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COLLOQUIO ITALIA-OLANDA _ da Cairano 7x

Salvatore D’Agostino, curatore di “WILFING ARCHITETTURA” ha conosciuto, durante CAIRANO 7x 2011, Luigi Pucciano, giovane architetto calabrese trapiantato in Olanda; dopo un pò di mesi ne è nata un’intervista; potete visionare l’impaginazione originale anche sul Blog W.A.    

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0014 (Fuga di cervelli) Colloquio Italia—Olanda passando per la Ruhr e Vienna con Luigi Pucciano _ di Salvatore D’Agostino
Fuga di cervelli è una TAG non una definizione. La TAG è contenitore di diversi ‘punti di vista’ 

Salman Rushdie chiama patrie immaginarie1 i luoghi dove gli uomini sperano di migliorare la propria esistenza, abbandonando per volontà o per coercizione, i paesi di origine. Secondo Rushdie, chi abita nuove patrie è costretto a trovare nuovi modi di descrivere se stesso e di essere umano. Con Luigi Pucciano ho percorso alcune sue patrie immaginarie.

Luigi Pucciano La Street View mostra una strada anonima, ho fatto addirittura fatica a riconoscere uno scorcio che dovrebbe essermi familiare. Una strada come ce ne sono tante nei centri e nelle periferie di città e paesi sparsi per il meridione: case popolari, quattro alberelli, uno spazio pubblico limitato alla strada e ad improbabili marciapiedi.
Secondo Giuseppe Roma direttore generale del Censis, tra vent’anni il sud sarà più povero e spopolato: «Il Mezzogiorno continua a non avere una sua personalità, una sua indipendenza, una capacità di proporsi al mercato. Ci sono perle paesaggistiche, ma un’economia non abituata a fare impresa si riduce ad affari immobiliari di basso livello».2 
Chi vive in questi spazi? E chi ritorna in questi spazi? La città ha abbandonato i suoi centri dapprima inadatti, poi troppo angusti, adesso inaccessibili, anche fisicamente. Diramazioni troppo veloci di case popolari, palazzine private che con prepotenza hanno scarnificato un tessuto urbano debole o mai esistito. Si è costruito molto, troppo. A tratti sembra che l’unico sbocco professionale possibile sia stato fare il manovale e poi il muratore.
Non so se si possa parlare di spazio pubblico, di spazio condiviso, parco, piazza: questi termini assumono da noi altri significati, vengono vissuti in altro modo, se vengono vissuti.
Tornando alla tua domanda: secondo me molto basa su un atavica insicurezza e senso di inferiorità. Non si capiscono le potenzialità perché nessuno ha mai sentito veramente propri i luoghi, i paesaggi, le tradizioni se non in accesi discorsi folkloristici e campanilisti. La potenzialità è sotto gli occhi di tutti, ognuno se ne fa fautore ma manca l’iniziativa e lo spirito concreto di sbrogliare una matassa troppo complicata.
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