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Requiem immorale

Requiem immorale_di Luigi Pucciano

É una triste ora, un altro crollo, un altro mancamento si é aggiunto.

L’altro giorno é venuto giú un altro pezzo di storia, una storia minore e modesta fatta di sofferenze e sacrifici, di abitudini millenarie e di equilibri atavici. É  venuto giú senza fragore o tonfo: solo un accasciarsi timido scusandosi quasi del danno prodotto. Non se ne é accorto nessuno, a meno di qualche randagio che ha trovato in un mattino di novembre l’ennesima strada sbarrata da vecchi calcinacci misti a nuova immondizia.

Sale la rabbia, il senso di impotenza, inadeguata lotta per la memoria contro l’amnesia continua della necessitá immediata. Eppure ad Acri non ci sono stati terremoti, non ci sono state (ancora) alluvioni. Una catastrofe ancora piú grave perché silenziosa e strisciante: il miraggio di una vita migliore in un loculo di cemento armato.

Un avo lasciato solo dalla sua prole, inaridito dal silenzio: non ci sono orecchie che vogliono ascoltare, non ci sono mani che vogliono imparare, non ci sono braccia ne gambe che vogliono ripercorrere i sentieri scavati da secoli, oggi tutto si fa e si vive diversamente.

Suonano dissonanti i proclami di sogni e di qualitá della vita ridotti ad una ripavimentazione: un altro paese muore, in silenzio.

Note a margine:

“Case moderne dall’aspetto non dico orribile ma estremamente mediocre, povero, senza fantasia, senza invenzione.”

“…rimangono i monumenti, ma non é dei monumenti che si tratta, non sono quelli il problema, quelli é facile a salvarli, é l’intera forma della cittá che é difficile salvare…”

“Eppure io penso che questa stradina, dal niente cosi umile sia da difendere con lo stesso accanimento, con la stessa buona volontá con lo stesso rigore con cui si difende un opera d’arte di un grande autore. Esattamente come si deve difendere il patrimonio della poesia popolare, anonima come la poesia d’autore…”

“Voglio difendere qualcosa che non é sanzionato, che non é codificato, che nessuno difende; che é opera del popolo, di un’intera storia del popolo di una cittá, di un’infinitá di uomini senza nome che peró hanno lavorato all’interno di un’epoca che poi ha prodotto i frutti piú estremi, piú assoluti… “

da P. Pasolini, La forma della cittá, 1974

Written by luigi pucciano

30 novembre 2011 a 08:23

3 Risposte

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  1. …..Sale la rabbia, il senso di impotenza,
    ………inaridito dal silenzio

    iside

    3 dicembre 2011 at 12:46

  2. Scusate se la mia domanda può sembrare stupida, ma sono ignorante della situazione. Cosa è successo ad Acri? Grazie.

    Raffaele Ruberto

    1 dicembre 2011 at 06:52

  3. confido nella ciclicità della storia.

    francesco cataldo

    30 novembre 2011 at 10:12


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