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Il laboratorio fluido di Acri

di LUIGI PUCCIANO _ _ _ Acri é un paese, strano, calabrese, pieno di contraddizioni e paradossi ma proprio per questo interessante. Se si arriva da Cosenza dopo una serie di curve infinite, costeggiando la stretta vallata del fiume Mucone, ogni tanto si apre uno scorcio e si intravede una collina alta che svetta su un paesaggio ruvido e aspro fatto di macchia mediterranea e piantagioni di ulivi. Solo alla fine scopri di essere arrivato in un paese di montagna. Se si arriva dallo Ionio o dalle montagne della Sila, il paese non si mostra mai ma si annuncia con l’infittirsi degli edifici che a grappoli formano la nuova periferia. Come Acri cosí la Calabria ricca di varietá, affascina e spaventa.

Acri é una porta ma senza stipiti, un focolare senza pietre, una chiesa il cui campanile non suona. Ad Acri non ci sono stati terremoti, alluvioni, frane pericolose che hanno intimato gli abitanti di lasciare le proprie case. Una parte del centro storico si é spenta irrimediabilmente, altre parti resistono in maniera accanita ma sparuta. La vita brulica dove le condizioni sono piú facili, dove la macchina arriva sotto casa.  L’evoluzione urbana ha portato alla comoditá e alla felicitá macchiate di abbandono e indifferenza.

Uno studio fatto durante l’elaborazione del piano strutturale comunale, ancora in corso di finalizzazione, ha destinato il centro storico ad edilizia residenziale popolare: in base a queste linee guida il comune ha acquisito case da privati e le ha ristrutturate secondo un rigoroso restauro tipologico. Sono stati usati i migliori materiali e sono state fatte ottime scelte distributive. Dopo anni di lavori finiti queste case non sono mai state usate e piuttosto stanno ricadendo nel degrado. Il quartiere nel frattempo si é assopito e nessuno a quanto pare vuole disturbarlo. Il degrado é aumentato, i crolli si susseguono a ritmi mensili, delle scalinate e dei vicoli stretti con panorami mozzafiato ne godono solo i cani. Ruderi e scarti si amalgamano in un presepe triste.

Ci si é ispirati a realtá e tentativi progettuali giá presenti sul territorio meridionale. Esperienze molto disparate dal recupero di borghi come albergo diffuso alla riscoperta di tradizioni locali, parchi letterari, festival musicali, percorsi eno-gastronomici: dalle esperienze di Santo Stefano di Sessanio ai tentativi del million donkey hotel a Prata Sannita (Caserta), dal recupero di Pentedattilo ai piedi dell’Aspromonte a Roccella Jonica con il suo Jazz Festival ad Alessandria del Carretto sul Pollino, dai Microcosmi eccellenti a Cairano e alla sua Comunitá Provvisoria.

Il confronto con queste realtá é stato fondamentale per la definizione della strategia. E se in molti casi gli interventi sono stati gestiti dall’esterno o dall’alto, le operazioni dal basso sono state le piú efficaci e durature. Indispensabile la collaborazione con le persone locali, auspicabile sarebbe creare sinergie tra professionisti e tecnici locali e professionisti esterni, nazionali e internazionali: elevando la qualitá della ricerca e delle azioni  si creano i presupposti per un risultato eccellente. Soprattutto la necessitá di dialogo e scambio, la capacitá di fare rete e di comunicare sono fondamentali per uscire dalla dimensione locale.

Nella proposta presentata non sono state date indicazioni precise sulle destinazioni d’uso. Intervenire su un quartiere significa riattivarne a poco a poco i gangli che lo tenevano in vita. Favorire l’istallazione di servizi per quanto semplici totalmente assenti. Iniziare a lavorare a piccoli progetti pilota, microprogetti gestiti dall’amministrazione comunale o dal pubblico in collaborazione con privati o associazioni sul territorio. Iniziare con piccoli passi ripopolando anche solo temporaneamente i vicoli e le case vuote, riusando persino i ruderi come istallazioni artistiche. Iniettare cultura, musica, poesia per riceverne vita e bellezza.

L’idea ad Acri non é tanto lavorare sui contenitori quanto sui contenuti risvegliando la sensibilitá  per il centro storico soprattutto nelle sue valenze materiali scrollando di dosso colorazioni folkloristiche e leggende storiche ormai masticate piú volte. Piú che un progetto di recupero potrebbe chiamarsi un progetto di lettura e di ascolto.  Leggere i segni di un architettura semplice, stratificata, storicamente efficiente fatta di elementi e materiali semplici e sinceri. Riscoprire le tracce dei suoi abitanti dei segni nel territorio: archeologia del presente.

Il centro storico rappresenta un’ occasione per diversificare e qualificare le diverse  competenze artigiane. Riscoprire le tecniche e i materiali storici e riapplicarli alla luce dei principi dell’architettura naturale porta senz’altro ossigeno ad una filiera edilizia sempre piú impoverita e ridotta al solito involucro antisismico in cemento armato.

Ma c’é bisogno di competenza, di occhi che sappiano leggere, di orecchie e anime che sappiano ascoltare e ricevere.

Il laboratorio fluido di Acri, Luigi Pucciano, 9-8-2011

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Written by luigi pucciano

9 agosto 2011 a 06:48

3 Risposte

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  1. Costruire cattedrali nel deserto non serve a farlo diventere fertile, c’ è bisogno di progetti seri che contemplino lo sviluppo rurale del territorio, solo così le zone interne possono avere una speranza, i giovani fuggono attratti dalle sirene del consumismo e della globalizzazione, non sanno che tanti, troppi, in quel mare affogheranno.

    giovanni ventre

    9 agosto 2011 at 14:23

  2. Bellissimo, da prendere a spunto per tante di quelle iniziative che molto spesso vanno avanti in maniera fallimentare, ma con perseveranza; gli autori di tanti scempi e di tanti sprechi dovrebbero avere uno scritto del genere “tatuato” in maniera tale da leggerlo sempre prima di agire “inutilmente”.
    Caro Luigi speriamo di avviare presto un gemellaggio con la tua bellissima terra e spero già in settembre, se sarai in Italia, di organizzare una prima visita. Comunque ne parliamo a….Cairano!!!

    Irpinia Turismo

    9 agosto 2011 at 14:02

  3. “Il confronto con queste realtá é stato fondamentale per la definizione della strategia. E se in molti casi gli interventi sono stati gestiti dall’esterno o dall’alto, le operazioni dal basso sono state le piú efficaci e durature. Indispensabile la collaborazione con le persone locali, auspicabile sarebbe creare sinergie tra professionisti e tecnici locali e professionisti esterni, nazionali e internazionali: elevando la qualitá della ricerca e delle azioni si creano i presupposti per un risultato eccellente. Soprattutto la necessitá di dialogo e scambio, la capacitá di fare rete e di comunicare sono fondamentali per uscire dalla dimensione locale.”
    E’ il confronto che più delle volte manca, sia con altre realtà e sia a livello locale tra chi dovrebbe adottare delle strategie in ottica di valorizzazione e promozione del territorio, secondo le logiche del benchmarking. In fase iniziale, fondamentale deve essere la spinta bottom up e la costituzione di un network tra i vari stakeholder primari e secondari. Studi di fattibilità e piani di gestione e controllo sono altrettanto necessari in una pianificazione mirata. La passione e gli intenti comuni alla base di tutto.

    francesco cataldo

    9 agosto 2011 at 09:29


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