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La produzione vitivinicola di qualità in Campania.

Presentazione del mio libro a Taurasi Enoreca region16 ago 2013 002Una sociologa irpina di origine sannita alle prese con il mondo del vino. Può sembrare un controsenso ma, alla fine, ecco venire fuori un prodotto di tutto rispetto. Un libro (“La produzione vitivinicola di qualità in Campania. Protagonisti e territorio”) che è uno spaccato completo di un settore così importante e strategico per il territorio campano. *

Luciana Palumbo, al suo primo lavoro editoriale, per la casa editrice Mephite, propone, dunque, un libro interessante per chi volesse approfondire il mondo della viticultura in Campania e le vicende dei suoi protagonisti. Analizzando lo sviluppo del settore vitivinicolo campano, reso possibile grazie al consolidamento ed alla diffusione di iniziative imprenditoriali che hanno saputo coniugare i saperi tradizionali con le conoscenze e le tecniche della moderna enologia, l’autrice punta alla focalizzazione delle realtà maggiormente orientate alla qualità.

Sociologia e imprenditoria del settore vitivinicolo: uno strano connubio. Come mai ha deciso di scrivere un libro sul vino?

Se si premette, ad esempio, che il campo di interesse della Sociologia spazia dall’analisi dei brevi contatti fra individui anonimi, allo studio dei processi sociali locali e globali, che nel percorso universitario ho studiato Sociologia dell’organizzazione aziendale e produttiva, che la Sociologia cerca di comprendere il perché della realtà presente a partire dalla conoscenza dello sviluppo storico di tale realtà, allora il connubio con i contenuti del mio libro diventa speciale. Ho avuto modo di osservare direttamente le sequenze che riguardano la produzione vitivinicola: dallo scasso dei terreni, sempre necessario, prima dell’impianto di un nuovo vigneto, alla sistemazione delle barbatelle, alla presa in considerazione dell’ambiente di accoglimento della vite (salubrità dei terreni), all’accompagnamento sempre costante e attento del vitigno fino alla raccolta delle uve.

La vendemmia, il trasporto in cantina, e conseguente trasformazione; la cantina è assai severa, irrimediabilmente abbandona il cantiniere se questi non si adopera nei modi e nei tempi giusti. E poi, l’altra parte del mondo vitivinicolo, la commercializzazione, che ho conosciuto attraverso i maggiori rappresentanti.

Ho afferrato tanto dal compianto Lucio Mastroberardino (Terredora).  “Lucio era una persona di vero pregio. Elegante, sobria, generosa, attenta, cordiale. Mio padre lo apprezzava parecchio sia come persona sia come ‘commerciante’”. Tuttavia la fascinazione per l’universo vitivinicolo viene prima ancora. Ho avuto il piacere di avvicinare l’impegno di chi professionalmente si occupa di marketing aziendale nel settore in questione, e di essere avvicinata dall’abbondanza discorsiva a proposito di note imprese radicate sul suolo nazionale.

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Le scuole irpine cadono a pezzi _di Francesco Celli

Le scuole irpine cadono a pezzi…!!! _ Intervista a cura di Francesco Celli
“Gli indifferenti sono i veri colpevoli”

Dopo i tagli mortali alla sanità, oggi parliamo di scuola. Lo facciamo con una rappresentante d’istituto, Angela Petruzziello, dopo l’ennesimo sciopero in massa del Rossi Doria di Avellino. Forse qualcuno dovrebbe leggere queste parole…

1) Angela, state facendo tanto bel casino: è arrivata qualche risposta?
Beh le risposte che ci ha dato la Provincia sono state queste: “Dovete aspettare”, “Abbiate pazienza, la burocrazia è quella che è”, ”Il preside del geometra deve darci le chiavi”, ”E’ questione di giorni e avrete le aule che vi spettano”. Quest’ultima ce l’hanno detta a inizio febbraio, ma le aule sono ancora chiuse con i lucchetti.

2) Raccontaci un po’ della vostra condizione.
E’ disastrosa. Da novembre ormai abbiamo un edificio fatiscente che funge da scuola. E’ una cosa inaccettabile sia perché dopo il crollo del soffitto sono stati fatti degli inutili tamponamenti qua e là (giusto per far trovare ai controlli Asl la muffa ed i funghi coperti dalla pittura, oltre che qualche pannello sostituito), sia perché ci erano state promesse circa 15 aule, ma solo a chiacchiere. Di fatto sono vuote ed inutilizzate nel plesso dell’Oscar D’Agostino.

3) Intorno a te vedi lo sfascio: di chi pensi sia la colpa?
Credo che i responsabili siano gli indifferenti. Mi riferisco ovviamente alla Provincia che ha perso tempo e costretto molti dei miei compagni a studiare nella muffa, nella puzza, nell’umidità, negli sbalzi di corrente, nel pericolo di fili elettrici scoperti (spesso bagnati) e pannelli del soffitto che, con la pioggia, si staccano e cadono.
Con il termine indifferenti mi riferisco anche alla maggior parte dei nostri professori perché solo due erano presenti alla manifestazione: a parte quelli costretti a restare nelle classi, gli altri dov’erano???

4) Hai paura per la tua incolumità?
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Written by A_ve

3 marzo 2013 at 19:48

Pubblicato su Varie

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“LA CHIESA E’ STANCA” _ L’ULTIMA INTERVISTA AL CARD. MARTINI

Padre Georg Sporschill, il confratello gesuita che lo intervistò in Conversazioni notturne a Gerusalemme, e Federica Radice hanno incontrato Martini l’8 agosto: «Una sorta di testamento spirituale. Il cardinale Martini ha letto e approvato il testo».

Come vede lei la situazione della Chiesa?
«La Chiesa è stanca, nell’Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l’apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (…) Il benessere pesa. Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo. Lo so che non possiamo lasciare tutto con facilità. Quanto meno però potremmo cercare uomini che siano liberi e più vicini al prossimo. Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador. Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci? Per nessuna ragione dobbiamo limitarli con i vincoli dell’istituzione».

Chi può aiutare la Chiesa oggi?
«Padre Karl Rahner usava volentieri l’immagine della brace che si nasconde sotto la cenere. Io vede nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore? Per prima cosa dobbiamo ricercare questa brace. Dove sono le singole persone piene di generosità come il buon samaritano?

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