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40 Gonfaloni dei Piccoli Paesi dell’Alta Irpinia _ di Elisa Forte

di ELISA FORTE _   Prende forma il “patto per la giustizia”. Circa quaranta gonfaloni hanno fatto quadrato ieri intorno al Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, coadiuvati da avvocati, rappresentanti politici e dalle associazioni, per rafforzare la presenza degli uffici giudiziari altirpini e promuovere un’arringa a sostegno delle aree interne.

Nell’aula magna del tribunale di Sant’Angelo, anche il vice presidente della giunta regionale Giuseppe De Mita, al fianco dei sindaci non solo del circondario altirpino, ma anche il sindaco di Avellino Pino Galasso, molti rappresentanti comunali ufitani, e il sindaco di Mercogliano Massimiliano Carullo.

Il convegno di ieri promosso, nell’ambito degli Stati Generali dell’Alta Irpinia,  dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Sant’Angelo di concerto con l’amministrazione comunale “Un patto per la giustizia in Alta Irpinia”, ha acceso i riflettori sulla capacità del territorio di fare squadra e contrastare quanto predisposto dal Csm prima e dal Governo poi, ovvero una modernizzazione del sistema giustizia, per assicurare al cittadino procedure giudiziarie di ragionevole durata e per le conseguenze sulla competitività del paese.

Secondo gli addetti ai lavori, ammonterebbero a circa 40 le sedi giudiziarie da accorpare, intese come tribunali minori o sub provinciali, mentre tutt’altra questione attiene alla soppressione dei giudici di pace, per cui sono già state avviate le procedure. La legge delega però, prevede dei criteri che consentirebbero di invalidarla, come le specificità dei territori, la morfologia, la vastità del territorio e la sismicità della zona. Proprio questi elementi, infatti, rappresentano il corollario del Patto, che intende blindare la permanenza del presidio altirpino, e che sarà sottoposto al vaglio del Ministro per la Giustizia Paola Severino. Il consiglio dell’ordine degli avvocati intanto, accompagnato da rappresentanti della comunità locale e dal personale amministrativo, ha già consegnato a Roma la relazione sui dati informativi degli uffici di Sant’Angelo, così come richiesto dalla Commissione Ministeriale, in cui sono stati elencati i dati relativi alla funzionalità della struttura, per valutarne l’efficienza e l’economicità. In attesa di provvedimenti da parte del Governo intanto, il Tribunale di Sant’Angelo opera con un pool di magistrati monco: il provvedimento del Csm sulla mancata nomina di due magistrati è stato il primo sintomo di un vento di cambiamento.

“Si discute di un Patto in cui da un lato i magistrati, gli avvocati, il personale amministrativo e tutti gli operatori del settore  si impegnano a continuare a fornire ai cittadini un servizio giustizia efficiente e di qualità,  dall’altro tutti i ventotto Comuni del Circondario si impegnano a contribuire al mantenimento del Palazzo di Giustizia, per evitare che il Tribunale possa essere accorpato ad Avellino” ha annunciato il Procuratore della Repubblica Antonio Guerriero, che di concerto con il sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi Michele Forte ha inaugurato il dibattito. A detta del sindaco Forte, infatti, il problema è di natura politica, e con la richiesta ai rappresentanti politici di battersi in Parlamento in difesa di questo territorio si è confermata la traccia seguita in tutti gli interventi. La proposta avanzata dal vice presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati Massimo Gargano ha riguardato la proclamazione dello stato di agitazione, invitando nel contempo la politica a farsi carico di presentare una moratoria sulla riforma e proporre un riequilibrio in favore delle aree interne.

I sindaci Pompeo D’Angola e Ferruccio Capone, hanno sollevato la necessità di stringere “Un Patto con la gente per una giustizia non calata dall’alto, che tenga conto del particolare tessuto economico ed imprenditoriale, delle specifiche caratteristiche storiche, paesaggistiche ed ambientali del territorio favorendo così la sua tutela, valorizzazione e sviluppo” e poi ancora. “La riforma va fatta, ma con intelligenza, e dovranno essere i sindaci ad essere protagonisti, non a essere utilizzati dalla politica”.

A detta dell’europarlamentare in quota Udc Giuseppe Gargani questa legge delega non comporta risparmi: “Non bisogna abbracciare il Governo per tutto quello che fa: i partiti possono votare contro perché questo non è un ufficio qualunque. Con la scusa del risparmio economico si stanno facendo nefandezze; i deputati campani devono impegnarsi perché il Governo parte da una razionalizzazione astratta”.

Ha già presentato un’interrogazione parlamentare il deputato Marco Pugliese, che ha chiesto le modalità della riorganizzazione giudiziaria previste dal decreto 138: “Mi è stato risposto che è stata istituita una commissione ad hoc, presieduta da Luigi Biritteri che per l’incarico ottiene una somma maggiore rispetto al costo del tribunale di Sant’Angelo. ho già avuto modo di confrontarmi su questo tema e ho già dato la mia disponibilità a firmare il patto”.

Pieno sostegno all’iniziativa anche dal Senatore Enzo De Luca e dal Presidente di Confindustria Avellino Sabino Basso, che ha evidenziato la preoccupazione dell’associazione per le incerte sorti dei tribunali minori, e la necessità per l’imprenditoria di presidi di legalità. “Per la risoluzione di un’importante crisi aziendale come il caso Almec, dobbiamo rendere omaggio all’autorevolezza e alla sensibile celerità dei giudici del tribunale di Sant’Angelo”.

Si proclama al fianco della causa, il Procuratore Generale Martusciello, che ha elogiato l’attività degli uffici giudiziari altirpini: “Gli uffici di questo circondario rappresentano una punta di eccellenza del distretto che dirigo. Anche il Presidente della Corte d’appello di Napoli Bonaiuto è vicino alla vostra battaglia; l’obiettivo da perseguire è quello di recuperare l’efficacia del presidio, per portare avanti la battaglia ed evitare i tagli orizzontali”.

Le conclusioni, infine, sono state affidate al Presidente del Tribunale Vincenzo Beatrice, che ha confermato la posizione di grande imbarazzo che vive la magistratura in questo momento. “I veri propugnatori di questa riforma sono il Csm e il Consiglio nazionale Magistrati. Abbiamo informato il Ministero della Giustizia sui dati informativi, dove abbiamo appreso anche una certa determinazione. Quando è stata esposta la nostra virtuosità, ci è stato detto che era un valore da esportare in altri uffici, e la questione della logistica è stata glissata. C’è stato da parte nostra un certo disorientamento, nonostante abbiamo accompagnato le comunità locali, che trovano la nostra comprensione e affettuosa solidarietà. La verità è che secondo il Governo centrale questa zona deve essere sacrificata perché l’accesso alla giustizia ha un suo costo”.

Una  riforma per definizione non è mai una cosa semplice e richiede tempi lunghi. “Al Ministero abbiamo avuto la percezione che c’è una certa fretta per la realizzazione della riforma e il Presidente della Repubblica non perde occasione per segnalare la riduzione di circa 40 tribunali”. L’organico rimane altra questione irrisolta. “Fino al 2014 non si assume nessuno e si parla di un piano della mobilità sui ministeri. In questo tribunale, nonostante due magistrati in meno, facciamo di tutto per assicurare una dignitosa funzionalità”.

Written by A_ve

14 marzo 2012 a 17:27

Una Risposta

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