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RASSEGNA STAMPA – Residenza Borgo Biologico, 13-14-15 luglio 2018 con Irpinia 7x

Residenza Borgo Biologico luglio 2018 copia 2.jpg

RESIDENZA BORGO BIOLOGICO, ARCIPELAGO ITALIA

Evento culturale in Irpinia

13 – 14 – 15 Luglio 2018

Borgo di Cairano (Av)

7x

tre giorni di studio e di relazioni felicitanti per

recuperare e riabitare i piccoli paesi dell’Appennino

a cura del Master universitario di II Livello “Casaclima-Bioarchitettura” e dell’Associazione “Irpinia 7x”

Seguono gli articoli di stampa pubblicati in relazione all’evento “Residenza Borgo Biologico”, tenuto in Alta Irpinia dal 13 al 15 luglio 2018.


 

. IL QUOTIDIANO DEL SUD  15 luglio 2018 – Redazione Cultura

Il Quotidiano del Sud 15 7 2018 Piccoli centri, rilancio possibile


 

IRPINIAPOST   14 luglio 2018 – di Giulio D’Andrea

La sfida di Cairano mentre il borgo svela nuovi tesori

c11.jpgA Cairano c’è tutto, forse anche qualcosa in meno“. Era uno degli slogan dei primi festival organizzati nel borgo altirpino. Adesso c’è tutto e forse ci sarebbe bisogno di qualcosa in più. Perché in un venerdì di luglio Cairano mostra i suoi nuovi tesori ed è uno spettacolo. Apre il museo delle relazioni felicitanti e soprattutto nasce un anfiteatro che sbalordisce. Compare tra vicoletti e antichi palazzi rimessi a nuovo. Miracoli dell’architettura, il paese è sempre più un gioiello. “Il teatro c’era anche prima, solo che noi non lo vedevamo“, dice il sindaco Luigi D’Angelis che dopo svariati mandati si gode i frutti concreti di un lavoro partito da molto lontano.

E per trovarlo, per trovare il teatro, un team guidato dall’architetto Angelo Verderosa ha operato in questi anni. Un po’ in silenzio, senza grossi eventi e proclami. Poi l’inaugurazione, la musica e la meraviglia è servita. A Cairano c’è tutto, ci sarebbe veramente tutto. Il panorama, i colori, la storia, il recupero e la frattura che si ricompone, quella del sisma. Lo vedono i ragazzi del master Lumsa “CasaClima BioArchitettura”. Gli altri visitatori. Che girano tra potenziali cantine, angoli inediti e tra gli slarghi che hanno reso famoso il luogo. A Cairano, 300 anime, trovi quello che hai visto l’anno prima ma più bello. Come i giardini fioriti, le casette colorate. Ed è un peccato che la sua vita svelata agli altri sia proprio come luglio, illusorio e veloce.

La sfida di Angelo Verderosa, l’architetto, è in buona sostanza vinta: parlano gli occhi. Quella degli animatori è per certi versi più difficile, rendere questo luogo tappa obbligata per più mesi. Riempire di cultura, arte e persone i tanti spazi vuoti, vuoti per ora, come il museo felicitante o la rupe. C’è la battaglia più complicata, una scalata spaventosa per chiunque: far sì che gli abitanti restino, che qualcuno possa pensare a un buen retiro o qualcosa del genere. Che la tranquillità e la pace siano accompagnate da altro, e purtroppo è difficile stabilire cosa. Ma un tesoro così non può restare nascosto, questo è sicuro. E spopolamento non può essere uno spettro che si agita costante come il vento del luogo. D’Angelis aggiungerà nella giornata: “Racconteremo la storia, il passato e il presente perché abbiamo costruito anche con l’aiuto dei contadini“. La Cairano delle colture a valle si riflette lungo i belvedere ma le cantine non contengono botti. Raccontare il futuro… chissà che nella tre-giorni iniziata venerdì non si possa azzardare qualche ipotesi.

 


 

ANTONINO SAGGIO 14 luglio 2018 / Facebook post

ascolta l’intervento tenuto dal Prof. Antonino Saggio al convegno di sabato 14 audio:  

http://www.arc1.uniroma1.it/Saggio/Filmati/Conferenze/AntoninoSaggioCairano14luglio2018.mp3

Antonino Saggio 14 7 2018.png


 

ANGELO VERDEROSA – intervento tenuto al convegno di sabato 14 luglio 2018  Architetto, Istituzione Premio “Recupera-Riabita”. Radicato

R COME RESIDENZA   R COME RADICATO

residenza borgo biologico foto fonte web8 copia.jpg

Residenza” è l’obiettivo a lungo termine dell’azione culturale in atto in Alta Irpinia: favorire il reinsediamento di nuovi abitanti -sia metropolitani sia di etnie diverse- in luoghi che un tempo erano presidi di civiltà ma che oggi sono stati ridotti a marginali e spopolati. Questo potrà avvenire se cambierà il modello di sviluppo dei territori rurali dell’Italia interna; non più singoli progetti per ogni diverso comune ma progetti unitari e coordinati che abbiano un fondamento strategico a monte.  Non più il comune ma il territorio, non solo l’architettura ma il paesaggio. La grande ricucitura delle isole dell’Arcipelago Italia, tema del Padiglione Italia alla 16. Biennale Architettura di Venezia 2018, potrà iniziare con un paziente rammendo a base di filo di ferro: riaprire e velocizzare le tratte ferroviarie trasversali tra i due mari; i trasporti pubblici sono il servizio pubblico fondamentale per ridare dignità di residenza agli abitanti dei piccoli paesi per connetterli con le città e i luoghi dell’alta velocità.

A Cairano, negli ultimi 3 anni, hanno recuperato e aperto casa tre nuovi abitanti, 3 “forestieri”. Un’inversione di tendenza è possibile, serve un progetto di comunicazione collettivo, relazionante, visionario; la politica –da cui attendevamo cambiamenti- sembra pratica ormai superata; non parla ai cittadini, non basta.  Un concreto sviluppo potrà innescarsi se si ridarà centralità all’unica grande risorsa dei territori del sud Italia: la terra ! Quindi agricoltura, allevamento, pastorizia e coltivazione dei boschi correlate alla cura dell’aria e dell’acqua, risorse insostituibili e sempre più preziose ed ambite in un futuro di cambiamenti climatici. In Alta Irpinia pensiamo da anni, tra i temi della ex-Comunità Provvisoria del 2009, l’idea di un “parco rurale”: non solo per tutelare gli spazi naturali, ma anche per salvaguardare e valorizzare le tracce del lavoro umano e delle storie radicate in genetica profondità. Un parco rurale come laboratorio di riconversione e di innovazione agricola produttiva, un’esperienza pilota che potrebbe tracciare la strada per il rilancio delle altre aree interne dell’Appennino italiano; capace di divenire modello di lavoro e di socialità differente rispetto ai modelli urbani dominanti.

Quale il ruolo degli architetti, dell’arte, della cultura, dello studio in un processo di sviluppo che dovrebbe essere a trazione politica e che invece vede quest’ultima ormai completamente slegata rispetto alle realtà locali ?

Bisognerebbe conoscere bene il territorio, i paesi, i sindaci, le case per scoprirne esperienze, racconti, buone pratiche.

Pensatori e progettisti (pensiero e azione), arte e cultura sono binomi imprescindibili per costruire nuove comunità che abbiano il desiderio del restart, come serve in generale al nostro Paese.

Non serve più agli architetti occuparsi della singola costruzione, forse non servono più nemmeno nuovi edifici; dovremmo con pazienza e coraggio bonificare il territorio da una vasta serie di brutture accumulate nel tempo; beceri volumi edilizi incapaci di dialogare tra loro, impermeabili alla luce e al paesaggio. Demolire più che costruire. Pensiamo alle periferie delle nostre città, oggi impraticabili sia a livello sociale che come fruizione estetica.

Come “radicati” in sito non rappresentiamo oggi un giacimento di nostalgie, né ci sentiamo animatori di villaggi spopolati. Siamo resilienti, sicuramente. E crediamo ancora che la creatività possa salvare il mondo. Siamo convinti che in questa scarsità di risorse possano innescarsi innovazioni.  Necessitano conoscenza locale e fiducia globale per un’azione collettiva capace di invertire il declino dei piccoli paesi rurali e appenninici, presidi di civiltà arcaiche (quindi avanguardia universale).

Il convegno “Residenza Borgo Biologico” è innanzitutto spazio di confronto tra radicati e forestieri; molti sono architetti. Se di queste cose non se ne occupano gli architetti chi se ne occuperà ? Gli architetti in Italia oggi non sono considerati importanti; invece lavorando insieme alle comunità possono risolvere parecchi problemi. E’ una questione di sensibilità ricevuta in dono da chi si occupa della “formazione”, docenti soprattutto e maestri di strada.

Qui a Cairano, tra radicati e forestieri, potrebbe nascere oggi una comunità di mutuo soccorso.

Paesi e città. Associazioni e Università.

Chi ha detto che nei piccoli paesi non è possibile una grande vita ? 


 

. QUI IRPINIA  14 luglio 2018 – di Elisa Forte

Dalla scienza all’arte. L’architettura ridisegna il paradigma delle vivibilità, e candida il laboratorio altirpino agli Stati Generali della green economy

Schermata 2018-07-16 alle 18.25.47.pngDalla scienza all’arte. L’architettura cambia pelle e diventa dottrina umanistica in grado di attraversare e filtrare tutte le discipline che studiano il paesaggio, per azzardare una lettura dall’interno che interpreti la vera identità del luogo. Non immagina nuove cementificazioni, ma è chiamata ad una nuova lettura dell’inerzia che avvolge i piccoli paesi, per offrire nuovi modelli di vivibilità, complementari e non alternativi ai contesti delle grandi città. Così l’architettura offre risposte alla conservazione architettonica degli edifici, alla valorizzazione storica, ma anche alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla prevenzione del rischio sismico e in buona sostanza alla politica politicante impegnata nella strategia nazionale per le aree interne.

Il perimetro geografico dell Alta Irpinia, infatti, individuato come bacino di sperimentazione della Snai- strategia nazionale per le aree interne- si candida a interpretare la nuova mission affidata alla scienza artistica e creativa accendendo i riflettori su due direttrici. Mentre a Cairano viene illustrato il percorso progettuale architettonico di recupero del borgo costruito in venti anni dall’interno della pancia della balena; a Lioni, Conza e Calabritto, è il mondo accademico che promuove un confronto con studenti e “maestranze” locali. A guidare gli alunni della Federico II di Napoli, sarà il faro acceso dall’architetto Federico Verderosa, membro del Consiglio scientifico, docente dei seminari, coordinatore dei laboratori, Co-Direttore del workshop del master universitario di II livello in “Architettura e progetto per le aree interne. Ri_Costruzione dei piccoli paesi” . Oggetto del tour altirpino è uno studio sul campo del nuovo approccio multidisciplinare dell’architettura per invertire la rotta dell abbandono e dello spopolamento. L universita si propone di costruire una figura tecnica in grado di reinterpretare la “comunità sommersa” dai rovi e portare nuova linfa.

Il laboratorio Cairano offre invece una prospettiva diversa, dimostra come una politica adottata “dal basso” dagli attivisti 7x, ha trasformato Cairano in una falegnameria a cielo aperto, e ridisegnato l intero canovaccio del borgo a matita, in contemplazione dell esistente. Qui la nuova veste che si restituisce all abitato è frutto di un processo culturale e non scientifico, che non vuole agganciare il paese alla città, ma farne un giardino di benessere e bellezza, tanto da spingere a costruire un Brand.

Il treno del ripopolamento corre su questo doppio binario intanto, dove si incrociano riflessioni sull agricoltura multifunzionale, individuata come unica leva possibile per la crescita delle economie locali, ma anche sulla giusta redistribuzione dei servizi, funzionali ad innalzare gli standard di vivibilità e incremento demografico.

Il laboratorio architettonico allestito da Angelo Verderosa si è avvalso del prezioso contributo di creativi e professionisti riuniti nell’associazione dei 7x, prima esclusivamente dedicata a Cairano, poi all’Irpinia. La concertazione di pensieri e visioni si è rivelata vincente, tanto da pianificare una società di mutuo soccorso; fra paesi e città, associazioni e università. Franco Dragone, primo supporter del laboratorio cairanese, conferma che alla base del manifesto del recupero del piccolo borgo ci sia un progetto culturale, prima che architettonico, che integra l’arte, la cucina, l’incontro, lo scambio, il teatro e la formazione. In occasione del focus annuale “recupera- riabita” sono stati illustrati contributi di grande valore da parte di architetti, studiosi, artisti, amministratori e imprenditori. A partire dall’architetto Alex De Muzio, che ha illustrato un censimento compiuto nella sola provincia di Foggia sulla presenza delle masserie, 800 in tutto, geolocalizzate e fotografate. Il censimento permette di poter studiare queste architetture per poterne analizzare il loro potenziale economico.

In questa ottica, Mario Marciano, consulente di marketing, suggerisce che gli addetti ai lavori istituzionali del turismo dovrebbero produrre meno guide e più visioni. “I vicoli ciechi, le strade chiuse, le piazze vuote e le case abbandonate hanno bisogno di nuovi occhi” spiega. “Il pietismo e il romanticismo non invertono il destino, né concorrono al cambio di paradigma”. C è bisogno di progetti qualificanti e ambiziosi che non hanno il paese vicino come termine di paragone, ma il mondo intero. Nel “Marciano pensiero” il turismo nei paesi andrebbe bandito per legge, per essere sostituito invece da un nuovo modello di inurbamento e percezione del paesaggio, che spinge per il superamento delle chiusure e favorisce una apertura dell’uomo e il dialogo con l’ambiente.

Il progetto Cairano dunque, propone un nuovo umanesimo che rimette l uomo al centro, e ri- codifica la dialettica fra leggi e umanità. Secondo Massimo Pica Ciamarra, l’urbano è assenza di pensiero politico:riflette egoismi e narcisismi, esalta separazioni e nega l integrazione. Non chiudere, ma riorganizzare, è l input che arriva dal sindaco di Montemarano Beniamino Palmieri, che auspica il superamento delle logiche campanilistiche per una convinta collaborazione fra Comuni.


 

ANTONINO SAGGIO 14 luglio 2018 / Facebook post (1)

Antonino Saggio 14 7 2018_.png


 

IL QUOTIDIANO DEL SUD  13 luglio 2018 – di Floriana Guerriero

Cairano, le radici e il dna dei luoghi

Il Quotidiano del Sud 13 7 2018 Cairano le radici e il dna dei luoghi

 


 

ORTICALAB  12 luglio 2018 – di Maria Fioretti

Cairano ritrova la sua Piazza Teatro, l’Irpinia il suo faro di arte e cultura

Siamo stati all’apertura della tre giorni di incontri e relazioni sui temi del recupero e del riabitare i piccoli paesi dell’Appennino e abbiamo visto come è stato restaurato il Borgo Biologico il posto perfetto scelto da Franco Dragone per la sua Scuola di Arti dello Spettacolo di cui avremo un’anteprima con la Masterclass di settembre: un luogo magico riportato alla luce, un luogo che pulsava arte e cultura già 2500 anni fa.

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Cairano è un dorso di balena che incanta. Siamo stati all’apertura della tre giorni  (che continua fino a domenica) di incontri e relazioni sui temi del recupero e del riabitare i piccoli paesi dell’Appennino e abbiamo visto come è stato restaurato il Borgo Biologico: solo materiali locali trattati da maestranze della provincia, nessun mezzo pesante, ma un lavoro manuale, attento all’impatto ambientale e alla storia di ogni singola pietra.

Insieme a noi a compiere questa prima esplorazione c’erano gli allievi del Master Lumsa “Casa-Clima BioArchitettura” appena arrivati su quest’isola senza mare, guidati dall’Architetto Angelo Verderosa – loro docente e curatore del progetto esposto al Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia 2018 – e da Dario Bavaro, presidente dell’associazione “Cairano 7x” e promotore della nostra bella passeggiata sensoriale tra le atmosfere cairanesi.

E poi davanti al nostro sguardo si è aperta la Piazza Teatro recuperata con pazienza e innovazione dalle macerie stratificatesi sull’antico borgo Castello di Cairano, un cuore pulsante di arte e cultura, il posto perfetto scelto da Franco Dragone per la sua Scuola di Arti dello Spettacolo di cui avremo un’anteprima con la Masterclass di settembre: un luogo magico riportato alla luce, un luogo che pulsava arte e cultura già 2500 anni fa.

Mentre il maestro Spiniello accarezzava con i suoi pennelli uno spicchio di muro che costeggia gli antichissimi gradoni della platea del Teatro riportato alla luce, al quale si accede attraversando gli impervi vicoli del borgo, passando per il Museo delle relazioni felicitanti, appena dietro la Chiesa e la piazzetta, a fare da cornice allo spettacolo di note e suggestioni tanti gli avventori che si muovevano tra le residenze artistiche per studenti e docenti del Master in arti dello spettacolo, anch’esse frutto di una meticolosa opera di riqualificazione, con uno spazio dedicato alla mostra sul Cineasta e Partigiano cairanese, Michelangelo Frieri, curato dal professore Paolo Speranza.

Non più un giacimento di nostalgie questo piccolissimo paese di trecento abitanti, ma un luogo in moto, vivo di creatività, forte per la comunità nuova di “radicati” e “forestieri” che si confrontano su un territorio che ha mantenuto la sua autenticità, diventando un’ispirazione. Un luogo di rinascita, epicentro di un futuro ancora possibile ma soprattutto necessario.


 

QUI IRPINIA  11 luglio 2018 – di Elisa Forte

L’isola di Cairano, minimo Comune multiplo dell’Arcipelago Italia

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Mi piace definirla “Repubblica indipendente”, ma anche microcosmo fecondo in cui è possibile raddrizzare le cose o edificare nuove Nazioni. Cairano è letteratura, sì per me lo è. Sarà la sua forma di balena galleggiante a rendere il borgo speciale, ma anche la leggerezza del vento che soffia a dieci nodi esatti, che consente di acclimatarsi in un mondo ovattato, carico di ‘possibilità’ e aspettative. Non è un caso se l’abitato sia finito sotto la lente di osservazione della cosiddetta “intellighenzia”, quel circolo culturale animato da professionisti e poeti, residenti e stranieri, che da venti anni lavorano ad una strategia di recupero, ma soprattutto di costruzione di un laboratorio di nuova vivibilità. Lo stesso Enrico Finzi, sociologo di fama nazionale, lo ha definito “minimo Comune multiplo”, ma prima di lui ci ha pensato Vinicio Capossela a renderlo immortale come “Il paese dei coppoloni”.

Dopo venti anni di studi e analisi, ricerche e progettazione, è arrivato il momento di inaugurare il ‘borgo biologico’. Un borgo interamente recuperato nella sua funzione storica del comprensorio, che si candida a rivoluzionare il concetto di vivibilità nei paesi dell’entroterra dell’Appennino. Pioniere di questa avventura è l’architetto Angelo Verderosa, che ha già esposto il progetto architettonico alla Biennale di Venezia nel padiglione Arcipelago Italia, incassando grande successo fra gli addetti ai lavori e non solo: il borgo irpino infatti, oggi è divenuto noto ad un pubblico più vasto di artisti ed architetti europei, per essere stato selezionato- tra oltre 500 opere realizzate- e tuttora esposto alla Biennale Architettura di Venezia (fino al 25 novembre 2018) come progetto esemplare di recupero architettonico contemporaneo, capace di innescare riverberi positivi sia in ambito sociale che economico. Completate le opere strutturali candidate dal Comune a valere sui fondi europei, ‘il parterre dei creativi’ alza il sipario sul primo borgo altirpino destinato a residenza per artisti.

Cultura e arte, visioni e interpretazioni del paesaggio rappresentano la cifra del progetto di rilancio delle aree interne, depositarie di linfa e ricchezza, che necessitano una trasformazione del tessuto sociale ma anche dell’indotto economico. Architettura, arte e agricoltura rappresentano la declinazione del genius loci individuato dall’associazione, determinata a costruire non solo un manifesto culturale di nuovi modelli abitativi di riferimento, ma anche a moltiplicare il valore dell’esistente.

“Come abitanti dei piccoli paesi non rappresentiamo oggi un giacimento di nostalgie, né ci sentiamo animatori di villaggi spopolati. Siamo resilienti, sicuramente. E crediamo che la creatività possa salvare il mondo” spiega l’architetto Verderosa. “Siamo convinti che in questa scarsità di risorse possano innescarsi innovazioni. Necessitano conoscenza locale e fiducia globale per un’azione collettiva capace di invertire il declino dei piccoli paesi rurali e appenninici, presidi di civiltà arcaiche, quindi avanguardia universale. Se di queste cose non se ne occupano gli architetti chi se ne occuperà? Gli architetti in Italia non sono considerati oggi importanti, invece lavorando insieme alle comunità possono risolvere parecchi problemi. Qui a Cairano, tra radicati e forestieri, potrebbe nascere oggi una comunità di mutuo soccorso. Paesi e città. Associazioni e Università”.

Il progetto sarà illustrato in tutti i dettagli nella tre giorni promossa da Irpinia 7X, a cui prenderanno parte espressioni del mondo accademico proveniente da tutta Italia, studiosi, appassionati, artisti, viaggiatori e imprenditori. Sono previste infatti visite al percorso delle cantine, e poi il taglio del nastro ad opera di Franco Dragone, regista e showmaker di origini cairanesi, e fondatore della “Dragone cultural cration company” della piazza teatro; oltre alle visite di cantieri e laboratori didattici.

Sabato 14 luglio si terrà il convegno “Recupera-Riabita, salviamo i borghi dell’Appennino”, che prevede un’intera giornata di studio: analisi, testimonianze e progetti. Nella mattinata, dopo i saluti del Sindaco Luigi D’Angelis, ci saranno le introduzioni di Dario Bavaro per “Irpinia 7x” e Francesca Pitisci per il “Master Casaclima-Bioarchitettura”, associazioni e università che animano l’evento. Angelo Verderosa presenterà le tematiche del convegno e presiederà i lavori della mattinata dove ci saranno gli interventi dei relatori “forestieri”, in qualità di osservatori esterni dello stato di salute dei piccoli paesi. Tra questi, alcuni docenti delle Università di Napoli, Salerno, Roma e Innsbruck: Renato Partenope, Pasquale Persico, Massimo Pica Ciamarra, Antonino Saggio e Wittfrida Mitterer, oltre a ricercatori, architetti, archeologi, giornalisti e scrittori di varie parti d’Italia.

Nel pomeriggio dello stesso sabato è previsto il confronto tra i “radicati”: Sindaci, amministratori, imprenditori e operatori locali. Il dibattito, animato da Generoso Picone, cercherà di fare il punto della situazione sui bisogni e sui progetti dei borghi irpini. Tra i temi più discussi finora nel forum del blog “Piccoli Paesi”: trasporti pubblici, agricoltura, occupazione ma soprattutto arte e cultura per ripartire nell’immediato, anche grazie all’impegno di vari imprenditori autoctoni che guardano con attenzione al nostro territorio.

Domenica 15 infine, si procederà con il “Viaggio nel cratere”, un’escursione nei paesi distrutti dal terremoto del 1980; modelli di ricostruzione a confronto, analisi sul campo a 38 anni dal sisma. Si attraverseranno i centri ricostruiti di Conza, Teora e Sant’Angelo dei Lombardi.


 

IRPINIAPOST   11 luglio 2018 – Redazione

Cairano, Franco Dragone inaugura la nuova piazza-teatro

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In Alta Irpinia, nel borgo di Cairano, inizia la 3 giorni di eventi culturali dedicati all’architettura, all’arte e all’agricoltura per recuperare e riabitare i piccoli paesi dell’Appennino. Sono previste visite di cantiere e laboratori didattici nel pomeriggio di venerdì 13 luglio. Alle ore 21.00 Franco Dragone presiederà alla pre-apertura della piazza-Teatro a Cairano.

Sabato 14 luglio si terrà il convegno“Recupera-Riabita, salviamo i borghi dell’Appennino”; un’intera giornata di studio: analisi, testimonianze e progetti.  Tra i temi più discussi finora nel forum del blog “Piccoli Paesi”: trasporti pubblici, agricoltura, occupazione ma soprattutto arte e cultura per ripartire nell’immediato, anche grazie all’impegno di vari imprenditori autoctoni che guardano con attenzione al nostro territorio. I posti per il convegno sono sold out. Domenica 15, in mattinata si farà  il “Viaggio nel cratere”, un’escursione nei paesi distrutti dal terremoto del 1980; modelli di ricostruzione a confronto, analisi sul campo a 38 anni dal sisma. Si attraverseranno i centri ricostruiti di Conza, Teora e Sant’Angelo dei Lombardi.

Angelo Verderosa, coordinatore della manifestazione: Come abitanti dei piccoli paesi non rappresentiamo oggi un giacimento di nostalgie, né ci sentiamo animatori di villaggi spopolati. Siamo resilienti, sicuramente. E crediamo che la creatività possa salvare il mondo. Siamo convinti che in questa scarsità di risorse possano innescarsi innovazioni.  Necessitano conoscenza locale e fiducia globale per un’azione collettiva capace di invertire il declino dei piccoli paesi rurali e appenninici, presidi di civiltà arcaiche, quindi avanguardia universale. Il convegno “Residenza Borgo Biologico” è innanzitutto spazio di confronto tra “radicati” e “forestieri”, molti tra questi sono architetti. Se di queste cose non se ne occupano gli architetti chi se ne occuperà ? Gli architetti in Italia non sono considerati oggi importanti; invece lavorando insieme alle comunità possono risolvere parecchi problemi. Qui a Cairano, tra radicati e forestieri, potrebbe nascere oggi una comunità di mutuo soccorso. Paesi e città. Associazioni e Università“.


 

ORTICALAB  11 luglio 2018

Tre giorni a Cairano per immaginare come si recuperano e si riabitano i piccoli paesi

Sarà presentato il progetto del Borgo Bologico e gli allievi di Casaclima-Bioarchitettura saranno coinvolti in eventi culturali e approfondimenti sullo stato di salute dei borghi. Venerdì sera Franco Dragone presiederà all’inaugurazione della Piazza Teatro, cuore della residenza per artisti e studenti del suo Master di Arti dello Spettacolo.

arton65031-f6c3a.jpg  In Alta Irpinia, nel borgo di Cairano (Av), inizia la 3 giorni di eventi culturali dedicati all’architettura, all’arte e all’agricoltura per recuperare e riabitare i piccoli paesi dell’Appennino.

Sono previste visite di cantiere e laboratori didattici nel pomeriggio di venerdì 13 luglio. Sabato 14 luglio si terrà il convegno “Recupera-Riabita, salviamo i borghi dell’Appennino”; un’intera giornata di studio: analisi, testimonianze e progetti. Nella mattinata, dopo i saluti del Sindaco Luigi D’Angelis, ci saranno le introduzioni di Dario Bavaro per “Irpinia 7x” e Francesca Pitisci per il “Master Casaclima-Bioarchitettura”, associazioni e università che animano l’evento. Angelo Verderosa presenterà le tematiche del convegno e presiederà i lavori della mattinata dove ci saranno gli interventi dei relatori “forestieri”, in qualità di osservatori esterni dello stato di salute dei piccoli paesi. Tra questi, alcuni docenti delle Università di Napoli, Salerno, Roma e Innsbruck: Renato Partenope, Pasquale Persico, Massimo Pica Ciamarra, Antonino Saggio e Wittfrida Mitterer, oltre a ricercatori, architetti, archeologi, giornalisti e scrittori di varie parti d’Italia.

Nel pomeriggio dello stesso sabato è previsto il confronto tra i “radicati”: Sindaci, amministratori, imprenditori e operatori locali. Il dibattito, animato da Generoso Picone, cercherà di fare il punto della situazione sui bisogni e sui progetti dei borghi irpini. Tra i temi più discussi finora nel forum del blog “Piccoli Paesi”: trasporti pubblici, agricoltura, occupazione ma soprattutto arte e cultura per ripartire nell’immediato, anche grazie all’impegno di vari imprenditori autoctoni che guardano con attenzione al nostro territorio. Tra questi Franco Dragone, regista di fama internazionale, originario di Cairano che venerdì sera presiederà alla pre-apertura della piazza-teatro, recuperata con pazienza e innovazione dalle macerie stratificatesi sull’antico borgo Castello di Cairano.

Dato il vasto interesse suscitato dalla manifestazione, organizzata mesi fa, i posti in sala sono tutti esauriti; saranno disponibili gli abstract degli interventi. Domenica 15, in mattinata si farà il “Viaggio nel cratere”, un’escursione nei paesi distrutti dal terremoto del 1980; modelli di ricostruzione a confronto, analisi sul campo a 38 anni dal sisma. Si attraverseranno i centri ricostruiti di Conza, Teora e Sant’Angelo dei Lombardi.

Il “Borgo Biologico” è un progetto durato 20 anni, oggi realizzato a Cairano (Av), in una delle 5.000 “isole” di quell’Arcipelago Italia, tema portante del Padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia 2018. Il borgo irpino, già noto per aver ospitato negli ultimi 9 anni il festival visionario “Cairano 7x”, oggi è divenuto noto ad un pubblico più vasto di artisti ed architetti europei, per essere stato selezionato (tra oltre 500 opere realizzate) e tuttora esposto alla Biennale Architettura di Venezia (fino al 25 novembre 2018) come progetto esemplare di recupero architettonico contemporaneo, capace di innescare riverberi positivi sia in ambito sociale che economico.

Angelo Verderosa è il coordinatore della manifestazione al Borgo Biologico di Cairano, pronto ad ospitare gli studenti del Master: «Come abitanti dei piccoli paesi non rappresentiamo oggi un giacimento di nostalgie, né ci sentiamo animatori di villaggi spopolati. Siamo resilienti, sicuramente. E crediamo che la creatività possa salvare il mondo. Siamo convinti che in questa scarsità di risorse possano innescarsi innovazioni. Necessitano conoscenza locale e fiducia globale per un’azione collettiva capace di invertire il declino dei piccoli paesi rurali e appenninici, presidi di civiltà arcaiche, quindi avanguardia universale. Il convegno “Residenza Borgo Biologico” è innanzitutto spazio di confronto tra “radicati” e “forestieri”, molti tra questi sono architetti. Se di queste cose non se ne occupano gli architetti chi se ne occuperà ? Gli architetti in Italia non sono considerati oggi importanti; invece lavorando insieme alle comunità possono risolvere parecchi problemi. Qui a Cairano, tra radicati e forestieri, potrebbe nascere oggi una comunità di mutuo soccorso. Paesi e città. Associazioni e Università».

Sarà Franco Dragone a presiedere all’inaugurazione della Piazza teatro a Cairano venerdì sera (13 luglio): «Il nostro progetto è il risultato di una riflessione comune, sviluppatasi col tempo, che si basava sull’esperienza e sulla conoscenza intima, personale e condivisa che abbiamo del nostro territorio. Ecco perché ha brillato alla Biennale Architettura di Venezia, grazie ai suoi esperti: perché non mentono su chi siamo, perché se controlliamo la sua crescita questo progetto non sarà più soltanto un promontorio iconico da cui saltare verso l’ignoto, ma un faro dove le barche a vela possono essere ancorate, barche di coloro che cercano dove ritrovare l’ispirazione in un territorio che ha mantenuto la sua forza e la sua autenticità. Cairano, una traccia millenaria sulla strada delle grandi invasioni, come tante altre isole di questo vasto arcipelago di villaggi e micro città che tessono il tessuto dell’Italia e di gran parte dell’Europa, forse non è che una lucciola contro la marea delle stelle. Ma questa lucciola è sufficiente per illuminare la notte e guidare coloro che vogliono sedersi con noi a cercare nelle emozioni di vivere insieme ciò che può rendere i sogni una realtà».

leggi su  ORTICALAB


 

. IL QUOTIDIANO DEL SUD   11 luglio 2018 – Redazione Cultura, Floriana Guerriero

Rispettare l’identità dei territori

Il Quotidiano del Sud 11 7 2018 Rispettare l identita dei territori


 

BIBLUS-NET   5 luglio 2018 – di Francesca Ressa

Residenza Borgo Biologico, straordinario evento culturale a Cairano (Av), dal 13 al 15 luglio 2018

Residenza Borgo biologico: una tre giorni di eventi formativi per recuperare e riabitare i piccoli paesi dell’Appennino. Il progetto di Cairano alla Biennale di Venezia

Tra le più interessanti architetture realizzate ed esposte fino al 25 novembre 2018 alla Biennale Architettura di Venezia 2018, nel Padiglione Italiano “Arcipelago Italia” curato da Mario Cucinella, c’è il Borgo Biologico di Cairano (AV) di Verderosa Architetti.

Il borgo di Cairano è stato selezionato (tra oltre 500 progetti) come progetto esemplare di recupero architettonico contemporaneo per dare un futuro ai borghi che si spopolano.

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Dal 13 al 15 luglio 2018 Cairano sarà anche la sede dell’importante manifestazione culturale “Residenza Borgo biologico, arcipelago Italia”: il borgo ospiterà per 3 giorni gli allievi del Master universitario di II Livello CasaClima-Bioarchitettura, che si tiene a Roma presso la Lumsa, e gli animatori territoriali che fanno capo all’associazione “Irpinia 7x”.

Sono previsti incontri ed eventi sul tema del recupero e ripopolamento dei piccoli paesi; non si tratterà di un’esercitazione didattica, ma di un’esperienza di conoscenza sul campo.

L’obiettivo è quello di mettere insieme energie individuali per sviluppare idee e progetti comunitari per promuovere la possibilità del riabitare nei piccoli paesi dell’Appennino.

Programma

Nell’ambito del programma didattico-formativo del Master è stata organizzata la manifestazione culturale a Cairano, nei giorni 13, 14 e 15 luglio 2018.

Oltre alle visite di cantiere e ai laboratori didattici, per gli studenti del Master è prevista una giornata di studio (sabato 14 luglio) che vedrà la partecipazione di oltre 40 relatori tra architetti, contadini, sindaci, artisti, docenti, scrittori, visionari; saranno a loro disposizione 7 minuti e 7 immagini da proiettare per lanciare un messaggio “relazionante” sul futuro dei piccoli paesi dell’Appennino.

Non si tratterà, quindi, della solita conferenza frontale o del convegno per addetti ai lavori ma di un laboratorio aperto e partecipato al cui centro c’è l’ascolto e la relazione tra i partecipanti.

Infine, nella giornata di domenica, ci sarà una visita guidata nei paesi distrutti dal sisma del 1980, con esempi di ricostruzione fortemente diversi tra loro.

Il progetto

Il progetto di Cairano, un piccolo e spopolato borgo di Cairano in provincia di Avellino dove vivono 300 abitanti su una rupe, a cura dall’architetto Angelo Verderosa, è partito circa vent’anni fa, nel 1999, ma è mancato qualsiasi tipo di finanziamento; solo nel 2015 sulla base dell’accelerazione di spesa, il progetto è stato avviato e oggi i cantieri sono quasi ultimati (al 90%).

Tecnologia e modernità si relazionano con paesaggio e tradizioni in una serie di recuperi integrati, estesi per 4.000 mq tra spazi urbani, attrezzature ed alloggi ripensati per dare accoglienza in uno dei piccoli paesi dell’entroterra italiano. A Cairano (Av), in Irpinia: 300 abitanti su una rupe a 800 m di altitudine, sulla dorsale appenninica, al confine tra Campania e Lucania; in una zona ad elevato rischio sismico. Lontano dalle luci e dal rumore, un paesaggio incontaminato, straordinario, vuoto.

Per la realizzazione del progetto sono stati utilizzati esclusivamente materiali locali come la pietra irpina o il legno di Calitri; si tratta di materiali, per lo più pietre che sono cadute col terremoto, che non necessitano il trasporto, né di mezzi pesanti in cantiere, sono inoltre lavorati da maestranze locali manualmente, facendo attenzione al recupero dei manufatti storici.

Ogni alloggio, inoltre, sarà ben coibentato, in grado di consumare poco ed economico da un punto di vista di gestione.

Il borgo di Cairano non sarà un albergo diffuso, ma la residenza per artisti, in quanto sede del Master di Arti dello Spettacolo che porterà gli allievi dei corsi di arti sceniche e i docenti dal mondo all’Irpinia, già a settembre prossimo.

Gli alloggi serviranno agli studenti e ai turisti che scelgono di trascorrere un periodo in questa meravigliosa terra al confine tra Puglia e Basilicata la piazzetta è diventata un teatro all’aperto che può ospitare circa 200 persone, con la gradinata e il palco centrale sulla scorta dell’anfiteatro greco, tutto intorno si sviluppano le case, le botteghe, il ristorante e i laboratori. Sulla rupe sarà installato in maniera permanente un organo a canne alimentato dal vento che produrrà suoni naturali, capace di accordi tonali molto particolari, un’opera unica al mondo. Il Borgo di Cairano è la testimonianza di modelli alternativi di ricostruzione post terremoto, recuperare un borgo biologico di 300 abitanti potrebbe sembrare una follia, ma è una affascinante follia, come mi diceva un collega francese. In Italia accadono anche miracoli come questo ed è la cultura l’elemento di forza, quello su cui puntare per far restare quei giovani che ancora pensano se partire oppure no, dobbiamo riuscire ad affascinarli e così avremo una possibilità. L’agricoltura abbinata al turismo e allo sviluppo del settore culturale può generare quella micro economia che permetterebbe a borghi come quello di Cairano di sopravvivere.


 

ORTICALAB  19 giugno 2018  – di Maria Fioretti

Rinascite possibili

Cairano è un Borgo Biologico che respira futuro

Con l’architetto Angelo Verderosa e Dario Bavaro – presidente di “Irpinia 7x” – abbiamo parlato di questo progetto corale, partito vent’anni fa e arrivato alla Biennale di Venezia tra le più belle architetture del mondo, ospiterà per tre giorni gli allievi del Master CasaClima-Bioarchitettura della Lumsa per raccontare le possibilità del riabitare nei piccoli paesi dell’Appennino: recuperato con materiali e maestranze locali, si è lavorato manualmente, salvando quello che esisteva, con un’attenzione particolare all’impatto ambientale. Un organo a canne, installazione permanente unica al mondo, sarà suonato dal vento sulla rupe e le nuove strutture ospiteranno la scuola delle Arti dello Spettacolo di Franco Dragone: la rinascita è cominciata

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CasaClima-Bioarchitettura è il Master di II Livello che si tiene a Roma presso l’Università Lumsa ed ha un legame con il nostro territorio perché torna per il secondo anno a Cairano protagonista di una tre giorni (13-14 e 15 luglio) di incontri e relazioni sui temi del recupero e del riabitare i piccoli paesi dell’Appennino.

Sul dorso della balena – così si definisce la rupe – ci sono trecento abitanti e siamo in quell’entroterra appenninico che fa parte delle 5mila isole dell’Arcipelago Italia, tema portante del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia 2018 – curata da Mario Cucinella – per cui è stato selezionato ed esposto il progetto del “Borgo Biologico”, curato dall’architetto Angelo Verderosa.

Nello specifico si tratta di una realizzazione corale, partita vent’anni fa con piccoli tasselli e arrivata a Venezia, fino al 25 novembre 2018, così tra le più belle architetture realizzate nel mondo c’è anche il piccolo e spopolato borgo di Cairano che ha avviato il suo processo di rinascita: «Il progetto è cominciato nel 1999, ma per quindici anni non ha ricevuto attenzione, è mancato qualsiasi tipo di finanziamento, sia da parte del CIPE che della Regione – spiega Verderosa – nel 2015 sulla base dell’accelerazione di spesa, il progetto è stato avviato e oggi i cantieri sono quasi ultimati, sull’avanzamento dei lavori siamo al 90 per cento. Sono stati utilizzati esclusivamente materiali locali come la pietra irpina o il legno di Calitri che aiutano l’ecologia perché non hanno viaggiato, sono trattati da maestranze locali, nel cantiere non arrivano mezzi pesanti e si lavora manualmente facendo attenzione al recupero dei manufatti storici. Tutte le pietre che sono cadute col terremoto o per lo stato di incuria del borgo, vengono reimpiegate e ogni alloggio sarà ben coibentato, in grado di consumare poco ed economico da un punto di vista di gestione».

Gli studenti del Master oltre alle visite di cantiere e ai laboratori, saranno impegnati in una giornata di relazioni che prevede la partecipazione di oltre quaranta relatori tra architetti, contadini, sindaci dei comuni del cratere (Conza, Teora, Sant’Angelo dei Lombardi, Calitri), artisti, docenti, scrittori, visionari che avranno a disposizione 7 minuti e 7 immagini da proiettare per lanciare un messaggio “relazionante” sul futuro dei piccoli paesi.

L’obiettivo è proprio quello di mettere insieme energie individuali per sviluppare idee e progetti comunitari, parlando allo stesso tempo di sogni e di visioni, come conferma Dario Bavaro, presidente dell’associazione “Irpinia 7x” legata all’evento “Cairano 7x” che quest’anno si terrà durante la prima settimana di agosto: «Cairano si è data una definizione grazie ad una semina costante di attività, abitarla e lasciarsi abitare è possibile solo stabilendo un contatto col luogo, visitandolo e respirando la sua aria speciale. Non si può raccontare a parole, perciò siamo contenti che sempre più persone vengano a trovare Cairano e ci aiutino a costruire relazioni e momenti di felicità. Oggi esistono una serie di condizioni favorevoli e c’è una bella umanità a popolare il borgo che sta diventando grande mentre prima sembrava soltanto un sogno romantico, ma anni di lavoro e di ostinazione ci hanno portato qui, al punto della rinascita».

Non sarà un albergo diffuso il borgo di Cairano, ma una residenza per artisti, perché è qui che Franco Dragone ha scelto di far vivere il suo Master di Arti dello Spettacolo che porterà gli allievi dei corsi di arti sceniche e i docenti dal mondo all’Irpinia. Si comincia già a settembre di quest’anno con dieci giorni di Masterclass: «Gli alloggi serviranno agli studenti e ai turisti che scelgono di trascorrere un periodo in questa meravigliosa terra al confine tra Puglia e Basilicata – continua l’architetto Angelo Verderosa – la piazzetta è diventata un teatro all’aperto che può ospitare circa duecento persone, con la gradinata e il palco centrale sulla scorta dell’anfiteatro greco, tutto intorno si sviluppano le case, le botteghe, il ristorante e i laboratori. Sulla rupe sarà installato in maniera permanente un organo a canne alimentato dal vento che produrrà suoni naturali, capace di accordi tonali molto particolari, un’opera unica al mondo. Il Borgo di Cairano è la testimonianza di modelli alternativi di ricostruzione post terremoto, recuperare un borgo biologico di 300 abitanti potrebbe sembrare una follia, ma è una affascinante follia, come mi diceva un collega francese. In Italia accadono anche miracoli come questo ed è la cultura l’elemento di forza, quello su cui puntare per far restare quei giovani che ancora pensano se partire oppure no, dobbiamo riuscire ad affascinarli e così avremo una possibilità. L’agricoltura abbinata al turismo e allo sviluppo del settore culturale può generare quella micro economia che permetterebbe a borghi come quello di Cairano di sopravvivere».


 

. IL MATTINO  25 maggio 2018 – di Generoso Picone

I “Siensi” di Cairano al Padiglione Italia, il progetto di Verderosa all’Arcipelago

2018 05 25 Biennale Venezia Verderosa

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RESIDENZA BORGO BIOLOGICO, ARCIPELAGO ITALIA”.  Evento culturale in Irpinia dal 13 al 15 luglio 2018. 

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ABSTRACT degli INTERVENTI tenuti al convegno di sabato 14 luglio 2018 : clicca QUI  

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PROGRAMMA DETTAGLIATO dell’evento dal 13 al 15 luglio 2018 : clicca QUI .

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viaggio nel cratere conza teora sant’angelo (materiale di archivio)

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Si ringrazia per la COMUNICAZIONE

Elisa FORTE –Giornalista e scrittrice, irpina. Blog Elisafortequiirpinia 

Floriana GUERRIERO –Giornalista per il Quotidiano del Sud

Giulio D’ANDREA –Giornalista e Direttore di IrpiniaPost

Maria FIORETTI e Marco STAGLIANO’ – Giornalista e Direttore di Orticalab

Antonio SENA, Alessandro FUCILLA, Massimo GUGLIUCCIELLO – Fotografi 

Si ringraziano gli SPONSOR

ACCA SOFTWARE

CANTINA FIORENTINO, Paternopoli

DI SESSA COSTRUZIONI, Impresa Restauri

EDILGEO, Impresa edile

KEIM, Bolzano

TOURING CLUB ITALIANO / Club di Territorio Paesi d’Irpinia

ZEMBALO B&B

VERDEROSA studio

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Annunci

Piccoli centri, rilancio possibile

IL QUOTIDIANO DEL SUD, 15 luglio 2018 – Redazione Cultura 

Piccoli centri, rilancio possibile. 

scarica e leggi il PDF, clicca: Il Quotidiano del Sud 15 7 2018 Piccoli centri, rilancio possibile

Il Quotidiano del Sud 15 7 2018 Piccoli centri, rilancio possibile.png

RESIDENZA BORGO BIOLOGICO 13-14-15 luglio 2018

“RESIDENZA BORGO BIOLOGICO, ARCIPELAGO ITALIA”.  Evento culturale in Irpinia dal 13 al 15 luglio 2018. CONTENUTO e PROGRAMMA

logo arcipelago italia biennale di venezia 2018 

ABSTRACT degli INTERVENTI del convegno di sabato 14 luglio, clicca QUI

 

 

PROGRAMMA 

venerdì 13 luglio (4 CFP)

  • ore 15  MALTE con inerti di recupero: visita di cantiere, impasto ed impiego dei vari tipi di malta (criteri ambientali minimi); laboratorio formativo tenuto da Angelo Verderosa con le maestranze dell’Impresa Edilgeo.
  • ore 18  SENTIERO ARCAICO: visita emozionale a cura di Dario Bavaro, partecipa la  direttrice del Master Casaclima-BioArchitettura Wittfrida Mitterer.
  • ore 20  SCAVO AL TEATRO: azione collettiva per la scoperta e riscoperta della memoria arcaica ; pre-apertura per addetti ai lavori. Maestro di cerimonia: Mr. Franco Dragone; action painting a cura del maestro Giovanni Spiniello.
  • NUOVA SALA LIBERTA’: apertura Mostra “MICHELANGELO FRIERI, Film e Libertà”. Il partigiano e cineasta di Cairano, a cura di Paolo Speranza, con Irpinia 7x.
  • OPTIMIST QUARTET, note jazz della piazza teatro, partecipazione ad invito.
  • ore 24   NEL CUORE DELLA NOTTE: vie ed alture del borgo borgo in cammino con Antonio Luongo / Cairano nel cuore.

sabato 14 luglio (4 CFP)

  • ore 8  RISVEGLIO SUL CALVARIO: esercizi di ammirazione del paesaggio.
  • ore 10  RECUPERA-RIABITA, salviamo i borghi dell’Appennino. Giornata di studio e di relazioni. Analisi Testimonianze Progetti.  *  Partecipano: architetti, contadini, sindaci, artisti, docenti, scrittori, visionari.  7 minuti / 7 slides.  Nella mattinata (10-13,30): interventi “forestieri”, osservatori esterni. Prenotazioni chiuse per esaurimento posti in sala.
  • ore 14  PRANZO CONVIVIALE, a cura della Pro Loco Cairano con gli chef Arcangelo Gargano e Gerardo Urciuoli (riservato ai soli iscritti al convegno, posti esauriti) *
  • ore 16  RECUPERA-RIABITA, salviamo i borghi dell’Appennino.  Progetti e dibattito. Nel pomeriggio (15,30-18): interventi “radicati”, Sindaci e operatori  locali, tavola rotonda.
  • ore 20  MASSERIE e PAESAGGI d’Irpinia – Calitri (Av). Recupero di una masseria storica, visita guidata a cura di Vito De Nicola e Tonino Lucrezia.
  • ore 21   Cena sull’aia **

domenica 15 luglio (4 CFP)

  • ore 10  VIAGGIO NEL CRATERE, escursione nei paesi distrutti dal terremoto del 1980 (4 CFP). Modelli di ricostruzione a confronto, analisi sul campo a 38 anni dal sisma; incontri con amministratori e testimoni della ricostruzione.

10,00 CONZA DELLA CAMPANIA (progettisti Corrado Beguinot, poi Walter Bordini), abbandono del centro storico e costruzione di una città-giardino.   11,00 TEORA (progettisti Giorgio Grassi e Agostino Renna), demolizione e ristrutturazione urbanistica in sito.  12,00 SANT’ANGELO DEI LOMBARDI (progettista Antonio Ianniello con Italia Nostra e Soprintendenza ), conservazione in sito.

  • ore 13  SOSTA IN CANTINA. Cantina Fiorentino, Paternopoli (Av). Visita guidata e degustazioni a cura di Gianni Fiorentino.
  • ore 15  A CASA DEL PRINCIPE MADRIGALISTA. Visita guidata dell’antico borgo di Gesualdo (Av), a cura di Raffaele Pietropaolo, Zembalo B&B. Saluti.

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MASTER Ri_costruzione dei piccoli paesi

Fino al 16 aprile 2018 sono aperte le iscrizioni al Master Universitario di II livello “Architettura e progetto per le aree interne. Ri_costruzione dei piccoli paesipromosso e organizzato dal DiARC – Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dalla Regione Campania – Consiglio Regionale della Campania, Forum Regionale dei Giovani.http://www.unina.it/-/15418446-ma_ar_architettura-e-progetto-per-le-aree-interne-ri_costruzione-dei-piccoli-paesi

La prima edizione del Master propone un focus sui paesi dell’Alta Irpinia, luoghi in cui, per condizione geografica ed infrastrutturale e per vocazione morfologica, il tema dell’abbandono e dello spopolamento è passibile di azioni di riattivazione, applicando processi multidisciplinari e visioni partecipate e concertate con le comunità locali. Il percorso metodologico prevede un approccio alle diverse scale, a partire da quella territoriale dell’intero sistema Irpinia, individuandone le strutture fondanti, a quella degli insediamenti, fino a quella dell’edificio, con particolare attenzione alla qualità dello spazio pubblico e degli spazi aperti, anche in relazione alle problematiche connesse ai temi dei Grandi Rischi.

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Written by A_ve

20 marzo 2018 at 11:59

RECUPERA/RIABITA, EMOZIONI x AZIONI ECO-SOSTENIBILI

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RECUPERA-RIABITA, MASSERIE D’IRPINIA, PICCOLI PAESI, RIUSO MATERIALI, ECO-SOSTENIBILITA’
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Nell’ambito della Mostra-Convegno ‘ARKEDA’ a Napoli, RECUPERA-RIABITA, emozioni per azioni eco-sostenibili’ con la Fondazione Italiana per la BioArchitettura e Irpinia 7x.
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Sabato 2 dicembre ore 15 – 18,30
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Programma e abstract convegno con la partecipazione di amici ed animatori Irpinia 7x, vedi allegato PDF 00 Programma 02 12 2017
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Programma generale eventi formativi ARKEDA, link _ http://www.arkeda.it/programma-2017/
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Per registrarti ai corsi formativi sul portale iMateria, link _ https://imateria.awn.it/custom/imateria/
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Registrati e scarica il badge gratuito per l’ingresso ad Arkeda, link _ http://www.arkeda.it/accredito-visitatori/
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Con i nuovi ‘Criteri Ambientali Minimi’ (CAM), in vigore con D.M. 11 ottobre 2017, i Comuni devono valutare se sia realmente necessaria la costruzione di un nuovo edificio o se non si possa invece adeguarne uno esistente migliorando la qualità del costruito, considerando anche l’estensione del ciclo di vita utile degli edifici e favorendo il recupero dei complessi architettonici di valore storico artistico.

Usare la gomma più che la matita.

Ad una scala territoriale, abbiamo in Campania un ingente patrimonio edilizio inutilizzato, soprattutto lungo la dorsale appenninica, che deve essere recuperato. Serve sicuramente una visione nuova dell’utilizzo delle risorse disponibili, fermare i ‘piani casa’ e puntare ad un riequilibrio tra area metropolitana e area montana, ripensando la distribuzione dei servizi e dei collegamenti ferroviari al fine di riabitare i microcosmi dell’Appennino.

Recuperare per Riabitare.

 

Ad una scala invece più ravvicinata bisogna sensibilizzare gli animatori della filiera edilizia; azioni eco-sostenibili virtuose puntano ad esempio al recupero e al riuso dei materiali aridi e di scarto provenienti da tagli e demolizioni. Si pensi ai processi di ricostruzione post-terremoto; in Umbria hanno tuttora il problema dei crolli delle murature di pietrame assimilati per norma a rifiuti…

Riutilizzare scarti e rifiuti per l’architettura.

Bisognerebbe vietare gli inerti trasportati dalle cave e favorire la frantumazione e il riutilizzo di quell’inservibile che rimane dei crolli dei vetusti edifici: massi e massetti, coppi rotti e pezzi di laterizio, pietrame e ciottoli, travi e tavolati di legno. Materiali utili per murature e nuovi intonaci, massetti e pavimentazioni che permettono agli edifici di autorigenerarsi con i propri elementi originari; aiuteremo l’ambiente a resistere meglio innescando nuove micro-economie legate al riciclo e al riuso. Micro-economie capaci di generare nuovi posti di lavoro in loco, con filiere corte sottratte alle multinazionali.

Riabitare (in loco) per Recuperare.

 

Struttura

Registrazioni ore 15 / start ore 15.15

Dopo i saluti introduttivi di Roberto Cappelli e Fulvio Fraternali, avremo 4 interventi da 15 minuti:

Andrea Damiati, ci parlerà del ‘cammino’ di conoscenza avviato con Instaura lungo i paesi vesuviani e i borghi dell’entroterra.

Lucie Boissenin, porta avanti la sua tesi di dottorato in Irpinia per la facoltà di architettura di Grenoble sulla figura dell’architetto come animatore del recupero, non solo architettonico, dei borghi rurali.

Giovanni Villani, continua a dedicare la sua missione pubblica al recupero e alla valorizzazione di quanto scampato a terremoti ed abbandono, soprattutto nelle aree marginali dell’Irpinia e del Cilento.

Massimo Pica Ciamarra, sconfortato dalla cronica lentezza italiana nell’attuare nuove visioni di antropizzazione sostenibile dell’ambiente, ci emozionerà con la nuova sfida spazio-temporale lanciata con ‘OrbiTecture’.

Dopo breve pausa, la relazione di Angelo Verderosa che, a partire dai cantieri di recupero dei borghi della Terminio-Cervialto (1999 – con Massimo Pica Ciamarra) e dal restauro dell’Abbazia del Goleto (2003), ha sperimentato, attraverso i disciplinari tecnico-prestazionali e le successive fasi di cantiere, la filiera del riciclo dei materiali aridi nei cantieri di recupero. Durante il convegno saranno illustrate alcune voci di capitolato e le immagini di quanto realizzato.

Avviando le conclusioni dell’evento formativo, Dario Bavaro illustrerà una serie di azioni comunitarie che dal 2011 hanno dato il via al progetto “Recupera-Riabita, salviamo i piccoli borghi dell’Appennino”; divenuto dal 2014 premio nazionale, viene attribuito a chi ha recuperato un luogo dell’appennino; a chi, invertendo la tendenza dello spopolamento, ha generato visioni, emozioni e nuova occupazione in luoghi destinati diversamente all’abbandono.

Gianni Fiorentino, produttore di vini doc, ha recuperato nell’area del Taurasi, un materiale nobile e incorruttibile quale il legno di castagno per ‘fasciare’ la cantina di famiglia; ci porterà alcune immagini significative del gradimento del pubblico verso questa architettura eco-sostenibile (vino/legno).

Vincenzo De Maio, giovane vice-presidente dell’ordine di Avellino, oltre a portarci una sua recente esperienza nel campo del riuso edilizio di scarti di lavorazione dei pellami, proverà a fare sintesi dei contributi, delle emozioni e delle possibili azioni correlate alle tematiche affrontate.

Al termine dell’evento formativo (18,30 ca.), degustazione vini della Cantina Fiorentino, Paternopoli / Irpinia.

L’evento è promosso con Arkeda dall’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Avellino e dà diritto a 4 crediti formativi.

Per registrarsi, link iMateria direttamente in sala.

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QUALE MEZZOGIORNO ? Ecco le FOTO

LE FOTO DEL CONVEGNO ‘QUALE MEZZOGIORNO’ tenuto ad Avellino sabato 26 novembre 2016. Con la cerimonia di ASSEGNAZIONE del PREMIO ‘Recupera-Riabita’ 2016. Le foto (migliori) sono di Antonio Bergamino; le altre sono di Piccoli Paesi’.

Written by A_ve

1 dicembre 2016 at 08:20

QUALE MEZZOGIORNO SENZA AUTOBUS (e pensiline) ?

SEGUONO I CONTRIBUTI PERVENUTI PER IL CONVEGNO DI SABATO 26 nov. 2016 ad Avellino: Quale Mezzogiorno per il XXI sec. ?

angelo verderosa

amedeo trezza

info irpinia / francesco celli / roberta marzullo

fernanda ruggiero

giuseppe di leo

marianna venuti

mario marciano

pasquale persico

messaggi vari

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QUALE MEZZOGIORNO SENZA AUTOBUS (e pensiline) ? _ angelo verderosa

Parlare di Mezzogiorno al convegno di Radio Radicale, seppure nei 3 minuti a disposizione, significa anche analizzare e denunciare (testimoniare) alcuni deficit macroscopici che ci impediscono di vivere civilmente in questa terra d’Irpinia, dove siamo oggi. In 3 minuti si può parlare di un solo argomento; l’occasione mi è data dal disagio che ho provato (come cittadino) ieri sera quando sono andato a prendere alla fermata autobus dell’Air (a Montella) il giornalista di Radio Radicale Di Leo, proveniente da Roma, oggi conduttore della trasmissione.

Grazie alla pausa di tregua che ci dà la situazione eolico (emergenza paesaggio subita da territorio e cittadini), volevo stasera invitarvi ad una unica riflessione sul sistema dei trasporti pubblici in Irpinia (autobus, visto che la ferrovia è in attesa di ristrutturazione). La Regione Campania continua a tagliare i km./anno per la provincia di Avellino; vengono tagliate le tratte dei piccoli paesi dell’interno (con pochi utenti); chi arriva ad Avellino resta in sostanza bloccato lì. I ragazzi li vedi per strada e in autostop o sono parenti e genitori a fare la spola con Avellino con mezzi propri; chi va via per lavoro o per studio torna sempre meno nei paesi d’origine; da Roma a Napoli (200 km.) ci metti 1 ora; da Napoli ad Avellino (50 km.) ci metti 50 minuti; da Avellino a Lioni o a Calitri ci vogliono oltre 2 ore con ‘air’. Per alcuni paesi di confine come Senerchia, Aquilonia, Monteverde, Trevico, Zungoli, tra cambi e attese ci vogliono 3 ore. Quanto impiega l’alta velocità da Roma a Milano… Col taglio del welfare (stato sociale) che attua sistematicamente il governo Renzi in continuità con quello di Monti, non c’è più speranza di sopravvivenza per le piccole comunità dell’entroterra. Si profila sempre più una nazione formata da cittadini di serie ‘A’ (la città metropolitana lineare lungo la costa) e una di serie ‘C’ (noi, nei paesi dell’appennino, sulle montagne).

E il Mezzogiorno, al centro della riflessione di oggi, è formato anche (e soprattutto) da 2.500 piccoli paesi al disotto dei 5.000 abitanti, dislocati lungo aree collinari e montane. Quale agricoltura, quale lavoro, quale turismo (quali progetti pilota) continuando a chiudere ospedali e tribunali e scuole ? Quale dignità civica senza un adeguato servizio di trasporto pubblico ?

Tornando alla situazione in Irpinia, la sicurezza dei viaggiatori è ridotta a zero; la ferrovia Avellino-Rocchetta è in attesa di ristrutturazione e di riapertura (auspicabilmente come servizio pubblico, quindi anche turistico); i pullman intanto si fermano in mezzo alla strada, i ragazzi scendono per cambiare bus in mezzo a macchine che sfrecciano, senza orari, sotto squallidi percolanti viadotti, senza segnaletica, senza pensiline…. una vera emergenza, una vergogna.

Di quale accoglienza e di quale turismo vogliamo parlare ? Quanto prende il direttore generale di AIR ? quanto costa un nuovo pullman ? Perché non attrezzare aree di sosta nei principali nodi di cambio ? a Montella, come al Calaggio ? Quando smetteremo di essere profughi nella nostra terra ?

Si parla sempre di milioni di euro che devono arrivare e che bisogna spendere (De Luca al convegno per il Sì e in genere amministratori e sindaci in ogni pubblica occasione), ma si può dedicare qualche spicciolo per farci viaggiare in un modo un po’ più dignitoso ? Possiamo connetterci anche noi alle stazioni dell’alta velocità e a Capodichino (aeroporto campano, ndr) per prendere un treno o un aereo in orario senza dover ricorrere ad un taxi ?   Se un viaggiatore di notte arriva a Napoli o ad Avellino possiamo avere la speranza che arrivi anche a Lioni ? Gli anziani che devono recarsi ad Avellino, per una visita medica (visto che gli ospedali chiudono), hanno anch’essi diritto a viaggiare con un servizio di trasporto pubblico senza doversi indebitare per prendere una macchina con noleggiatore ?

Non c’è Mezzogiorno, non c’è Irpinia senza un adeguato dignitoso servizio di trasporto pubblico.

Chiudo, ecco una prima proposta: come cittadini dei piccoli paesi dell’interno appennino campano chiediamo il collegamento lungo le principali strade della provincia ogni ora ! con nodi di scambio in prossimità degli svincoli e non dentro i paesi. Ogni ora, anche di notte.

Aggiungo una foto scattata allo svincolo di Montella, all’arrivo del pullman da Avellino con cambio viaggiatori con altri 2 bus, per strada, di notte, sotto un viadotto… Una vergogna. Iniziamo a parlarne con forza, raccogliamo foto e documentazione, come associazione Irpinia 7x e come comitati civici facciamo un’istanza alla Provincia e quindi alla Regione. Se siete d’accordo.

grazie dell’attenzione, grazie a radio radicale per la trasferta in Irpinia, domani è domenica non ci sono autobus, vuol dire che accompagneremo Di Leo in macchina da Lioni fino alla stazione di Napoli. angelo verderosa

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La Città Bastévole come progetto-lavoro e gesto di fondazione              

di Amedeo Trezza

Ridimensionare il ruolo dell’uomo riconducendo la sua figura nell’orizzonte di una ecologia delle relazioni (col silenzio, con l’altro, col fuori da sé, con l’intangibile e l’invisibile e col non ancora espresso) significa porre le basi per un una nuova dignità dell’uomo che ci restituisce una soggettività bastévole in quanto possibile interprete della Città Bastévole come comunità, nella misura in cui l’uomo torna ad essere soggettività (individuale e condivisa) che scommette a carte coperte, torna cioè ad inferire come meccanismo di conoscenza attraverso il costante rischio anche di fallimento, laddove anche un possibile fallimento diventa un fallimento impossibile poiché la cifra della nuova soggettività risiede propriamente nell’atto creativo stesso della scommessa più che nella sua eventuale riuscita. E questo è null’altro che la fondazione di un nuovo umanesimo poiché dall’atto di posizione della soggettività della natura scaturisce l’atto di nuova posizione ecologica – nel senso di sostenibile e sana in termini cognitivi e relazionali – di una diversa soggettività umana.

La cifra di tale diversità, in termini di sostenibilità evoluta di tipo relazionale, sta tutta nella messa in dialogo, nella messa a confronto e quindi nell’incontro tra luoghi di partenza singoli e individuali che, se prima – nell’orizzonte esperienziale della Città del Parco – sono stati sostanzialmente chiusi sul piano antropologico, in quanto ricadute meteoriche e monadiche frutto della ‘esplosione’ delle Certosa nell’area vasta circostante, adesso invece abbracciano la loro scommessa esistenziale proprio nel tentativo di incontro e di auspicabile riunificazione. In tal senso queste emergenze certosine ora dovranno essere necessariamente aperte sul piano antropologico al fine di ricostruire dal basso e tessere dall’interno le trame del Quarto Paesaggio, ovvero della nuova Città Bastévole che esprime la sua cogenza strategica non più nella esplosione ma piuttosto nella ricomposizione della Certosa, aspirando ad assumere le fattezze non più di un ‘parco’ ma di una città intesa come progetto-lavoro fatto di percorsi sperimentali e di laboratori di apprendimento.

Tale Città Bastévole come progetto-lavoro resta per definizione dematerializzata poiché diffusa in un’area vasta, ma non per questo inoperante, la sua operosità consistendo nella messa in relazione di esperienze sempre diverse e uniche ma tutte tese verso quella superiore ricomposizione antropologica, sociale, economica ed infine sinfonica che rappresenta il Quarto Paesaggio.

Questa visione di Città Bastévole come progetto-lavoro è molto vicina alla concezione di città fluida di Ugo Marano, città estesa e dematerializzata ma ricomposta come intelaiatura di relazioni, ovvero come intreccio immateriale di saperi e di emozioni (di ‘congiunzioni amorose’), cifra di una densità intangibile e per questo fluida e pervasiva, la Città di Trenta:

Nel paese di Trenta / ognuno / si costruisce // la casa desiderata / l’attrezza / la amplia / attraverso gesti di intelligenza / pari alla crescita dell’intelletto // di chi la abita o la gesticola // qui // non vi sono doppioni // perché / gli abitanti di Trenta / sono espressione di libertà // vissuta sul principio / della realizzazione / individuale / e collettiva / ogni casa / è il ritratto / dell’abitante / o della famiglia / in essa espressa. L’impianto urbanistico / rimanda / ad un’immagine di cosmo / dove / gli elementi costruiti / e quelli naturali / le persone / e gli animali / si coniugano in un sol verbo / di congiunzione amorosa / vera / e / propria / utopia / organica […].

Quello di Marano è vero e proprio gesto artistico ante litteram di fondazione della Città Bastévole. La ‘congiunzione amorosa’ che l’autore auspica è infatti al contempo punto di arrivo e punto di partenza per la realizzazione di quella ‘utopia organica’ che è che felice gestione del senso condiviso: utopia organica e dell’organico corpo sociale e architettonico, ovvero del costruire e del vivere comune e in comune, ciascuno la propria casa, nella propria casa come progetto-lavoro, immagine di sé e della propria identità, così come emerge anche da un altro suo testo, Primitivo gesto d’avanguardia, ma ora con un passo in avanti, dettato cioè dal desiderio di quella ‘congiunzione amorosa’, di condivisione, al fine di edificare quel ‘cosmo’, la casa per tutti: la città in senso lato, corpo-immagine somigliante ai suoi abitanti, dunque organica e bastévole.

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da PASQUALE PERSICO 

Carissimi amici,  invio due contributi connessi all’incontro di Sabato.

il primo sembra rispondere alla domanda del convegno ed è stato preparato per un incontro a Campione d’ Italia per un incontro con istituzione ed operatori della Cina.

Il secondo risponde al tema Turismo e sviluppo in aree deboli, per un convegno con Lega Ambiente a Sapri il giorno 24. E’ contributo agile .

Ambedue possono essere usati per il blog dei borghi dell’appennino con opportuni adattamenti comunicativi.

Il terzo (allegato di seguito) connette i temi al tema della Città bastevole a cui farà riferimento Amedeo Trezza prorettore Università nomade e triangolare da voi premiato.

Ricordo che anche per l’Irpinia elaborai con l’insediamento di Assessore Regionale (2001) un ragionamento visionario che prevedeva la nascita di una piazza concettuale sul Monte Matina accanto ai boschi Zampagnone per un riequilibrio verso l‘altra città tutta da costruire e che oggi viene ripreso con il progetto balbuziente delle aree interne irpino trascurando la soggettività istituzionale sostituita da una rete di progetti piuttosto che da progetti in rete moltiplicativi del potenziale.

Viaggi d’esperienza ‘geopoetici’ nel quarto paesaggio triangolare del Geoparco del Cilento

Parco come Geoparco

I tempi lunghi della geologia che ci racconta la storia della Terra ci svelano un Parco Nazionale del Cilento testimone di mutamenti lenti e inesorabili attraverso i suoi numerosissimi geositi e che ci invitano a rallentare il nostro ritmo biologico e quindi percettivo. Rallentare significa anche approfondire la percezione qualitativa dell’esperienza del viaggio da intendersi come un vero e proprio cammino di conoscenza e di consapevolezza, alla ricerca del giusto ruolo della soggettività umana che si mette in dialogo con la soggettività della Natura.

Morigerati, con la sua Oasi WWF ‘Grotte del Bussento’ è geosito che funge da porta di ingresso alla percezione del Parco del Cilento come geoparco: i fenomeni carsici che caratterizzano il corso del Fiume Bussetto, dalle sorgenti del Monte Cervati, all’Inghiottitoio di Caselle in Pittari fino alle risorgive di Morigerati, nonché i piccoli inghiottitoi e subaffluenti del Bussento lungo il suo bacino idrico, le forre e i canyon che accompagnano le acque interne fino al mare.

Non a caso il Cilento ospita quest’anno la terza edizione del Geofestival proprio tra Caselle in Pittari e Morigerati. Ma in realtà l’intero territorio cilentano è un fitto mosaico di innumerevoli geositi marini e montuosi, grotte a mare, balze, rupi, emergenze millenarie: dalle Grotte dell’Angelo a Pertosa alle Grotte di Castelcivita, dalle gole del Calore alle sorgenti del Mingardo e all’inghiottitoio di Vallivona, dalle Rupi della Masseta alle grotte costiere e alle dune marine di Marina di Camerata e di Palinuro, dalle cale costiere alle forre dell’entroterra, per non parlare delle innumerevoli sorgenti terrestri e sottomarine.

I Viaggi d’Esperienza

Il senso dell’abitare i tempi lunghi del Cilento è stato esplorato artisticamente negli ultimi decenni dall’artista recentemente scomparso Ugo Marano che con le sue testimonianze dislocate sul territorio ha prodotto dei veri e propri gesti di fondazione artistici (vedi Quarto Paesaggio e Città del Parco).

Dopo di lui altri artisti oggi proseguono il cammino intrapreso e tutti ci suggeriscono un geo-viaggio d’esperienza: i temi scientifici naturalistico-geologici sublimano nella percezione poetica dei luoghi e ci suggeriscono esperienze nuove di viaggio e di ricerca.

Nasce all’ex Ferriera di Morigerati – raggiungibile a piedi a soli 3,5 km da Casale Il Sughero – il MUM Cilento (Museo Ugo Marano) che rientra negli itinerari del più ampio progetto ‘Viaggi d’Esperienza’ che propone fine settimana e vacanze più lunghe tra Morigerati e i dintorni alla scoperta dell’anima dei luoghi del basso Cilento, verso “un Turismo strutturante, relazionale e sostenibile e per questo esperienziale, ovvero in cerca di percorsi di nuovo apprendimento per scrivere un’altra geografia del territorio pieno di percorsi di nuova umanità”, scrive l’ideatore Pasquale Persico.

Il territorio si fa paese-albergo e si apre ai luoghi di ospitalità diffusa e rurale. Casale Il Sughero aderisce a questo progetto: il Viaggio d’Esperienza geopoetica Vibonati-Morigerati che collega il Casale alla Ferriera-Museo MUM e quindi all’Oasi WWF ricalca parte della prima ‘tratta’ della Ciucciopolitana (rete di sentieri percorsa in compagnia degli asini) e che ora è percorribile anche tutto il resto dell’anno. Questo percorso fa parte della rete dei sentieri dell’entroterra del Golfo di Policastro e sono proposti in collaborazione con diverse associazioni sul territorio (tra cui ad esempio anche La Via Silente).

Geopoetica del Paesaggio

Geopoetico può essere definito il ‘viaggio d’esperienza’ Vibonati-Morigerati in quanto viaggio al contempo a carattere scientifico e artistico: recandosi al geosito delle risorgive del Bussento si attraversa il MUM Cilento e pertanto tale esperienza rende partecipe il viaggiatore di un doppio linguaggio (scientifico e artistico) che fa dialogare i punti di vista delle due soggettività: quella della natura e quella dell’uomo. L’uomo attraverso il gesto artistico si congiunge amorosamente alla natura, ma i tempi lunghi della storia della terra sono gli stessi dell’uomo solo quando l’uomo è in grado di uscire dal suo tempo di vita biologico e sublima egli stesso nel gesto artistico.

L’esperienza di viaggio ‘geopoetica’ è sperimentazione di un viaggio a due velocità: il tempo lungo dei mutamenti geologici e il tempo fulmineo del gesto artistico si incontrano: il primo percepito negli effetti immediati come un ‘vuoto’, il secondo come un evento cognitivamente rilevabile qui ed ora, quindi in questo senso un ‘pieno’. L’esperienza diventa esistenziale e quindi proprio quando il pieno e il vuoto si scambiano di posto e la soggettività della natura appare come un pieno nel mentre che il gesto artistico si mostra come un vuoto nel senso di una sospensione del destino umano dalla corruttibilità. Vuoto nell’arte come attesa e condizione per un’accoglienza altra, precondizione spirituale per un nuovo umanesimo delle soggettività.

Ovvero l’esperienza del viaggiatore alla ricerca di nuova umanità riesce solo nella misura in cui riesce ad essere essa stessa eco-poietica, ovvero istitutrice di mondo nel senso di riuscire a concepire per sé e per gli altri, nell’ambito di una più ampia ecologia della mente, una diversa possibilità di stare al mondo.

Ospitalità Triangolare

Il MUM Cilento è un dispositivo di rimando poetico ad esperienze artistiche diffuse su tutto il resto del territorio. È spazio vuoto e per questo inatteso e quindi ricco di suggestioni tutte da intercettare al di fuori di sé. Ma il MUM Cilento è anche il luogo in cui il Tavolo del Paradiso trova una nuova esposizione narrativa, dialoga con le acque interne e di nuovo ripropone una utopia organica, bastevole.

L’arrivo al MUM Cilento è preannunciato dalla presenza dell’Ateneo Nomade Triangolare che lo evoca e lo enuncia anche nel percorso geografico che unisce Vibonati a Morigerati o, viceversa, il Cilento Interiore (del fiume e della ferriera) alla improvvisa

visione del mare –in cui l’Ateneo è percepito come luogo/soglia che declina il temporaneo come eterna dualità di nomadismo/stanziale e stanzialità/nomade. In tal senso il Casale è doppiamente luogo di Ospitalità Triangolare: in quanto sede dell’Ateneo e in quanto luogo di ospitalità evoluta che supporta un turismo strutturante ed esperienziale il quale a sua volta mette in dialogo tre soggettività: quella dell’Ospitante, quella dell’Ospitato e la Soggettività della Natura che si enuncia nel paesaggio). Può iniziare dunque un nuovo Viaggio d’Esperienza Triangolare.

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Cari Amici,

Vorrei condividere questo con voi. Oggi nell mondo si parla sempre di parchi d’attrazione alla Americana.

Speso la gente mi vede come un show maker. Ma le mie tendenze sono più diverse.

In una regione come la nostra Irpinia si deve pensare  a dei progetti  che sfrutta rispettando e valorizzando quello che ha!

Alla settimana prossima! Franco     LINK

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L’Associazione Irpinia 7x un laboratorio di pensiero per l’Irpinia

di Info Irpinia / Francesco Celli / Roberta Marzullo

Nasce sull’esperienza di un gruppo già radicato sul territorio irpino che da diversi anni porta avanti le attività di Cairano 7x. Un manipolo di amici che promuove costantemente la conoscenza dell’Irpinia, la tutela , il recupero, la valorizzazione e promuove iniziative per ripopolare i borghi. Lo fa attraverso il confronto interconnesso e sistematico delle tre aree principali di ricerca che i soci chiamano comunità: quella scientifica, quella creativa, quella narrativa. Convinti come sono che nel rapporto associativo si debbano utilizzare le specifiche professionalità per sviluppare riflessioni condivise capaci di individuare nuovi scenari e idee per il futuro.

La comunità scientifica è diretta da Enrico Finzi e da Massimo Di Silverio, il primo milanese (ormai naturalizzato irpino) sociologo di prestigio, presidente dell’Istituto di Ricerche Astra, il secondo irpino purosangue di Paternopoli, Direttore Generale dell’Università di Udine. La comunità creativa è diretta invece da Franco Dragone, personaggio poliedrico dal profilo internazionale, regista, creatore teatrale, imprenditore dello spettacolo, vive tra il Belgio e Cairano di cui è originario, già direttore dell’edizione 2016 del Napoli Teatro Festival. Il Corsivo si è interessato a lui proprio nel primo numero della testata qualche anno fa. Per concludere la Comunità scientifica è diretta da Generoso Picone, giornalista tra i più apprezzati, direttore dell’edizione Avellino de Il Mattino. Il direttore dell’Associazione è Dario Bavaro già direttore del Teatro Carlo Gesualdo visionario appassionato delle tematiche che ruotano intorno alla comunicazione condivisa e felicitante. Appena un anno di vita e già tante le attività sviluppate sia di ricerca che di promozione.

”Lo sviluppo sostenibile passa anche attraverso il confronto su cosa fare, iniziando da cosa ognuno di noi sta facendo adesso” dice Bavaro, ”non a caso nel nostro prossimo convegno del 26 novembre è inserito il premio «Recupera Riabita» che portiamo avanti da diversi anni e che racconta di concrete, personali e significative scelte sul recupero e il riabitare luoghi spesso in abbandono e in fase di spopolamento”. Nel nome dell’Associazione c’è una sorta di dichiarazione d’intenti, “da Cairano al mondo e viceversa”, ci può chiarire questo aspetto? “Il cammino, il viaggio condiviso è determinante nel dare senso ad ogni tappa (incontro convegno) ai successivi passi, ai luoghi dove si libera il pensiero che li abita ed è sufficiente accoglierli come fanno le nuvole con il vento”.

Significativo e pionieristico il contributo che al Premio Recupera Riabita e al tema ha dato e sta dando l’architetto Angelo Verderosa di Sant’Angelo dei Lombardi.”Il Mezzogiorno deve essere innanzitutto recuperato alla speranza di un futuro di lavoro e di vita piena, a partire dai piccoli paesi dell’Appennino dove è possibile coltivare una grande visionarietà. Sempre a patto che vengano assicurati i principali servizi e non venga offesa la vocazione naturale dei territori con interventi selvaggi e non condivisi dalla gente”, dice Verderosa.

Irpinia 7X da Cairano al mondo e viceversa organizza per sabato 26 novembre insieme a Radio TV Radicale – che trasmetterà in diretta i lavori – un convegno per sviluppare un pensiero sul Mezzogiorno da titolo “Quale mezzogiorno nel XXI secolo”? da condividere con amici e compagni di viaggio, da mettere in circolo per altre riflessioni. Il convegno si terrà nell’Auditorium – sala blu- dell’ex Carcere Borbonico di Avellino, ingresso da via De Marsico. Ne discutono, moderati dal giornalista Giuseppe Di Leo di Radio Radicale: Enrico Finzi, Franco Dragone, Pasquale Persico economista dell’Università di Salerno, Generoso Picone, Massimo Pica Ciamarra, Istituto Nazionale di Architettura urbanista, Massimo Di Silverio, Gianni Capasso professore ordinario Seconda Università di Napoli, Luigi Fiorentino vicepresidente Centro Guido Dorso.

Le testimonianze delle esperienze del territorio irpino saranno portate da: Luigi D’Angelis, Fernanda Ruggiero, Antonia De Mita, Angelo Verderosa, Mario Marciano, Marianna Venuti, Roberta Marzullo. Partecipano per le istituzioni: Rosetta D’Amelio, presidente del Consiglio Regionale della Campania, Domenico Gambacorta presidente della Provincia di Avellino e Piero Lacorazza già presidente del consiglio Regionale della Basilicata.

Nel corso della serata, sarà attribuito e motivato da parte del presidente dell’Associazione Irpinia 7x Dario Bavaro, il Premio Nazionale Recupera Riabita 2016. Un riconoscimento a chi recupera un luogo dell’Appennino, a chi riabitando genera visioni, relazioni e nuova occupazione. Amedeo Trezza, vincitore dell’edizione 2015 farà il passaggio del testimone con il nuovo premiato.

Uno stimolo e un pungolo offerto alla politica, agli amministratori della cosa pubblica, un contributo della società civile che riesce da un lato più facilmente ad intercettare le diverse sensibilità del territorio e dall’altro ad elaborare un pensiero libero, creativo e senza condizionamenti. Sensibilità intercettate anche grazie ad una crescente rete tra le associazioni, altra iniziativa di Irpinia 7x che prende nome “I Condivisi” che sottintende la collaborazione con altri gruppi che sviluppano attività culturali, come Infoirpinia, Castellarte, Tarantella for Africa di Montemarano, Agorà di Gesualdo per parlare dell’Irpinia, ma anche altre organizzazioni extraregionali come il Gruppo Don Milani di Acri in Calabria con il quale ci sono continui scambi ed altri ancora.

Cairano resta l’ombelico di questo progetto che guarda all’Irpinia intera ed al mezzogiorno, ma soprattutto rappresenta l’archetipo di quella condizione di spopolamento che contrasta fortemente con la bellezza del luogo e del paesaggio. Molto è stato fatto per questo borgo, molte cose sono in cantiere grazie alla caparbietà ed alla visionarietà del suo sindaco Luigi D’Angelis. Progetti che girano intorno al Teatro ed allo spettacolo in generale. A Cairano si tiene da anni un Festival Internazionale di Corti teatrali, una iniziativa che si tiene in piedi da sola senza nessun contributo pubblico, grazie al mecenatismo del suo figlio illustre franco Dragone e dell’intensa attività volontaria del gruppo fondativo dell’Associazione e dei cittadini cairanesi. E’ in costruzione a Cairano un Teatro all’aperto recuperando un angolo particolarmente adatto del borgo, si sta allestendo un “Museo delle Relazioni Relicitanti” che mette in mostra oggetti testimoni che narrano di storie vissute, per recuperare alla memoria non solo edifici ma anche pezzi di vita vissuta nel segno della felicità e non della nostalgia. L’edificio dell’ex asilo, in mancanza di un numero ragionevole di bambini e ormai chiuso da anni, si sta trasformando in una scuola per i mestieri dello spettacolo dove sarà possibile realizzare master class e laboratori teatrali.

Le Cantine arcaiche della via delle cantine sono state riportate alla luce e ripristinate, anche questa è un’unicità del luogo. Irpinia 7x circa dieci anni fa iniziò per caso e quasi per gioco la sua scommessa, oggi è un cantiere aperto non solo metaforico. Un cantiere di pensiero che aspetta tutti quelli che vogliono dare un contributo senza sentirsi addosso un’etichetta, che non sia quella della propria personalità e professionalità.

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PER I BORGHI ITALIANI UN OBIETTIVO COMUNE,

RENDERE IL QUOTIDIANO STRAORDINARIO.

di F. Ruggiero

ll turismo non si alimenta solo di bellezze architettoniche e naturali, ma anche di calorosi “Benvenuti”, di piatti della tradizione locale, di sorrisi sinceri, di emozioni da condividere.

La resilienza nei nostri borghi deve nascere principalmente dalle piazze, luogo di aggregazione sociale che bisogna ampiamente rivalorizzare. Cosa fare ?! Organizzare delle manifestazioni calendarizzate dei borghi, proporre seminari formativi anche su figure necessarie per la ricerca,promozione e sviluppo di un territorio, come ad esempio la guida ambientale escursionistica, l’esperto di enogastronomia tipica o l’esperto in sponsorship che potrebbero contribuire notevolmente ad una progettazione integrata del territorio senza gravare sulle spese ordinarie della pubblica amministrazione .

Le destinazioni turistiche si organizzano con una rete di relazioni e di reali studi del territorio e solo dopo questa profonda analisi si potrà ridisegnare una accoglienza nuova, fatta di Storia Narrata,avvalendosi anche di nuovi sistemi multimediali come l’archeomatica ad esempio, nuovi dispositivi opportunamente inseriti in un percorso di visita culturale.

Fondamentale il confronto quotidiano con l’esterno, con il mondo. L’utilizzo di social e di un marketing compatto con un crono programma reale aiuterebbe notevolmente la diffusione delle potenzialità di un brand,di un marchio che la località o borgo deve oggi necessariamente avere.

L’identità di un territorio ha una enorme importanza,gli antichi lo chiamavano “genius loci” l’anima dei luoghi, prassi da cui partire per valorizzare turisticamente realtà che diversamente rimarrebbero invisibili.

Turismi possibili e sicurezza nei borghi, accrescerebbero l’interesse di nuovi investitori privati pertanto più attività economica e di conseguenza maggiore entusiasmo nei residenti.

Bisogna lavorare e ricercare turismi possibili e integrati, non possiamo visitare un luogo senza viverlo con i cinque sensi e non bisogna nemmeno non pensarci, oggi, tale “benvenuto” è determinante. L’accoglienza emozionale nei nostri borghi, dopo attenti studi si è visto fa la differenza, sopratutto per il turismo di ritorno o per meglio dire Turismo Emozionale di Ritorno (TER).

I viaggi che i nostri connazionali all’estero programmano, spesso nipoti o pronipoti dei nostri espatriati all’inizio del secolo scorso o nei primi anni 50 nascondono una grande realtà, tutti oltre ai principali attrattori turistici italiani vogliono vedere il paese dei loro nonni o bisnonni ;un viaggio della memoria dove tutto è stato già sognato e quindi inseguito.

ll profumo del ragù che ricorda l’infanzia narrata,le canzoni cantate nelle feste sull’aia rivelate in America, l’abbraccio e l’accoglienza di parenti mai visti. Una accoglienza nuova e redditizia da organizzare nei nostri borghi quella del turismo di ritorno al fine di comprendere i silenzi e i tempi necessari alla visita,una ospitalità accorta che una comunità deve conoscere con incontri programmati, perchè il successo di tale benvenuto e cordialità apporterebbe feedback positivo per l’intero territorio. I nostri luoghi devono raccontarsi anche oltre le antiche mura urbane, la cultura e l’indagine prima e la narrazione turistica- didattica dopo potrebbe, con un sistema di ecomusei o musei diffusi, trasformare luoghi sconosciuti in luoghi di visite cicliche.

Quali sono allora gli strikestar della cultura ? Come si comprende se quella cosa che stiamo facendo è accettata dai residenti di un borgo ?

Un monitoraggio continuo con appuntamenti ciclici, potrebbe dare una grande mano alla soluzione dei nostri quesiti, non bisogna più lasciare nulla al caso, progettare anche l’ascolto, la condivisione di obiettivi comuni, rendere il quotidiano straordinario !

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Il vino e lo sviluppo produttivo irpino _ di  Marianna Venuti /  abstract

 Con la presente testimonianza l’autrice intende mettere in luce il suo percorso formativo, esplicitando di questo non solo i dati tecnici e curriculari, attinenti alla gestione d’impresa, bensì quelli più ampiamente sociali e culturali. Riferire cioè quali possano essere gli itinerari di vita utili per giungere ad un nuovo grado di consapevolezza intorno alle attività svolte, amando fino in fondo l’oggetto privilegiato del proprio mestiere: primo passo per tradurre sul piano lavorativo un modello etico destinato a trovare nelle certificazioni biologiche, nel carattere artigianale del prodotto e nella promozione di nuove forme di aggregazione e valorizzazione alcuni capisaldi certi ed univoci. Il recupero di una sintesi umanistica integrale, per molti compianto retaggio di un’antica civiltà, viene infine proposto quale schema interpretativo opportuno per sostenere la crescita e lo sviluppo del territorio irpino nel quadro più generale della storia meridionale.

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ABSTRACT di Mario Marciano

La costruzione dell’immagine identitaria del Mezzogiorno.

La costruzione dell’immagine identitaria del Mezzogiorno, e la sua percezione, sono minate continuamente da voci e storie fondate sulla mala amministrazione, la criminalità organizzata tentacolare e una presunta indolenza dei meridionali.

Una complessità geografica, culturale ed economica, quella italiana, che ci consegna un quadro dai grandi differenziali nord-sud, con un mezzogiorno debole rispetto al resto del territorio nazionale. A questa costruzione non facile, concorrono un coacervo di fattori interconnessi che hanno bisogno di tempi e percorsi per modificarsi.

Nel sud vive più della metà della popolazione italiana, con Campania e Sicilia rispettivamente seconda e terza regione per numero di abitanti. La comunicazione non riesce a sfruttare le grandi potenzialità a disposizione del sud Italia, un caveau a cielo aperto di bellezze naturali, cultura millenaria, storia e arte in un clima favorevole.

Il meridione d’Italia ha dialogato con tutte le civiltà mediterranee diventandone la culla. Greci, romani, cartaginesi, normanni, svevi, angioini, arabi. Città, siti archeologici ed opere d’arte uniche al mondo, eppure per trovare un Museo del Mediterraneo bisogna andare a Marsiglia e non a Palermo o Napoli.

Il sud non riesce a comunicare le sue eccellenze, alcuni musei sono indietro rispetto alle nuove modalità di fruizione, sono ingessati, impolverati. Le famiglie vogliono proiezioni di video 3D, consultano siti e pagine Facebook per avere notizie del museo in modo diretto, apprezzano laboratori per bambini, presentazioni di libri, concerti, percorsi didattici. Organizzazione e comunicazione moderna e immediata dovrebbero essere le parole d’ordine.

Il ruolo che la comunicazione può svolgere è immenso, la costruzione dell’identità del Mezzogiorno passa attraverso una sua corretta gestione. Bisogna denunciare ogni utilizzo strumentale, clientelare. La comunicazione a volte diventa opaca, viene dispersa in mille rivoli si diluisce diventando inefficace. Si presta per natura ad essere il veicolo di scambi, di favori, di prebende, di promesse elettorali. Nei depositi degli Enti pubblici sono ammassati scatoloni pieni di pubblicazioni di varia natura, prodotti che spesso non rispondono ne ad una strategia ne ad una funzione.

Se non si esce da questo schema, non si approda a nessun risultato. Qualche mese fa mi è capitato di assistere ad uno spettacolo teatrale a Napoli, grazie all’amico Franco Dragone nell’ambito del Napoli Teatro Festival, del quale è stato direttore artistico ora dimissionario. Sono rimasto impressionato dalla mole di materiale stampato disponibile per un singolo spettacolo, sovradimensionato per forme e quantità, uno spreco immane. Scatoloni di cataloghi bastevoli per uno stadio erano a disposizione per una platea di un teatro.

Franco Dragone, regista e produttore dal profilo internazionale, per inciso, è stato vittima del protezionismo e del localismo napolicentrico, presto riscattato dalle sue orgogliose dimissioni. Un progetto di coinvolgimento dei territori, per portare la cultura teatrale fuori dai soliti posti, verso la gente – potremmo dire un progetto pop – si è contrapposto ad uno cultural-snob ed ha apparentemente segnato il passo, ma piccoli significativi gesti come questo hanno spesso cambiato il mondo.

Un ruolo decisivo nella nuova costruzione dell’immagine identitaria del Mezzogiorno è affidato alle nuove generazioni, le quali potranno utilizzare le grandi potenzialità di cui dispongono, frutto dei sedimenti di culture irripetibili di cui sono portatori, a patto che reagiscano anche a certe consolidate miserie.

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Gentili Amiche e Amici,

il Convegno è importante, importantissimo. Dobbiamo renderlo interessante, interessantissimo.

La durata del medesimo è di due ore e mezzo, così suddivise: alla prima sessione (dieci relatori) 75 minuti; alla seconda sessione (dieci relatori) 45 minuti; premiazione 30 minuti.

I tempi sono contingentati per la necessità delle riprese audiovideo e per ragioni di palinsesto di Radio Radicale.

Facendo un facile calcolo ogni relatore ha a disposizione 7 minuti e mezzo per la prima sessione, 4 minuti e mezzo per la seconda. Potrei procedere col metodo classico: ognuno interviene per la durata prevista. Io invece procederei così: il relatore illustra la sua tesi nei primi 4 minuti nella prima sessione e nei primi 3 minuti nella seconda. Il tempo rimanente (3 minuti e mezzo per i relatori della prima sessione, 2 minuti scarsi per quelli della seconda) interloquisce col presidente del Consiglio regionale (nella prima sessione) e col presidente della provincia di Avellino nella seconda, ai quali chiederò di offrire la propria valutazione su quanto detto. Il moderatore farà in modo che siano rispettati i tempi di ciascun intervento. E se necessario interverrà.

Invito i relatori di ambedue le sessioni, visto il tempo non lunghissimo, ad essere essenziali nei loro interventi, illustrando con precisione nello spazio a sua disposizione la tesi della sua analisi o l’esperienza maturata sul campo o la proposta che intende offrire all’attenzione dei convegnisti.

Considerata la modalità di svolgimento delle sessioni, è necessaria la presenza ab initio del presidente del Consiglio regionale campano e, per quanto riguarda la seconda sessione, del presidente della Provincia.

Giuseppe Di Leo /  (RadioRadicale)

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Era l’estate del 2014 quando ho iniziato a conoscere la nostra Irpinia, a percepire tutta la bellezza nascosta dietro questo termine. Prima di allora mi era abbastanza, se non totalmente, sconosciuta, pur vivendoci da oltre 25 anni. È accaduto per caso, attraverso l’incontro con una persona, Francesco, che mi ha condotto alla scoperta di questo magnifico territorio. Insieme a lui, immergendomi in questa bellezza, guardando e sentendo in modo diverso la realtà circostante, superando la quotidiana indifferenza, è nata una bellissima storia d’amore. E così, in poco tempo, ho deciso anche di iscrivermi all’associazione “Info Irpinia”, di cui Francesco è presidente, non solo per la voglia di continuare a scoprirla insieme, ma anche per difenderla.
Durante questa bellissima esperienza di associazionismo, ho visto luoghi e provato emozioni che non credevo potessero esistere, soprattutto non così vicino casa mia! In giro per l’Irpinia ho conosciuto persone dalla sensibilità e dalla semplicità unica, anime di grandi valori e di grande generosità. Mi sono arricchita di tante emozioni speciali semplicemente vivendo il territorio, sentendolo mio, e mi sono impegnata a farlo rivalutare a quante più persone possibile. Ho scoperto, infine, un paese che ormai porterò sempre nel cuore: Cairano, “la Parigi d’Irpinia” o, meglio ancora, “il diamante d’Irpinia”. Un piccolo comune Irpino di poco più di 300 abitanti, ma di una bellezza sconvolgente e silenziosa, tenera ed infinita, delicata e sorprendente.

Tutte queste esperienze meravigliose, insieme alle azioni messe in campo per far conoscere ed apprezzare il nostro territorio, anche dagli Irpini stessi, sta facendo da splendida cornice alla storia d’amore con Francesco, di cui mi sono innamorata non solo per quello che apprezzo di lui, ma anche per il suo sogno che adesso è pure il mio: veder rinascere questa terra.

Roberta

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Recuperare angoli abbandonati di territorio rurale a nuova urbanità possibile e riabitarli facendone piccoli punti di presidio per nuove esistenze e modi di stare al mondo è stato ed è per me una continua scommessa di resilienza e di incontro possibile con l’altro. È per questo che essendomi messo alcuni anni fa io stesso ‘in viaggio’ interiore e quotidiano, continuo ad avere a cuore le sorti di viaggiatori temporanei che – con l’anima e col corpo – vogliono conoscere a loro volta un ‘altro’ modo di interpretare lo stare al mondo, un po’ ‘laterale’ e per questo più rischioso ma di certo più affascinante.

È in questo spirito dunque che, nel nostro modo di vedere, l’accoglienza non è mai stata una categoria merceologica ma è invece incontro e scambio, occasione di scelte di relazioni più consapevoli e felicitanti, dove l’incontro finalmente trova modo di essere vera occasione di reciprocità. Con l’auspicio che Irpina 7x e Recupera_Riabita crescano sempre più come luoghi di incontro e di generazione di visioni fertili.

Molti auguri infine a Filzi per il riconoscimento di quest’anno e a voi tutti per continuare a rendere possibile tutto ciò.

Amedeo

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Signori,

Il Signor Franco Dragone non potrà partecipare all’evento « Colloque : LE MEZZOGIORNO NELL 21 SECOLO ».

Il Signor Franco Dragone manda le sue scuse.

Distinti saluti,

Natacha Personal Assistant to the Founder – Mr Franco Dragone

PS : mi scuso per il mio italiano.

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