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SABATO 25 a CASTELFRANCI

Introduzione
Paolo Speranza
 
LA LUNGA LINEA ROSSA
L’ANTAGONISMO LIBERTARIO IN ALTA IRPINIA

Quali umili fiori. Il “poeta sociale” di Lacedonia: Raffaele Fusco
Dell’Irpinia fu la rossa stella. Una poetessa contadina: Fernanda Di Benedetto
La bella bisaccese. I racconti di Donato Castelluccio tra memoria e pietas sociale
Per fare questa poesia ho dovuto viverla. L’anarchia poetica di Vincenzo Mongelli
Se tu guardi la strada che porta ai campi. Formicoso, terra di poesia e libertà

TERRA AMATA E AMARA
LA “CIVILTÀ CONTADINA” OLTRE LA RETORICA

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SABATO 4 FEBBRAIO 2012 : un PATTO per la GIUSTIZIA in Alta Irpinia

Alta Irpinia _ paesaggio _ foto a. verderosa


Causa neve la manifestazione è rinviata a SABATO 25 FEBBRAIO 2012 ore 9,30.


STATI GENERALI dell’ALTA IRPINIA
UN PATTO PER LA GIUSTIZIA _ segue il documento nella versione definitiva che sarà presentato sabato 25 febbraio a S.Angelo dei Lombardi.
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Un Patto per la Giustizia in Alta Irpinia  (documento definitivo)

Il Patto per la Giustizia tra i rappresentanti dei Comuni dell’ Alta Irpinia e gli operatori della giustizia del Circondario di Sant’Angelo dei Lombardi rappresenta  il primo tra i settori  che si intendono affrontare per trovare valide soluzioni.

Gli Stati Generali dell’Alta Irpinia  stanno elaborando indicazioni su altri importanti segmenti della società come la sanità, l’ occupazione, l’ ambiente e i trasporti.

Il senso dell’iniziativa è quello di evitare inutili polemiche preferendo, piuttosto, formulare  proposte strategicamente collegate tra loro, nell’ambito di un complessivo progetto teso alla valorizzazione ed allo sviluppo dell’intera provincia di Avellino.

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IRISBUS, 40 anni di speranza e di lavoro _ di Paolo Saggese

foto a. verderosa

1973 – 2011  Quarant’anni di speranza e di lavoro _ _ _ di Paolo Saggese

L’Irisbus di Flumeri ha quarant’anni, ma sembra in questi giorni dimostrarne molti di più. Rischia il “prepensionamento”, rischia la precarietà, la flessibilità, la chiusura.

Questi rischi allarmano e deprimono, perché dietro i numeri ci sono le storie di migliaia di persone, di famiglie di lavoratori, di bambini, di donne, di chi ha lavorato e chiede solo di poter lavorare. Questa storia ha avuto inizio quarant’anni fa, come ha raccontato in modo appassionato Cesare Ianniciello in un libro, di cui abbiamo già parlato su queste colonne, un interessante e sentito diario – inchiesta edito per i tipi della Sellino editore, con una prefazione limpida ed acuta di Generoso Picone: “Fiat Val d’Ufita, autobiografia di un quadro irpino” (Avellino, 2007).

Con estremo equilibrio, dunque, l’autore descrive la vita dello stabilimento Iveco di Val d’Ufita, e quindi la sua esistenza, di giovane avvocato, che entra in Fiat, e che, sin dall’inizio – settembre 1978 – fa propri gli interessi dell’azienda al punto da dedicarle la vita lavorativa, da responsabile del personale e dei rapporti sindacali, sino a quando, per vicende interne e per conflitti legati proprio a contrattazioni sindacali, viene emarginato e costretto al ritiro.

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