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terre, paesaggi, piccoli paesi / il blog dei borghi dell'Appennino

Altrove potrei morire

di Emanuela Sica

Ti prego, non lasciarmi, raccogli quello che resta di me in questa sera di luna senza lucciole.
Ho l’anima ferita eppure riesco ancora a vedere nel riflesso dei tuoi occhi pietrosi la voglia di tenermi stretta, di farmi rimanere.
Piccolo paese mio, parli come un padre afflito davanti alla disperazione di una figlia che vuole perdersi nelle sacche oscure della notte.
L’evasione potrebbe essere la soluzione, ma a che prezzo. Come in un simulacro di cartapesta la pelle attira il battito del cuore che rifiuta di arrendersi, che vuole resistere all’inedia del presente.
Una falena vola all’impazzata e si uccide cercando di rimanere quanto più vicina possibile alla luce, labilissima ma fondente, di un piccolo fuoco di stoppie. Potrebbe essere il mio destino e la paura mi assale repentina, mi arde la gola. Dalle pietre risale un sospiro che nessuno può sentire. Impercettibile eppure intenso, fa tremare ogni cosa. Come una spina velenosa punge l’anima. Povero spirito inquieto, non ha sangue per soffrire eppure si dimena e si annienta nell’agonia di questo silenzio.
Ho in mano un filo che mi riporta verso il borgo della mia infanzia. Lo riannodo al gomitolo e ritorno bambina, scendo fin nel grembo di mia madre. Poi rinasco e nuovamente mi trovo nel punto da cui sono partita. Eccomi, quella sono io che beve alla fontana della piazza, che si disseta senza conoscere il senso del domani, inconsapevole di esistere nella terra dei lupi.
Se solo qualcuno volesse prenderne un capo potrei condividere questo immenso bene che ho per la mia terra, eppure, urge il desiderio di fuggire, anche se pesa di più la voglia di rimanere, non per sopravvivere ma per esistere. La terra mi chiama per nome, con quella voce soave e pur cangiante.
Un brivido mi trattiene, trasfigurando una presenza. Uno spirito ancestrale si materializza nel tempo, poggia una coperta sulle mie spalle, mi avvolge il passato all’improvviso, nasconde la debolezza dalla luce del giorno.
Ha lasciato che i miei sensi non vacillassero davanti alla voglia di evasione ed io ho deciso di richiudere le ali in questo paradiso dipinto dall’uomo e dalla natura, fatto di pietre e stemmi senza tempo, un cesello senza eguali nel verde di questa montagna.
Sono un passero che non migra al calare dell’inverno. Nessuna esitazione, quando si apre la visione nello specchio della vita, prendo quel che offre il tempo in questo momento, in attesa di vivere il futuro mentre il passato mi osserva, muto attende una fiamma che lo ravvivi nel ricordo.
La solitudine è un’abitudine di cui non vorrei mai fare a meno. Qui ho tutto il silenzio e la quiete che mi serve per sentirmi viva.
Il fragore ed il frastuono lo rilego in quel pezzo di mondo che non mi appartiene.
Nei piccoli paesi di questa immensa irpinia, simile ad un pezzo d’argilla, si forma la speranza di poter vivere ancora, di battere l’accecante dilagare del malcostume, di riprendersi ciò che ci appartiene, salute, lavoro, la vita tutta intera, la dignità senza prezzo. Nelle gambe ho ancora i passi che mi ricongiungono con la vita che ho deciso di vivere.
Rimango perché so che altrove potrei morire. Ogni altra cosa si perde nella tormenta del quotidiano assalto alle nostre terre.
Lasciateci in pace, non vogliamo essere salvati da chi depreda le nostre speranze più elementari.

Written by emisi75

4 agosto 2011 a 22:38

Pubblicato su Scrittura

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6 Risposte

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  1. Grazie Giovanni, lo devi dire al Grande Lupo (Angelo)

    domenico cambria

    5 agosto 2011 at 14:59

  2. Complimenti per lo scritto, lineare, pulito, scorrevole, pieno di amore passionale per questa terra che troppe volte ha voltato le spalle ai migliori, premiando i fautori del nulla. Il lupo dagli occhi rossi avrebbe diritto a latrare libero nelle selve donatrici di acqua e frescura nella estet torrida della vita. Mimì è un patrimonio dell’irpinia, l’amore per la storia, la storia dei luoghi che frequenta, la competenza mortificata da “studiosi” che chiusi in stanze dalle scrivanie ampie dietro le quali sanno solo aspettare il ventisette del mese hanno fatto si che la fiducia e parte della speranza perse diventassero pietre troppo pesanti da spostare, il lupo dagli occhi rossi è diventato pacifico, accucciato nelle caverne montane cullando le delusioni e mortificato dalle scudisciate di un potere che non accetta intrusioni di alcun tipo. Ma io spero che l’inverno ed il freddo possano far risorgere l’orgoglio animalesco e uscendo dalla caverna il lupo torni ad azzannare, è questo il lupo che vogliamo, e il colore degli occhi da rosso deve diventare di ghiaccio … Mimì, organizziamo una giornata dedicata alla storia dei lupi erranti …

    giovanni ventre

    5 agosto 2011 at 14:17

    • Grazie anche a te, Giovanni….
      concordo in pieno con il tuo pensiero, il lupo dagli occhi rossi avrebbe ed ha il diritto di far sentire, fortissimo, il suo ululato. I fautori del nulla sono ovunque ed ogni volta che poso lo sguardo su ciò che ci circondo ne vedo sempre di più. Sarebbe bello, anzi, strabiliantemente innovativo, organizzare una giornata dedicata alle storie dei lupi erranti e vorrei, se non sono di disturbo, potermi unire al branco…
      Stasera sarò a Cairano, spero di incontrare ognuno di voi….e di conoscervi….

      emisi75

      5 agosto 2011 at 16:02

  3. Bello…bellissimo Emanuela. Penso che presto Angelo farà in modo che io possa, assieme ad altri certamente, avere il piacere di fare la tua conoscenza. Bella l’immagine del passero che resta. Io invece sono un lupo e ho gli occhi rossi dalla rabbia, gli artigli affilati e la bava che gli cola dalla bocca: troppe offese ha subito sino ad ora la Ns Terra. Hirpinia, antico Sannio, il 50% di tutto il territorio sannita, per essere precisi, abitata dai più grandi guerrieri dei monti, a partire da Volturara, Montella, Acerno, Bagnoli, la Baronia ecc. Questa Irpinia, invece, sembra che viva ancora sulle macerie della battaglia di Aquilonia. Questa Terra ha bisogno di ritrovare le proprie origini, poi di essere amata come si può amare solo la donna a te più cara. E per arrivare a questo dovremmo sudare le classiche 7 camicie. A presto.

    domenico cambria

    5 agosto 2011 at 05:43

    • Grazie Domenico, spero veramente di poterti conoscere per iniziare un percorso di collaborazione e soprattutto per costruire un’amicizia sincera viste le peculiarità che ci uniscono. Ti ringrazio per aver apprezzato il testo…certo, ci vuole tanta forza e tanto coraggio per rimanere ma solo chi ama veramente questi luoghi, chi ha quasi un rapporto ancora ombelicale con queste terre, riesce a rimane senza quel desiderio, mai sopito, di fuggire o essere salvato. La salvezza delle nostre terre, fin troppo vituperate, deriva dalla nostra volontà di non cedere alle tentazioni del mondo estemporaneo e frivolo, di riannodare quel filo che unisce presente e passato. Amare e apprezzare anche le piccole cose potrebbe essere il segno differenziale e di rivalsa. Come diceva sempre mia nonna: niente è buono come mangiare pane e cipolla seduta sotto il portico di casa mia…
      Un abbraccio al Lupo dagli occhi rossi.

      emisi75

      5 agosto 2011 at 07:35

  4. Bello…bellissimo Emanulea. Penso che presto Angelo farà inb modo che possa io, e altri certamente, avere il piacere di fare la tua conoscenza. bella l’immagine del passero che resta. Io invece sono un lupo e ho gli occhi rossi, gli artigli affilati e la bava che gli esce dalla bocca, troppe offese ha subito sino ad la nostra terra. Hiprinia, antico sannio, il 50% di tutto il territorio per essere precisi, rivendica ancora la sua storia e le sue orgini. Questo Irpinia sembra ancora che viva sulle macerie della III guerra sannitica e della battaglia di Aquilonia. Questa terra ha bisogno di ritorvare le sue origini e di essere amata come si può amare la donna a te più cara. A presto.

    domenico cambria

    5 agosto 2011 at 05:33


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