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120 anni di ferrovia a Lapio (Av)

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Written by A_ve

18 ottobre 2015 a 17:25

2 Risposte

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  1. Caro Angelo,
    come ben sai non mi sara’ possibile essere all’incontro di Lapio ma vorrei esprimere la mia modesta opinione circa la ferrovia Avellino- Rocchetta ed anche circa l’articolo.

    Quando ero giovane e vivevo in Italia, ho usato questa ferrovia molte volte. Allora potevo andare dalla stazione di Cairano (negli anni cinquanta Cairano aveva la sua stazione) a Roma in meno di sei ore, se prendevo il treno della 7 che, dopo Avellino, era un diretto fino a Napoli. Tra parentesi, ora con la macchina per andare da Cairano fino alla stazione Termini di Roma ci vogliono quasi cinque ore se tutto va bene, quindi allora il servizio era piu’ che eccellente.
    Un servizio come allora sarebbe ora straordinario, ma non credo che sarebbe fattibile, per varie ragioni, alcune delle quali sono:

    1. Da quello che ricordo io, solamente Lioni ed Avellino hanno le stazioni dentro il centro abitato. Per raggiungere tutte le altre e’ necessario camminare o noleggiare una macchina. Quindi, per rimettere in funzione questa ferrovia sarebbe necessario creare servizi di collegamento fra le stazioni ed i paesi e non credo che questo e’ possibile.

    2. Anche se fosse possibile avere questi servizi di collegamento stazioni-paesi, per essere oggi accettabile questa ferrovia dovrebbe avere parecchie corse giornaliere. Sessanta anni fa c’erano cinque corse in ogni direzione, ma oggi anche cinque corse sarebbero insufficienti per garantire un uso regolare e continuo. Infatti non credo che oggi la gente userebbe la ferrovia se avesse solo cinque corse nelle due direzioni, forse neanche se tutto il servizio, compreso i collegamenti con le stazioni, fosse gratis.

    3. Un servizio ferroviario metropolitano sarebbe ideale, ma per un servizio metropolitano le corse devono essere continue, almeno una corsa ogni ora, e deve servire un numero di utenti molto grande per essere economico. Novantamila persone che vivono lungo il tragitto della ferrovia non mi sembrano tante, specialmente considerando che solo una piccola percentuale di questi novantamila userebbe la ferrovia regolarmente.

    4. E’ vero che il tragitto della ferrovia esiste ancora, ma quali sono le condizioni? La ferrovia deve essere sicura ed il servizio deve essere regolare e continuo. Quanto costerebbe questo?

    5. Anche se la ferrovia fosse in ottime condizioni avra’ bisogno di manutenzione continua. Inoltre, i treni stessi dovranno essere sicuri e comodi e quindi avranno bisogno di manutenzione continua.

    6. Infine, ogni treno ha bisogno di un certo numero di persone per funzionare. Queste persone dovranno essere pagate equamente.

    7. I treni dvranno fermarsi ad ogni stazione, quindi per andare da Rocchetta ad Avellino ci vorra’ qualche ora. Quanti, da Caltri o Conza per esempio, sarebbero disposti a prendere il treno per andare ad Avellino se possono fare il viaggio forse con la meta’ del tempo? E questo varrebbe anche se si vuole andare da un paese all’atro, per esempio da Calitri a Conza.

    Con tutte queste obbiezioni potrei anche sbagliarmi. Quindi vi auguro che riuscirete a ripristinare il servizio.

    Infine il mio commento sull’articolo stesso. Come sai sono sempre contro l’uso di parole inglesi quando si scrive o si parla in Italiano, almeno che tali parole siano realmente necessarie. Allora ti chiedo cosa aggiungono al tuo articolo le parole SPEED e SLOW che usi?

    L’Italia e l’Irpinia sono sempre nel mio cuore. Spero che quello che ho scritto venga preso con lo spirito con cui l’ho fatto, cioe’ in senso costruttivo. Grazie per avermi letto e cari saluti ed auguri dall’altra parte del mondo.
    Raffaele

    Raffaele

    19 ottobre 2015 at 01:14

    • Tutte le considerazioni poste dal sig. Raffaele trovano. purtroppo, riscontro nella realtà.
      Questa storica ferrovia nacque “storta” ed ha avuto una vita grama.
      All’epoca della sua costruzione la ferrovia Avellino Rocchetta fu un “miracolo” di ingegneria ferroviaria e di progresso civile per quei territori in quanto costituì l’unico mezzo di trasporto che permise all’Alta Irpinia il contatto con il “resto del mondo”.
      Oggi sembrerebbe tutto giocare contro la sua esistenza ma sarebbe opportuno non parlarne solo al passato.
      Non è così! Quei territori hanno bisogno, ancora, di una strada ferrata relativamente veloce, stante l’orografia dei luoghi, e funzionale ai nuovi bisogni che può intercettare. Non può essere la strada “ofantina” diventata ormai una camionabile l’unico asse di penetrazione nelle zone interne dell’irpinia dove bastano pochi cm di neve bloccano l’intera comunità.
      Il servizio “porta a porta” non può essere svolto certamente dal treno ma quello integrato con la gomma è possibile ed auspicabile.
      L’idea di collegare Avellino fino a Lioni, con una fermata intermedia a Ponteromito in circa un’ora è realistica. A Ponteromito esiste già uno stallo per i bus di linea e a Lioni, proprio accanto alla stazione ferroviaria, è stata realizzata un’apposita autostazione in funzione di integrare ferro/gomma. Due localizzazioni dove con un sistema di collegamenti “a stella” è realizzabile un trasporto pubblico a servizio di quei territori. Certamente stiamo parlando di luoghi dove esistono, fortunatamente, ancora “case sparse” e quindi con una popolazione di scarsa entità numerica ma alla quale è necessario garantire servizi universali, pena l’ulteriore spopolamento come, d’altronde, sta avvenendo. La sola bellezza paesaggistica varrebbe il mantenimento in esercizio di questa tratta, come sta accadendo in tante realtà italiane, ma scelte politiche poco oculate ne hanno determinato la “sospensione” da circa 5 anni.
      In questi giorni si sta parlando della elettrificazione della tratta Salerno_Avellino-Benevento. E’ questa, sicuramente, una proposta, tutta da verificare ma che segna una inversione di tendenza in materia di trasporto su ferro, La realizzazione della metropolitana regionale farebbe rientrare Avellino nella ferrovia che conta. Perchè allora privarsi di questa ferrovia “dimenticata” ?
      Togliere una ferrovia significa togliere storia, sentimenti, piccole economie, speranze per tutte le aree emarginate d’Italia.
      Chi lo fa pensa solo di togliere qualche traversina marcia e stop. Non è così, toglie anche una fetta di paesaggio, perché il treno sta nel nostro paesaggio, dal finestrino lo si osserva, lo si misura e lo si apprezza.
      Se questo è il futuro, e i segni si vedono ormai chiari, dobbiamo reagire.
      Dobbiamo fare in modo che tutto il patrimonio ferroviario dismesso diventi patrimonio della collettività, come è sempre stato…
      Questo è quello che vorremmo che accadesse…..anche insieme a lei sig. Raffaele

      pietro mitrione

      20 ottobre 2015 at 15:40


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