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PEZZOTTO di Eduardo Alamaro

liquore strega

liquore strega

di EDUARDO ALAMARO  _ Pezzotto  (montagna crea / città napoli copia)

Il tema in classe col quale vi intratterellò  questa settimana è la “Strega” di Benevento. Ma anche le Streghette, le Mi Strega, le Fatine, i poveri Diavoli e i Maghi di Napoli, (tengo famiglia art/design).

Vi intermezzerò cioè sui Liquori Strega pezzottati negli anni trenta – cinquanta a Napoli. Nel suo centro antichissimo distillato oppure appena fuori le mura antiche, nello storico Rione Stella-Sanità, con i suoi Sindaci e Streghe di produzione parodiate, spesso geniali. Paradossale stimolo all’Originale per trovare nuove vie, inedite strategie commerciali, mantenere alto il prodotto. Insomma, la “Strega” di Benevento contro le “Janare” di Napoli, una bella lotta al femminile!

La fortuna dello “Strega”, si sa, sta in tutta una serie di indovinati fattori d’impresa: nel sapore magico artigianale, nel design della bottiglia, nello stile, nel carattere inconfondibile dell’etichetta, nello stesso colore giallo del liquore dovuto a uno degli ingredienti, lo zafferano. Prodotto giusto, giusto mix “tradizione-innovazione”, da manuale. Con un suo pubblico fedele nei secoli (150 anni nel 2010!). Assaggiatelo e fatemi sapere. Soddisfatti o rimborsati dalla ditta Alberti, quella del famoso premio letterario.

Lo “Strega”, è notorius, è considerato un digestivo, da bere dopo i pasti: dopo il pasto garibaldesco del Sud del 1860, anno di fondazione della ditta, ci voleva proprio un buon digestivo nazionale. E lo “Strega” di Benevento stregò gli italiani uniti al primo assaggio col Nord! Matrimonio indissolubile, vecchia maniera, W l’Italia 150!

Scherzo s’intende, intermezzo. Ma fu forse per tale motivo storico “subliminale” che lo “Strega” ha avuto uno straordinario successo commerciale. Prodotto giusto, a tempo e a luogo (oltre che ha logo), giusto!

“Al primo sorso affascina, al secondo Strega”, come garantiva la reclame del “Carosello” di Sylvia Koscina, anni sessanta. Perciò è stato molto indigesto sin dall’ottocento agli altri famelici concorrenti del settore. Le imitazioni e i pezzottati non si contano più: è il mercato e la concorrenza (sleale), bellezza!!

Ma di ciò l’Alberti se n’è fatta un’arma: nella sala espositiva della ditta, a Benevento, troneggia un’intera bacheca di bottiglie pezzotto “Strega”. Vale a dire, messaggio sottinteso: Prodotto imitato, molto apprezzato! Diffidate delle imitazioni. Dei trasferimenti, ferimenti e traduzioni non autorizzate. La ditta non ha succursali. Soprattutto a Napoli, nell’ex capitale borbonica, che del pezzotto e della parodia ha fatto un’arte “plebiscitaria”, è il caso di dire. Infatti il compianto Alighiero Noschese era di Napoli, tanto per fare un esempio non lontano. (E non parlo qui degli moderni architetti design-ati della Gravina napoletana che fu, per non creare problemi alla nostra PresS/T).

E’ certo che lo “Strega” porta bene e aiuta il ricercatore artigiano. Parola di Eldorado, garantito allo zafferano! Esempio: di recente un amico, attento collezionista e investigatore di tracce pubblicitarie tra otto e novecento, soprattutto lettere e cartoline, mi ha messo a parte di una campionatura da lui recentemente acquisita. Era finita chissà come a un robivecchi a Castellammare di Stabia. E’ uno Stock di 84 album d’etichette di liquori depositati per legge, tra gli anni trenta e cinquanta del ‘900, all’Ufficio tecnico erariale di Napoli. E da quest’ultimo evidentemente mandato al macero, a termini di legge, ahinoi ricercatori tra arti, industrie e consumo: come si ricostruiranno le storie di produzioni diffuse? Come si scriveranno gli Intermezzi di consumo?

In queste vecchie carte “minori” commerciali è documentata l’attività di alcune ditte di liquori di Napoli a cavallo della seconda guerra mondiali (anni ‘30 – ‘50 del ‘900), obbligate a depositare per legge le etichette del loro prodotto commerciale. Una documentazione veramente singolare e oggi preziosa.

Da questo corpus ho estratto per voi, miei partecipi lettori d’Lpp, quelle etichette che tentavano di imitare, in tutto e per tutto, in primis nella grafica, il liquore “Strega” di Benevento, a partire dalla sua intrigante “S”.

“Ti riconosco, Strega!”, recita la pubblicità. Ma non a Napoli, dove vige(va) il: “Ti pezzotto, Strega! (Tengo famiglia, scusa!)”.

Abbiamo così documentato il “Liquore Mi Strega”, prodotto dalla fabbrica di Luigi Ambrosio di San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con una grafica dell’etichetta col classico fondo giallo e caratteri rossi che ricordano moltissimo l’originale, fino a indurre in errore il consumatore. Non manca in basso a sinistra il Vesuvio fumante che sostituisce l’originale del noce delle Streghe caudine.

L’ “Elisir Streghetta” era invece prodotto da Giovanni Apuzzo fu Francesco, via Scalesia 32, ovvero a via  Marina Nuova 15 a Porta di Massa, Napoli. I caratteri della scritta ricordano molto da vicino l’originale; in questo caso la grafica conserva il noce della leggenda delle Streghe di Benevento, da cui il nome del liquore. In basso a sinistra è indicata anche la stamperia: “Litografia Geremia” della quale oggi non si sa più nulla. Chi l’ha vista?

Invece, in via Cassano a Capodichino di Napoli, la ditta Alfredo Erman produceva il “Liquore Fatina”, “tonico digestivo, specialità della ditta”, sempre in quegli anni trenta del ‘900, rigorosamente giallo-Strega (fatina gialla che con la famosa “fata verde” dell’assenzio francese non aveva nulla a che fare e gustare, nda).

La ditta Nicola Cerqua di Napoli in via Santa Margherita a Fonseca 10, rione Stella, (un ex convento di proprietà comunale, oggi scuola primaria “Ferdinando Russo”) produceva un liquore che si chiamava “Stella d’Oro”, fondo oro e caratteri della scritta assolutamente uguali a quella della Strega (etichetta stampata dalla “Litografia Corica & Musti”, Napoli: chi l’ha vista anche questa?).

Un “Liquore Stella”, tonico digestivo, era prodotto dalla ditta “Francesco Catapano fu Donato” di San Giuseppe Vesuviano. La “S” tipica dello Strega su fondo giallo è anche qui sempre imperante graficamente. Essa è evidente motivo conduttore anche nell’etichetta del gran “Liquore Streghe”, attenzione unione consumatori: sta al plurale, prodotto dalla ditta Alfonso Stadio fu Giovanni di San Giovanni a Teduccio, Napoli-zona industriale.

Questa fabbrica inaugura una linea di liquori col marito della “Strega”. Produce infatti il paterno “Liquore Mago” (di cui abbiamo varie simpatiche etichette stampate dalla Litografia Cavalleri, Napoli, chi l’ha vista?) e il Liquore “Scaccia Diavoli”, con raffinata grafica dell’etichetta diabolica, forse di Milano. Ugualmente diabolico è il noce dell’etichetta del “Liquore Strenna” (la “S” dello Strega è d’obbligo, come stra-detto), prodotto dalla Fabbrica Domenico Tuccillo, via Crocelle ai Vergini, 24, rione Sanità, Napoli.

Potrei continuare ancora, ma il mio è solo un intermezzo. E’ solo un assaggio di pezzotto “Strega” del centro storico di Napoli, prima della desertificazione post-terremoto del 1980. Amici architetti pezzotto di Napoli, uniamoci e … consoliamoci con Stock: beviamoci su uno “Janara” stregata originale doc all’Eldorado! Vi aspetto alla prossima!!

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Written by A_ve

28 febbraio 2013 a 13:03

2 Risposte

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  1. Bravo Vittorio Russi, molto interessante la sua ricerca con finale allo Strega. Permane però l’interrogativo: Chi pezzottò. E’ stato il “Casteldrione” di San Severo a derivare dal liquore beneventano “Strega” o viceversa? O i due liquori del Sud hanno proceduto insieme di pari passo e poi lo “Strega” benevaentano prese il volo sulla migliore scopa del mercato? Chi chi lo sa?
    Certo che se si trovasse una bottiglia con la fatidica indicazione: ” prodotto dalla ditta Alberti su ricetta di …” sarebbe un bel colpo per San Severo.
    Però una osservazione, a bocce ferme: Casteldrione non funziona molto all’orecchio pubblcitario. “Strega” è indovinato, secco, fascinoso. Come Standa, come Rinascente, come Dada ….
    Forse sta tutto qui lo scioglimiento dell’enigma stregato: nell’orecchio.
    Saluti da Napoli

    ELDORADO

    28 febbraio 2013 at 17:34

  2. ma la strega sembra essere nata nella pianeggiante Capitanata:
    http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/societaviticoltori/societaviticoltori.htm

    Domenico Sergio Antonacci

    28 febbraio 2013 at 13:16


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