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chi è Daniele Kihlgren

Daniele Kihlgren è un imprenditore italo svedese che 10 anni fa ha deciso di investire tutto il suo patrimonio nel recupero di SANTO STEFANO di SESSANIO (AQ), trasformando un’intera borgata in un albergo diffuso, dove atmosfera, mobili, tessuti e ricette riportano indietro di oltre 100 anni. Un progetto che ora sta trainando la ripresa economica dell’intero paese, nonostante il terremoto. Il suo sogno è ora quello di salvare altri borghi abbandonati del centro-sud Italia.

guarda il  VIDEO  di REPORT (RAI)   

Daniele Kihlgren sarà in Irpinia a fine agosto 2011.

Written by A_ve

27 luglio 2011 a 09:04

2 Risposte

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  1. L’uomo che rifà i vecchi paesi da http://www.laterra.org/Articoli/paesi.htm

    Quattro anni fa l’italo-svedese Daniele Kihlgren si è innamorato dell’aria tersa e delle antiche case di Santo Stefano di Sessanio, sulle pendici del Gran Sasso. Oggi dopo quattro milioni di euro, un borgo dove erano rimasti solo 70 abitanti sta per diventare un rivoluzionario “villaggio-albergo” insieme medioevale e modernissimo

    di ANTONELLO CAPORALE
    (da “la Repubblica” del 20.03.05)

    L’uomo che compra i paesi è giovane, nemmeno quarant’anni. Biondo, il padre è svedese, la mamma milanese, ha il passo scapestrato e le voglie di un figlio di papà. Più che camminare è come se dondolasse, più che spiegare, domanda: «Cosa te ne sembra?». Daniele Kihlgren iniziò nemmeno quattro anni fa a chiedersi come spendere i soldi di famiglia, come investirli, tenerli al riparo dalle sue mani e dalla sua testa votata alla speculazione filosofica più che al mercato immobiliare. Se lo chiedeva senza sapere cosa rispondersi.

    Se lo chiedeva e intanto viaggiava , sulla sua moto tra le montagne dell’Abruzzo remoto e sacro. Capitò per caso, ma nella vita quasi tutto accade per caso, in un borgo dalla luce abbagliante, costruito sulle pendici del Gran Sasso, integro nella sua struttura, persino maestoso come villaggio d’altura. Fermandosi e oziando, come un viaggiatore sfaccendato, vide che a Santo Stefano di Sessanio le pietre, quelle pietre, custodivano niente: dei tremila abitanti originari, soltanto settanta resistevano alla neve dell’inverno. Nessun gatto, qualche cane si. Daniele s’infatuò del nulla, di quel paesaggio dalla luce viva, di quelle case dritte e fredde, le masserie, le tavole per pavimento, gli attrezzi di montagna. Avendo qualche spicciolo in tasca decise di acquistare una casetta: «Mela vendettero a sessantamila lire al metro quadrato. lo comprai senza sapere cosa farne, mi piaceva troppo».

    Memoria delle pietre

    Piaceva troppo, e questo gli bastò, Perché prima una, poi un’altra, poi un’altra ancora, il giovanotto finì per riempire la busta della spesa e trovarsi in mano un intero quartiere per qualche milione di lire. Puro e semplice diletto. Aveva optato, in luogo di un viaggio alle Maldive, per questo condominio abruzzese.

    Nella vita a volte si incontrano le persone giuste. E a questo ragazzo intrigato dalla memoria delle pietre capitò di fare la conoscenza di un architetto pescarese, Lelio Oriano Di Zio, che aveva battuto l’Abruzzo in cerca di borghi da restaurare, Li aveva trovati e proposti ad acquirenti sempre disattenti. L’architetto col pallino del vecchio capì presto che, se voleva campare, doveva disegnare il nuovo. «Solo villette a schiera mi chiedevano. E io le facevo. A volte venivano belle, a volte brutte».

    Finalmente l’architetto s’imbatte in Kihlgren, nel milanesone con la motocicletta e i soldi. Gli spiega cosa si sarebbe potuto fare, gli dice quanto avrebbe potuto rendere quella pazzia. «Mi affascinò – subito ricorda Daniele – e presto dovetti decidere se affidarmi totalmente a lui oppure cambiare strada. Avevo già comprato qualcosa, l’idea mi elettrizzava e cosi decisi presto cosa fare. Presi Lelio e gli dissi: io mi affido totalmente a te. Tu pensa a come tirar fuori la vita da queste case, ed io ci metto i soldi».

    Quattro anni fa successe questo. Dopo quattro anni e quattro milioni di euro spesi, Santo Stefano inaugura in Italia un modello unico di restauro con servativo che punta al recupero completo dell’integrità originaria del patrimonio. Le pietre rimesse, i legni ritrovati, le finestre, i mattoni. La conservazione di tutti gli elementi architettonici identificativi, la demolizione di ogni superfetazione, alterazione, sovrapposizione, l’eliminazione di ogni intonaco o pittura nuova. Indietro negli anni, in una corsa a ritroso alla fine dell’Ottocento. Le stanze contadine ritornate a splendere nella loro illuminata e imperiosa vetustà, nelle loro forme e condizioni, negli spazi destinati ad accogliere gli uomini del secolo scorso.

    Ritrovate le stanze, il modello di restauro per essere economicamente sostenibile doveva avere una destinazione d’uso commercializzabile. E dunque l’albergo. Non centralizzato ma diffuso, non consueto ma imprevedibile. Al massimo della conservazione dunque, è stato contrapposto il massimo della tecnologia nei servizi. Luci, riscaldamenti, comunicazioni gestite vie internet, secondo i modelli abbaglianti di questa nostra modernità nell’era interattiva e globale dei chip e del computer.

    Se la prima industria italiana è il sole, se il futuro dell’industria del turismo sono i borghi e i paesi dell’osso appenninico, se è vero che Toscana e Umbria sono ormai sature e San Gimignano è sazia di inglesi e americani che l’hanno conquistata, a suon di dollari, allora – si è detto Kihlgren – il Sud interno resta una prateria tutta da scoprire, l’osso, la parte più povera e svantaggiata della penisola, il crinale di montagne che dall’Abruzzo avanza giù fino in Campania, poi in Lucania, quindi in Calabria. Può essere questa la terra promessa, il domani di un turismo selettivo, colto e danaroso.

    Il giovane Kihlgren si è fatto allora due conti: ha speso quattro milioni di euro per recuperare un intero borgo e ha visto che già oggi quei quattro milioni sono divenuti otto. Se lasciasse tutto e ripartisse in motocicletta, avrebbe di che sfamarsi. Già oggi, infatti, il mercato immobiliare di Santo Stefano è così acceso e vivo da aver fatto decuplicare i valori; portato alle stelle le quotazioni, raccolto portafogli generosi e appassionati.

    Kihlgren non venderà però. Non solo non venderà, ma continuerà ad acquistare. «Il modello di Santo Stefano si può replicare. Questo ci siamo detti e questo abbiamo fatto. Ci siamo prima guardati intorno in Abruzzo, che è una regione ancora vergine, tutta da scoprire e da amare. Poi siamo andati in Campania, nella speranza che si possa avanzare ancora. La Lucania? Chissà».

    Occhi puntati e orecchie dritte. L’uomo compra i paesi, a pezzi o a interi bocconi. Trattative riservate «(come mi muovo e chiedo qualcosa, vedo che i prezzi lievitano fino a deflagrare») e passo felpato. C’è quel borgo che si chiama Buonanotte, l’altro vicino al lago di Bomba. E la meraviglia di Rocca Calascio. Poi Monteverde sul Bello, e ancora in Campania, vicino a San Felice a Cancello, nella piana deturpata dalle cave e dalla camorra, un gioiellino nascosto, dimenticato ma ancora integro. «Ho solo paura degli autobus. Non voglio fame dei paesi finti, perciò l’interesse è maggiore dove l’ospitalità diffusa possa coniugarsi a una stanzialità significativa. Voglio la qualità, il mio progetto è innanzitutto culturale, perciò prima di mettere mano al restauro di Santo Stefano abbiamo sottoscritto un’intesa, una carta dei valori con il Museo delle Genti d’Abruzzo per la conservazione e la promozione dei caratteri propri della cultura materiale, delle merci e dei mestieri, dell’artigianato storico. Abbiamo firmato un impegno a fare tutto nella più completa e fedele ortodossia architettonica, nell’attitudine – quasi talebana – a lasciare ogni cosa al suo posto, non rubare un metro quadrato, un sigillo, una porta, uno scranno di questi posti».

    Arredamento d’epoca

    Del resto fa molto chic ricreare l’atmosfera. Ma ricreare l’atmosfera costa, e stare dentro una casa contadina, ogni stanza col suo camino, arredata, con il recupero dei mobili tradizionali fino ai dettagli più minuti, i materassi di lana, le lenzuola degli antichi corredi, le coperte fatte a mano con i telai di legno e i colori naturali, ma servita dal teleriscaldamento, con la gestione dell’energia a mezzo di segnali a bassa tensione per evitare inquinamenti elettromagnetici ,e i sanitari ex tralusso, è un piacere che si paga. Albergo diffuso va bene, cultura povera, siamo d’accordo, ma le cinque stelle sono garantite.

    I raffinati, dal passo lento e dal portafoglio pingue, avranno quest’altra meta per stuzzicare i loro pensieri e le loro opere. E per far si che i torpedoni non abbiano mai voglia di lasciare l’autostrada, Kilghren ha deciso di fare ancora di più: «Dove investiamo, e qui a Santo Stefano siamo quasi alla fine della realizzazione, vogliamo finanziare gli enti locali che si impegnano a buttar giù le superfetazioni di cemento, noi li chiamiamo detrattori architettonici. Credo che sia la prima volta che un privato spende i suoi soldi per garantirsi un piano regolatore senza volumi e cubature aggiuntive».

    La primavolta, si. Ed è quasi un mondo capovolto. L’imprenditore Kilhgren, l’immobiliarista Kilhgren non vuole che si costruisca, e anzi chiede, dove lui decide di recuperare gli stabili, che si butti giù qualcosa di nuovo. E pur di vedere le ruspe in azione, paga. Paga lui, come paga, nel Salento, Coppula Tisa, l’associazione guidata da Edoardo Winspeare, giovane e pro- mettente regista cinematografico, anch’egli salentino doc, che acquista le case abusive al solo fine di fame un cumulo di macerie. «Siamo per il bello», dice Winspeare. Il sole, il mare.

    Il sole, il mare e la montagna, aggiunge Kihlgren.

    L’ultima lezione per far soldi: dichiarare guerra all’alluminio anodizzato.

    Irpinia Turismo

    27 luglio 2011 at 18:44

  2. Si è chiusa l’iniziativa “VivAbruzzo, per lo sviluppo turistico-ambientale dei piccoli Comuni dell’entroterra abruzzese”. Con il progetto Tci, ha voluto contribuire alla rinascita e allo sviluppo della competitività in chiave turistica dei territori duramente piegati dal sisma del 2009, affinché il processo di ricomposizione del tessuto edilizio, economico e sociale avvenga nel rispetto delle tipicità territoriali, dell’identità locale e dell’ambiente. I 26 Comuni sottoposti all’analisi Touring hanno ricevuto un Piano di miglioramento che suggerisce linee d’indirizzo e azioni concrete e un Piano d’area per attivare interventi sinergici sul territorio. La presentazione dei risultati del progetto, tenutasi a L’Aquila il 20 luglio, è stata l’occasione per presentare alcune proposte Touring per il rilancio e la valorizzazione dei piccoli centri storici dell’Abruzzo.
    Auguriamo Buon Lavoro per una nuova proficua esperienza in Irpinia.

    Qui Touring

    27 luglio 2011 at 14:58


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