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No alla “valorizzazione del territorio”

No alla “valorizzazione del territorio” _ di Lucio Graofalo
Recentemente, su vari fogli locali mi è capitato di leggere alcune prese di posizione assunte a favore del territorio e, congiuntamente, delle trivellazioni petrolifere nelle nostre zone. Suona quasi come una contraddizione terminologica.
In breve, la tesi si può riassumere nel modo seguente: lo sfruttamento di giacimenti petroliferi servirebbe (udite, udite!) a valorizzare il nostro territorio, da troppo tempo trascurato ed escluso dai processi di sviluppo economico.
Ora, al di là del merito specifico (in particolare l’idea centrale di uno “sviluppo” che ci si ostina a rilanciare e a rivendicare in un momento di profonda crisi recessiva, delineando una visione della società e dell’economia assolutamente discutibile, nella misura in cui tradisce un equivoco di fondo che confonde lo sviluppo, o la crescita economica, con il progresso, la cui accezione è di ben altra portata storica, etica e civile), mi preme abbozzare una riflessione sul senso concettuale del verbo “valorizzare”, forse fin troppo abusato, quanto distorto e frainteso.
In breve, valorizzare vuol dire creare valore. La nozione di “valore”, in termini squisitamente economici, equivale a ricchezza, dunque a denaro. Per cui valorizzare significa reperire sovvenzioni e flussi di capitali. In sostanza, vuol dire arraffare i soldi pubblici. Per distribuirli ai privati. In questo caso, ai detentori del grande capitale monopolistico (pubblico e privato), vale a dire le multinazionali petrolifere.
Qui da noi, in Irpinia, sono decenni che si “valorizza” ed ormai è rimasto ben poco da “valorizzare”. Ecco che il petrolio (il prezioso “oro nero”, in nome del quale i potenti del mondo scatenano guerre ovunque, conflitti e disastri a profusione) si tramuta in una sorta di “manna caduta dal cielo”. È ovvio che una simile occasione non è da sprecare per i voraci “pescecani” di casa nostra (o “Cosa nostra”) e tutti gli altri famelici predatori in agguato da fuori provincia.
Per tali ed altre ragioni, appena io sento qualche vecchio volpone locale parlare ancora di una presunta, o pretesa, “valorizzazione del territorio” (tradotto in pratica, equivale a: scempio ambientale, devastazione, truffa ed estorsione legalizzata, rapina su vasta scala, ladrocinio e ruberie in grande stile e via discorrendo), mi viene subito l’orticaria.
Si tratta di una sorta di insofferenza profonda, ovvero di allergia, verso ogni forma di “valorizzazione del territorio”.

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Written by A_ve

15 agosto 2014 a 08:19

Pubblicato su Varie

Una Risposta

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  1. SI a che cosa? Quali sono le cose che bisogna fare e che si possono fare perche’ la gente non vada piu’ via, ma che anzi ritorni? Mi sembra che oltre a dire NO bisogna anche avere altre proposte, specialmente proposte che non “arraffino soldi pubblici”. Tra parentesi, “valorizzare” ha anche altri significati, ma questa e’ un’altra cosa.

    Raffaele

    16 agosto 2014 at 17:17


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