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Piccoli centri, rilancio possibile

IL QUOTIDIANO DEL SUD, 15 luglio 2018 – Redazione Cultura 

Piccoli centri, rilancio possibile. 

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PICCOLI PAESI : C’È CHI REAGISCE – con un’intervista ad Enrico Finzi

Written by A_ve

30 gennaio 2016 at 10:04

alta irpinia e piccoli paesi

castello di quaglietta _ foto fattoruso

castello di quaglietta _ foto fattoruso

“Alta Irpinia e piccoli paesi” _ di Luigi D’Angelis *

In queste settimane estive da più parti è tornato d’attualità il tema dei piccoli Comuni montani al di sotto dei 2000 abitanti che, coma ha documentato uno studio dell’ANCI, costituiscono il 43,7% delle amministrazioni comunali del nostro Paese, percentuale che cresce sin oltre il 70% se si considerano i Comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti. In questi risiedono 10.373.487 abitanti pari al solo 17.2% della popolazione dell’Italia coprono, però, circa il 70% del territorio nazionale. Di fronte a questi dati, un piccolo paese come Cairano che dal 1861, anno dell’unità d’Italia, ha perso oltre 1500 abitanti (oggi 370), può essere un punto di osservazione privilegiato per analizzare e comprendere le problematiche e, soprattutto, il futuro dei 3534 Comuni  sotto i 2000 abitanti.

Risorsa o ostacolo allo sviluppo del sistema Italia? Negli ultimi mesi si è ripetuta questa domanda da cui si attendono risposte serene e responsabili ai vari livelli istituzionali attraverso il sostegno ad un federalismo solidale e ad una organizzazione dei poteri locali che non crei discriminazione fra città e piccoli centri.

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Written by A_ve

10 ottobre 2013 at 10:36

Una proposta per i piccoli comuni _ di PAOLO SAGGESE

Immagine Dal Goleto un manifesto dei piccoli borghi _ di PAOLO SAGGESE

_questo articolo è stato pubblicato in prima pagina dal MATTINO nell’edizione di sabato 23 giugno 2012

Vi è una discussione fittissima, ormai da quasi trent’anni, sul destino dei piccoli comuni d’Irpinia, come era già avvenuto, nel 1968, dopo il terremoto del Belice. Allora, a causa del disastroso sisma del 23 novembre, si propose di accorpare, ad esempio, Lioni, Sant’Angelo, Torella dei Lombardi e farne un unico centro, con più servizi, con più prospettive – si pensava -, con più futuro.

Allora, si ipotizzò anche di dislocare in pianura alcuni centri arroccati sulle colline allora coperte di macerie, ed in alcuni casi sono nati nuovi centri abitati, anche a causa delle ungarettiane “frane ferme” (Conza della Campania, Bisaccia).

In quegli anni tra il 1981 e il 1985, la discussione fu esaltante e spesso vana. Il resto è ormai storia. Poi, superati problemi insediativi, si passò alla discussione del futuro industriale, con la realizzazione di un mirabile progresso fondato sulle “fabbriche in montagna”, sull’ipotesi di una nuova Svizzera, che avrebbe realizzato le “magnifiche sorti e progressive”. Anche in questo caso, sappiamo come sono andate le cose.

Ma c’erano ragioni più grandi, superiori alla nostra volontà, che decretavano altro destino per i piccoli paesi del Sud, come per tutti i piccoli centri dell’Italia interna.

Questa ragione è la “fuga” verso le città, verso il “progresso”, verso il “moderno” e il “futuro”, come la “fuga” verso il lavoro, la sopravvivenza o la ricchezza. Si fuggiva anche dalla miseria, e questa fuga oggi sta divenendo sempre più di attualità.

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Written by A_ve

3 luglio 2012 at 11:10

Unione dei Comuni, come si organizzano nel Monferrato

Unioni o convenzioni: il disegno di legge della Regione Piemonte per i Comuni

Monferrato.it  / Torino | 16/12/2011 — È stato approvato dalla Giunta regionale il disegno di legge sulla riorganizzazione degli enti locali. Per i soli fini dell’esercizio associato delle funzioni comunali, la Regione Piemonte individua tre aree territoriali omogenee, alle quali appartengono i Comuni: area montana, area collinare, area di pianura e classifica i 1206 Comuni piemontesi sulla base della ripartizione in zone omogenee di montagna, collina e pianura realizzata dall’Istat.
I requisiti di aggregazione sono: l’appartenenza alla medesima area omogenea, l’appartenenza alla medesima Provincia, il rispetto dei limiti minimi geografici di 3mila abitanti per l’area montana e collinare e 5mila abitanti per l’area di pianura. Per l’esercizio in forma associata della funzione socio-assistenziale sono previsti limiti minimi più ampi: 15mila abitanti per l’area montana e collinare, 20mila per l’area di pianura. È previsto che la Regione possa concedere deroghe su richiesta motivata dei sindaci.

Cosa succede sotto ai mille?
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