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ma che c’azzecca Banderas ?

… Tutto nasce da alcune foto pubblicate da Angelo Verderosa con hashtag #monumentirurali  sulla sua pagina Facebook, QUI _ Non si sa bene il perché arrivano centinaia di ‘MI PIACE’ e decine e decine di commenti…  Lara Tomasetta per ‘Orticalab’ e poi Giancarlo Manzi per ‘il Quotidiano del Sud’ scrivono dell’accaduto in due diversi articoli. Ma che c’azzecca BANDERAS (quello del Mulino bianco) ? ? ?  Iniziamo dall’articolo di Tomasetta :

L’Irpinia dei mulini e dei casali: non ditelo a Banderas, non ditelo a Barilla. _  C’era una volta un casale in pietra con una splendida torre colombaia che spiccava nel verde intenso della campagna: potrebbe essere l’inizio di una delle favole dei fratelli Grimm e invece è solo l’incipit di una storia ancora da scrivere…

C’era una volta un casale in pietra con una splendida torre colombaia che spiccava nel verde intenso della campagna: potrebbe essere l’inizio di una delle favole dei fratelli Grimm e invece è solo l’incipit di una storia ancora da scrivere.

Questa storia è ambientata, manco a dirlo, nelle campagne della nostra Irpinia. Quella abbagliata dal verde, quella sconosciuta e un po’ dimenticata.

In quel piccolo angolo di paradiso che chiamiamo Alta Irpinia sorgono oggi casali abbandonati che fanno capolino tra le stradine e i crocevia di piccoli paesi e di famiglie che ancora oggi si contendono questo o quel pezzettino di terra.

Eppure quei luoghi sono ancora vivi, respirano e mostrano la loro bellezza agli occhi di chi è in grado di scorgerla, velata o meno che sia.

Basta poco, anche un semplice scatto fotografico, per risvegliare le coscienze e la sensibilità di chi, forse, altro non attendeva se non un cenno per essere destato dal torpore al quale la vita quotidiana ci ha assuefatti.

Basta poco, appunto, e quello scatto che ritrae quello che un tempo poteva esser stato un mulino, una dimora nobiliare o, chissà, un presidio militare, diviene virale.

L’attenzione data dalla visibilità dei social ben presto regala a quei luoghi una seconda possibilità.

Lo scatto è dell’architetto, console TCI per l’Alta Irpinia e blogger di “Piccoli Paesi”, Angelo Verderosa, ed in poco tempo ha raccolto svariati commenti e “like” dal popolo del web.

«La foto ritrae soltanto uno dei tanti edifici che potremmo definire dei veri e propri monumenti artistici; dei gioielli abbandonati risalenti almeno alla seconda metà del Settecento e che rischiano la distruzione o peggio», afferma Angelo.

Qual è il potenziale di edifici come questi? Semplice a dirsi. Gli utilizzi ipotizzabili sono molteplici: basti pensare alla forza comunicativa che possono esprime una volta restaurati e restituiti al loro contesto naturale. Ma come giustamente sottolinea Angelo, il primo passo da compiere sarebbe quello di chiedere alla soprintendenza uno sforzo di tutela: «Porre dei vincoli rispetto al loro utilizzo. Allo stato attuale possono essere acquistati e riconvertiti in qualunque cosa, persino essere abbattuti e trasformati in una villetta in cemento».

Ma è questo il futuro che vogliamo dare a tali testimonianze del nostro tempo, a luoghi che raccontano la storia di famiglie che in passato devono aver contribuito alla crescita della nostra terra?

Probabilmente no.

Esistono soluzioni alternative che non transitano necessariamente attraverso la mano pubblica; la quale finirebbe, probabilmente, col creare l’ennesima scatola vuota priva di futuro. Il contribuito, in termini di capacità visionaria e responsabilità, spetterebbe più ad imprenditori e associazioni locali che presumibilmente già riescono a pensare nuovi scenari per questi beni.

Angelo Verderosa, provocatoriamente, lancia l’appello al Banderas della Mulino Bianco affinché sia colta la potenza comunicativa di un luogo reale che un’azienda (la Barilla) – per esigenze di marketing – ha solo immaginato e ricreato nella mente dei consumatori. Ma il vero messaggio dell’Architetto è rivolto a chi vive il territorio ed ha le possibilità per esaltarlo: imprenditori locali, associazioni, giovani.

«Un imprenditore avveduto coglierebbe la capacità mediatica insita in un progetto di recupero e restauro di questi casali che conservano ancora intatti molti dei locali originali, come la stalla per gli animali o le cappelle votive. Parliamo di locali di grande bellezza e pregio attualmente fruibili e visitabili, poiché al momento abbandonati, che raccontano anche di uno stato di benessere degli antichi proprietari: le tecniche artistiche e strutturali ancora evidenti e l’utilizzo di materiali come la pietra. Sarebbero strumenti di marketing e pubblicità già esistenti sui quali non sarebbe necessario chissà quale intervento, certamente coerenti con il resto del paesaggio».

L’Italia dell’Umbria e della Toscana è ricca di esempi simili e certamente non tocca ricordare quante storie fortunate arricchiscano l’entroterra di quelle regioni le cui popolazioni sono riuscite ad intercettare e comprendere il patrimonio che avevano tra le mani.

Esiste un progetto già scritto sulle strade delle nostra terra che probabilmente noi non siamo ancora in grado di leggere. Ma prima che il tempo o l’incuria deteriori ogni cosa, tocca riappropriarci della capacità di vedere, di costruire e ricostruire nuove storie.

articolo originale pubblicato su orticalab, QUI 

Written by A_ve

10 ottobre 2015 a 09:00

2 Risposte

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  1. […] _ Non si sa bene il perché arrivano centinaia di ‘MI PIACE’ e decine e decine di commenti… Lara Tomasetta per ‘Orticalab’ e poi Giancarlo Manzi per ‘il Quotidiano del Sud’ del 9 ottobre scrivono dell’accaduto in due […]

    Banderas (2) | piccoli paesi

    12 ottobre 2015 at 07:34

  2. che paese è???? saluti

    frastean@alice.it

    10 ottobre 2015 at 13:51


I commenti sono chiusi.

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