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UN NO AL PETROLIO, UN SI FORTE E DECISO PER L’IRPINIA

no petrolioCarissimi, vediamo con favore le iniziative del Comitato Civico di Sant’Angelo dei Lombardi e contiamo sull’idea di formare una piattaforma unitaria tra le associazioni irpine per fare fronte alle minacce al nostro ambiente ed alle nostre tradizioni.  Cogliamo l’occasione per chiedere il vostro sostegno nella battaglia contro il petrolio in Irpinia operando affinché anche  l’amministrazione comunale di Sant’Angelo dei Lombardi e l’Unione dei Comuni dell’Alta Irpinia si pronuncino, mediante delibere consiliari, contro le Trivellazioni Petrolifere in Irpinia.  _ Comitato NOTRIV IRPINIA _ _ _ in allegato :  Volantino Informativo /   Testo della delibera approvata dall’Unione dei Comuni TERRE DELL’UFITA / Relazioni tecniche e scientifiche.

Volantino
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14-Relazione Prof.Franco Ortolani
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Delibera-unione-dei-comuni-petrolio
L’Irpinia è interessata da un imponente Progetto di Ricerca di idrocarburi. Il Primo Pozzo esplorativo è previsto in un’area vicina al centro abitato dei Comuni di Gesualdo e Frigento.   “UN NO AL PETROLIO, UN SI FORTE E DECISO PER L’IRPINIA”

L’impatto ambientale

L’Irpinia è una terra con un paesaggio invidiabile, variegato, fatto di colline, di boschi, di posti unici. Dove le mettiamo queste trivelle? Ovunque ti giri c’è comunità, c’è vita, c’è potenziale di bellezza, non deserto

Petrolizzare l’Irpinia significa imbruttirla, avvelenarla, annientando quasi tutto quello che già sul territorio esiste o potrebbe esistere. E significa farlo sul lungo termine.

Pochi vantaggi economici dalle estrazioni petrolifere

Il petrolio presente in Italia – in generale – è scadente, in qualità ed in quantità, ed è difficile da estrarre perché posto in profondità. E’ saturo di impurità sulfuree che vanno eliminate il più vicino possibile ai punti estrattivi. L’indotto economico collegato all’industria estrattiva è legato a soli lavori di movimento terra e al trasporto. Il personale impiegato è altamente specializzato e selezionato dalle compagnie petrolifere.

Le royalties (ristoro ambientale) sono basse: il ritorno economico per i comuni interessati è esiguo rispetto al danno ambientale provocato e la ricaduta economica per le comunità è limitato a simbolici “buoni benzina” corrisposti una tantum. I reali vantaggi economici sarebbero quindi solo per le compagnie petrolifere.

Trasformazione del territorio

L’industria estrattiva necessita di infrastrutture ad hoc: pozzi, centrali di desolforazione, oleodotti, strade, industrializzazione di aree che sono al momento quasi tutte agricole, boschive, turistiche. (Il Pozzo di Gesualdo è previsto a pochi metri dal centro urbano). Non dimentichiamo gli abbondanti materiali di scarto prodotti dalle trivellazioni – tossici, difficili e costosi da smaltire – con tutti i business più o meno legali che ci girano attorno.

 

L’inquinamento da Petrolio

Dai pozzi vengono emesse sostanze nocive e dannose all’agricoltura, alle persone, agli animali. Fra questi, l’idrogeno solforato (H2S), nitrati (NOx), i composti organici volatili (VOC), gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), nanopolveri pericolose. Ed inoltre, nonostante le cementificazioni dei pozzi e l’utilizzo di materiale isolante negli oleodotti, tali strutture con il passare degli anni presentano cedimenti strutturali, anche lievi, dovuti al logorio, alle pressioni, allo stress meccanico. Chi eseguirà i monitoraggi, chi controllerà lo stato di salute delle persone? Chi pagherà i danni all’agricoltura?

L’Irpinia è nota in Italia per le sue colture di qualità (Vino, Olio, ecc.). Il loro valore subirebbe un immediato deprezzamento per la presenza dei pozzi petroliferi, con grave danno per la già fragile economia irpina.

 

Il rischio sismico – Inquinamento Falde acquifere

L’Irpinia è a rischio sismico, con già tanti problemi di stabilità idrogeologica, di subsidenza, a cui si aggiungono in molti casi l’abusivismo e la mala edilizia. Le ispezioni sismiche, le trivellazioni, la re-iniezione sotterranea di materiale di scarto ad alta pressione possono alterare gli equilibri sotterranei aumentando il rischio di innescare dei terremoti, anche di elevata magnitudo.

L’Irpinia è il serbatoio idrico del Sud Italia. L’impatto inquinante delle trivellazioni sulle falde acquifere sotterranee potrebbe esporre ad un forte rischio la potabilità delle acque irpine, che servono ben tre regioni italiane.

Petrolio in Basilicata. Desertificazione e povertà

In Italia abbiamo già una regione che è stata immolata al petrolio e di cui il resto d’Italia sa poco. E’ la Basilicata, che fornisce a questa nazione circa il 7% del suo fabbisogno nazionale. Tutti i problemi elencati sopra sono realtà in Basilicata: sorgenti e laghi con acqua destinate al consumo umano inquinate da idrocarburi, declino dell’agricoltura, del turismo, petrolio finanche nel miele, aumento di malattie, mancanza di lavoro, smaltimento illegale di materiali tossici, anche nei campi agricoli. E cosa ha guadagnato la Basilicata da tutto ciò? Un dato per tutti: secondo l’Istat, la Basilicata è la regione più povera d’Italia. Era la più povera prima che arrivassero i petrolieri con le loro  promesse di ricchezza, lo è ancora oggi.

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“Se l’Irpinia vincerà la guerra del petrolio, salvaguardando il proprio territorio, potrà vincere ogni altra sfida e migliorare l’economia e la qualità della vita dei suoi abitanti per generazioni.

Se l’Irpinia accetterà supinamente l’invasione delle compagnie petrolifere si vincolerà ad un futuro di solo sfruttamento, perdendo anche ogni speranza di rinascita sociale ed economica.”

Campagna di sensibilizzazione contro l’avvio delle Trivellazioni Petrolifere in Irpinia

Per info :  irpinianotriv.blogspot.it

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