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un incontro coraggioso e compromettente _ di + P. Diodato M.Fasano

Non solo un Patto per la Giustizia _  di + P. Diodato M. Fasano 

Oltre la cronaca / Nell’unico sentiero della solidarietà reale / per il bene comune in Irpinia e nel Mezzogiorno.

 Oltre la cronaca per riflettere insieme e “più a freddo” sul “Patto per la Giustizia con i Comuni ed i Cittadini “,iniziativa promossa dal Procuratore della Repubblica, Dott. Antonio Guerriero insieme agli Stati Generali Alta Irpinia, sabato 10 marzo, ore 9,30 presso l’aula magna del Palazzo di Giustizia di Sant’Angelo dei Lombardi.

 

Diciamolo subito: è stato un incontro coraggioso e “compromettente”, già solo a pensarlo!

Chi c’era, ha visto: cittadini, giovani, adulti e anziani,donne e uomini del paese e dei paesi e città vicini, studenti, lavoratori e disoccupati, Sindaci e altri rappresentanti delle  amministrazioni comunali con i propri stendardi e Vigili Urbani, organizzazioni del Volontariato e dell’Associazionismo anche cattolico, Autorità scolastiche di vario ordine e grado, Avvocati, dell’hinterland provinciale e oltre, Magistrati di tre capoluoghi di provincia e di diversi Tribunali irpini e non, diversi operatori del settore, professionisti vari, giornalisti delle più diverse testate, numerosi e qualificati rappresentanti irpini  dell’intero mondo politico parlamentare, e diverse Autorità militari con i loro collaboratori, locali e regionali.

Da anni non si assisteva a qualcosa di simile. Almeno da noi, in Irpinia: un pubblico e aperto confronto a 360 gradi di libera espressione del proprio pensiero su una delle questioni nazionali e internazionali più controverse e problematiche del pensiero e della prassi, quella del pianeta “giustizia”!

Per tutti, citiamo alcuni passaggi del significativo intervento del Procuratore Generale della Corte di Appello di Napoli, Dott. Vittorio Martusciello : «… Voglio esprimere la mia vicinanza e il mio compiacimento, soprattutto per il metodo e i toni che sono stati usati in questo dibattito. Qui erano presenti diverse personalità, diverse soggettività istituzionali, diverse forze politiche. Tutti hanno partecipato al dibattito dando il loro contributo costruttivo. Non ci sono stati toni esasperati, non ci sono state esasperazioni di parte, ma tutti hanno dato il loro contributo nel raggiungimento di questo obbiettivo…Al di là della individuazione dei singoli criteri, c’è questa vicinanza alla vostra battaglia. La dove si dice che l’interesse alla conservazione di un Ufficio giudiziario di un territorio come questo, va coltivato… partendo dal presupposto che la giustizia in un territorio come questo costituisce una grande risorsa… Bisogna, quindi, che questa riforma venga fatta con intelligenza, con saggezza e cultura».

E’ facile, fin troppo, porsi almeno una domanda: Perché?

La scienza sociale ha formulato un teorema (teorema di Thomas) che si può porre in questi termini:

« Se gli uomini definiscono come reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”. In altri termini, l’Alta Irpinia e l’Irpinia sono preoccupate: la non corretta interpretazione di un comportamento o di un fenomeno favorisce e provoca un’errata definizione dei problemi e spinge a provvedimenti inadeguati, se non addirittura controproducenti e più gravi del male stesso che si voleva sanare.

 

Rivediamo rapidamente la questione, per quanto è possibile al relativo spazio di un ragionamento giornalistico.

In primo luogo, il Patto per la Giustizia. In Irpinia non c’è mai stato, in assoluto, “un patto per la giustizia”. E’ una vera novità.

Esso nasce gradualmente da una serie di iniziative culturali e celebrative promosse e accolte dal Dott. Guerriero, che via, via riesce a raccordare i rappresentati dei Comuni dell’ Alta Irpinia, tutti gli operatori della Giustizia del Circondario di Sant’Angelo dei Lombardi, altri di altri Tribunali campani e, in particolar modo, Sindaci, Scuole, area cattolica e cittadini. Tanti.

Un Patto che si sta proponendo come occasione e strumento di dialogo, di confronto aperto, democratico e pluralistico per la difesa del ruolo del Tribunale e anche per altre  annose sfide sociali  come la sanità,la legalità, la giustizia, l’occupazione, la scuola, l’ambiente, i trasporti, ecc. in Irpinia, che si intendono civilmente affrontare in dialogo con le Istituzioni e il mondo politico per ulteriori mobilitazioni e soluzioni sostenibili e praticabili.

Senza volerlo, ci si ritrova più uniti. Come sempre in tempi di vere “crisi strutturali e valoriali”che toccano il cuore, i diritti fondamentali e i correlativi doveri, la serenità quotidiana delle persone, la vita, la sete insopprimibile di sicurezza, il bene di tutti, le speranze di futuro più elementari e inalienabili, i sacrifici  di migliaia, milioni di giovani e famiglie, già duramente provate da ben noti frangenti storici,sociali ed economici, che investono indubbiamente il rapporto necessario e imprescindibile con tutte le Istituzioni dello Stato.

In un crescendo di sensibilizzazione popolare, in effetti, si sta delineando una convergenza di categorie e un’intesa prima impensabile, una unitarietà, una forza ideale e reale, un partecipazione democratica più effettiva, un convincimento costruttivo e solidaristico, un movimento di pensiero non polemico, o di parte o indotto da alcuno, capace di promuovere senso sociale, partecipazione e assunzione di responsabilità.

Sono innegabili premesse di un vero e proprio progetto di intelligenza della nostra realtà, delle grandi sfide globali, che ci toccano ormai da vicino, e di tutela, di valorizzazione e di sviluppo dell’intera provincia di Avellino per il raggiungimento convinto del bene comune, che tutti credono effettivamente precario e in crisi “epocale! ”

E sarebbe anche strano non crederlo! Tutta “la crisi” del Paese-Italia è oggetto non solo di una legittima opera di informazione mass-mediale, ma anche di una vera e propria invasione mediatica, un bombardamento continuo su ogni più piccola oscillazione dei mercati finanziari attraverso ogni sorta di occasioni, anche fuori luogo e tempo di comunicazione, persino con la spettacolarizzazione non solo delle povertà ed emergenze più drammatiche, ma  anche dei pessimismi e dei profetismi più oscuri!

 

Ma qual è il punto nevralgico della questione di cronaca promossa dallo Stato Generale Alta Irpinia?

Lo dice il Presidente della Repubblica, in occasione della VII Conferenza Nazionale dell’Avvocatura: ” La modernizzazione del ‘sistema giustizia’ costituisce obbiettivo indifferibile imposto sia dall’esigenza di assicurare al cittadino procedure giudiziarie di ‘ragionevole durata’,sia per le gravi conseguenze che le odierne inefficienze comportano per la competitività del Paese “.

Il Presidente dell’ Organismo Unitario dell’Avvocatura, lanciando un «Patto per la Giustizia di prossimità» contro la chiusura di oltre 50 Tribunali, ha dichiarato che «questo tipo di riforme si fanno dialogando con chi opera sul territorio e non possono essere calate dall’alto» ed ha sostenuto  «la necessita di garantire il mantenimento di presidi di legalità e sicurezza soprattutto in zone a rischio come in alcune realtà del Sud Italia, ed al tempo stesso l’efficienza del servizio e l’eliminazione degli sprechi“((Documento, Stati Generali dell’Alta Irpina, Pres. Consiglio dell’Ordine Avvocati , Sant’Angelo L., del 10 Marzo 2012).

Dunque, l’obbiettivo di fondo e la “lettura” del suoi criteri di attuazione non può che trovare tutti d’accordo con le proposte di riforma:

la modernizzazione del ‘sistema giustizia’, l’eliminazione degli sprechi e delle inefficienze per assicurare il regolare decorso della giustizia e contribuire alla competitività del Paese.

 

Allora, dov’è il Problema?

Il problema c’è, o ci sarà e si palesa controverso quando a fronte di siffatti provvedimenti necessari e ragionevoli, si passa poi a decidere anche l’eventuale chiusura di alcuni Tribunali specialmente delle zone interne, e a coinvolgere in questa estrema misura di intervento anche il Tribunale di S. Angelo dei Lombardi! E qui nasce e si allarga la materia, l’oggetto incomprensibile del contenzioso! In tempi difficili, “si divide l’unico pane che c’è in più pezzi, perché tutti i figli ne abbiano in giusta misura, ma non si toglie il pane proprio a chi ne ha pi bisogno”!

 

Giustizia sociale e Questione sociale, o Mezzogiorno d’Italia

La chiusura del Tribunale di S. Angelo dei Lombardi, – secondo tutti gli autorevoli interventi che si sono succeduti nell’aula magna del convegno –  non avrebbe ragione di porsi, perché non rientra nella misura di interventi ricordati dal Presidente della Repubblica.

In primo luogo, perché il presidio di S. Angelo dei Lombardi è, infatti, ritenuto ufficialmente dallo stesso Ministero della Giustizia una delle strutture tra le più efficienti ed informatizzate in Italia, al punto da far partire, per la stessa Campania, dalla Procura della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi nel corso degli ultimi anni tutti i suoi principali progetti di modernizzazione della giustizia: dalle Best Practices al sistema Pass, dalla realizzazione di un innovativo ed interattivo sito Web al Progetto Straordinario per la Digitalizzazione ed archiviazione dei dati processuali.

In secondo luogo, perché il Governo Monti ha già operato una più che significativa svolta verso l’efficienza del sistema locale dal dicembre ultimo attraverso la previsione dell’accorpamento delle sei sedi dei Giudici di Pace presenti nel Circondario di Sant’Angelo ed il mantenimento solo di quella presso la sua sede principale. Ciò consentirà di ridurre gli uffici giudiziari da 1250 a solamente 165 quante sono le sedi dei tribunali con le relative procure circondariali a seguito della soppressione di n. 674 Giudici di Pace su 846.

In terzo luogo, non si comprenderebbero nemmeno i motivi per cui sarebbe necessario accorpare un Palazzo di Giustizia come quello di Sant’Angelo, unanimemente ritenuto il più moderno e produttivo esistente in Irpinia, a quello di Avellino, che da parte sua ha già ben più di qualche problema da affrontare, come tutti i Tribunali.

Infine, il Legislatore ben comprende che non può non inquadrare la questione giustizia all’interno della più complessiva questione sociale, che investe in forme ancor più drammatiche non solo l’Alta Irpinia, ma tutta l’Irpinia, la Campania e i territori regionali confinanti e non.

 

Tanto premesso, partiamo nel nostro ragionamento dalla forma classica, da tutti condivisa, della giustizia generale o in generale, vista nella sua oggettiva articolazione di giustizia commutativa, distributiva e legale.

Se la giustizia  generale è un  valore da tutelare, lo è perché è valore proprio, naturale, come la pelle per il corpo umano, della persona umana, del tessuto umano, sociale, a favore del quale si opera per preservare la sua identità, garantire “la sua salute” e promuovere, o «distribuire» le sue specifiche peculiarità per il bene comune dell’intero corpo sociale, nazionale quanto europeo, o internazionale.

Un rilievo sempre maggiore, ormai globale, infatti, sta acquisendo in essa la giustizia sociale,che rappresenta un vero e proprio sviluppo della giustizia generale, che regola i rapporti sociali in base al criterio dell’osservanza della legge. Parliamo, cioè, di quella giustizia sociale, esigenza connessa alla questione sociale, che oggi si manifesta in un dimensione mondiale, e concerne gli aspetti sociali, politici ed economici e, soprattutto, la dimensione strutturale dei problemi e delle correlative soluzioni.(cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 2 (1981).

 

E’ qui, che la giustizia sociale,proprio  nel momento stesso che si vuole rendere operante col carico normativo delle sue riforme statuali specialmente nelle aree interne dell’Irpinia o del Mezzogiorno- modernizzazione-efficienza-sprechi-tagli-risparmi-produzione-malavita – si ritrova immancabilmente e di nuovo di fronte ad una questione sociale, con quella più aggravata «dimensione strutturale dei problemi sociali, politici ed economici» non risolti, «e delle correlative soluzioni» non più preteribili, come quella della malavita organizzata e delle correlative strutture di Giustizia e di tutela.

Al tempo stesso, è una questione, che in quanto sociale, reale, umana e concreta, si offre come quella irpina su uno sfondo comune, sul quale il Governo, in particolar modo, insieme a tutta la classe politica in Irpinia e in Campania, i cittadini, i Sindaci, i Magistrati, le Associazioni, civili e religiose di impegno sociale, e gli Enti di partecipazione alla “cosa pubblica” possono, per dovere di giustizia, generale e sociale, al più presto incontrarsi.

 

Guardiamo, ora, in qualche modo, alcuni di questi aspetti e problemi sociali ed economici, che sono trasversalmente attraversati dalla Questione Giustizia.

La questione Giustizia tocca e attraversa, ovviamente,anche la Provincia di Avellino. Una provincia che si estende su un territorio per gran parte montuoso di circa 2800 kmq., che oltre al capoluogo comprende ben 118 comuni.

L’area storicamente denominata Alta Irpinia, come ogni altra zona d’Italia, ha delle specificità che la identificano, la esprimono e la qualificano:

anzitutto, un vastissimo territorio che si protende sino alla Puglia e alla Basilicata, con risorse tra le più vitali e preziose del Paese, come l’acqua, di cui usufruiscono ben sette milioni di abitanti ubicati in tre regioni, valorizzate con bellissimi boschi e splendide vallate; è attraversato da importanti fiumi come l’Ofanto, il Sele, l’Ufita con prodotti tipici quanto unici, come la qualità dei vini e delle castagne e di altre colture; ha un’enorme patrimonio ambientale e paesaggistico sostanzialmente intatto con numerosi ed armoniosi centri arroccati intorno ad un castello e ad una chiesa, rinomati itinerari turistici e religiosi, numerosi e importanti insediamenti industriali, che devono essere tutelati perché di importanza strategica per il futuro dell’intero Mezzogiorno.

 

Piccoli paesi, migliaia di famiglie, che costituiscono la primaria ricchezza personalistica e la vera identità culturale-cristiano-sociale dell’Irpinia, con cui anch’essi nel corso dei secoli fino ad oggi hanno potuto costruire non solo il loro futuro, “il loro campanile”, ma la loro parte di storia, forte e sofferta, di benessere, ricchezza,e  unità  nazionale reale e fattiva.

 

Le peculiarità espresse dall’ intera Alta Irpinia, che non si possono né confondere, né disgregare, costituiscono, poi, insieme a tutta l’Irpinia, quell’ “humus”di valori sociali e culturali intessuto dalle popolazioni di questi luoghi nel corso dei secoli e che ha consentito a queste Comunità di esprimere, in tutti i campi, il senso dello Stato, il valore dell’integrità nazionale del Paese, l’intellighenzia della dottrina sociale interclassista e solidaristica della Chiesa, la concezione della politica a servizio del bene comune. Un mondo – quello del Mezzogiorno d’Itali – ben espresso da Don Luigi Sturzo, e da Francesco De Sanctis nel suo Viaggio Elettorale nei paesi irpina, che va difeso perché è stato il principale centro di elaborazione di idee ed idonea fucina di personalità che, dal mondo della politica a quello della cultura, hanno segnato lo spirito sociale della  nostra epoca.

 

E a presidio di questo territorio, con tali rilevanti specificità storiche, religiose, economiche e culturali, politiche, ambientali, e politiche, già i promotori e fautori dell’Unità d’Italia ritennero saggiamente opportuno porre una Procura ed un Tribunale, quello di S. Angelo dei Lombardi.

 

La giustizia e i luoghi della giustizia venivano riconosciuti per quello che sono, nella loro verità di ricchezza valoriale, di presidio di civiltà, di cultura e di sviluppo a tutela reale dei diritti fondamentali della dignità della persona umana, non ultimi quelli della legalità e dell’appartenenza, della certezza dello Stato, della presenza dello Stato accanto ai propri cittadini alle proprie case e al proprio lavoro, come primari presupposti di libertà costituzionali, di promozione e sicurezza reale del lavoro in tutte le sue forme e impianti di sviluppo.

 

A questo punto, il Patto per la Giustizia diventa  un nuovo capitolo della Questione Sociale in nuovi  articoli:

– l’Alta Irpinia e l’Irpinia son all’inizio e il ponte di attraversamento di non poche aree interne del Mezzogiorno, una via di passaggio fondamentale tra Nord e Sud;

 

– la soppressione degli Uffici giudiziari, di cui si discute, riguarda non a caso le aree interne tra cui: Sulmona, Avezzano, Lanciano, Castrovillari e Vallo della Lucania;

 

l’abolizione dei Tribunali nelle aree interne significherebbe sottrarre a questi territori una delle fondamentali precondizioni per la tutela della legalità e il loro sviluppo;

 

– «in particolare, la Procura ed il Tribunale di Sant’Angelo sono stati sinora non solo una diga per contrastare la crescente invasione delle organizzazioni criminali presenti nel territorio campano e pugliese, ma hanno consentito alle popolazioni locali di ottenere rapidamente giustizia;

 

–  questi servizi sono irrinunciabili soprattutto per comunità ubicate in luoghi impervi, in località molto distanti tra loro e prive di adeguati collegamenti pubblici. Mantenere un Palazzo di Giustizia in Alta Irpinia significa continuare a dare un futuro alle aree interne» (Documento, Stati Generali dell’Alta Irpina, Pres. Consiglio dell’Ordine Avvocati , Sant’Angelo L., del 10 Marzo 2012)

 

–  perdere il Circondario di Sant’Angelo dei Lombardi significa aggravare la Questione sociale irpina, e quella del Mezzogiorno, soprattutto l’emergenza economica e gli investimenti produttivi:

a) significa alterare la fisionomia della giustizia distributiva, e di tutto un assetto sociale reso più frammentario dalla crisi emergente, ma comunque tutelato nella sua struttura con dedizione e sacrifici di interi decenni di lavoro e di presenza attiva;

b) significa intaccare e disgregare queste peculiarità,

c) rendere più difficile la tutela e la valorizzazione del territorio,

d) compromettere irrimediabilmente il futuro economico e i piani locali di investimento per  numerosi paesi e migliaia di giovani e famiglie, già duramente colpiti da un secolo e mezzo di emigrazione e da terremoti distruttivi;

e) provocare un progressivo abbandono dei servizi quasi esclusivamente già erroneamente indirizzati verso le aree metropolitane (ormai completamente intasate e saccheggiate da illegali colate di cemento) senza un progetto complessivo di rilancio di questi bellissimi territori.

f) impoverire  il raggio di azione della giustizia, una volta allontanata da comunità situate in località montuose molto distanti da Avellino. Diverse, infatti, sono le esigenze di giustizia di una comunità a seconda che si tratti di una popolosa area metropolitana o di un vasto territorio montuoso pari a 1200 kmq. costituito da numerosi paesi ubicati in aree molto distanti tra loro e scarsamente collegate al capoluogo di provincia.

 

Concentrazione e Creazione di Presidi

La logica della concentrazione anche dei luoghi della Giustizia conosce presso tutte le culture dei Popoli, con un minimo di assetto sociale sul territorio di appartenenza, il concetto di scuola militare di centralizzazione dell’intellighenzia e dei mezzi in luogo/ghi strategico/ci e creazione o consolidamento di avamposti o presidi a garanzia effettiva della difesa dello Stato, dell’esercizio  del servizio giustizia sul e per il territorio,  e della sua operatività logistica nelle zone più nevralgiche.

Pertanto, sapere tutto questo, e operare, al tempo stesso, una sorta di concentrazione geografica dei servizi della giustizia, degli uomini e mezzi nel centro-Avellino, significa:

– non tener conto da un lato, di queste specifiche potenzialità territoriali ed esigenze reali di sviluppo economico, sociale e culturale del territorio,

– e dall’altro, sottovalutare le criticità malavitose non più irrilevanti, ma impreteribili, prodotte da una logica delinquenziale, tattica, invasiva, attenta e interessata al nostro territorio irpino, di pianificazione espansionistica dai grossi centri urbani, anzitutto costieri, verso l’entroterra campano, e anche quello irpino!

–  E, infine, significa rendere più difficile la presenza degli operatori della giustizia in quelle specifiche realtà, e il loro raccordarsi logistico e funzionale alle altre forze di tutela dell’ordine pubblico, le quali, peraltro, rimarrebbero in maggiori difficoltà operative.

 

Sul fronte socio-economico-politico, accade ormai da tempo, la stessa cosa:

Molti dei servizi essenziali nelle aree interne non sono tutelati, né sostenuti, e falliscono mentre si destinano risorse e strumenti esclusivamente alle aree metropolitane e ai grossi centri urbani, con la inevitabile conseguenza dell’accrescimento delle disuguaglianze sociali, dell’emarginazione  e della disincentivazione economica dei cittadini sulla base di un mero criterio di collocazione territoriale.

«Tutto ciò determina un allargamento del divario tra le condizione di vita, per i servizi offerti alla gente e per le possibilità di occupazione: un 15 per cento del territorio complessivo occupato dalle aree metropolitane e costiere, completamente congestionate e saccheggiate dall’abusivismo edilizio e un 85 per cento ormai desertificato e mortificato nelle sue possibilità di sviluppo» (Documento, Stati Generali dell’Alta Irpinia Pres. Consiglio dell’Ordine Avvocati, Sant’Angelo dei Lombardi, del 10 Marzo 2012).

Questa ingiustizia può essere interrotta facendo comprendere con azioni adeguate in tutte le sedi Istituzionali che l’intera Campania può continuare a vivere solo riequilibrando questi territori e rendendoli tutti vivibili in egual modo, secondo i canoni più elementari della giustizia sociale, della libertà e della verità.

 

Un Patto come Partecipazione, Democrazia e Solidarietà sociale e morale

E’ da qui che è nato “Il Patto”.  E’ nato dall’ascolto di un “grido sociale” irpino e non solo irpino, e non solo e non tanto quello di piazza, ma diffuso in tutto il Paese, criptico, tra le mura delle proprie case,  quasi auto-soffocato di fronte alla distanza delle Istituzioni, alla caduta della legalità, della perdita di punti di riferimento, e di ogni speranza affidabile. E ha preso il via da un nuovo incontro di persone con popolazioni “assetate di giustizia” e alla ricerca di una visione, di una idea di partecipazione, di democrazia e di solidarietà sociale e morale a servizio di ciascuno e di tutti per uno sviluppo non effimero ma integrale.

Si è fatto così più forte e deciso lo sguardo sulla sfida di una  realtà ferita. Un Patto sociale.

Un Patto con la gente per una Giustizia di prossimità, che tenga conto del particolare tessuto economico ed imprenditoriale, delle specifiche caratteristiche storiche, paesaggistiche ed ambientali del territorio favorendo così la sua tutela, valorizzazione e sviluppo.

Il Patto come alleanza tra tutti gli operatori del settore ed i cittadini per un comune obbiettivo: fornire una giustizia umana, efficiente che punti sull’innovazione organizzativa,

sull’informatizzazione dei servizi, sulla digitalizzazione e archiviazione dei dati, sull’ottimizzazione delle risorse, sì da costituire un’importante risorsa e una speranza di legalità per il territorio.

Un Patto per una Giustizia non distante dal cittadino, non accentrata in mega strutture in cui le istanze di legalità rischiano di diventare solo numeri e pratiche da definire ma in grado di conoscere approfonditamente le necessità della popolazione ed i suoi specifici bisogni e, nel contempo, di fornire servizi adeguati alle diverse caratteristiche e tipologie del territorio.

Un Patto, dunque, per la difesa della Giustizia sociale. Perché la giustizia rappresenta il coraggio e la difesa dei cittadini, e soprattutto dei più deboli. Perché non c’e pace senza vera giustizia. Perché non cè vera giustizia senza l’attenzione e l’amore per l’uomo, nella sua interezza, nella sua storia. E non c’è vera attenzione per l’uomo, se non c’è la passione per il bene comune.

l’Alta Irpinia vuole continuare ad esistere, e con tutta l’Irpinia. E l’Irpinia ci appartiene perché anche l’Irpinia è Italia, e l’Italia è una sola, da Sud a Nord.

 

A questo punto, gli Stati generali Alta Irpinia elaborano e rilanciano una Proposta: «Siamo certi che il Ministro della Giustizia e gli Organismi competenti terranno in adeguata considerazione tre punti:

 

– il primo è il Patto per la Giustizia in cui da un lato, i magistrati, gli avvocati, il personale amministrativo e tutti gli operatori del Circondario di S. Angelo L. si impegnano a continuare fornire ai cittadini un servizio giustizia efficiente e di qualità, dall’altro tutti i 28 Comuni del Circondario si impegnano a contribuire al mantenimento del Palazzo di Giustizia;

il secondo è la presenza e l’attività del Tribunale e della Procura di S.Angelo dei Lombardi:

1) all’interno di una vasta area montuosa estesa circa 1200 kmq., con ben 28 comuni ed

un rilevante patrimonio ambientale e paesaggistico da tutelare e per questo sottoposto a

specifici vincoli dalla legge ( ad es. Parco Naturale dei Picentini);

2) con un circondario vicino alle province di Napoli, Foggia e Potenza dove è rilevante la

presenza di organizzazioni criminali e mafiose;

3) con importanti insediamenti industriali ubicati in Calitri, Conza della Campania, Calaggio

( Lacedonia ), Nusco – Lioni- SantʼAngelo dei Lombardi, Morra de Sanctis e Calabritto;

4) con un Palazzo di Giustizia moderno, funzionale ed altamente produttivo ed informatizzato;

5) capace di accogliere un’ altra decina di comuni ricompresi nelle province di Foggia, Salerno, Potenza ed Avellino che avrebbero un servizio giustizia più efficiente;

6) sostenuto dall’impegno dei comuni del circondario a contribuire per le spese di gestione del Palazzo di Giustizia sollevando, in tal modo, da ogni onere di spesa»

il terzo è un progetto di modifica e di sviluppo che preveda l’ampliamento di questo Circondario ad esso accorpando diversi altri comuni, tra cui i sette originariamente ricompresi nel disegno del 1865, e che nella prima metà del secolo scorso furono trasferiti nella provincia di Foggia. Infatti, il Circondario di Foggia è particolarmente esteso e con numerose, popolose cittadine in cui sono presenti rilevanti organizzazioni criminali sicché il prospettato accorpamento migliorerebbe la funzionalità del servizio giustizia in tutta quella fascia di territorio situata tra Campania, Puglia e Basilicata.

Inoltre, potrebbero essere accorpati altri Comuni delle vicine Circoscrizioni di Salerno quali: Castelnuovo di Conza, Santomenna e Laviano, di Potenza come: Pescopagano e Rapone, e di Avellino come Volturara, Montemarano e Castelvetere. Tutti i predetti comuni risultano topograficamente vicini e ben collegati a S.Angelo L. tanto che le rispettive popolazioni già usufruiscono di alcuni suoi servizi, come quello scolastico presso gli Istituti Superiori esistenti» (Documento, Stati Generali dell’Alta Irpina, Presidente del Consiglio dell’Ordine Avvocati Sant’Angelo dei Lombardi, del 10 Marzo 2012).

 

Io direi che il Legislatore dovrebbe cogliere l’occasione a volo, anzi potrebbe farla rimbalzare all’attenzione di tutti i Comuni d’Italia, e, perché no, anche di tutti i Comuni d’Europa: la grande crisi economica trova i cittadini irpini, cioè avellinesi, non solo pronti a comprendere, come gli altri, i sacrifici richiesti dal Governo, ma anche a tassarsi per cooperare con lo Stato a sovvenire alle spese dell’amministrazione della Giustizia. Se vogliamo, possiamo anche cogliere in questa sorprendente, quanto inedita iniziativa una questione di stile, un questione educativa.

 

Una Questione educativa?

Crediamo di sì. E’ proprio vero che il nostro tempo – che si dimena tra pensiero debole e pensiero forte, tra pensiero liquido e solido – richiede una nuova e intensa stagione educativa ma del cuore dell’uomo. La questione su cui abbiamo riflettuto e lo si può fare sempre meglio, non è la sola che preoccupa tutti. La giustizia è più che mai vitale nel più ampio contesto attuale, e internazionale, in cui il valore della persona, della sua dignità e dei suoi diritti, al di là delle buone enunciazioni verbali e dei propositi, è seriamente compromesso dalla diffusa tendenza a ricorrere esclusivamente ai criteri più facili e immediati dell’utilità e dell’avere, “hic et nunc”! Anche la giustizia, sulla base di tali criteri, viene considerata in modo riduttivo, mentre acquista un più pieno significato, ad esempio, nell’esperienza cristiana e sociale di San Francesco d’Assisi, di Padre Pio da Pietrelcina, di Madre Teresa di Calcutta, alla luce dell’antropologia cristiana, della visione cioè di uomo, di storia, di comunità, di stato e di sviluppo che offre il Vangelo.

 

La giustizia, infatti, ci ricorda la dottrina sociale della Chiesa con Giovanni Paolo II, non è una semplice convenzione umana perchè quello che è “giusto” non è originariamente determinato dalla legge, ma dall’identità morale e profonda dell’essere umano. Qui ci può aiutare la verità.

La piena verità sull’uomo e sulla società. Tendere, cercare la verità, e, una volta trovata, rispettarla e vivere nella verità ha un significato speciale e un risvolto fortemente concreto nei rapporti sociali e nell’impegno sociale, per dare un futuro e conservare a ciascun territorio la sua anima.

La convivenza fra gli esserei umani all’interno di una comunità, di un’area, infatti, è ordinata, feconda e rispondente alla loro dignità di persone, solo quando si fonda sulla verità. Quanto più le persone e i gruppi sociali si sforzano di risolvere i problemi sociali secondo verità, senza cedere alla tentazione di relativizzarne le esigenze, tanto più si allontanano dall’arbitrio e si conformano alle esigenze obiettive della moralità e della giustizia sociale.

 

E’ questa piena verità sulla persona e sulla realtà sociale in cui vive che può permettere di superare le difficoltà della giustizia umana, le ricadute verso una visione contrattualistica della giustizia, che è visione limitata, incompleta, e di aprire anche per la giustizia l’orizzonte e la strada più sicura e stabile della solidarietà e dell’amore: «Da sola, la giustizia non basta. Può anzi arrivare a negare se stessa, se non si apre a quella forza più profonda che è l’amore» (cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2004). E ancora Giovanni Paolo II: «Opus solidaritatis pax, la pace come frutto della solidarietà».

Ben venga, dunque, un nuovo quanto antico Patto Sociale per la pace, fondata sui valori della giustizia, verità, libertà, e amore per gli altri, che ci insegnano a vivere uniti, per costruire uniti, ricevendo e dando  a tutti un’Irpinia più unita e bella, una società nuova e un mondo migliore.

Chi sa, forse i giovani, e non solo i giovani, potrebbero ancora crederci. Intanto, molti ci stanno credendo.

P. Diodato M. Fasano

Cenacolo Culturale-Taurasi

Una Risposta

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