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Recupera / Riabita _ il contributo di Amedeo Trezza

foto 2Educazione alla felicità _ di Amedeo Trezza / Casale Il Sughero, Vibonati (Sa)

Non avendo potuto partecipare al bellissimo vostro incontro, spero di dare un mio piccolo contributo parlando apparentemente di “altro”, per mettere a fuoco però proprio i nostri temi. E così parto un po’ da lontano…

Nel suo intervento alla puntata del 25 Aprile 2013 di Servizio Pubblico Roberto Saviano fa una breve analisi di comunicazione politica – rivolta implicitamente alle forze di cambiamento che animano la scena sociale e politica recente in Italia – portando come esempio il percorso referendario cileno che nel 1988 decretò la fine del regime di Pinochet. Commentando alcuni passaggi del film cileno “NO” (di Pablo Larrain) che ripercorre quei momenti difficili del paese sudamericano, Saviano spiega e illustra la strategia di comunicazione politica dei dissidenti del regime autoritario cileno e ci fa capire quanto attuale e necessaria sia stata quella straordinaria esperienza politica e sociale.

Anziché continuare a insistere su argomentazioni e linguaggi ‘per via di negazione’ rispetto al regime da contrastare (denuncia delle violenze, questione dei desaparecidos, ecc.), ovvero seguendo una strategia linguistica e argomentativa del contrasto e dell’opposizione, si decide di adottare un’altra tecnica, propositiva, positiva, assertiva e quindi inevitabilmente spiazzante e per questo infine vincente.

Saviano si concentra dunque sulla differenza tra parlare a se stessi e parlare comunicando all’altro: invece di adottare una linea intransigente e rigida, quella di restare “puliti, puri a conservare il ricordo” e parlare soltanto a sé e ai suoi ci si può anche comportare in maniera del tutto diversa, ovvero “trovando un linguaggio che non mostri semplicemente una opposizione o un contrasto” ma che al contrario suggerisca una visione del mondo: “facciamo vedere il mondo che vogliamo”.

Tutto sta nell’evitare di aggredire linguisticamente l’avversario e nel porsi nei confronti dell’interlocutore argomentando per negazione, attraverso un continuo smarcarsi dall’altro, ma al contrario parlare in maniera propositiva, assertiva, provando “ad arrivare alle persone che non la pensano come noi”.

L’affermazione, il racconto di un sogno, di una visione, la “possibilità di un mondo altro”, lungi dall’essere vezzi di un benestante o urla disperate di un folle, appaiono allora come l’unico sistema per convincere, per portare l’altro dalla tua parte, altrimenti “puoi solo contrastare, puoi solo pensare di essere migliore in quanto diverso dall’altro”, invece è importante che “rinunci un po’, qualcuno direbbe ti sporchi, entri nella contraddizione, ma cerchi di prendere l’altro e di portarlo”.

Il messaggio di Saviano è auspicarsi di riuscire a parlare anche all’altro all’interno di un discorso non autoreferenziale ma che al contrario riscopra la sua vocazione comunicativa rivolgendosi al diverso come interlocutore privilegiato.

Capiamo quindi che ciò che fa la differenza in tema di riscatto sociale dalle prepotenze e dalle violenze organizzate (regimi autoritari, mafie, potentati economico-finanziari) è la pratica della ricerca della felicità: “le mafie organizzano la loro vita sull’infelicità”, dice Saviano, “sono organizzazioni che moltiplicano l’addestramento all’infelicità; partono da un principio preciso: la realtà non si cambia” e il loro obiettivo è “far credere che nulla possa mutare”. E pertanto “l’educazione alla felicità, alla condivisione […] è la più grande arma contro le organizzazioni [criminali] che invece diffondono questo senso di impossibilità a trasformare e condividere […]”. L’educare alla felicità è la più grande arma per disarticolare il potere criminale”.

Torna e si rende evidente anche qui il termine felicità come straordinariamente centrale per concepire – prima – e comunicare – poi – il sogno di una crescita felice altra, portatrice e al contempo fondata sulla libertà, ma su di una libertà diversa da quella ‘su cauzione’ o ‘provvisoria’ o ancora ‘vigilata’, o più semplicemente effimera e in definitiva falsa che ci è concessa da un sistema di sviluppo insostenibile e impossibile, concepita e fondata su di una libertà del pensiero e della sua ricerca attiva.

In seno al dibattito tra crescita e decrescita, attraverso le parole di Saviano riusciamo dunque a intravedere nel modello di crescita illimitata una vera e propria fucina di “addestramento all’infelicità” dove il target da raggiungere è solo il consolidamento di una posizione economica conveniente (e per far questo bisogna crescere sempre per evitare che qualcuno ti scavalchi nella folle crescita e tu possa restare indietro) perché poi tutto sommato “la realtà non si cambia” ed è inutile perder tempo immaginando altro.

Bene, questo modello di consumo, questo modello di sviluppo basato sulla crescita indefinita (ma solo di quella dei potenti) è per definizione criminale, è mafia finanziaria. Per combatterla non si deve procedere solo per negazione, solo e sempre parlando di decrescita, altrimenti il discorso diventa narcisisticamente autoreferenziale poiché ci si rivolge e si convince chi è già convinto. Bisogna invece ragionare, lo ripeto ancora, in termini assertivi, suggerendo una crescita felice tarata sui parametri di una economia della reciprocità e della condivisione che faccia toccare con mano la possibilità di veder realizzabile il desiderio della felicità, che educhi alla felicità. E non c’è sistema migliore di educazione che dare esempi concreti di diverso sviluppo possibile.

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