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GOLETO BENE COMUNE

2014 03 16 la domenica del corriereGoleto, bene comune. Presentazione del libro ‘Goleto 1968’.

QUESTO POST contiene l’articolo di Antonio Vespasiano pubblicato sul Corriere dell’Irpinia di domenica 16 marzo 2014 + FOTO + RASSEGNA STAMPA.

“Goleto bene comune”. Se uno slogan può sintetizzare un appuntamento culturale consumato nel pomeriggio primaverile di un sabato di marzo, Gianni Festa l’ha azzeccato in pieno. Sono state proprio queste parole del fondatore del Corriere dell’Irpinia a dare una traccia di lavoro al convegno di presentazione del volume “Goleto 1968” di Dora Garofalo, edito da Delta 3, in una sala affollatissima. Un volume che raccoglie gli studi sull’antica Abbazia del Goleto, fatti dall’autrice in occasione della sua tesi di laurea discussa proprio quando cominciavano a diffondersi le idee della profonda trasformazione sociale che prese l’avvio proprio nel 1968.

Un lavoro pregevole, quella dell’ex Dirigente scolastico del “Vanvitelli” di Lioni, non solo per la significativa ricostruzione storica del sito monastico di Sant’Angelo dei Lombardi quanto per il notevole corredo fotografico che completava lo studio accademico. Foto preziose a cui, a distanza di quasi cinquant’anni da quando furono scattate, il bianco e nero non è riuscito a togliere il fascino di un luogo dove le pietre trasudano un’aura artistica impastata da una spiritualità senza tempo.  “Le pietre del Goleto metafora del tempo che passa pur restando imprigionato nella sua storia”. È questa l’immagine a cui ha fatto ricorso l’Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi, mons. Pasquale Cascio, che ha visto il libro di Garofalo come la luna del Leopardi che illumina l’umanità complessiva degli uomini e non solo le loro miserie. “Un libro nato dall’amore che ha attraversato l’impegno della studiosa sin dagli anni di studentessa universitaria per accompagnarla alla maturità della docente e della nonna”. Il libro, infatti porta la dedica ai nipoti di Garofalo, investiti pure loro, nonostante la loro giovanissima età, della responsabilità di continuare ad amare quel “luogo magico” che è sempre stato l’abbazia fondata intorno al 1085 da S. Guglielmo da Vercelli, che poi vi morì il 24 giugno del 1142.

Molti gli interventi che si sono succeduti durante il convegno moderato da Gianni Festa. Da frate Roberto Dente, dell’ordine del Piccoli Fratelli di Charles de Foucault che oggi officiano nell’Abbazia, a quella dello storico Roberto Barbato che ha ricordato come, in anni assai lontani, il Goleto fu oggetto di ripetute visite da parte di studenti avellinesi e di un carme che Giuseppe D’Errico (da poco scmparso) volle dedicare al sito monastico altirpino. E proprio di Alta Irpinia e di territorio da difendere ha parlato Tony Lucido, presidente della Pro Loco di Sant’Angelo dei Lombardi che assieme assieme al Club Morra De Sanctis dei Lions International. Una battaglia che oggi appare dura da combattere, ha evidenziato l’arch. Angelo Verderosa, esponente della Fondazione Italiana Bioarchitettura e autore di importanti lavori di conservazione e rifacimento strutturale nell’abbazia. “Questo luogo va innanzitutto conosciuto, poi capito, amato ed infine difeso – ha detto Verderosa – poiché sono molteplici le aggressioni che deve patire. Dalla cronica mancanza di segnaletica che indirizzi i visitatori intenzionati ad arrivare al monumento alla devastazione paesaggistica dell’intera area causata dai tralicci dell’elettrodotto che si sta costruendo in questi giorni proprio a ridosso dell’abbazia virginiana”. L’architetto ha anche rivelato che non tutto è stato scoperto del sito monastico medievale; altri scavi appena accennati hanno permesso di portare alla luce strutture di fondazioni che lascerebbero credere alla presenza di un ulteriore sito monastico sul quale sarebbero state costruite le emergenze architettoniche che ancora si possono vedere e ammirare. “Potrebbe venir fuori anche la villa di Marco Paccio Marcello, l’ufficiale romano dal cui mausoleo furono tratte le pietre con cui fu costruita nel 1152 l’imponente Torre Febronia, sorta a difesa dell’incolumità delle monache. Una suggestione raccolta da mons. Tarcisio Gambalonga, vicario episcopale di Sant’Angelo, il quale ha promesso che la curia diocesana proprietaria del sito è impegnata nella realizzazione delle opere che potranno dare un contributo alla valorizzazione del complesso monastico, dal museo che raccoglierà sia le testimonianze superstiti dell’antico sito sia la ricostruzione virtuale di ciò che c’era di artisticamente significativo prima che l’abbazia venisse spoliata e saccheggiata dopo la sua soppressione come sito religioso in conseguenza degli editti napoleonici del 1807. Infine una provocazione più che un’idea: costituire un “Premio il Goleto” da assegnare a quanti, ognuno nel proprio ambito, si spenderà per la salvaguardia non solo dell’abbazia virginiana ma anche dell’intero territorio dell’Alta Irpinia.

FOTO Michele Vespasiano / Gerardo Forte / archivio Verderosa

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