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il mediometraggio su Carlo Gesualdo a Cairano 7x

  a Cairano 7x, nei ‘Giorni di San Leone’ 

Giovanni Savignano con il suo libro “Intrighi. Carlo Gesualdo tra musica amore e morte” e Roberto Flammia con il film “Intrghi nei castelli del Principe”, hanno presentato a Cairano 7x una nuova ‘indagine’ su Carlo Gesualdo, portando a termine soprattutto un’operazione di marketing territoriale. Lo hanno fatto a mezzo di uno strumento cinematografico ben congegnato, garbato e, sia pure amatoriale, tuttavia tecnicamente sapiente e infine godibile …

SEGUONO RECENSIONE SUL LIBRO E IL VIDEO IN VERSIONE INTEGRALE

Giovanni Savignano

“Intrighi. Carlo Gesualdo tra musica, amore e morte” _ ilibridellaleda, 2010

La storia del Principe dei musici, Carlo Gesualdo da Venosa (1566-1613), è stata più volte documentata, sia in Italia che all’Estero, da alcuni stimati studiosi come Alfred Einstein, Glen Watikins e Annibale Cogliano, ragione per la quale ad un lettore attento potrebbe sorgere qualche interrogativo imbattendosi in questa breve opera del Dottor Giovanni Savignano. Perché mai un libro scritto da un medico sulla vita di Gesualdo dovrebbe suscitare l’interesse di appassionati di musica, studiosi, accademici o semplici curiosi?

I contenuti di questa opera, in effetti, non contribuiscono ad arricchire il dibattito sul compositore campano da una prospettiva critico-musicale, ma si ripropongono di rivalutarne la figura in ambito puramente storico. La storia del Principe di Venosa, come è noto, non è soltanto una questione concernente una musica tanto ardita e innovativa quanto magnifica, di cui anche Stravinskij ne lodò le caratteristiche, ma anche una vicenda umana contornata da numerosi episodi turpi, oscuri, in primis quel terribile delitto consumato la notte del 16 ottobre 1590. L’omicidio di Maria d’Avalos, moglie di Carlo, e del suo amante, Fabrizio Carafa, ha sempre connotato agli occhi del Mondo la figura di questo straordinario compositore con accezioni fortemente negative, privandola di qualsiasi attribuzione morale ed umana; un uomo dove il genio e la follia coincidono e dove l’oscurità del suo animo esalta il lato irrazionale della sua musica.

Nella sua opera Savignano non disconosce molti dei fatti avvenuti in questa drammatica vicenda, tuttavia conferisce un volto umano alla storia del suo “compaesano”, sollevando alcuni interrogativi. E’ stato proprio Carlo Gesualdo a commettere il delitto? Perché lo avrebbe fatto? Chi tra i suoi fedeli di corte e nella stessa famiglia lo convinse ad una scelta tanto brutale? Si trattava di una questione di onore del Principe oppure un piano di vendetta attuato dalla corte per perseguire interessi personali? Eccoli gli intrighi a cui si riferisce il titolo del libro e di cui bisogna necessariamente tener conto se si vuole valutare in maniera complessiva questo grande compositore.

Al centro della narrazione di Savignano non c’è solo il delitto di una coppia di amanti, ai quali il Tasso dedicò una delle sue liriche, ma il ritratto di un uomo alle prese con una vita difficile: fin dalla più tenera età, a soli sette anni, Gesualdo ha dovuto sopportare il dolore per la morte della madre, Geronima, un lutto mai pienamente elaborato che incise profondamente sulla sua fragile personalità. Inizialmente destinato ad una vita ecclesiastica, Gesualdo è stato educato dai gesuiti, nel timore di Dio, in virtù della carriera che avrebbe dovuto intraprendere; tuttavia con la morte del padre, si ritrovò ad essere l’erede della famiglia, un ruolo che poco si addiceva alla natura del compositore. I continui lutti lo spinsero a rifugiarsi nella musica e nella religione che di fatti costituirono gli unici cardini della sua vita.

Nonostante le numerose supposizioni avanzate dall’autore, il libro esplora le molteplici sfaccettature della vita del compositore grazie alla medicina e alla psicologia, le quali ci presentano alcuni aspetti di non secondaria importanza e di cui bisogna tenere conto affinché si possa cogliere complessivamente la realtà dei fatti. Si pensi alle crisi asmatiche che colpivano Gesualdo, un male a cui si assisteva impotentemente e i cui effetti colpivano tutta la famiglia dal punto di vista psicologico, suscitando una continua e profonda paura della morte, oppure all’esperienza del dolore dopo la perdita del fratello Luigi e dello zio Carlo Borromeo. In particolare quest’ultimo rappresentava una figura fondamentale per Gesualdo, il vero tramite tra la fede del compositore e Dio. Ebbene tutti questi dolorosi avvenimenti resero la personalità del compositore ancora più fragile e a nulla servì contrarre un nuovo matrimonio con Eleonora d’Este, conosciuta durante i due anni di “esilio” a Ferrara, la cui vita fu vanamente asservita al profondo dolore di un uomo.

In questo quadro tormentato la musica, grazie alle qualità terapeutiche, certamente costituiva un sollievo per l’animo di Gesualdo durante i suoi massimi momenti di sconforto. Essa, con il suo linguaggio etereo e misterioso, agisce sul sentimento e ha il potere di modificare lo stato emotivo anche quando esprime malinconia e tristezza: non si tratta di uno sfogo, bensì di un processo che conduce ad un prodotto finale, un fattore esistenziale che volge alla rappresentazione delle proprie idee, dei propri pensieri, ossia quel che si definisce una sublimazione artistica in cui l’istinto dell’eros si dirige verso un’altra meta. I grandi capolavori di Gesualdo, come le opere madrigalistiche a cinque voci e quelle sacre, sono il frutto di questo processo.

Interessante e di gusto modero si rivela essere la forma del libro sulla quale prendono vita le vicende narrate. L’autore, nelle vesti di padre di famiglia, si prepara ad assistere ad un concerto di Gesualdo cercando di coinvolgere il giovane figlio, le cui preferenze musicali si orientano decisamente verso lidi distanti da quelli del genitore. Da una semplice diatriba familiare, viene ricavato il tessuto narrativo che vede protagonista il Principe dei musici, un dialogo tra due diverse generazioni in cui si professano i valori dell’arte, dell’umanità, dell’apertura verso i vari linguaggi espressivi, ma anche della tradizione che deve essere tramandata e fatta propria dai più giovani poiché in essa risiede quella saggezza antica le cui basi devono necessariamente essere un punto di riferimento per il futuro. Il libro, pur essendo ricco di numerosi cenni storici e di tematiche complesse, presenta un linguaggio semplice e scorrevole, adatto anche agli adolescenti, ed è soprattutto per questo che si lascia apprezzare e si dimostra diverso da tanti altri volumi dedicati a Gesualdo: il valore della tradizione si trasmette soprattutto attraverso i contenuti, tralasciando le forme ordinarie che, a volte, possono rivelarsi controproducenti ed ermetiche.

Federico Preziosi

 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ecco il mediometraggio girato da ROBERTO FLAMMIA in versione integrale

Una Risposta

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  1. ben congegnato e pieno di spunti e riflessioni un augurio che presto si posssa dare la notizia del ritrovamento dei resti del principe madrigalista e forse un più concreto risvolto alla fatidica morte dell’uccisione della moglie del principe,ancora rimasta enigmatica come del resto la vita del principe……..

    matteo

    25 luglio 2011 at 07:48


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