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LETTERA APERTA DI DONATELLA MAZZOLENI ALLA CITTADINANZA DI MONTELLA

LETTERA APERTA DI DONATELLA MAZZOLENI ALLA CITTADINANZA DI MONTELLA

di Donatella Mazzoleni *

Care Cittadine e Cittadini di Montella,

da tempo pensavo di rivolgermi direttamente a Voi con una mia personale lettera. Sono 25 anni che il destino mi ha portato a lavorare nella vostra città sull’opera urbana più significativa, la casa Comunale, e ciò mi ha reso altamente debitrice nei vostri confronti. In questo momento, prossimo alla conclusione di una storia che si è rivelata nel tempo molto più faticosa del necessario per molte e complicate ragioni, sento il dovere di rivolgermi a Voi perché vi devo elementi per riequilibrare la diffusione di un’informazione distorta che va a vostro danno e rischia di ostacolare, questa volta ancora più del solito, il corso dell’opera a Voi dovuta.

E’ necessario che io racconti brevemente da capo una storia che forse solo alcuni ricordano, ma che sembra essere stata dimenticata da molti, ed è forse ignorata dalle giovani generazioni.

Quando più di 20 anni fa, essendo risultata vincitrice nel 1989 del concorso nazionale di idee bandito dal Comune di Montella e dalla Comunità Montana Terminio Cervialto, fui chiamata dal sindaco di Montella Bruno Fierro e mi fu offerto l’incarico della progettazione esecutiva e direzione lavori dell’opera, accettai con molto entusiasmo. Conoscevo abbastanza bene l’Irpinia pre-terremoto, con i suoi borghi-“presepe” aggrappati alle montagne, che di notte, a chi percorreva le vecchie strade di crinale o di valle, apparivano come delle galassie di stelle sospese nel buio e nel silenzio circostante delle colline e delle campagne. Conoscevo anche abbastanza bene l’Irpinia post-terremoto, che avevo percorso in lungo e in largo nei giorni e nei mesi immediatamente successivi al disastro, con i miei studenti (molti di loro provenienti da lì), e le distruzioni tragiche operate del sisma: la cancellazione totale di Conza, divenuta solo un cimitero; la trasformazione di Calabritto in un “teschio” per la scomparsa dello strato delle case, e l’affiorare sulla sommità della collina delle orbite vuote delle antiche cantine; la devastazione che aveva reso irriconoscibili Sant’Angelo dei Lombardi e Lioni… E cominciavo a conoscere anche le molte ulteriori devastazioni operate da una “ricostruzione” che procedeva in modo massiccio, con forti condizionamenti politici, su progetti spesso precipitosi, o redatti senza studio né rispetto delle identità architettoniche, urbane, paesistiche, ambientali: la cementificazione del territorio, la avventata disseminazione di costruzioni in cemento armato nelle campagne, gli innesti scriteriati di forme e tipologie edilizie estranei alla natura dei luoghi, lo svuotamento mortale dei centri storici, la perdita del “silenzio” del paesaggio…

Non conoscevo Montella. Ho cominciato a studiarla partendo dall’analisi della storia e delle storie locali della città, della sua forma materiale, addirittura delle leggende della sua fondazione, del suo bellissimo paesaggio. Anche qui il processo allora in atto della sua ricostruzione mostrava molti segni di sofferenza ed un forte rischio di cancellazione di identità, per la mancanza di approfondimenti conoscitivi, l’introduzione acritica e dissennata della sbrigativa tecnologia del cemento armato e il totale abbandono dei materiali e delle tecniche propri di una tradizione secolare e di ogni attenzione all’ambiente. Ricordo molti incontri con il sindaco ed i consiglieri comunali di allora, cui sottoposi la mia idea di ricostruire la nuova Casa Comunale con un processo “a km zero”, con l’uso dei materiali (pietre, legni, terre) locali e delle tecniche della tradizione regionale, per restituire senso ad una identità urbana, civica, culturale, che appariva a forte rischio di cancellazione. L’idea fu condivisa con entusiasmo, alcuni consiglieri suggerirono addirittura la possibilità di recuperare nella costruzione della “casa collettiva” del Comune le pietre delle vecchie case familiari demolite, indicando la localizzazione delle discariche, e di un antico portale settecentesco i cui pezzi giacevano abbandonati in un prato. L’Amministrazione Fierro fu molto collaborativa, si impegnò nella ricerca di fondi aggiuntivi, e fornì una mappa delle cave, della produzione industriale e dell’artigianato del territorio montellese, oltre a un censimento analitico del verde coltivato e spontaneo esistente. Il progetto fu redatto con rigore assoluto con estrema attenzione all’ambiente: tutti i materiali usati sono totalmente ecocompatibili per l’intero ciclo produttivo, e biodegradabili.

Purtroppo però, nel corso della costruzione del primo lotto (gli Uffici Comunali), si creò per cause politiche uno scollamento progressivo tra l’Amministrazione e la cittadinanza, venne alimentata nella città un’ostilità montante alle attività amministrative in corso, tra cui la stessa realizzazione dell’opera. Venne anche meno la saldezza gestionale all’interno del Comune, e ciò finì col condizionare lo stesso andamento del cantiere, impedendo nei fatti al Direttore dei Lavori di esercitare la sua autorità nei confronti dell’Impresa e controllare fino in fondo il compimento a regola d’arte delle finiture. Le fasi finali della costruzione si svolsero nel pieno di una concitata campagna elettorale per le amministrative in cui ogni argomento fu considerato buono a fini di competizioni di parte. Il risultato fu quello del forzato arresto della prima parte dell’opera ad un risultato non pienamente soddisfacente.

Allontanandosi tuttavia dal piano locale, le caratteristiche tecniche del progetto originario (muratura in pietra massiccia locale, solai in legno locale, intonaci in calce e pozzolana, vernici in oli e resine naturali, limitazione dell’uso del cemento – materiale non ecocompatibile – alle sole fondazioni e cordoli di irrigidimento), all’avanguardia negli anni ’90, sono state considerate ancora nel 2008 così ottimali da aver consentito da parte della Regione Campania un finanziamento privilegiato per il completamento dell’opera, nell’ambito di un “progetto pilota” che ha finanziato solo 5 opere nella regione, una sola per ogni provincia. Alla città di Montella, scelta come città campione per la provincia di Avellino solo grazie a questo progetto, il finanziamento regionale ha portato risorse per interventi di edilizia sociale e pubblica per complessivi 7,7 milioni di euro, di cui 4,5 milioni di euro per il complesso del comune e della piazza, resi tutti immediatamente disponibili nelle casse del comune.

La città avrebbe dovuto essere fiera di questo riconoscimento, e la sua attuale amministrazione orgogliosa di poter gestire con intelligenza e lungimiranza questo finanziamento di rara importanza, certo insperato e conquistato senza sforzo alcuno perché giunto come eredità dall’impegno decennale di altri e dalla storia precedente, cogliendolo lucidamente come l’occasione per un azzeramento di inutili polemiche, per il completamento complessivo, ivi compreso il perfezionamento del 1° lotto, e per la conclusione della realizzazione di un’opera-campione da portare a modello per l’intera regione.

Purtroppo invece, ancora oggi, ci si distoglie da questo importante obiettivo, e si preferisce fare altro, a continuare ad alimentare polemiche distruttive piuttosto che non lavorare alla risoluzione dei problemi e al raggiungimento del risultato/bene comune.

Del progetto sono responsabile originaria come Progettista. Esso è stato validato all’atto dell’approvazione da parte dell’Amministrazione, che ne è divenuta dunque corresponsabile. Nel cantiere sono responsabile come Direttore dei Lavori, ed esigo di poter lavorare in scienza e coscienza libera da pressioni e condizionamenti che non siano quelli dettati dalla correttezza dei procedimenti e dalla bontà delle realizzazioni nell’interesse della committenza. (Ovviamente non ho mai autorizzato né autorizzerò mai il pagamento all’Impresa di materiali difettosi, di lavorazioni mai eseguite, o non eseguite a regola d’arte).

Il Direttore dei Lavori dovrebbe essere saldamente coadiuvato dal Responsabile del Procedimento nell’esercizio della sua autorità nei confronti dell’Impresa. Responsabilità e dovere dell’Amministrazione, oltre all’esercizio del controllo generale, sarebbe anche quella di proteggere il compimento dell’opera, garantendo attorno al cantiere un clima di sereno confronto, diffondendo una corretta informazione, invitando la cittadinanza ad una partecipazione in tempi e modi corretti, nel rispetto dei ruoli, senza cercare di interferire con le scelte tecniche che sono responsabilità esclusiva del progettista. Purtroppo non solo ciò non è avvenuto, ma, come più volte dichiarato pubblicamente dallo stesso Vicesindaco Brandi, l’Amministrazione vanta addirittura di aver più volte cercato di condizionare e modificare le scelte tecniche del progetto e della sua esecuzione. E’ ovvio che tali tentativi siano falliti: essi sono infatti in contrasto con il regolamento delle opere pubbliche, con i dettati della Regione ente finanziatore, e inoltre hanno esposto l’Amministrazione stessa al rischio di polemiche su possibili conflitti di interesse. Il finanziamento regionale è stato motivato dalle caratteristiche di rigorosa bioecocompatibilità del progetto che non possono essere modificate, pena la perdita del finanziamento stesso. I falliti tentativi dell’Amministrazione di ottenere modifiche delle caratteristiche essenziali del progetto si sono rivelati pure operazioni autolesionistiche per l’Amministrazione stessa e quindi per la città, che hanno avuto il solo risultato di allungare i tempi del cantiere e dare spazio alla conflittualità con l’Impresa, oltre ad esporre l’Amministrazione stessa, e con essa la città, al rischio di revoca del finanziamento regionale.

Sembra purtroppo in questo momento che siano bastati solo questi pochi anni perché la cultura civica, con il suo invito alla partecipazione collettiva ed al confronto civile, e la cultura ambientalista, con la sua sapienza costruttiva antica di migliaia di anni, siano andate completamente dimenticate se non addirittura perdute a Montella.

Voglio avere fiducia che non sia così, e che si possa ristabilire con il contributo di tutti – e specificamente dei vostri movimenti di opinione, che sono la base di ogni governo democratico – quel necessario clima di correttezza e quindi serenità che permetta il completamento dell’opera senza ulteriori dolorosi e inutili sprechi di risorse professionali culturali ed umane ancor prima che finanziarie.

La vostra attenzione ed opinione, basata sulla conoscenza dei fatti, è di grande importanza, e può coadiuvare fortemente in questo momento al raggiungimento del dovuto buon risultato finale.

In ogni caso, il tempo farà giustizia da solo. Tra cento anni, nessuno di noi ci sarà, e io so che il Municipio e la Piazza di Montella saranno lì come una buona e sana eredità per l’ambiente abitato dai nostri figli e dai figli dei nostri figli. E’ a loro che fin dall’inizio il progetto della Casa Comunale e della Piazza di Montella è stato dedicato, è con loro soprattutto che ho preso il mio impegno.

Napoli, 27 gennaio 2013  _

(*) DONATELLA MAZZOLENI, Progettista e Direttore dei lavori di completamento del Municipio e polo civico di Montella

PICCOLI PAESI / ARTICOLO CORRELATO  https://piccolipaesi.wordpress.com/2012/08/13/cuore-civico-a-montella/

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Written by A_ve

28 gennaio 2013 a 12:45

20 Risposte

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  1. Di tutta questa ‘triste storia’ l’unica cosa che mi rincuora è la buona fede e il temperamento che Donatella, per come l’ho conosciuta, profonde in questi temi – e leggendo la lettera mi sembrava di udire la sua voce dal tono perentorio!
    Al di là di tutte le vicende burocratiche e di merito nelle quali non so addentrarmi, mi conforta solo sapere che c’è qualcuno, un progettista, un direttore dei lavori, che opera pensando a chi fra cento anni non saprà nulla di queste faccende e avrà dimenticato nomi e cognomi e avrà come unica testimonianza e precipitato proprio e solo il manufatto realizzato, che ci sopravviverà tutti.
    E’ amaro tuttavia constatare come proprio le amministrazioni locali della ‘cosa pubblica’ minino la valenza di common ground che una casa comunale, per definizione e per eccellenza, dovrebbe invece avere, incarnare, simboleggiare. Quel terreno comune, quello spazio comune dell’armonia che pare non essere, lì – e chissà se lì solo, ancora di casa….
    Amedeo Trezza

    Amedeo Trezza

    3 febbraio 2013 at 21:02

  2. Ho voluto iniziare questa discussione sulla nuova “Casa Comunale” perché abito a 100 metri d’aria e ci passo più volte al giorno davanti e vedendo lo stato del cantiere, mi sono venuti in mente altri cantieri che conosco personalmente, tipo i vari ospedali incompiuti e abbandonati e sparsi in tutta Italia e in modo particolare e dico purtroppo da Napoli in giù, abbandonati a se stessi e al furto delle porte o delle suppellettili già montate. Sicuramente non succederà la stessa cosa a Montella, spero proprio di no, anche perché il cantiere è al centro della cittadina, affianco al Comune e dunque quasi impossibile agire in tal senso.
    Però vorrei per un attimino commentare l’intervento di Maria Maddalena a riguardo degli intonaci:
    Lei scrive: “Il problema degli intonaci può colpire ed ingannare il passante, ma le amministrazioni sanno che rappresenta solo un aspetto marginale che non può essere strumentalizzato -sminuendo la qualità complessiva di un progetto come questo- ma solo affrontato per la migliore soluzione a vantaggio di tutti.”
    Cara Maria Maddalena, spero proprio che tu non abbia ragione, perché -secondo le indiscrezioni che girano su questo progetto e non ancora pubblicate su questo sito e che prima o poi se ne dovrà parlare- quello degli intonaci è un problema veramente marginale e questo potrebbe dimostrarsi estremamente grave. Spero proprio che le indiscrezioni che circolano, tipo quelle che riguardano la stabilità strutturale del complesso e quelle del sottosuolo, siano solo delle dicerie o pettegolezzi, perché sarebbe un vero peccato se così fosse. Sarebbe un peccato non solo per la bellezza esteriore del progetto, ma anche per il tipo di progettualità scelto e cioè l’eco-compatibilità e sostenibilità e la ricerca di sistemi di costruzione ecocompatibili, purtroppo ed anche in questo caso “il demonio è in agguato nei dettagli”. Non sono un esperto del settore, ma penso che ne valga la pena provare a costruire senza cemento, anche se alle volte mi sorge il dubbio che alcuni architetti nella ricerca di notorietà di ogni tipo, non badano a spese. Non faccio riferimento alla Signora Arch. Mazzoleni, sta gestendo la discussione in modo esemplare e la ritengo una persona molto squisita, molto cosciente e molto responsabile. Ho il vantaggio di non conoscere personalmente né lei e nemmeno il team dei 5+1 professionisti corresponsabili:
    1. il Geom. Rocco Clemente di Montella, Ispettore di Cantiere;
    2. l’Arch. Angelo Verderosa, Direttore Operativo Architettura;
    3. l’Arch. Raffaele Gallo, Direttore Operativo Strutture;
    4. l’Ing. Claudio Assante, Direttore Operativo Impianti;
    5. l’Arch. Alberto Moccia, Direttore Operativo Contabilità;
    6. l’Arch. Antonio Ressa, Direttore Operativo Contabilità,
    “costituito da lei fin dall’inizio”. Questo mi consente di esprimere le mie riflessioni senza preconcetti, penso che sarebbe molto più difficile farlo se li conoscessi queste 7 persone, personalmente.
    Però vorrei ritornare un attimino sul problema “intonaco”, datosi che i lavori attualmente, stagionalità a parte, pare si siano arenati proprio per questo motivo. Non le sembra sia arrivato il momento di mettere un po’ da parte gli ideali e di mettersi in contatto con Aziende tipo BASF o Istituti professionali tipo P.C.I., Prammer Maschinenputz GmbH, TÜV Akademie ecc.ecc.? Per queste istituzioni ogni problema è una sfida, questa considerazione è la condizione di ogni successo. Ho conseguito 2 diplomi professionali in Germania, padroneggio quella lingua, se ne avesse di bisogno potrei aiutarla a prendere contatto di ogni tipo con enti, Istituzioni e ditte tedesche, che sono notoriamente conosciute per la loro serietà. Il mio appoggio personale è inteso, ovviamente anche a costo zero.
    Adesso vorrei esprimere anche qualche riflessione sulla nostra Amministrazione Comunale, oggi è domenica e il tempo abbonda.
    A quando mi risulta i maggiori esponenti di quest’amministrazione sono professionalmente attivi nel settore edilizio e quindi quello di dare un’occhiata al progetto della Casa Comunale penso che era il minimo che potessero fare, lo hanno fatto, sono esperti. Ovviamente si sono accorti subito di alcune carenze, come quella del numero dei posti a sedere dei consiglieri e della mancanza dei posti per il pubblico interesse ed eventuali Meeting che potrebbero svolgersi in un ambiente così accogliente con le eventuali ricadute economiche e…e…e, la Signora Arch. Mazzoleni, cosciente dell’errore, ha fatto quello che doveva e poteva fare. Questa storia pare sia iniziata nel 2010, nei primi mesi del 2012, quindi dopo un anno e mezzo, al comune è stata “regalata” la variante al progetto, siamo a febbraio del 2013 e la giunta a tal proposito non ha varato alcuna delibera. Ma signori miei vi rendete conto che per fare un’operazione del genere non si possono fare trascorrere 3 anni? Caro Sindaco (permettimi il “tu” come usiamo anche in privato) tu ci hai abituati a svegliarci al mattino e trovare delle situazioni cambiate, mi riferisco per esempio alle fioriere o all’emergenza neve dell’anno scorso oppure ai turni di notte di Piazza Bartoli. Ma è possibile che per deliberare una variante richiesta dalla stessa giunta nel 2010 dopo 3 anni non si deliberi ancora? I soldi pare che ci siano, allora dov’è il problema? Perché tutta questa inerzia? Ma questo benedetto consiglio quando si farà? Questa domanda è rivolta al vicesindaco Michele Brandi e ovviamente anche al nostro Sindaco Ferruccio Capone.
    Ormai non si può dire che fate gli amministratori solo per passione, la vostra generosità iniziale l’avete rivista e avete preteso il giusto compenso, quello che vi spetta, non so se per legge, nessuno ha mai preteso che voi svolgeste la vostra opera gratuitamente, siete stati voi in campagna elettorale a proporlo. Deve essere un monito a tutti quelli che oggi s’illudono che una volta votato l’uno o l’altro partito non si pagherà più IMU, ma questo è un altro discorso. Oppure no? Quindi adesso mettetevi al lavoro e cercate di dare un vostro contributo alla risoluzione dei moltecipli problemi che ruotano intorno alla nostra Casa Comunale, senza aspettare che il tutto sia demandato ai prossimi amministratori che molto probabilmente non saranno gli stessi di quelli attuali. Anche in questo caso si potrebbe dire: I capi vanno e vengono ma….……il problema non deve rimanere.
    Salvatore Santoro

    Salvatore Santoro

    3 febbraio 2013 at 18:58

    • In relazione al secondo intervento di Salvatore Santoro, rivolto all’Arch. Simeone ed al Sindaco, ritengo necessarie due brevi precisazioni.
      La prima è una precisazione di metodo: un invito a parlare solo, responsabilmente, di fatti. Nessuna allusione a “indiscrezioni” di nessun genere, formulata peraltro con riferimento a voci anonime, ed indirizzata a vaghi destinatari, dovrebbe essere considerata degna di essere propagata, né certo è degna di ricevere risposta.
      La seconda è una precisazione nel merito. Non è accettabile che si parli ancora di “errore” nel dimensionamento originario del numero dei posti della Sala Consiliare: il dimensionamento originario rispondeva esattamente alle richieste fatte a quel tempo dall’Amministrazione Committente. Sono passati 10 anni, l’Amministrazione è cambiata, anche alcune esigenze sono cambiate, e il progetto degli arredi è stato adeguato su richiesta della Committenza. Il “regalo” di tale modifica progettuale da parte della Direzione Lavori non è stato fatto né a copertura né a scusante di nessuna precedente mancanza, ma solo al fine di favorire il superamento di una preconcetta e prolungata insistenza da parte dell’attuale Amministrazione nel cercar di ottenere una modifica dei lavori in un appalto pubblico in modo improprio, e cioè senza voler formalizzare le proprie richieste con il provvedimento (indispensabile) di incarico alla Direzione Lavori di una “Variante”.

      Donatella Mazzoleni

      5 febbraio 2013 at 10:22

  3. Conosco personalmente la progettista e alcuni degli altri professionisti che partecipano alla direzione lavori, e apprezzo la loro professionalità, competenza e attenzione alla committenza dimostrata in diverse occasioni. Conosco inoltre il progetto che, da quello che ricordo, è stato strutturato con lo scopo di sintetizzare in una struttura complessa sia il senso di raccolta tipico delle piazza, sia il valore simbolico che dovrebbero avere le strutture comunali, sia alcuni caratteri del paesaggio locale. La qualità spaziale dell’intero complesso, ricordo, era stata progettata per entrare in relazione con il contesto e con i fruitori a più livelli, fisici e simbolici. Lo sforzo di mantenere la coerenza tra tutti gli aspetti è certamente notevole, soprattutto se si pensa che nel tempo è stato necessario adeguare il progetto originario alle modificazione contingenti, legate alle variabili richieste dalle differenti amministrazioni ed alla gestione dei fondi pubblici. Non conoscendo, se non attraverso quello che leggo qui, le responsabilità relative al problema degli intonaci, ma osservando la questione in relazione alla complessità del progetto e al suo valore, rilevo, come spesso accade, come i progettisti siano sempre più soli, isolati nel bene e nel male. Le pubbliche amministrazioni committenti spesso dimenticano il vero scopo del progetto pubblico: garantire un servizio alla collettività e rendere la cosa possibile concretamente, dunque lavorare insieme ai progettisti, per uno scopo comune. Così dovrebbe essere. Il problema degli intonaci può colpire ed ingannare il passante, ma le amministrazioni sanno che rappresenta solo un aspetto marginale che non può essere strumentalizzato -sminuendo la qualità complessiva di un progetto come questo- ma solo affrontato per la migliore soluzione a vantaggio di tutti.

    maria maddalena

    2 febbraio 2013 at 16:18

  4. sara pure che ognuno tiene la sua storia ma la storia del municipio perche non la fate finita ? se ho capito bene i soldi ci sono il progetto cè la professoressa sa il fatto suo e mi sembra logico che se l’intonaco è fatto male dall impresa non viene pagato. ma possibile che tutto si riduce all intonaco un opera così imponente ? mi sono affacciato dalla casa di ezio difronte e ho visto una piazza che sembra quella di siena magari ci mettono i mattoni a terra è molto bella. mi da un senso di protezione per i bambini che giocano e poi tutto larticolazione delle sagome basse e late che si vede il castello e il salvatore da dietro. Mi piace non capisco tutto questo Bailamme. Se si fa l organizzazione dei comuni e Montella è capofila gli spazi servono è chiaro che servono. Ma la sala non si può ingrandire e mettere piu posti così è contento puro Michele ? Meno lamenti più lavoro alzate le pacche dalle sedie e amministrate che vi abbiamo votato e la prossima non sappiamo

    franco

    1 febbraio 2013 at 08:54

    • io penso che la costruzione sia ridicola, mal progettata e mal costruita. SOLDI BUTTATI..

      .

      gerardo

      2 febbraio 2013 at 14:34

  5. Rispondo qui a Gianluca Camuso che mi invia sul sito http://www.montella.eu una richiesta di ulteriore chiarimento sulla questione “intonaci”.
    Nel primo lotto della costruzione la calce per l’intonaco fu realizzata in cantiere, e fu mescolata con sabbia e pozzolana, con risultati generalmente buoni per ciò che riguarda il corpo dell’intonaco e la sua aderenza alla muratura. La finitura invece (cioè lo strato finale della pittura) presentò dei principi di distacco al momento della messa in esercizio dell’impianto di riscaldamento, che provocò la definitiva asciugatura delle muratura e quindi la fuoriuscita dell’umidità verso l’esterno. Questo distacco rivelava quindi che non si era realizzata la dovuta omogeneità tra gli strati sottostanti e quello superficiale, e quindi che le pitturazioni avrebbero dovuto essere rifatte con l’impiego di pitture a calce di migliore qualità. Come Direttore dei Lavori prescrissi quanto necessario, ma i miei ordini di servizio furono disattesi dall’Impresa del tempo, che era in grosse difficoltà economiche ed aveva di fatto abbandonato il cantiere. Contemporaneamente, a causa di questo abbandono, cominciarono a manifestarsi in alto delle infiltrazioni d’acqua causate dalla mancata sigillatura a regola d’arte delle gronde, oltre che distacchi di parti dei rivestimenti in pietra non adeguatamente sigillati. Anche in relazione a questi mancati completamenti i miei ordini furono disattesi, così come fu disatteso ogni mio sollecito al Responsabile del Procedimento di procedere comunque urgentemente alla messa in mora dell’Impresa o all’esecuzione di lavori in danno per evitare l’aggravarsi degli inconvenienti. In luogo di compiere gli atti amministrativi dovuti, si verificò da parte del Responsabile del Procedimento una inspiegabile inerzia. Nei fatti, invece di agire tempestivamente in solidarietà con la Direzione Lavori, si preferì dare spazio ad una stagione di pettegolezzi (anche allora!) su presunti “errori di progetto”, con confuse polemiche, che vennero progressivamente alimentate dal verificarsi annunciato dell’aggravamento dei danni (distacchi degli intonaci rimasti privi di protezione o infiltrati d’acqua). La frettolosa riparazione delle facciate che fu compiuta quando infine dopo ben 1 anno e mezzo dall’emissione dei miei ordini di servizio il Responsabile del Procedimento, riconoscendo che non si poteva invocare alcun errore di progetto, ne fece intimazione all’Impresa, fu giudicata da me insoddisfacente nella mia relazione finale alla Commissione di Collaudo. Aggiungo che da allora nessuna operazione di manutenzione ordinaria è stata fatta, né degli intonaci, né del sistema pluviale, abbandonando totalmente la cura dell’edificio.
    Nel secondo lotto, dopo la negativa esperienza fatta nel primo, abbiamo adottato materiali di primissima qualità garantita all’origine, ovvero grassello di calce prodotto dalla ditta Cimmino, una delle più accreditate del Sud Italia. L’impasto è fatto solo con pozzolana, di cui fino ad oggi è stata testata da laboratori universitari l’ottima qualità. L’impasto e la messa in opera sono stati eseguiti con procedure controllate.
    Nell’inverno scorso purtroppo gli intonaci sono stati aggrediti da un’improvviso periodo di maltempo con gelate e permanenza di neve in una fase dei lavori in cui ancora era in corso la loro stagionatura, e non erano ancora completate le impermeabilizzazioni delle coperture. Le gelate hanno quindi provocato molti guai. Abbiamo prelevato campioni degli intonaci ed effettuato carotaggi (cioè prelievi di pezzi di intonaci e di muratura sottostante), e questi reperti sono stati analizzati da laboratori universitari che ci hanno confermato la bontà dei singoli materiali e delle procedure di messa in opera. Molti differenti soggetti indipendenti tra di loro hanno quindi attribuito i danni all’intempestività degli eventi meteorologici. Gli intonaci sono stati quindi rifatti con gli stessi materiali e le stesse procedure tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, perché potessero godere di una stagionatura di 90 giorni nel periodo estivo.
    Il comportamento degli intonaci all’invernata attuale purtroppo smentisce gravemente il risultato atteso dopo tanto impegno. Ci riserviamo di prendere le decisioni opportune appena avremo a disposizione una analisi completa ed approfondita delle cause. Ma Le assicuro che vinceremo questa battaglia!
    Donatella Mazzoleni

    Donatella Mazzoleni

    31 gennaio 2013 at 10:24

  6. Sono d’accordo: “fra cento anni” non credo proprio che tale struttura sia ancora in piedi! Per quanto riguarda il progetto del “castello”, il castello già lo avevamo e dura da centinaia di anni. Ma basta ricordare la dichiarazione dell’Arch., alla presentazione del progetto: “….abbiamo previsto che alle 4 del pomeriggio l’ombra della torre dell’orologio pioverà sulla stanza del sindaco…….” ????????????????
    (Se la vecchia “TeleC” ha la registrazione è possibile riascoltarla).
    Già da questo si doveva prevedere quanto sta accadendo.
    Pietro Sica

    Pietro Sica

    30 gennaio 2013 at 09:23

  7. tra l’altro e scusate l’ignoranza ma è normale che non vi siano scale antincendio? l’unica via di fuga sarebbero quelle scale strette e ripide? dove sono le uscite di sicurezza dei piani alti?

    gerardo

    29 gennaio 2013 at 17:57

  8. io non sono un esperto ma, non mi risulta che il tufo sia una pietra locale, ne tantomeno mi sembra normale che la facciata del secondo lotto appena finita è già cadente e che parte del primo lotto sembra vecchio di 100 anni. mi risulta strano anche.che le travi in legno interne del primo lotto siano poggiate su pezzettini di legno posti come spessore . è altrettanto singolare a mio avviso che l’unico spazio libero dalle case dove in caso di terremoto ci si sarebbe potuti rifugiare è stato tolto e credo che un que a trovare un posto adatto dove andare nelle vicinanze ed in alternativa alla vecchia piazza degli irpini. io credo che pur di prendere i soldi pubblici si sia esagerato creando una struttura palesemente sovradimensionata per le esigenze di un paese come montella. ma lo ripeto non sono un addetto ai lavori ma un semplice cittadino.

    gerardo

    29 gennaio 2013 at 16:45

  9. Reblogged this on irpiniaCAMBIA and commented:
    Quando il sindaco fa l’architetto

    mariopagliaro

    29 gennaio 2013 at 11:22

  10. Secondo il mio modesto parere, non ha senso costruire una struttura in tufo e poi ricoprirla con l’intonaco!!!!

    Gianluca Fatale

    29 gennaio 2013 at 07:46

    • Legittimo. Basta negare un migliaio di anni di storia dell’architettura. In Campania soprattutto. Giusto per memoria, il gusto “arte povera” che riempie le tavernette dei dirigenti statali con casa in campagna, che vorrebbe la pietra a faccia vista, nuda e bianca, ed il tufo consumato sugli spigoli a forza di spazzolate, é un falso pari solo al cattivo gusto delle “Villa Regina”. Il Partenone era blu e oro, il Goleto rosso. Chi (o quando) si lasciavano nude le pareti in pietra o tufo, accelerando i processi del loro degrado, era solo perché non c’era la possibilità economica per farlo.

      mariopagliaro

      29 gennaio 2013 at 11:18

    • Gentile Gianluca Fatale,
      la Sua opinione è per me molto importante, e La ringrazio di averla espressa. In effetti, la mia prima idea di progetto, all’epoca del progetto preliminare del 1996, era quella di un complesso di muratura massiccia “a facciavista” (cioè senza intonaco), in modo che la muratura potesse esprimere nella sua nudità tutta la sua forza e la sua bellezza. L’Ufficio Tecnico del Comune dette però allora parere negativo su questa ipotesi, motivandola con un parere di incompatibilità con l’andamento climatico. Le dirò che più volte, soprattutto nel corso della costruzione di questo secondo lotto di lavori, ho riconsiderato quella ipotesi, e in effetti sono anche riuscita a ritornare in parte a quella scelta originaria, modificando la finitura dell’interno Sala Consiliare, della Sala Matrimoni, e di una parte del Bar, che ho lasciato senza intonaco, con la muratura nuda. E’ stata questa una scelta puramente estetica, di cui comunque ho fatto una valutazione accurata delle caratteristiche della resa sia energetica che acustica, oltre che dei costi, per verificare che non vi fosse una riduzione, rispetto al rivestimento con intonaco, della capacità di mantenere il calore e di assorbire il suono, né un vantaggio economico per l’Impresa. Pur avendo pieno diritto ad assumere tutta la responsabilità di questa scelta estetica e tecnica, ho dovuto lottare per sconfiggere un vespaio di pettegolezzi e polemiche che si andavano sollevando da parte di persone assolutamente non abilitate a entrare in discussione sull’argomento. Il risultato è a mio parere bellissimo, anche se ancora incompleto, e se Lei vuole può venire a visitare il cantiere quando vuole in modo che io possa mostrarglielo. Considerando ora il ripetersi di inconvenienti nella realizzazione degli intonaci, confesso che mi è già venuta voglia di rilanciare, per l’intero complesso della sala Consiliare e della Torre Panoramica, l’idea originaria di una muratura nuda. Per la coerenza dell’immagine architettonica generale dell’intero complesso, a questa condizione di nudità dovrebbero però essere riportati contemporaneamente anche gli altri corpi-scala, cioè la Scala Circolare, la Scala Triangolare, e la Scala Rettangolare, che costituiscono le altre tre “torri”, disposte rispettivamente a Nord, Nord Est, e Sud Est, intorno all’anello del “castello” comunale, e che fanno parte dell’edificio degli Uffici già costruito di cui comunque si prevede il restauro delle facciate esterne. Ne ho già accennato con il Sindaco, in via del tutto informale e generica, ma si tratta di una variazione molto importante che non potrebbe essere fatta per iniziativa della sola Direzione Lavori e dovrebbe avere il sostegno di una delibera di Giunta. E’ comunque per ora solo un’idea in corso di valutazione, perché ogni decisione sulla questione degli intonaci sarà presa dopo l’esito delle analisi in corso. Mi farebbe però piacere continuare ad avere il Suo parere.
      Donatella Mazzoleni

      Donatella Mazzoleni

      29 gennaio 2013 at 11:21

  11. Cari cittadini montellesi ed Egregia Prof.ssa Arch. Mazzoleni ,vista la sua esauriente nota sulla cronostoria dell’opera da lei progettata, non posso esimermi dall’esprimere una mia opinione sulla bontà dell’opera in corso di realizzazione , 1° e 2° lotto della casa Comunale della Città di Montella.Non entro nel merito della progettazione architettonica e sull’utilizzo dei materiali impiegati , ma sui risultati ottenuti che sono sotto gli occhi di tutti. Ebbene può considerarsi soddisfacente un’opera pubblica il cui utilizzo necessita di strumenti di protezione (casco) per la caduta di elementi costruttivi di cui si compone? Come è stato possibile collaudare e destinare all’uso un’opera con tanti difetti di esecuzione ? Ebbene lei che era ed è anche direttore dei lavori , incaricata che l’opera venisse eseguita a regola d’arte, riscontrato che entrambe le imprese appaltatrici non eseguivano i lavori ,a suo dire ,a regola d’arte , perchè nel pieno dei suoi poteri non ha provveduto ad allontanarle assumendosi la responsabilità che le compete. Non capisco cosa centrano gli amministratori passati e presenti e futuri , che potevano essere anche degli ignoranti in materia , sul risultato dell’opera.
    Sono sicuro che Lei avrebbe voluto che le cose fossero andate diversamente ,con la piena sua soddisfazione e apprezzamento dell’opera, da Lei ideata, prima per lei e poi per tutti i cittadini di Montella. Forse un assistente ai lavori sempre presente sul cantiere , poteva fare emergere puntualmente le errate fasi di lavorazione e l’accettazione dei materiali impiegati, con esposizione delle corrette procedure di esecuzione all’impresa. Ormai è acqua passata. Sono sicuro comunque che lei d’ ora in poi adotterà tutte le procedure e gli ordini che le competono per l’eliminazione definitiva dei vari difetti di realizzazione. LO SPERO PROPRIO , perchè quegli uffici li frequento quotidianamente per il lavoro che svolgo, essendo un ingegnere professionista, che conosce bene i difficili rapporti con le imprese che mirano esclusivamente al profitto ,specialmente sulle opere pubbliche. Concludo esprimendo un sincero apprezzamento per la sua idea progetto e Le auguro buon lavoro.

    Giuseppe Boccuti

    28 gennaio 2013 at 19:35

    • Gentile Giuseppe Boccuni, Le ringrazio del Suo apprezzamento, che proviene da un tecnico collega che ben conosce le difficoltà dei cantieri e della gestione dei rapporti. Come Lei ben sa, il Direttore dei Lavori ha potere sugli aspetti tecnici di un appalto, ma non su quelli contrattuali, che vengono gestiti dall’Amministrazione Committente tramite la figura del Responsabile del Procedimento (RUP).
      Per ciò che riguarda il risultato insoddisfacente dei lavori del 1° lotto: nella fase finale come Direttore dei Lavori emisi i dovuti Ordini di Servizio per il completamento a regola d’arte di alcune opere essenziali (pitturazioni degli intonaci, sigillatura del sistema pluviale, sigillatura dei rivestimenti in pietra, impregnatura definitiva degli infissi in legno), ma questi ordini furono disattesi da un’Impresa che si trovava in difficoltà economiche per altri motivi. Com’era mio dovere, segnalai al RUP la necessità di procedere a quanto la legge prescrive, ovvero l’immediata esecuzione dei lavori “in danno” prima che le opere venissero compromesse dall’aggressione dei fattori esterni (così come si è poi puntualmente verificato). In luogo di percorrere questa strada con forza e chiarezza, si preferì da parte del RUP temporeggiare e dare spazio per un lungo periodo a vischiose polemiche, tentando di sollevare (un po’ troppo tardivamente!) ipotetici “errori di progetto”, arrivando infine ad una conclusione rabberciata perché troppo tardiva (dopo quasi 2 anni). La mia Relazione Finale alla Commissione di Collaudo dell’epoca contenne una lunga e dettagliata analisi di tutto ciò, compreso un elenco delle opere giudicate da me insoddisfacenti e la dichiarazione che la realizzazione della pitturazione ultima delle facciate era stata finalmente fatta dall’Impresa senza che né l’Impresa né il RUP avessero convocato il Direttore dei Lavori per consentire l’esercizio del suo controllo.
      Per ciò che riguarda il controllo dell’attuale cantiere: ho costituito fin dall’inizio un Ufficio Direzione Lavori composto da ben 5 professionisti oltre me (con cui, ovviamente, suddivido la parcella unica pagata dal committente); il cantiere è così monitorato con visite giornaliere da parte dell’Ispettore di Cantiere (il Geom Rocco Clemente di Montella), con visite settimanali o bisettimanali da parte dei vari Direttori Operativi (l’Arch. Angelo Verderosa Direttore Operativo Architettura, l’Arch. Raffaele Gallo Direttore Operativo Strutture, l’Ing. Claudio Assante Direttore Operativo Impianti, l’Arch. Alberto Moccia e l’Arch. Antonio Ressa Direttori Operativi Contabilità), e con visite settimanali mie personali. Di ogni visita viene redatto verbale che viene immediatamente inviato al Responsabile del Procedimento.
      Auguro anche a Lei buon lavoro.
      Donatella Mazzoleni

      Donatella Mazzoleni

      29 gennaio 2013 at 10:47

      • Visto che sono stato chiamato in causa ho l’obbligo di rispondere.
        Egregia Prof.ssa Mazzoleni, nella sua cronistoria, tesa, a mio parere, solo a distogliere l’attenzione dei cittadini dalle problematiche che l’opera presenta, Lei elogia solo il suo operato, ma si imbatte in una serie di contraddizioni spaventose:
        – la sua “idea di ricostruire la nuova Casa Comunale con un processo “a km zero”, con l’uso dei materiali (pietre, legni, terre) locali” non trova riscontro nel costruito, poiché il tufo non è certamente una pietra locale così come non è locale la malta pozzolanica utilizzata;
        – asserisce che le Amministrazioni non devono e non possono “interferire” con la realizzazione dell’opera, ma ogni problema riscontrato lo addebita alle Amministrazioni stesse; infatti ha dichiarato: “Purtroppo però, nel corso della costruzione del primo lotto (gli Uffici Comunali), si creò per cause politiche uno scollamento progressivo tra l’Amministrazione e la cittadinanza, venne alimentata nella città un’ostilità montante alle attività amministrative in corso, tra cui la stessa realizzazione dell’opera. Venne anche meno la saldezza gestionale all’interno del Comune, e ciò finì col condizionare lo stesso andamento del cantiere, impedendo nei fatti al Direttore dei Lavori di esercitare la sua autorità nei confronti dell’Impresa e controllare fino in fondo il compimento a regola d’arte delle finiture. Le fasi finali della costruzione si svolsero nel pieno di una concitata campagna elettorale per le amministrative in cui ogni argomento fu considerato buono a fini di competizioni di parte. Il risultato fu quello del forzato arresto della prima parte dell’opera ad un risultato non pienamente soddisfacente.”
        Delle due l’una: i meriti e le colpe o sono dell’Amministrazione o sono suoi; è poco qualificante asserire che i meriti sono suoi e gli errori sono di altri.
        Ancora una volta, spudoratamente, afferma che” l’Amministrazione vanta addirittura di aver più volte cercato di condizionare e modificare le scelte tecniche del progetto e della sua esecuzione”.
        In primo luogo l’Amministrazione non si vanta di alcunché, in quanto è diritto – dovere degli amministratori svolgere una funzione di controllo su ciò che si realizza sul territorio, ma ciò che Le è stato sempre rappresentato è la scarsa funzionalità del fabbricato e la scelta di materiali che già per il primo lotto hanno dato pessimi risultati. In particolare, ed è giusto che i cittadini sappiano, la Sala consiliare prevede 16 posti per gli Amministratori mentre i membri del consiglio comunale, compreso il Sindaco e la Segretaria Comunale sono 18 e la stessa sala consiglio è stata progettata per una capienza di circa 30 posti; da un’opera così imponente ci si aspettava una sala consiglio, utilizzabile anche per convegni e manifestazioni, di almeno un centinaio di posti. Da tutto l’edificio a realizzarsi, si ricavano sono 2 vani da poter utilizzare per uffici e onestamente sembrano irrisori rispetto alla mole dell’opera.
        Asserisce altresì che l’Amministrazione ha “avuto il solo risultato di allungare i tempi del cantiere e dare spazio alla conflittualità con l’Impresa, oltre ad esporre l’Amministrazione stessa, e con essa la città, al rischio di revoca del finanziamento regionale”; anche in questo caso ha perduto una buona occasione per tacere. Infatti l’unica conflittualità esistente è tra l’impresa e la direzione lavori e l’allungamento dei tempi è addebitabile a tutti all’infuori dell’Amministrazione che mai, e dico mai, ha interferito con l’andamento delle lavorazioni, così come mai le è stato chiesto di modificare nulla, all’infuori di quanto sopra specificato.
        Nella sua elucubrazione afferma che richieste di modifiche pervenute dall’Ente sono in contrasto con il regolamento delle opere pubbliche: e che dire all’ora dell’offerta migliorativa relativa agli intonaci presentata dall’impresa in fase di gara che Lei ha disatteso? Il regolamento dei lavori pubblici vieta categoricamente di modificare le migliorie proposte in fase di gara e determinanti ai fini della aggiudicazione, in quanto equivale ad una alterazione del ribasso offerto.
        Ovemai non fosse chiara la desiderata dell’amministrazione, mi permetto di riproporgliela:
        l’interesse dell’Amministrazione è che l’opera venga portata a compimento nei tempi dovuti, ma priva di difetti, realizzata a perfetta regola d’arte e, possibilmente, che sia anche funzionale.
        Lei conclude affermando che “Tra cento anni, nessuno di noi ci sarà, e io so che il Municipio e la Piazza di Montella saranno lì come una buona e sana eredità per l’ambiente”: mi permetta di nutrire fondati dubbi, considerato che il primo lotto, a distanza di soli dieci è divenuto un rudere.
        E per rispondere a Salvatore Cianciulli dico che questa Amministrazione non ha messo in atto nessuna campagna diffamatoria ma ha solo sollevato fondate osservazioni su ciò che si sta realizzando, considerato che ne ha le capacità, le conoscenze e le competenze per farlo, senza peraltro farsi aiutare dai propri genitori a fare i “compiti a casa”.
        Michele BRANDI

        MICHELE BRANDI

        29 gennaio 2013 at 18:06

      • Ognuno di noi ha la sua storia…………………………
        Salvatore Cianciulli

        Salvatore Cianciulli

        30 gennaio 2013 at 06:21

  12. Egregia Professoressa, ho vissuto prima tramite mio padre e poi direttamente, in qualità di amministratori, le vicende successive della realizzazione della Casa Comunale e della Piazza Civica. Siamo orgogliosi del suo lavoro che non può essere certamente scalfitto da inconvenienti tecnici risolvibili, nè tantomeno dalla campagnia diffamatoria messa in atto dalla attuale amministrazione. Sarà una opera di cui saranno orgogliosi i nostri discendenti, che potranno goderne liberi e non condizionati dalle polemiche politiche strumentali. La sua puntualizzazione in riferimento ai finanziamenti ricevuti rende merito anche a chi si è impegnato nella precedente amministrazione per ottenerli.
    Con stima.
    Salvatore Cianciulli

    Salvatore Cianciulli

    28 gennaio 2013 at 15:24

    • Gentile Salvatore Cianciulli,
      sono onorata del suo apprezzamento e La ringrazio del sostegno convinto alla realizzazione di un’opera in cui Lei, lo ricordo bene, ha creduto fin dall’inizio.
      Donatella Mazzoleni

      Donatella Mazzoleni

      29 gennaio 2013 at 10:05


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