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UNIONE TRA 5 PICCOLI PAESI / sull’appennino bolognese

LA PRIMA CONSULTAZIONE PER CHIEDERE AI CITTADINI DI UNIRSI SOTTO UN SOLO «CAMPANILE»

Quelle «nozze» tra cinque sindaci

Valsamoggia, Emilia: cinque piccoli paesi pronti a fondersi «per essere più forti». Domani il referendum

SAVIGNO (Bologna) – Tutti depressi, al bar Stella d’oro. «Un brindisi per il nostro ultimo giorno», è giù un altro calice di rosso. Ogni bicchiere è un addio, recitato con toni da melodramma che per fortuna si sciolgono in una risata. «In fondo non muore mica nessuno» dice il proprietario Adriano Nanni, che pure, a rigor di logica, sarebbe il capo dei trecento arditi che con le loro firme hanno cercato di fare fronte «al progetto contronatura», così lo definisce un volantino appoggiato sul bancone per attirare l’attenzione del viandante.

La Valsamoggia, tendente al rosso per fede politica,domani sarà chiamata a una scelta difficile. No, non quella . Un’altra, che riguarda solo i destini di questo stupendo angolo di Emilia, una manciata di paesi che dall’alta pianura a ovest di Bologna si arrampicano sulle ultime colline dell’Appennino verso Modena. «Bello, vero?», Augusto Casini Ropa, primo cittadino di Savigno, si compiace del paesaggio. «Magari questo matrimonio ci aiuterà a farci conoscere in giro». La metafora nuziale è leggermente forzata, ma tra i favorevoli alla fusione tra i comuni di Bazzano, Crespellano, Monteveglio (gente di pianura, vocazione industriale), Castello di Serravalle e Savigno (gente di collina, tartufi e altre prelibatezze ) gode di una certa popolarità. Nel suo piccolo anche questa domenica di provincia andrà ricordata. Michela Zanna, sindaco di quella Castello di Serravalle in possesso del maniero simbolo identitario della vallata, avverte il peso della prima volta. «In Italia non era mai successa una cosa del genere, altro che primarie». Nel Paese delle divisioni perpetue non si era ancora visto un referendum «inclusivo» che propone l’unione di cinque realtà diverse in un unico Comune da trentamila abitanti, una Valsamoggia 2.0 con cinque opzioni per il nuovo nome, da scegliere nel segreto dell’urna.

Succede qui, nella terra adottiva di Giuseppe Dossetti,che nel Medioevo fu teatro della battaglia per la Secchia rapita, all’origine dei rapporti ancora oggi poco cordiali tra bolognesi e modenesi. Ma se parli di vittoria sul campanilismo imperante, quelli della Stella d’Oro minacciano di annacquarti il vino. «Cherchez i soldi, insomma, la pilla», ride Nanni.
Sono tempi che funziona così, il portafoglio prevale sul sentimento, anche se dirlo è brutto. Ma l’unione tra i comuni della Valsamoggia è soprattutto una bella pensata per fare cassa e sfuggire alla scure dei tagli governativi. Tanto per cominciare la nuova creatura riceverà un obolo di avviamento pari a 18 milioni di euro, erogati da Stato e Regione. Nei prossimi due anni avrà la deroga al Patto di stabilità, che rimane l’incubo notturno di ogni amministratore, piccolo o grande che sia. Infine, con l’unificazione di giunte e consigli comunali si risparmierà una cifra stimata intorno ai quattrocentomila euro. «E così esulta Elio Rigillo, sindaco di Bazzano, «saremo anche i primi a ridurre l’Imu sulla prima casa e l’Irpef».

Le dimensioni contano e, in tempi di crisi, piccolo non è più così bello. I sindaci dei cinque Comuni, un pokerissimo Pd, si scambiano sorrisi da «tutti per uno» e intanto sognano di diventare il capoluogo della municipalità, segno che il campanile viene messo da parte per ragioni contingenti ma esiste ancora e lotta insieme a loro. I rivoltosi di Savigno sono già rassegnati alla sconfitta, annunciata da tutti i sondaggi. In questi mesi non l’hanno mai buttata sul becero, ma su argomenti rispettabili, come l’assenza di un vero progetto nel lungo periodo. «Non c’è progresso là dove si passa da cinque Feste dell’Unità a una sola» sbotta davanti a un altro calice Mario Postacchini, sosia perfetto di Gino Cervi, fede politica più a sinistra di Peppone. E davanti a questa inoppugnabile verità, ci si rimette per forza di cose al giudizio del popolo sovrano.

 24 novembre 2012 | 9:10

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