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Emanuela Sica _ 7 giugno a Cairano Fiorito

20140607_110126Emanuela Sica / Diario della giornata del 7 giugno 2014 a Cairano, Borgo Fiorito

Prima ancora di arrivare a Cairano ho visto, immaginato, il suo risveglio.

Il mattino che si srotolava, con lentezza ovattata, sul dorsale a strapiombo della rupe. L’aria, carica di misticanze floreali e nettare di scirocco, che diventava sempre più dolce. Le strade, ancora assonnate e cariche di umidità, che si preparavano ad essere toccate da passi, estranei eppure conosciuti. Strade che, prima dei passi attendevano, ansiose, il saluto del sole. Sole che non avrebbe tardato a fare la sua comparsa. Le finestre che si aprivano adagio come occhi, ancora scossi dal torpore, che staccavano a malapena la chiusura delle ciglia per scrutare il tempo che c’era fuori. Così, con le serrande che si riavvolgevano e con le persiane che si spalancavano sul giorno, si risvegliava il paese: Cariano. Ed insieme a questo si svegliava la gente e con essa la laboriosità delle cose da fare. Uscire. Organizzare. Sistemare. Osservare. Magari rimediare ma soprattutto dare avvio all’evento e vivere l’evento. Intanto, senza farsi attendere, ritagliando il silenzio in scampoli sempre più piccoli, da lontano iniziarono ad udirsi voci. Su tutte, preminenti, le voci dei bambini.

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Written by A_ve

4 luglio 2014 at 18:17

Pubblicato su Cairano 7x 2014

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7 scrittori per Cairano 7x _ Emanuela Sica : La staffetta

emyQuella notte era una ragnatela dalla trama sempre più fitta. Quasi una coperta, buttata su quel piccolo pezzo di mondo, quando il giorno iniziava il trapasso verso altri luoghi. Non una lenta gradazione dei colori, ma un interruttore. Qualcuno che spegne la luce alle prime avvisaglie del tramonto. Dario rimaneva seduto a guardare proprio la notte. Notte orfana di stelle, fuggite chissà dove per non farsi infettare da quella tristezza. Tristezza che aveva contagiato tutto e tutti. Metteva fuori la sedia quando il nero diventava padrone delle strade ed il paese scompariva. Così gli altri, come lui, completamente avvolti nell’abito stretto delle ore notturne, rimanevano seduti a fissare il niente e di quel niente si sentivano, stranamente, appagati. Esistenze che battevano il tempo, i giorni, gli anni, le stagioni, con catalettica noia. Uscivano solo per le strette necessità. Le case barricate, baluardi di solitudine. Si concedevano mezz’ora, la domenica mattina, nel ritrovo della piazza. Stretti sotto gli ombrelli, per contarsi, per vedere se il buio della notte avesse consegnato uno dei loro corpi, sgualciti dall’egoismo e consunti dall’indifferenza, al camposanto. Ma di morte fisica neanche a parlarne. Erano corpi prosciugati dalle anime e strangolati dal tempo, trincerati dietro colpevoli mattoni, impolverati da una gigantesca cecità dei sensi. Non riuscire più a cibarsi della semplicità era la loro più atroce condanna. Una poesia non smuoveva alcun turbamento. I profumi del cibo non solleticavano l’olfatto né preparavano le papille al gusto. Una carezza non istigava il tatto alla dolcezza. Le note di una melodia lasciavano i timpani incatenati ed immobili. Leggi il seguito di questo post »

Written by emisi75

4 luglio 2014 at 15:29

7 scrittori per Cairano 7x

Questo di Emanuela Sica è il primo dei 7 racconti per Cairano 7x che IL MATTINO pubblicherà quest’estate in collaborazione con l’edizione 2014 della rassegna ‘Cairano 7x’ che ha come tema ‘Relazioni Felicitanti’. I brani ne scandiranno le varie fasi, da ‘Cairano Fiorito’ fino al Festival dei Corti Teatrali. Nel progetto sono stati coinvolti, oltre Emanuela Sica, Enrico Finzi, Vincenzo Fiore, Gabriella Ferrantino, Luciana Palumbo, Claudia Iandolo, Emilia Bersabea Cirillo.  I 7 racconti saranno poi raccolti e pubblicati in un volume pubblicato da Mephite.

 

 

Written by A_ve

15 giugno 2014 at 18:48

LA SPADA E LA BILANCIA

– di Emanuela Sica
Devo andare. Qualcuno mi perdoni per questo sacrilegio che sono portata a compiere non per mia volontà. Sono bendata. Dovrei essere cieca alle sembianze del mondo esterno, eppure ho la visione del distacco, della separazione dal giusto, dell’assurdo che prevarica il raziocinio.
Ogni passo, ogni movimento di abbandono, è una ferita che si apre e si consuma nel dolore di chi sa  di essere inerme davanti alla voracità di una malattia.
Così si compie il cammino dell’addio, lungo le strade storte di questi verdi luoghi.
La natura che mi circonda crea immagini meravigliose, essenze di quiete, architetture sovrabbondanti di storia, eppure ha un’anima agonizzante.
Avverto un ostacolo. Una mano fuoriesce dal sottosuolo. Cerca di aggrapparsi alle mie vesti.
Mi blocca, prova, tira, non si arrende, vuole che resti.   PER LEGGERE IL SEGUITO VAI SU  http://emanuelasica.blogspot.com/2012/01/la-spada-e-la-bilancia.html

Written by emisi75

18 gennaio 2012 at 07:45

Pubblicato su Scrittura

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Potremmo dire di aver lottato

di Emanuela Sica

Permettetemi di cucire, sul vessillo di quest’Irpinia malconcia, il preambolo della Dichiarazione di Indipendenza Americana del 1776:Quando, nel corso delle vicende umane, diventa necessario per un Popolo sciogliere i legami politici che lo hanno vincolato ad un altro ed assumere il rango eguale e separato al quale le leggi di Natura e la natura di Dio gli danno diritto tra le potenze della Terra, il rispetto del giudizio del genere umano richiede che esso dichiari le ragioni che lo spingono alla separazione.”

Quali parole, se non queste, meglio identificano lo stato delle cose? Una lunga serie di usurpazioni, sottomissioni, abusi, dileggi, dispotismo, hanno mirato a ridurre l’Irpinia in ginocchio. L’hanno sventrata, scarnificata, dissanguata, riducendo nel nulla le potenzialità esistenti.

Non bastava l’atroce ferita del terremoto, ne eravamo usciti malconci si ma vivi, consapevolmente ancorati ai nostri territori. Eppure, se non c’è mai limite al peggio, ecco che la politica malsana ha continuato nel compito che si era prefissato, ridurla all’estrema agonia, fare scempio di questa terra.

L’Irpinia è la terra dei nostri natali, dei nostri avi. E’ quel paesaggio che ha fatto da cornice alla costruzione della nostra infanzia e di tutta quella vita che ci era stata data da vivere. L’aria che respiriamo è un connubio di ossigeno, vento e dedizione. Dalla sua fecondità naturale, dai villaggi, dalle valli e dalle montagne che la popolano, abbiamo preso il tratto sanguigno che ci appartiene come tratto idiomatico di distinzione. Da quel guizzo di sangue pulsante e vivido vogliamo trarre l’ispirazione, inarcare la schiena, riprenderci la linfa, dare vigore alle nostre radici per avvilupparci e tenerci stretti il presente, proiettati a vivere meglio il futuro.

In questa lenta agonia, in cui ci hanno relegato le classi politiche che si sono susseguite, non vogliamo continuare a vegetare.

Le nostre richieste sono state disattese totalmente, anzi hanno ottenuto come risposta un continuo reiterarsi di offese, sino ad arrivare alla distruzione totale del nostro habitat naturale. Chi vuole costringere una terra ed i suoi figli a morire lentamente non avrà mai più la nostra partecipazione assente. Le continue angherie hanno reso riconoscibile il nemico, questo tiranno che ha non una ma mille facce. Sappiamo bene chi è e lo vogliamo sfidare.

Per questo, oggi diciamo basta alla logica del palazzo e riprendiamo coscienza.

Oggi ci separiamo dalla politica del qualunquismo e del voto di scambio come vincolo di sottomissione ai poteri della casta.

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Written by emisi75

5 dicembre 2011 at 09:32

19:34 …io ricordo

– Guardia Lombardi, Lioni, S.Angelo dei Lombardi, Frigento …ognuno con i suoi ricordi –

a cura di Emanuela Sica

Prologo

Prima di ogni cosa, prima ancora delle urla e del terrore, prima delle fughe senza una direzione precisa, prima delle luci che si spengono all’improvviso, prima delle pietre che si sgretolano come pane secco, prima del pianto dei superstiti, prima delle bocche asfissiate dalla polvere, prima delle macerie che opprimono vite sparse, prima dell’inizio della fine, un boato. Sprigionato dal ventre infuocato della terra, lungo, cadenzato e quasi un richiamo di guerra. La natura, un condottiero di infinita grandezza, resuscitato dalla profondità del magma in ebollizione, aveva richiamato la sua potenza distruttiva per la battaglia e lo aveva fatto di soprassalto, senza un cenno di annuncio. Così, di notte, all’improvviso, mentre nei paesi la gente si adagiava sul quotidiano della vita, come lupi appostati dietro le siepi, in attesa di prede passanti, le scosse iniziarono ad annunciare l’aggressione. Colpi diretti, acuti, uno, dieci, cento, mille, assalti. Nei letti, nei bar, nelle piazze, ovunque scatti assoluti di paura e panico. Brevissimi intermezzi di accennata di tregua, quasi fulminei, poi di nuovo la lotta. “Aiuto…..aiutatemi….” ecco le prime voci della sconfitta, non sporadiche ma ovunque l’eco delle grida che si spargono nel cielo carico di panico. Dal boato, da quel lamento agghiacciante della terra che si apre, trascorsero novanta secondi. Un pezzo di tempo assolutamente piccolo eppure incomprensibilmente lungo, quasi un’eternità per chi lo ha vissuto. La terra aveva rigurgitato così tanto movimento e sussulto che le gambe non riuscivano a reggersi, le mani cercavano appigli ovunque, l’incredulità si staccava dagli occhi e si posava nel vuoto della notte. Non ci fu il tempo di pensare cosa stesse accadendo. Nel limbo della incredulità, gli sguardi di molti si fermarono a guardare la morte che li stava divorando. Nessuno sapeva bene, quando sarebbe arrivata la fine di quell’incubo, ma tutti avrebbero ricordato l’inizio. Così quando il silenzio riprese la forma che aveva prima delle scosse, e la notte sembrò una donna vestita di stracci e ricurva a piangere sulla martoriata irpinia, si aprì il varco della sofferenza, dei lamenti, del terrore, dell’incredulità, del panico dei vivi per miracolo e dei sepolti vivi, iniziarono i ricordi.

Ore 19.34 Guardia Lombardi

(Un racconto di Emanuela Sica)

Passando dal salone, Nina, diede un veloce sguardo alla finestra e, con gli occhi diretti verso la chiesetta di S. Vito, Leggi il seguito di questo post »

Written by emisi75

23 novembre 2011 at 09:44

LE STRADE DELLA POESIA – III EDIZIONE – 24-25 SETTEMBRE – GUARDIA LOMBARDI

di Domenico Cipriano

IL COMUNE DI GUARDIA LOMBARDI
in collaborazione con:
C.C.E.P. – UNLA – Guardia Lombardi
BIBLIOTECA COMUNALE – associata UNLA – Guardia Lombardi
MUSEO DELLA TECNOLOGIA, DELLA CULTURA E DELLA CIVILTÀ CONTADINA DELL’ALTA IRPINIA – Guardia Lombardi
FORUM DEI GIOVANI – Guardia Lombardi
PRO-LOCO “DARIO DI VIVO” – Guardia Lombardi
ASS. CULT. CIVITAS LONGOBARDORUM TERZO MILLENNIO – Guardia Lombardi
PREMIO CIVETTA DI MINERVA -ANTONIO GUERRIERO – Summonte
ASS. CULT. LOGOPEA – Avellino
DELTA 3 EDIZIONI – Grottaminarda

TI INVITA A

LE STRADE DELLA POESIA – III EDIZIONE
POESIA DELLA TERRA
24-25 SETTEMBRE 2011

GUARDIA LOMBARDI (AV)

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Written by dcipriano

19 settembre 2011 at 10:47

Pubblicato su Scrittura, Segnalazione Eventi

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