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UNA CASA A SAN BASILE

Il progetto “Una CASA a SAN BASILE” è l’iniziativa attraverso cui l’Amministrazione Comunale di San Basile (CS) intende promuovere la fruizione e il riutilizzo di abitazioni vuote presenti in numero rilevante nel paese.

Con la realizzazione del sito web si intende pubblicizzare e diffondere le informazioni utili che consentano alle persone di poter valutare la possibilità di acquistare o di affittare una casa nel nostro paese.

L’Amministrazione Comunale, oltre alla divulgazione delle  proposte (catalogo video con info, foto e prezzi) , si limita a mettere in contatto i potenziali acquirenti con i proprietari delle case.

PICCOLI PAESI segnala l’iniziativa e invita a commentare per aprire un dibattito : è una strada percorribile questa iniziativa ?

SITO WEB  una casa a san basile   http://www.unacasaasanbasile.com/index.php

VIDEO  (TV2000) http://www.youtube.com/watch?v=3rSIWytBhpg    (importante)

San Basile: un paese in vendita sul web  VIDEO TELE COSENZA

articolo su IL FATTO QUOTIDIANO 8.11.2011

San Basile, sul web le case disabitate  “Ripopoliamo il territorio calabrese”

L’iniziativa è del giovane sindaco del piccolo comune in provincia di Cosenza, Vincenzo Tamburi. Un gruppo di volontari censisce le abitazioni vuote, scattando foto degli interni e della zona in cui sono situate. Il tutto viene poi riversato su un sito internet, punto di ritrovo tra compratori e venditori. Per il Financial Times è una “soluzione rivoluzionaria”

San Basile (Cosenza)

Risollevare le sorti del Paese vendendo le case dei suoi abitanti. Succede a San Basile(Cosenza) nel cuore del parco del Pollino, piccolo centro da 1000 anime, di tradizione greco-ortodossa e lingua arbëreshë (minoranza etno-linguistica albanese, ndr). Ma grande serbatoio di idee utili per combattere il problema numero uno delle migliaia di piccoli centri sparsi nella nostra Italia: lo spopolamento. Come? Mettendo in vendita le case vuote di coloro che hanno lasciato il paese o si apprestano a farlo.

L’iniziativa si chiama “Una casa a San Basile”, è frutto dell’intraprendenza di una delle giunte più giovani d’Italia, guidata dal sindaco 30enne di centrosinistra  Vincenzo Tamburi (lista civica San Basile futurandr) e si fonda su un principio: riempire le case vuote del paese. Per far ciò il Comune ha formato un gruppo di volontari che si occupano di censire e recensire tutte le abitazioni orfane dei loro proprietari, scattando foto degli interni e della zona in cui sono situate. Il tutto viene poi riversato sul sito internet che prende il nome dall’iniziativa stessa.

E il sito altro non è che il punto di ritrovo tra compratori e venditori, i quali sono ben contenti di affidare al Comune le sorti delle loro abitazioni in disuso, almeno per la fase iniziale. Sì, perché il Comune si occupa solo di pubblicizzare le case attraverso il sito e di mettere in contatto i possibili acquirenti con coloro che vogliono liberarsi della propria casa. Una volta stabilito il contatto tra le parti, il Comune si defila e la trattativa diventa privata, senza che l’ente ricavi alcun guadagno dall’opera di intermediazione.

Ed è lo stesso sindaco Vincenzo Tamburi a raccontare a ilfattoquotidiano.it il successo dell’iniziativa della sua giunta: ”Stiamo dando una scossa al paese ed è una gioia vedere in giro nuovi abitanti e vecchie case riabitate – dice il sindaco – al momento mi risulta che sia stata completata la vendita di 30 abitazioni, oltre a numerose altre trattative in corso. Inoltre sono arrivate a San Basile due giovani famiglie da Castrovillari (distante 5 km) che hanno trovato più conveniente comprare casa e stabilirsi qui in paese”. Dell’iniziativa ha scritto anche il Financial Times definendolo una “soluzione rivoluzionaria”.

La vera chiave del successo dell’iniziativa sembra essere il prezzo bassissimo delle abitazioni, che fa gola a tanti abitanti delle città abituati a ben altre cifre rispetto ai 3000 euro con i quali a San Basile si può comprare un’unità immobiliare composta da 5 vani seppur “da ristrutturare completamente”, come recita l’annuncio. Tuttavia si possono trovare tranquillamente abitazioni da 20/30mila euro in buone condizioni.

Sarà stato per questo motivo ma anche perché, come recita la reclàme del sito, “San Basile è un sito quieto e rilassante, in media collina, sotto le montagne e con vista sul mare”, che due famiglie provenienti da Firenze e Milano si sono trasferite stabilmente nel paese ai piedi del Pollino.

Il trasferimento in pianta stabile serve a scongiurare il pericolo di un turismo stagionale da “toccata e fuga”, con acquirenti non disposti a trasferirsi in paese per tutto l’anno, ma solo per qualche mese pronti a ripartire. O peggio ancora, si potrebbe verificare la nascita diBed&Breakfast al posto delle vecchie case disabitate, acquistate soltanto per sfruttare un turismo di passaggio e facendo quindi fallire il piano di ripopolamento del paese.

Questa è la paura di Paolo, pensionato di San Basile, il quale ci racconta il suo malcontento per la piega che, a suo parere, ha preso l’iniziativa: “L’intelligente iniziativa dell’amministrazione era quella di riempire un paese ormai vuoto, ma in realtà stanno svendendo il paese a banche e faccendieri, rendendolo ancor più desolato. Chi compra – continua Paolo – ha mire ben precise e alcuni di questi stanno organizzando B&B. Bisognerebbe obbligare i compratori a divenire residenti”.

Sul punto però, il sindaco Tamburi non sembra preoccupato e anzi rilancia: “Ad oggi, l’80% dei nuovi compratori ha chiesto di diventare cittadino di San Basile e inoltre la scuola del paese, a rischio chiusura per il basso numero di iscritti, ha registrato un aumento delle iscrizioni”. Effettivamente come ci conferma il sindaco stesso, “sono stati aperti tre B&B, di cui uno da una famiglia proveniente da Salerno, ma sono arrivati anche due imprenditori dall’Islanda e dall’Olanda pronti a inaugurare un ponte di scambio tra i loro paesi e il nostro piccolo centro”.

L’entusiasmo del sindaco lo ritroviamo anche tra i giovani del paese come ci racconta Marco, 22enne universitario di Perugia, emigrato come tanti per studiare, ma soddisfatto dell’iniziativa che “innanzitutto consente di far risorgere il paese, attraverso la riabilitazione di molte case abbandonate e poi permette di incontrare gente nuova in paese”.

 

 

 

 

 

 

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Written by A_ve

8 novembre 2011 a 17:21

4 Risposte

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  1. scusate sapete qual’è il paese nella foto? forse tiriolo?

    sergio gioia

    17 novembre 2011 at 13:03

  2. grazie per i complimenti, ci tengo a precisare che quello nella foto non è san basile(CS) ma un altro in provincia di Catanzaro

    fabio

    16 novembre 2011 at 16:46

  3. È un progetto da applaudire ed appoggiare e che dovrebbe essere preso almeno in considerazione anche in Irpinia, specialmente a Cairano. Questa estate, altri ed io abbiamo mandato a varie persone interessate e coinvolte con Cairano 7x un documento contenente i nostri suggerimenti per migliorare la situazione abitativa, sociale, economica e culturale di Cairano e dell’Irpinia. Fra questi suggerimenti c’era quello di nominare un gruppo di lavoro con il mandato di studiare la situazione e di:

    – Proporre come pubblicizzare Cairano agli stranieri.
    – Proporre al Comune norme per garantire che future ristrutturazioni, costruzioni ed altri cambiamenti avvengano senza danneggiare l’ambiente, il paesaggio e l’estetica delle località.
    – Proporre al Comune di servire da punto di riferimento disinteressato per aiutare chi vuole investire a Cairano a navigare i labirinti della burocrazia.
    – Incoraggiare i locali a non aumentare i prezzi delle case e dei lavori quando i clienti non sono del paese.

    È ovvio che il comune di S. Basile è ben oltre la fase di studio e sta già mettendo in pratica proprio questo con successo e mi sembra che si dovrebbe prendere come esempio e guida e sfruttare appunto le loro esperienze a beneficio dei nostri paesi.

    Grazie Angelo per averci messo al corrente di quello che sta succedendo a S. Basile.

    Raffaele Ruberto

    9 novembre 2011 at 06:56

  4. ottima iniziativa. ne ero già a conoscenza da almeno un anno.
    è un modello che sta avendo un certo riscontro positivo, molto positivo pensando che è stato realizzato nell’appennino calabrese. da importare anche in qualche nostro piccolo centro.

    francesco cataldo

    8 novembre 2011 at 22:05


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