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Per gli Stati Generali dell’Alta Irpinia

Per quel che intendo io, uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo dei nostri piccoli paesi è l’incapacità di vivere e comprendere le trasformazioni radicali che si sono avute e si stanno avendo nella società. E’ vero purtroppo che gran parte dei paesi dell’Alta Irpinia sono collocati in territori poveri e questo li penalizza più del fatto di essere piccoli, ma torno a ribadire che le popolazioni dei nostri comuni, in prevalenza composte di persone avanti con l’età, non sono in grado per ovvie ragioni di adeguarsi al mercato del lavoro e alle condizioni di vita sociale richieste dalla società globalizzata.
Io sono di Sant’Angelo dei Lombardi, uno dei paesi più ricchi di cultura dell’Irpinia, la cui popolazione ha goduto da sempre il vantaggio di avere scuole superiori di un certo livello, quindi molti hanno un buon livello d’istruzione, pur tuttavia oggi è uno di quei paesi avviati maggiormente ad un inesorabile declino. Perché?

Dal punto di vista economico è stato sempre povero, privo di commercio, con un’agricoltura scarsa e non di qualità, per di più afflitto da un clima inclemente quasi in ogni stagione, privo di collegamenti con i grandi assi viari verso Napoli o Bari, sempre più arroccato intorno alla propria identità locale. In passato ha avuto momenti di vera gloria; il Liceo classico, fiore all’occhiello del piccolo paesello, ha sfornato principi del foro, giudici, magistrati, validi funzionari del pubblico impiego, cultori delle Humanae litterae riconosciuti ed apprezzati nella lontana America. Ciò ha riempito d’orgoglio la comunità santangiolese che si è nutrita di memorie e di passato scordandosi il futuro ed anche il presente. Ad essere giusti, prima del terribile sisma del 1980 c’è stato un momento di crescita o meglio c’era un grandioso progetto di crescita per Sant’Angelo, urbanistica, economica e sociale, quando le campagne elettorali si coniugavano con le campagne d’amore per il territorio, e queste si fondavano su offerte concrete di servizi innovativi. Poi il sisma, terribile, ha spazzato via ogni cosa! Da allora il paese s’è fermato, tutto è rimasto fermo a quel fatale e funesto giorno. La popolazione, smarrita, o è fuggita dal piccolo paesello disastrato oppure è rimasta come sospesa in un tempo irreale, percepito come un prima del terremoto e un dopo il cui confine si fa sempre più indistinto. La tendenza a chiudersi è tipica dei piccoli centri, ma questo incide moltissimo sui processi di crescita ed accelera il processo di declino e di povertà. Adesso è l’ora di svegliarsi dal lungo torpore! La crisi dell’economia che stiamo vivendo può essere per noi occasione di crescita, giacché nei piccoli paesi si ritorna o ci si reca per il costo minore della vita e per la qualità della vita, che sicuramente è più elevata rispetto ai medi e grandi centri. Ciò che ci necessita è la capacità di accogliere eventuali flussi di turisti; i beni culturali presenti nel territorio hanno un valore universale: essere locali e globali richiede la padronanza dei linguaggi appropriati per comunicare sul piano globale. E’ dunque necessario accrescere le competenze in senso funzionale per utilizzarle concretamente nella vita di tutti i giorni. Abbiamo bisogno di una riqualificazione culturale e sociale per far fronte alle sfide della globalità. Le nostre piccole comunità, depositarie dell’immenso patrimonio artistico culturale minore devono avviare un processo di valorizzazione reale delle proprie risorse. Essendo io un’insegnante non posso che suggerire innanzitutto dei percorsi di formazione permanente che orientino le persone di età matura a comprendere i nuovi linguaggi della comunicazione, compreso Internet, ma modestamente suggerisco anche di rinforzare la dimensione locale dell’economia con agricoltura di qualità; di tutelare l’ambiente, salvaguardando i beni Comuni (che sono nel disinteresse e nell’abbandono); di recuperare le relazioni sociali (una vita sociale rarefatta è deleteria per la crescita); di superare le rivalità tra “campanili” per una nuova dimensione del locale basata sulla solidarietà e la condivisione ai fini di un obiettivo comune… Ci sarebbero tante altre considerazioni da fare, ma le parole servono a poco.

Written by Rossana Cetta

18 dicembre 2011 a 22:19

6 Risposte

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  1. L’interessante analisi che Rosanna fa sulle problematiche dei nostri territori in parte è vera in parte discutibile. Innanzitutto mi dispiace non essere intervenuto a Teora, a causa di un raffreddore e del maltempo che imperversava ad Ariano. Spesso noi del sud siamo abituati a piangere sul latte versato. Tre nostri grandi meriodionalisti (Dorso- G.Fortunato e Salvemini), teorici e basta, ognuno per proprio ocnto addebitavano il disagio locale all’Unità d’Italia o alla impreparazione della intera nostra classe politica. Questi era D’orso. Cosa che condivido appieno, in quanto il sud è sud perché fatto da uomini del sud, asoslutamente incapaci, prorpio come dice Rosanna, di elaborare piani condivisibili strutturali, incapaci cioè di guardare con capacità al futuro e proiettare i nostri territori oltre i propri ocnfini. In assenza di uno Stato, presente se non in maniera assistenziale, su quetso territorio la fa da padrone la Sacra Corona Riuniat, la Camorra, La ‘Ndragta, la Mafia che oramai veste i colletti bianchi. E’ un’alisi spieatata, che grazie a Dio non è solamente mia. I territori irpini: ma cosa c’è di più bello in Italia della collina irpina? Solo la Toscana è simile. Vigneti che danno grandi uve, quindi grandi vini, e poi oliveti dove la Ravace ha raggiunto livelli mondiali, e poi la nocciola e poi il castagno, anche quetso con una produttività e una qualità unica. Questi settori potrebbero essere gestiti meglio. ma la politica (Comunità Montane) hanno voluito inserisi anche nel settore ambiente, distruggemndolo. Alla collina fa seguito la montagna con i suoi rigogliosi boschi di faggio: ebbene, i boschi sono tuttio abbandonati alla mercé del tempo, senza alcuna utilità, mentre potrebbero essere, addirittura, il volano dell’economia locale, superiori quindi alle altre colture. E poi il lago Laceno, asoslutamente eluso dalla Regione: mai un incontro, mai un dibattito, mai una manifestazione che loi rilanciasse e lo rivalutasse a livello nazionale e oltre. L’ultima, treviae polemica sul “Laceno d’oro”, innestatosi tra il comne di Bagnoli e quello di Avellino, ha portato il premio alla sua distruzione. La colpa? Nostra, non di quelli della lega. E poi la storia: quanti conosocno davvero le nostre origini? I castelli? Il Goleto? Pochi. Il male, quindi, è nostro cara Rosanna, non di altri, nostro e basta, incapaci di egstire i nostri beni come un captale vivente, aspettando sempre di essere dipendenti dal politico di turno e di strisciare ai suoi piedi, invece di cercare una propria realizzazione: quetso purtroppo è l’uomo del sud.

    cambria domenico

    22 dicembre 2011 at 08:56

    • concordo pienamente con mimì. l’unico appello per la nostra salveza e di queste terre è da rivolgere esclusivamente a noi stessi. e non a politici o “soccorritori” esterni. chi più di noi può avere a cuore il proprio destino?
      Qualche giorno dopo il terremoto il mattino di napoli intitiolava così la prima pagina: “Fate Presto”. a distanza di 30 anni ho voluto sintetizzare queste poche righe e questi pensieri con il titolo/slogan:”Facciamo Presto”.
      “Non solo è necessario ricordare, ma bisogna dare anche dignità alla memoria.
      A distanza di 31 anni da quel punto di non ritorno, riprendiamo in mano le sorti di questa nostra terra! Facciamo presto, prima che sia troppo tardi.”

      francesco cataldo

      22 dicembre 2011 at 09:20

      • ravo Francesco, fate presto vuole significare ancora una volta una invocazione, FACCIAMO invece è rivolta a noi stessi. Dobbiamo fare. Imparare a fare, credere nel fare, essere più determinati. Guone Feste.

        cambria domenico

        23 dicembre 2011 at 09:19

  2. cara rosanna, scusami ma è un pò inquietante parlare di superiore qualità della vita dove si sta in un paese di tremila abitanti e si fa mezz’ora di curve per arrivare in qualche altro paese di tremila abitanti. ho capito che ogni luogo ha i suoi pro e contro, ma a tutto c’è un limite. rendetevi conto che una congrua consistenza demografica è un parametro irrinunciabile per parlare di qualità della vita. ovviamente non sto inneggiando alla densità di shangai o città del messico

    sergio gioia

    19 dicembre 2011 at 20:53

    • Caro Sergio, considera che proprio di questo si sta parlando, cioè di consorziare i comuni , di aggregarli in unità territoriali di una certa consistenza demografica, per creare una rete di “mutuo soccorso”(diciamo così, per intenderci), ma la cosa non è sempre fattibile nei nostri comuni, per la mancanza di reti viarie da un lato e dall’altro per l’attaccamento viscerale ai propri campanili.

      Rossana Cetta

      20 dicembre 2011 at 16:37

  3. mi dispiace non poter venire oggi a teora. vi faccio i miei migliori in bocca al lupo per la vostra iniziativa, sono certo che promuoverà un dibattito che porterà molti risultati per il futuro dell’alta irpinia

    sergio gioia

    19 dicembre 2011 at 11:29


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