazione delle esperienze italiane virtuose proposte dai Club UNESCO, da Udine a Enna, dall’Aquila a Levanto, da Brescia a Carrara, da Spoleto a Campobasso, da Caserta a Livorno per la consegna del Premio “La Fabbrica nel Paesaggio” promosso dalla Federazione Italiana dei Club e Centri per l’UNESCO con il Patrocinio della Federazione Europea e Mondiale. Alla cerimonia, oltre al membro del Consiglio Mondiale delle Federazioni, Maria Luisa Stringa, hanno premiato i vincitori il Presidente della Federazione Europea dei Club e Centri UNESCO Daniela Popescu e un membro della Federazione Italiana Antonio Vernier.

Hanno vinto il Premio per la sezione imprenditori, il Club dell’Aquila che ha presentato, la mai abbastanza conosciuta esperienza imprenditoriale di Daniele Kihlgren per il recupero di Santo Stefano di Sessanio, con questa motivazione “esempio di mecenatismo del 21° secolo, coniugando genialita’, passione, coraggio imprenditoriale e amore per l’autenticita’ che diventa paesaggio. Il borgo recupera l’identita’ e diventa futuro con la comunita’ che torna ad essere protagonista. La sapienza antica rinnova l’emozione dell’abitare e i canoni del ben-essere, unita al rispetto del genius loci.”

Per le Amministrazioni pubbliche, il Comitato Promotore del Club di Campobasso che ha presentato la lungimirante azione di un piccolo borgo italiano Castel del Giudice, che ha saputo cambiare il corso della sua storia riattivando la propria comunità sui valori identitari, ma soprattutto virtuosa economia basata sulle sue riqualificate risorse endogene e rinnovabili. Il Premio è stato assegnato con questa motivazione”esempio straordinario ed emozionante di una piccola comunita’ che ha saputo recuperare i valori identitari dell’architettura e del paesaggio valorizzando e vivificando anche in termini sociali e produttivi il proprio PATRIMONIO. Si realizza cosi in modo esemplare “la fabbrica in comune”.

Menzione speciale per il Club di Caserta che ha presentato il primo museo del cane in Italia “foof museo&parco del cane” come “approccio moderno alla valorizzazione del paesaggio che riesce a coniugare fantasia, originalita’ , innovazione e coraggio con il recupero delle componenti naturalistiche del territorio. Un paesaggio che vive, che produce, che sfida il degrado, che recupera il rapporto atavico tra uomo e animale e apre le porte allo sviluppo durevole.”

Il 27 e 28 settembre sono stati dedicati ai “Dialoghi sul Paesaggio” che l’Osservatorio Europeo del Paesaggio di Arco Latino insieme alla locale Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e l’Amministrazione Comunale di Padula e la Comunità Montana Vallo di Diano, organizzano ogni anno in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Un percorso costruito da tempo sulle Politiche delle Aree Protette in Europa con l’impegno e la determinazione del Gruppo di San Rossore che ha già pubblicato sull’argomento due interessanti quaderni[1], con il contributo scientifico di Domenico Nicoletti….

Written by A_ve

20 ottobre 2014 at 08:06

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Festa all’Oasi del Lago di Campolattaro domenica 26 ottobre

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Written by A_ve

20 ottobre 2014 at 07:20

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col CAI a Nusco, sabato 18 ottobre 2014

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Written by A_ve

13 ottobre 2014 at 17:03

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Una domenica d’ottobre in Alta Irpinia

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10710645_10203765175342519_1646774276655528171_nUn’inaspettata domenica di sole caldo: è ottobre in Alta Irpinia. In visita il gruppo Lions Club International di Cava de’ Tirreni (Sa), Distretto 108 YA guidati dal neo-Presidente Carmine Avagliano e dal Sindaco Marco Galdi.  Il pullman arriva in località Goleto del comune di Sant’Angelo dei Lombardi con mezzora di ritardo: ne approfittiamo qui per segnalare alla neo-giunta provinciale il pessimo stato, anzi l’inesistente stato della segnaletica turistica in Alta Irpinia. Abbiamo recuperato un’abbazia millenaria e non ci sono i cartelli stradali per arrivarci !!! Che dire inoltre dei cestini porta-rifiuti comunali che non vengono svuotati da  tempo ? E dei tigli che pendono come la torre di Pisa ? Che costa mettere un palo tutore e recuperali ? Inutile puntare sempre a nuovi fondi da spendere se poi non siamo capaci di fare un minimo di manutenzione ai beni che abbiamo già recuperato.
La visita inizia dal portale d’ingresso del sistema turistico irpino, la splendida Abbazia del Goleto. L’Abbazia è in gran forma; all’interno seguiamo il percorso storico che va dal doppio monastero, alla Torre Febronia, alla Cappella di San Luca fino alla grande chiesa a cielo aperto, detta del Vaccaro, da Domenico Antonio Vaccaro l’architetto che la ideò a seguito del terremoto del 1732. Visitiamo la mostra temporanea dedicata al regista Ettore Scola (nato a Trevico, In Irpinia), allestita nelle ex-sacrestie; è il modo per visitare una parte importante dell’abbazia che in genere è chiusa; qui dovrebbe essere allestito il Museo Archeologico quando si troveranno i fondi per portare a termine gli scavi nell’area nord e per inventariarne i reperti. Molte domande sui ‘Casali’: sì, sono abitabili, basta farne richiesta ai piccoli fratelli di Charles de’ Foucauld che abitano nell’abbazia; ci sono circa 30 posti letto dotati di cucine e bagni. Vi si fermano pellegrini e gruppi di preghiera.

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L’Età del Treno

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Written by A_ve

8 ottobre 2014 at 08:40

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