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corridoi fluviali

Tra i corridoi fluviali irpini con gli Amici della Terra Irpinia _ di Franca Molinaro

La rete fluviale, da millenni, costituisce le primarie direttrici di traffico, sia essa costituita da grandi fiumi o semplicemente da fiumane ed affluenti. La nostra Irpinia poi, così insolitamente strutturata dal punto di vista geologico, tanto da impressionare e disorientare visitatori occasionali, è condizionata dalle numerose vallate che trasversalmente l’attraversano, tali vallate sono solcate dai fiumi che danno loro il nome e da strade che collegano i due versanti  dell’appennino. È risaputo che le prime vie  di comunicazione furono tracciate dagli animali selvatici che si spostavano in cerca di cibo, acqua e condizioni climatiche migliori, tracciati calcati poi dagli antenati preistorici anch’essi in seguita alla cacciagione. Le acque, da sempre fonte di ricchezza per l’approvvigionamento delle provviste alimentari, si prestavano ad essere navigate con chiatte o rustiche imbarcazioni dando la possibilità di un più veloce spostamento. Nel caso dei nostri fiumi possiamo parlare soprattutto di dispense alimentari e di direttrici percorribili grazie alle vallate fluviali che mettono in contatto le due riviere. L’uomo irpino rispettava il fiume perchè da  esso reperiva cibo, acqua per l’irrigazione,  per il fabbisogno domestico e per le  ruote dei mulini, numerosi lungo i  rivi. I fiumi erano anche luogo di balneazione, quindi di svago.   Tutte queste cose abbiamo più volte ricordato parlando del Calore, del Sabato, dell’Ofanto ma, purtroppo, siamo sempre più coscienti dello stato di  degrado in cui,  gli Irpini, hanno condotto i loro  fiumi. Negli ultimi anni, dopo la vendita  delle  acque alla regione Puglia, assistiamo ad un peggioramento costante fino, all’ultimo anno, all’allarme di  inquinamento batteriologico. Sembra che le istituzioni comincino a prendere coscienza di questa cosa e si avviino ad uno studio per il recupero delle acque e del territorio. Per noi che ci occupiamo di natura, e per  la natura stessa, i tempi politici risultano biblici pertanto, si alzano voci e organismi autonomi,  pronti a prendere le difese della Grande Madre terra e di sorella acqua. Questa estate è stata notevole l’iniziativa promossa dall’associazione di politica ambientale Amici della Terra Irpinia/Onlus, nell’ambito del PSR 2007-2013 Misura 323 “Sviluppo, tutela e riqualificazione del patrimonio rurale” Tip.a. , la cui tipologia esecutiva comprende iniziative di sensibilizzazione ambientale miranti alla diffusione ed alla condivisione delle esigenze di tutela della aree natura 2000 e dei siti di grande pregio naturale. Il progetto è stato chiamato: “Tra i SIC i corridoi ecologici. I corridoi fluviali irpini. Le connessioni del paesaggio nelle discontinuità antropiche”; tale progetto fa parte di un programma di sensibilizzazione, promozione e workshop scientifici riguardante l’intera Rete dei Corridoi ecologici fluviali irpini, così come definiti ed individuati nel Piano Territoriale Regionale vigente. Il progetto, che prevede l’integrazione di diverse azioni complementari, quali workshop, escursioni  naturalistiche, concerti, produzione di linee guida, pubblicazioni, sito web, documentario, è finalizzato a condividere un modello originale di sviluppo sostenibile per il territorio provinciale, considerando le  emergenze ambientali e paesaggistiche quali le aree SIC, ZPS, parchi regionali, corridoi ecologici. Sono stati inseriti nel percorso di ricerca i fiumi Calore, Ofanto, Sabato, Ufita, T. Sarda e il Fiumarella/Calaggio. Tali corridoi ecologici collegano le Aree naturalistiche della Rete Natura 2000 e i siti di grande pregio paesaggistico con una elevata complessità ecosistemica. Spiegano i responsabili: “L’obiettivo è quello di costituire un tessuto connettivo che restituisca nuova identità al territorio, identità che, dal  terremoto del 1980 in poi,  è andata progressivamente depauperandosi. La finalità quindi è realizzare un sistema di relazioni economiche territoriali intorno alla fruizione dei corridoi ecologici e delle attività ad essi collegate capaci di aumentare il PIL provinciale, andando anche oltre tale indicatore puramente economicista attraverso la valutazione di altri indicatori, includenti tutte le dimensioni dello sviluppo sostenibile (culturali, sociali, ambientali, umane)”. Si tratta di studiare misure moderne e appropriate senza dimenticare le conoscenze e le applicazioni già esistenti  sul territorio, criterio che è emerso nell’ultima giornata di studio svoltasi nello splendido scenario del castello di Bisaccia in un territorio, non a caso, provato dal continuo dissesto geologico. A confrontarsi sono stati specialisti d’eccezione, Sandro Sturmia botanico,  Gabriele De Filippo biologo animale dell’università di Salerno, Sabatino Troisi veterinario responsabile dell’osservatorio rapaci Parco Picentini. Il coordinamento generale è affidato agli architetti Raffaele Spagnuolo e Luca Battista.

Tutto quanto è stato fatto fin’ora, convegni, escursioni, sensibilizzazione, è di notevole importanza per comprendere il livello di coscienza ambientale dei comuni cittadini e degli organi amministrativi. Purtroppo, mi rendo conto che gli enti responsabili del territorio sono assenti e i sindaci sono  troppo ingegneri, avvocati ecc.  poco propensi ad abbracciare e farsi portavoce  della causa  ambientale. Nello scorso  anno ho presentato, a diversi organi amministrativi, un progetto Pro-Natura, in cui si dovrebbe intervenire sul territorio con informazioni e sensibilizzazione verso la flora quindi la biodiversità.  Il mio progetto, applaudito dopo una veloce lettura, è stato dimenticato in qualche cassetto polveroso e mai più visionato. Mi sono spinta anche oltre, proponendo  agli enti amministrativi, percorsi botanici, gratuitamente, dopo aver setacciato il territorio comunale ed aver censito la flora spontanea ma,  probabilmente le erbe appaiono come “malereve” e  tutti, la Regione in primis, si preoccupa di distruggerle con aggressivi diserbanti o inveendo, come scrissi tempo fa, contro alberi secolari  quali sono le querce.

La mia testimonianza vuol essere, con un po’ di presunzione, la voce della natura, io ci provo perchè ci credo e mi sento con la coscienza a posto, a questo si aggiunge la soddisfazione di incontrare persone che hanno la stessa sensibilità per l’argomento. È stato un gran piacere, a Bisaccia, apportare  il mio piccolo contributo con un breve intervento, e ancor più bello è stato  essere ascoltata e condivisa. Un plauso speciale agli “Amici della terra”. È importante non perdere tempo, è indispensabile partire da sé stessi e farsi carico, quotidianamente di quanto si è in grado di poter realizzare per la sopravvivenza del pianeta partendo proprio dalla nostra terra irpina, dalle nostre acque, dalle nostre querce e piante erbacee e fiori. San Francesco che abbiamo festeggiato  in questi giorni, ci raccomandava l’amore e la convivenza tra le diverse forme viventi, il rispetto della natura e degli esseri umani, purtroppo, già a quei tempi, lo ascoltarono soltanto gli uccelli.

Domenica 9 ottobre 2011 / Il Giardino della Grande Madre / Ottopagine

Written by A_ve

12 ottobre 2011 a 16:06

Pubblicato su Varie

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Una Risposta

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  1. Da appassionato della natura e dei paesaggi, quando torno nella mia Irpinia, mi si aprono gli occhi e di più il cuore, e la memoria mi restituisce la mia terra che fu e che trovo molto cambiata e spesso, purtroppo, in peggio. Tutto quello che si fa per salvaguardare l’Irpinia e recuperarne l’antica bellezza e salubrità merita il nostro apprezzamento e incoraggiamento. Quindi, brava Franca!

    angelo siciliano

    13 ottobre 2011 at 10:45


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