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150 anni in Alta Irpinia

150 anni tribunale sant angelo dei lombardi

Centocinquanta anni di Amministrazione della Giustizia: La forza del ricordo. _ di ANTONIO GUERRIERO

Non avrei mai immaginato, dopo aver  partecipato alla inaugurazione di questo Palazzo di Giustizia nel novembre 2006, che avrei dovuto  organizzarne anche la sua chiusura. Tuttavia questa non vuole essere una manifestazione di addio; intendiamo in questa occasione solo ringraziare tutti gli operatori di questo Circondario che, in un secolo e mezzo, lavorando con passione hanno reso “grande” un “piccolo” Tribunale.

Infatti, solo il sacrificio e la professionalità di magistrati, avvocati e personale amministrativo, di tanti eroi oscuri è stato possibile ottenere i risultati che sono sotto gli occhi di tutti nonostante le modeste risorse a disposizione. Ha affermato Einstein “Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore ed esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo sforzarmi al massimo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto”.

Inoltre, vogliamo dire grazie a tutta la popolazione irpina perché senza la vostra collaborazione, senza il vostro sostegno il nostro lavoro non sarebbe stato credibile. Perché noi ci siamo mossi in questi anni per realizzare non una giustizia chiusa ed autoreferenziale ma aperta, trasparente, responsabile ed al servizio dei cittadini. Così questa manifestazione  serve a fare un consuntivo, un bilancio del lavoro sin qui svolto e ricordare tutti quelli hanno lavorato in questo Circondario con amore per la giustizia.

Il Giudice Levita, recentemente trasferito, ha dichiarato di non lasciare un tribunale ma una comunità di magistrati, avvocati, personale amministrativo “d’altri tempi; seria, rispettosa, cordiale, collaborativa” ed ha ricordato l’affermazione di Churchill “più si riesce a guardare indietro, più avanti si riuscirà a vedere”.

E’ proprio questo il senso di questa iniziativa, guardare indietro per trovare la forza di andare avanti con la convinzione che qualsiasi situazione vada  affrontata con dignità e guardando la strada tracciata da quelli che ci hanno preceduto. Perché solo gli obiettivi, le mete mettono in moto le carovane.

CONTINUA     Infatti, la memoria ci consente di avere dei modelli, delle stelle polari utili ad indicare la strada da seguire. La forza della memoria, afferma Cicerone, è “tesoro e custode di tutte le cose” e noi vogliamo custodire il ricordo di coloro che hanno lavorato in questo Palazzo di Giustizia, perché non esiste separazione definitiva fino a quando c’è il ricordo e sono tutti oggi fisicamente o idealmente presenti con noi.

E’ il tempo del ricordo di tantissime persone che hanno operato in questi luoghi offrendo il loro contributo di cultura e di professionalità.

Peraltro,  la storia è essa stessa giudice inflessibile delle nostre condotte attraverso il ricordo che noi lasciamo.

Perché come affermava Falcone “contano le azioni non le parole”. Nulla rimarrà dei nostri bei discorsi conterà solo  come avremo svolto in concreto il nostro lavoro, con quanto amore avremo svolto la nostra professione.

Ho sempre perseguito l’ambizione che un ufficio giudiziario non debba essere solo rispettato dalla gente ma anche amato per le capacita di porsi al servizio della gente, anche dei più deboli. Ed in questo ho seguito l’esempio di grandi magistrati, molti dei quali presenti,  come i Presidenti Buonajuto, Galgani, Martusciello, Mastrominico, Roberti  e tantissimi altri .

E’ difficile spiegare l’importanza che hanno avuto  Procura e Tribunale per l’Alta Irpinia in questo secolo e mezzo. “La vita, amico mio è l’arte dell’incontro” afferma Vinicius de Moraes.  E questo tribunale è stato in questi anni il luogo dell’incontro per l’intera zona, del riconoscimento delle ragioni dell’altro, dell’ascolto dell’altro anche di quelli ai margini della società, così cementando i legami tra le comunità.

I Tribunali di Sant’Angelo ed Ariano si sono dovuti interessare  dell’amministrazione della giustizia in una vasta area pari a quasi 2000 kmq. che custodisce un’enorme patrimonio di risorse ambientali, paesaggistiche e culturali  che occorre difendere in quanto sono le fondamenta su cui costruire il futuro delle prossime generazioni. L’Alta Irpinia è, infatti, stretta tra territori in cui sono presenti vaste e pericolose organizzazioni criminali come le aree del napoletano, salernitano e foggiano e sinora la presenza di questi centri di amministrazione della giustizia hanno rappresentato una diga nei confronti delle infiltrazioni mafiose ed uno dei presupposti per lo sviluppo di questi territori.

E’ questa una terra “ai margini”, una sorta di “terra di mezzo” che racchiude uno scrigno di valori umani di inestimabile importanza.

Il Circondario di Sant’Angelo dei Lombardi nasce come centro amministrativo e giudiziario nel decennio francese quando fu istituita una “Sottotenenza” che aveva la competenza su una serie di comuni. Pertanto fu istituito prima il Giudicato di Pace di Sant’Angelo dei Lombardi, con legge del 1808, poi il Giudicato Circondariale, con legge del 1819.

Il disegno complessivo venne completato con l’unità d’Italia e con R.D. del 25 settembre 1862 con cui venne istituito il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi ed è sorprendente osservare come nell’allegato schema si indicasse che la popolazione del circondario era pari a 117852, di poco inferiore a quello indicato per i circondari di Avellino, Campobasso e Reggio, e nettamente superiore a quelle di Rossano, Palmi e Larino.

L’inaugurazione del novembre 2006 avvenne poco dopo il mio arrivo e mi fece comprendere la vastità dei problemi che dovevamo affrontare in un ufficio che era stato a lungo senza il dirigente.  Era stato proprio il  Procuratore Generale dr. Galgano ad inviarmi in questi luoghi.

Trovai un ufficio che doveva essere completamente ricostruito per realizzare una cultura dell’organizzazione che rendesse tutti partecipi degli obiettivi da raggiungere. Per questo abbiamo realizzato  una sala multimediale per la formazione. Grazie a tutti voi abbiamo costruito un ufficio che è diventato capofila in Campania dei maggiori progetti per l’innovazione nella giustizia, dal progetto Best Practices a quello della digitalizzazione.

Oggi  la Procura della Repubblica  ha uno dei siti web tra i più avanzati ed interattivi ed è diventato uno degli uffici giudiziari  più produttivi del Distretto, tanto da  giungere al dimezzamento delle pendenze ed al raddoppio della produttività, come riconosciuto anche dal Presidente e Procuratore Generale.

In questa sede dobbiamo anche ricordare la precedente inaugurazione, del 26 febbraio 1977, avvenuta alla presenza  del Ministro On. Bonifacio, del Sindaco Avv. Castellano,  poi rimasto ucciso nel terribile terremoto che dopo pochi anni si sarebbe abbattuto in queste zone e di tanti altri.

In quella occasione l’Avv. Prof. Alfredo de Marsico pronunciò uno delle suoi memorabili interventi ed osservò che “i tribunali di montagna, non sono soltanto centri in cui si amministra la giustizia; sono centri di cultura, sono scuole di educazione collettiva. Sopprimete il Tribunale in una zona che non è favorita dai beni della terra e dalle iniziative economiche, e avrete spento una fiamma”.  Pubblicammo  anche un opuscolo intitolato “26 febbraio 1977-18 novembre 2006 per non dimenticare…” in cui ricordammo il terribile sisma che poco dopo uccise molti dei partecipanti di quella cerimonia.

La commozione mi assale ogni volta che ripenso a  quello che vidi quando con i primi soccorritori giunsi in Alta Irpinia. Erano evidenti all’istante le dimensioni immani della tragedia: migliaia di vittime, decine di paesi rasi al suolo e tanta, tantissima gente straziata tra le macerie. Invocavano tutti disperatamente aiuto.

Solo a Sant’Angelo dei Lombardi il sisma aveva provocato la morte di quasi 500 persone, tra cui il Sindaco Avv. Guglielmo Castellano mentre giocava a carte con gli amici in un circolo; il Capitano dei Carabinieri Antonio Pecora  che chiedeva ai soccorritori che lo estraevano dalle macerie di attivarsi per aiutare anche gli altri, mentre ovunque serpeggiava la morte unita alla disperazione.

Ricordo l’amico Franco Roberti visibilmente commosso nel raccontarmi la scena a cui aveva assistito: con alcuni camion, su disposizione dei Capi della Corte, si intendeva spostare da Sant’Angelo gli arredi ed i documenti contenuti nel palazzo di Giustizia. Molte persone  appresa la notizia dell’arrivo dei veicoli e nel timore di uno  spostamento definitivo del Tribunale, si stesero per terra innanzi agli autocarri. Non era protesta. Era difesa del territorio,  difesa del loro mondo. E Roberti, avendo giustamente interpretato l’animus di questo gesto estremo, telefonò al Procuratore Generale che sospese il trasferimento. Fu in quell’occasione che l’amico Roberti guardandomi soggiunse: “il terremoto ha già tolto tutto a questa gente, non possiamo ora contribuire a sottrarre loro anche il Tribunale”.

Con ammirazione vera ricordo l’opera di migliaia di volontari giunti da ogni parte del Paese e importanti aiuti umanitari da tutto il mondo.  Vidi la voglia di riscatto di un popolo che aveva sì subito un grave affronto  dalla natura ma che ora si stava ribellando e che cercava di recuperare il senso della propria storia.

Con il tempo ho poi compreso che il nemico da combattere non era solo la criminalità proveniente dall’area napoletana, foggiana o salernitana ma era anche il nulla che avanza che desertifica questi centri che rende inanimati i luoghi ove fino a poco tempo fa c’era vita.

In questi territori v’è una delle più alte percentuale di suicidi in rapporto alla popolazione del Paese, sintomo evidente di un malessere diffuso che attraversa i nostri paesi che dobbiamo insieme sconfiggere dando nuova speranza alla gente.

I nostri padri sono partiti da un progetto, da un patto che è  stato sancito attraverso la costituzione. Siamo usciti  dalle rovine della guerra immaginando un futuro per le nuove generazioni anche attraverso un welfare che aiutasse i più deboli ed unisse l’intero territorio nazionale attraverso la giustizia, la sanità, l’istruzione, i trasporti ecc.  Era questa l’idea di coscienza nazionale, di integrazione territoriale e sociale immaginata da personalità come Francesco De Santis, Pasquale Stanislao Mancini, Guido D’orsi e tanti altri, progetto che va adeguato alla nuova realtà ma che rimane tuttora valido.

Sono profondamente convito che riequilibrare ed integrare i territori sia condizione indispensabile per procedere al loro sviluppo e come occorra attingere alle energie vitali dell’intero nostro Paese che vengono non solo dalle città ma anche dai paesi, dalle aree interne  che costituiscono  parte essenziale della nostra storia, della nostra cultura e della nostra stessa  identità.

Invece in questi ultimi anni, da un lato v’e stata la progressiva estensione delle metropoli  dall’altro si e’ accresciuta la desertificazione delle aree interne e  si sono allargati gli squilibri territoriali.

Per salvare le aree interne dobbiamo costruire un nuovo progetto, immaginare un nuovo modello di sviluppo come condizione per la crescita non solo delle aree montuose ma anche di quelle costiere perché sono entrambe avvinte allo stesso destino. La sorte dei tribunali, degli ospedali, delle scuole, dei trasporti è legata dalla capacità che avremo tutti di ripartire con un nuovo progetto capace di volare alto, perché una società che sa volare, con l’immaginazione, con la creatività non può cadere, non può morire. Ed un ruolo storico dovrà essere svolto dai c.d. corpi intermedi, dal volontariato nel ricreare quel senso di comunità che abbiamo perso. Io ho speranza per il futuro perché la vera ricchezza dell’Irpinia è la sua popolazione ed il suo bellissimo territorio.  Questa è la patria di De Santis di Morra, che non esitò a farsi anni di galera per promuovere gli ideali liberali; di Palatucci, giovane commissario a Fiume, originario di Montella, che si immolò nel lager di Dachau per aver salvato 6000 ebrei dai campi di sterminio; è la patria di gente di montagna che custodisce ancora nei cuori valori che hanno loro consentito di superare le avversità per avere, ogni volta la forza di ricominciare.

Non dobbiamo mai dimenticare che noi irpini siamo gli eredi di questa grande tradizione culturale ed umana. Noi irpini, terra di lupi, sappiamo bene che la speranza ha due bellissime figlie che si chiamano sdegno e coraggio. Sdegno per una realtà che non ci piace ed il coraggio di costruire insieme un futuro per la nostra  terra.

Conclusi il mio intervento nell’inaugurazione di questo Palazzo di Giustizia ricordando la vicenda del Mugnaio di Potsdam che alle minacce del re di Prussia di espropriarli il mulino disse: “ ci sarà pure un giudice a Berlino” e mi auguravo che negli anni successivi, per l’autorevolezza morale conquistata sul campo anche la persona più umile di fronte alle angherie e alle ingiustizie avrebbe potuto esclamare “ci sarà pure un giudice a Sant’Angelo dei Lombardi”.

Mi sono giunte negli ultimi tempi tantissimi messaggi di persone che ci invitano a continuare perché siamo riusciti a fornire una giustizia efficiente e credibile legittimata  dalla professionalità di numerosi magistrati, avvocati e cancellieri in grado di essere al servizio dei cittadini; perché, afferma Filangieri, La giustizia è giusta quando riesce a togliere ogni arbitrio al giudice, ogni sospetto all’avvocato ed ogni speranza al colpevole”. Questi cittadini ci dicono che la scommessa è stata vinta e la nostra missione compiuta.

Grazie a tutti voi il ricordo di tanti valorosi magistrati, avvocati, cancellieri continuerà sempre e comunque ad esistere nei nostri cuori.

Viva Alta Irpinia. Viva il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi.

Sant’Angelo dei Lombardi li 20 aprile 2013

Antonio Guerriero

Written by A_ve

21 aprile 2013 a 08:36

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