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Master Lumsa, visita al BORGO BIOLOGICO (luglio 2017)

CAIRANO, BORGO BIOLOGICO IN IRPINIA

di Francesca Pitisci *

Cairano è uno dei numerosi paesi che punteggiano la dorsale Appenninica centro meridionale.

Avvicinandosi a Cairano, in auto, unico mezzo per poter raggiungere questo sito, si è accolti da un paesaggio sterminato che si perde nel susseguirsi di campi e colline, di ocra e di verdi in cui alcuni alberi, con i loro nomi e le loro storie, testimoniano la presenza di una vita calma e silente che plasma scenari fantastici.

Vivere a Cairano oggi è un privilegio relegato ai soli 300 abitanti che tenaci continuano ad alimentare il borgo con la loro fondamentale presenza.

Lo spopolamento dei piccoli centri storici riguarda quasi tutto l’Appennino ed è un chiaro segnale di come la società globalizzata, gli interessi economici, e le strategie politiche influenzino comportamenti e priorità delle persone spingendole nei grandi centri urbani dove l’alta densità e la scarsità di spazi impediscono di vedere e di instaurare relazioni. In questi paesi è conservato il patrimonio storico e culturale di intere generazioni che per anni hanno affrontato le difficoltà imposte da un territorio impervio ricavandone costruzioni solide perfettamente integrate con lo sperone roccioso sul quale sorgono o in cui sono scavate.

Il “Dorso della Balena”, così si ama definire il profilo che da lontano delinea il promontorio di Cairano, domina il paesaggio e incuriosisce il visitatore, già si avverte che su quel “Dorso di Balena” c’è qualcosa di inconsueto. Giunti al Paese, fatto di strade strette, selciati storici e scalette, si è subito colpiti dalla presenza dei fiori che adornano ogni scorcio di questo luogo e suggeriscono l’interazione tra abitanti e costruito. Il tempo si dilata, le relazioni si rafforzano e la percezione dello spazio si moltiplica fino ad avere la sensazione che quello spazio è infinito e confina solo con il cielo.

I paesi dell’Irpinia, dopo il terremoto del 1980, hanno subito danni e successive ricostruzioni non sempre “filologiche”. In alcuni casi i crolli sono stati tali da determinare l’abbandono delle strutture lasciandosi dietro solo cumuli di macerie. Le abitazioni spesso si trovano allo stato di rudere, ricoperte dai detriti e dalla vegetazione che con il tempo si riappropria dello spazio che gli era stato sottratto.

In questo scenario, a metà tra passato e futuro, opera l’Architetto Angelo Verderosa che, con l’associazione ‘Irpinia 7x’ di cui è membro assieme ad altri appassionati di questo angolino di paradiso come Dario Bavaro e Mario Marciano, e con la sua equipe lavora al recupero e alla rivitalizzazione di Cairano. L’obiettivo è quello di restituire a Cairanesi e non un luogo tale per cui il bisogno di esserci e la possibilità di permanere diano nuova linfa e nuovi spunti per un futuro di ritorno alle origini.

Dunque non solo necessarie visioni felicitanti, ma azioni tangibili che si concretizzano nelle diverse manifestazioni che animano il Comune e nei cantieri che in esso sono aperti. Proprio la visita a questi ultimi è stata l’occasione per far conoscere ai ragazzi del Master universitario Lumsa di II livello CasaClima-Bioarchitettura, provenienti da varie regioni d’Italia, una realtà in divenire che testimonia una rinascita possibile.

Cairano Borgo Biologico è un cantiere di altri tempi, la difficoltà logistica di far arrivare i mezzi pesanti fino al sito di recupero impone un duro lavoro manuale che interessa il trasporto dei materiali da costruzione e dell’acqua, la bonifica dei manufatti dalla vegetazione, il successivo trasposto nei luoghi di stoccaggio prima del definitivo smaltimento. A rendere possibile tutto questo una squadra di persone in parte del luogo, in parte proveniente da fuori provincia che si affiancano in un clima di collaborazione. La stessa collaborazione che si è innescata tra le due ditte che hanno avuto l’appalto delle opere: la prima è un’impresa di Cairano, l’altra un’impresa del nolano specializzata nel recupero di manufatti storici.

Questo di Cairano è, come ama definirlo l’Architetto Verderosa, un cantiere medievale in cui si lavora prevalentemente con le mani. Nei manufatti meno critici si è conservato quanto più possibile andando a consolidare e adeguare sismicamente i vari edifici; in alcuni casi si è ritenuto necessario smontare le murature, sempre manualmente, per poi ricostruirle secondo le attuali norme. I materiali da costruzione sono sempre gli stessi che, una volta selezionati e puliti, vengono riutilizzati. Quando ci si trova in presenza di legnami ormai troppo deteriorati si ricorre all’utilizzo del castagno prodotto in zona, prevalentemente impiegato per gli elementi portanti, le piattabande, le travi. Alla pietra di riuso si affiancano blocchi di calcarenite cavata a pochi chilometri dal cantiere. Per rinzaffare pietre e blocchi si ricorre ad una malta di calce e sabbia di fiume proveniente dalla vicina Basilicata. Il risultato è un motivo armonico di forme e cromie, un dialogo totale tra le parti con il patrimonio storico circostante. Le stesse tecniche e materiali locali vendono riproposti, ristudiati e restituiti al luogo stesso.

Dal punto di vista del comfort termico si è scelto di non intervenire con soluzioni invasive come un cappotto esterno che avrebbe comportato la regolarizzazione di tutte le superfici, ma si è preferito rivestire le pareti verso l’interno con uno strato isolante di 6 cm di intonaco a base di sughero che consente la conservazione delle murature nella loro morbidezza tattile e visiva. La climatizzazione estiva è affidata alle grosse masse termiche inerziali degli involucri stessi affiancata a ventilazione naturale ad opera di camini di ventilazione perfettamente integrati nelle geometrie delle strutture, mentre il riscaldamento invernale è garantito da stufe a biomassa. Grazie a queste efficaci soluzioni, che non necessitano di canalizzazioni e opere impattanti, gli alloggi sono tutti in classe energetica A3.

La linea guida dell’intervento, condivisa a 360° con l’amministrazione e il sindaco in primis, è quella del rispetto della vocazione agricola del luogo, delle destinazioni d’uso e dell’identità del Paese. Quasi tutti gli immobili, in prima istanza acquisiti dalla P.A., hanno conservato la loro funzione di alloggio per poter ospitare i turisti, alcuni altri sono stati convertiti in strutture ricettive a servizio degli alloggi. In particolare alcuni manufatti del cantiere “Castello” ospiteranno il punto ristoro e la cavea per gli spettacoli; in un altro manufatto, uno dei due forni che un tempo servivano l’intero borgo, sarà destinato ad accogliere “il museo delle relazioni felicitanti”.

Ad oggi a Cairano è stato recuperato il 25% del patrimonio edilizio e della viabilità storica, si è innescata negli abitanti una volontà di recuperare manufatti e oggetti nei quali si riconoscono, l’intervento ha fatto da incentivo per iniziative private volte a conoscere, conservare e tramandare frammenti di storia e di bellezza che non sono in fondo così lontani.

Oltre ai cantieri pubblici, sono stati oggetto di visita anche edifici destinati a edilizia privata. Il primo il B&B che ha ospitato i ragazzi, poi le residenze di privati cittadini che hanno deciso di avere qui il proprio momento di quiete. Anche in questi esempi il dialogo con il passato è forte e la narrazione della storia che lega insieme coloro che hanno abitato e coloro che abitano a Cairano si riscontra nelle pietre di riuso, nei portoni restaurati, negli oggetti reimpiegati e rifunzionalizzati. Tutto ciò, oltre all’occhio esperto e capace di vedere oltre l’apparenza delle cose dell’Architetto Verderosa, è possibile grazie alle imprese artigiane che insistono sul territorio senza il timore di accettare nuove sfide e innovarsi come la falegnameria, la fornace che produce le pianelle di terracotta con le quali si sono pavimentati numerosi ambienti, il fabbro e la relazione sinergica che si è instaurata tra le parti in un cantiere in continua evoluzione dove la progettazione non è mai definitiva, e dove la flessibilità e l’inventiva sono una prerogativa imprescindibile.

Percorrendo le strade di Cairano è piacevole leggere nelle opere di recupero la stratificazione del tempo, la storicizzazione dei luoghi e la denuncia dei nuovi interventi. Il convegno di approfondimento sulle tecniche, le linee guida e gli obiettivi, anteprima Recupera-Riabita 2017, ha avuto luogo nella sede del vecchio forno, riaperto per la prima volta dopo l’intervento di restauro; in questa circostanza l’architetto Verderosa ha chiesto ai ragazzi del Master di esporre le loro impressioni, ognuno ha dato la propria lettura: Amore per il Luogo (Sara); Cura e passione nel lavoro duro e certosino del cantiere di restauro svolto da abitanti del Luogo (Melisa); Relazioni tra le persone che si manifestano nel forte legame con il Luogo che le ospita (Lucio); Una volta arrivati si ha come la sensazione che le distanze siano annullate (Rosita); Un Luogo in cui il tempo si dilata (Alfonso).

A chiusura di questa esperienza che ha regalato “pillole di saggezza e praticità”, guidati dal fotografo-fornaio e dall’Associazione 7X, una chicca immancabile: una passeggiata lungo la via delle grotte, ovvero cantine, lunga un chilometro dove, una serie di piccoli manufatti scavati nella roccia con facciate prive di finestre esposte perfettamente a nord, consentivano di conservare il vino prodotto nelle campagne circostanti. Questa peculiarità appartiene al solo Comune di Cairano nell’intera provincia di Avellino, che per altro produce ben 3 vini DOCG; questa strada così arcaica avrà certamente un futuro e sarà riferimento per l’intera provincia.

* Francesca Pitisci è architetta e Tutor del Master universitario Lumsa di II livello CasaClima-Bioarchitettura.

Questo post è stato scritto a seguito della visita di studio tenuta nel borgo biologico a metà luglio 2017; seguono le foto scattate durante i  2 giorni del master in Irpinia.

 

chi siamo? a chi apparteniamo? cosa andiamo cercando?

IMG_4518L’occasione è data dalla mail di una laureanda in restauro che vuole studiare i ‘piccoli paesi’. Potreste dirmi com’è nato questo progetto?   E, se fosse possibile, potrei avere dei documenti, anche tecnici, per riuscire a catalogare il vostro lavoro?
ALLORA ECCOCI, dopo 5 anni dalla fondazione,  A CERCARE DI CAPIRE -anche noi- chi siamo? a chi apparteniamo? cosa andiamo cercando? _
1. PICCOLI PAESI è un movimento, una comunità, un’associazione non costituita, un blog.  _ In Italia, 5.000 piccoli al di sotto dei 5.000 abitanti stanno rapidamente scomparendo. Dieci milioni di abitanti su oltre il 50% del territorio nazionale. Il 70% dei piccoli paesi sono ubicati lungo la dorsale appenninica. Piccoli Paesi porta avanti dal 2011 il progetto di comunicazione e formazione ‘Recupera-Riabita’; il premio nazionale, a cadenza annuale, viene attribuito su segnalazioni di advisor, a chi ha recuperato un luogo dell’appennino; a chi- riabitando- ha generato visioni, emozioni e nuova occupazione.
PICCOLI PAESI è il blog di chi abita l’Appennino. Post-Comunitàprovvisoria, dal 2011 trasmettiamo e informiamo dall’Alta Irpinia.
2. Attività in corso :
-promuovere la conoscenza e la salvaguardia di paesi e paesaggi dell’Appennino
-favorire interventi di ‘recupero’ nei piccoli paesi

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Written by A_ve

8 febbraio 2016 at 15:20

MOSTRA FOTOGRAFICA a Gesualdo (Av)

Mostra fotografica _ Gesualdo - Locandina.jpg

MOSTRA FOTOGRAFICA

Castello di Gesualdo 22.11.2015 – 10.1.2016         10.30-13 16-18

 

RECUPERA / riabita

La mostra recensisce borghi, abbazie e castelli recuperati nell’ultimo decennio in Irpinia, oggi di uso pubblico. Si tratta di beni fortemente danneggiati dal terremoto del 1980 e restaurati in gran parte con risorse della comunità europea attraverso i Por Campania. Borghi medioevali e monumenti capaci di innescare processi virtuosi per le nostre piccole comunità; oltre il dono quotidiano della loro bellezza, queste opere ci portano benefici culturali, turistici ed economici.

Oltre 50 immagini di architetture, paesi e paesaggi con la documentazione di testimonianze di utilizzo civico.

15 esempi di buon recupero e di buon riuso.                 continua :

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Banderas (2)

… Tutto nasce da alcune foto pubblicate da Angelo Verderosa sulla sua pagina Facebook. Non si sa bene il perché arrivano centinaia di ‘MI PIACE’ e decine e decine di commenti… Lara Tomasetta per ‘Orticalab’ e poi Giancarlo Manzi per ‘il Quotidiano del Sud’ del 9 ottobre scrivono dell’accaduto in due diversi articoli. Ecco l’articolo di Manzi, per gentile concessione anche in formato testo :

00 montevaccaro masseria irpinia _ foto tratta da web

Ruderi agricoli, appello di Verderosa: ora il binomio agricoltura-turismo   _ _ _ Perché non recuperare le antiche masserie in giro per la Provincia? È l’idea dell’architetto Angelo Verderosa, console del Touring Club Italiano per l’Alta Irpinia. Tutto ha inizio postando su Facebook alcune foto di strutture abbandonate, una volta ad uso agricolo, immerse tra colline e campagne d’Irpinia. Come tutti, a primo acchito vogliamo sapere il paese dove sono ubicate le meraviglie immortalate. Verderosa però non svela i luoghi. E non certo per un vezzo personale. Dietro a questo gioco, una precisa strategia turistico-culturale: «Chiedo alle persone che sanno dove si trovano di rimuovere il commento. Credo fermamente che, oltre alla bellezza della scoperta, bisogna imparare a difendere la nostra terra senza campanilismi, percependola come un’unica realtà territoriale». È il fare rete e il brand Irpinia di cui tanto si discute per il futuro. Qualcuno infatti, Leggi il seguito di questo post »

ma che c’azzecca Banderas ?

… Tutto nasce da alcune foto pubblicate da Angelo Verderosa con hashtag #monumentirurali  sulla sua pagina Facebook, QUI _ Non si sa bene il perché arrivano centinaia di ‘MI PIACE’ e decine e decine di commenti…  Lara Tomasetta per ‘Orticalab’ e poi Giancarlo Manzi per ‘il Quotidiano del Sud’ scrivono dell’accaduto in due diversi articoli. Ma che c’azzecca BANDERAS (quello del Mulino bianco) ? ? ?  Iniziamo dall’articolo di Tomasetta :

L’Irpinia dei mulini e dei casali: non ditelo a Banderas, non ditelo a Barilla. _  C’era una volta un casale in pietra con una splendida torre colombaia che spiccava nel verde intenso della campagna: potrebbe essere l’inizio di una delle favole dei fratelli Grimm e invece è solo l’incipit di una storia ancora da scrivere…

C’era una volta un casale in pietra con una splendida torre colombaia che spiccava nel verde intenso della campagna: potrebbe essere l’inizio di una delle favole dei fratelli Grimm e invece è solo l’incipit di una storia ancora da scrivere.

Questa storia è ambientata, manco a dirlo, nelle campagne della nostra Irpinia. Quella abbagliata dal verde, quella sconosciuta e un po’ dimenticata.

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Written by A_ve

10 ottobre 2015 at 09:00

RIAPRE IL CASTELLO DI VALVA (Sa), 35 anni dopo il sisma.

RIAPRE IL CASTELLO DI VALVA (Sa), dopo 35 anni.

Sono stati eseguiti i lavori di consolidamento dell’ala sud e ovest, ricostruita buona parte delle facciate sommitali con il sistema di archetti e merlature crollato col sisma del 1980; ricostruita l’intera copertura con struttura in lamellare e tegole laterizie; sostituiti tutti i solai in legno che erano crollati o marciti; consolidata la grande volta di mattoni in foglio soprastante le cucine. Sono stati messi in sicurezza i vari ambiti del Castello e reso accessibili 800 mq. di superfici interne a vari livelli.

Oggi 3 ottobre e domani  (S.Francesco) l’apertura al pubblico con mostre, teatro, eno-gastronomia.

INFO E IMMAGINI : clicca QUI

I Valva castello consolidamento angelo verderosa architetto 2015 _ copia

Written by A_ve

3 ottobre 2015 at 10:37

VAMOS A LA PRATA … “Urge restaurare la speranza e restaurare la coscienza dispersa” …

Written by A_ve

26 agosto 2015 at 18:44

VALVA (Sa), Cenni storici, la Villa e il Castello.

IMG_6434  VALVA (Sa), Cenni storici, la Villa e il Castello   /  Valva  appartiene alla provincia di Salerno da cui dista 62 chilometri. Comune dell’alta Valle del Sele, conta 1.767 abitanti (Valvesi) e ha una superficie di 26,2 chilometri quadrati. Sorge a 510 metri sopra il livello del mare. Il municipio è sito in Corso Vittorio Veneto , tel. 0828 796001.  web : http://www.comune.valva.sa.it/

CENNI STORICI su Valva e  il complesso monumentale della Villa D’Ayala-Valva

La Villa dei Marchesi d’Ayala di Valva e l’annesso parco, sorgono nel Comune di Valva, in provincia di Salerno, su un terreno ad andamento degradante, alle pendici del Monte Marzano.   In età romana, il territorio era attraversato da una strada di collegamento Compsa-Volcej, che metteva in comunicazione anche le aree adriatica e tirrenica.   L’inesorabile caduta dell’Impero e la conseguente crisi politica ed economica, comportarono notevoli svantaggi per la popolazione locale, determinando un arretramento degli insediamenti alle falde della montagna: infatti, i numerosi ripari nelle grotte esercitavano una forte attrattiva.  In epoca più tarda, a questi motivi si aggiunsero anche quelli religiosi; nel Medioevo, l’intera montagna si caratterizzò come area sacra, legata al culto dell’Arcangelo Michele.   Nell’epoca normanna Valva è sede di un priorato della grande abbazia di San Benedetto di Salerno, sotto il titolo di San Bartolomeo.   Valva inizia la sua storia sin dal fatidico anno Mille, quando divenne feudo di un signore di nome Gozzolino che, secondo l’uso normanno, traeva il suo predicato dal possedimento stesso. Fu forse proprio lui a far costruire la torre normanna che, pur danneggiata dal sisma del 1980, ancora si erge a guardia del parco. Accanto a essa, sul finire del XVIII secolo (fine del ‘700), un suo discendente, il marchese Giuseppe Maria Valva (morto nel 1831), volle erigere un edificio per villeggiare, che curiosamente riecheggiava, pur in proporzione ridotta, il rinascimentale castello vescovile del Buonconsiglio a Trento.   Nominato da Ferdinando IV di Borbone sovrintendente di tutte le strade e i ponti del Regno di Napoli, dopo aver tracciato la rotabile che da Eboli conduce in Basilicata, Giuseppe Maria si dedicò totalmente alla risistemazione del feudo.   Fra le diverse migliorie messe in atto, grande rilevanza assunse l’ideazione di un giardino che accresceva le attrattive della villeggiatura estiva, avvalendosi dell’opera dei migliori botanici, giardinieri e floricoltori del regno.    Nascono, così, il bosco ceduo, i frutteti, i viali di platani, magnolie e cedri, i due parterres all’italiana, le peschiere, il laghetto e il teatrino di verzura ad anfiteatro capace di mille posti. Un giardino, quello di Valva che sembra compiacersi del proprio essere anacronistico, ignorando – tranne che per la folla di statue mitologiche che lo popola silenziosamente – il sogno neoclassico ingenerato dai primi scavi ercolanensi condotti dal principe d’ Elboeuf e teorizzato in quegli anni dal Winkelmann e dall’ Abate di Saint Non.   Piuttosto che ai coevi esiti paesaggistici del jardin à l’anglaise e alla tersa maestosità d’impronta francesizzante della vanvitelliana reggia di Caserta, Valva, con il suo impianto formale, si propone di recuperare stilemi tratti dalla grande stagione italiana tra manierismo e barocco.     Alla morte del marchese Giuseppe Maria Valva nel 1831, non avendo eredi diretti, la villa passò per via matrimoniale ai d’Ayala, strettamente legati al Sovrano Militare Ordine di Malta.  Gli ultimi lavori ed interventi vennero realizzati pertanto dal marchese Francesco Saverio d’Ayala, fino alla sua morte avvenuta nel 1959;  in mancanza di eredi diretti, il marchese volle donare la villa e tutte le proprietà all’Ordine cavalleresco di Malta cui apparteneva.  L’intero complesso è frutto di una continua azione che la famiglia dei Marchesi Valva e d’Ayala è andata conducendo nei secoli, con continui rifacimenti, abbellimenti, arricchimenti. Di tale continua azione, che secondo alcune fonti fu particolarmente attiva dal XVIII secolo fino ai primi del XX secolo, deriva l’attuale immagine d’insieme del parco – villa – torre.

Il terremoto del 1980 cagionò notevoli danni all’intero centro storico di Valva e soprattutto al Castello e alle annesse pertinenze.   Intorno al 1990, gran parte del centro storico è stato ricostruito attraverso un piano di recupero ideato dall’Arch. Francesco D’Ayala Valva.    A causa della mancata attenzione legislativa nazionale e regionale, il Castello, a tutto il 2010, versava ancora in condizioni di degrado statico ed abbandono; una sola campagna di restauro era stata eseguita dalla Soprintendenza Bap di Salerno e Avellino, direttore dei lavori l’Arch. Villani, intorno al 2010 che ha portato al consolidamento della ‘torre normanna’ e al restauro del salone marchesale.    A seguito della stipula di un protocollo d’intesa tra Ordine di Malta, Soprintendenza e Comune, Villa e Castello sono parzialmente fruibili dai visitatori. Comune e Soprintendenza, nel 2012 si sono attivati per l’ottenimento di un parziale finanziamento per la messa in sicurezza e il recupero dell’ala ovest del Castello, la parte prospiciente sulla piazza Castello. I lavori di consolidamento e restauro in corso sono diretti dall’Arch. Verderosa e saranno terminati entro il 2015.

IL PARCO

Il Parco della Villa, cui si accede da valle, in prossimità del centro del paese, si sviluppa per una misura compresa tra i 17 e i 18 ettari ed è interamente circondata da mura.  Il suo disegno attuale è riconducibile ad una realizzazione del XVIII secolo e di quest’epoca presenta alcune caratteristiche tipiche. Il Parco si configura come un bosco ceduo misto, con una prevalenza di lecci, castagni ed aceri, di grande estensione e, come caratteristico dell’epoca, appunto, come bosco produttivo: esso è solcato da viali pressoché rettilinei ma che disegnano una scacchiera irregolare, dei quali alcuni ripercorrono i tracciati originali altri sono di epoca più recente.  Il parco a funzione produttiva è poi caratterizzato da alcuni episodi verdi, laddove più forte emerge la traccia dell’intervento dell’uomo, che sono fondamentalmente i due giardini all’italiana, quello in prossimità dell’ingresso e quello di pertinenza del Castello, ed il Teatrino di Verzura.  Tutto il parco risulta disseminato di arredi quali fontane, statue, piccole architetture; di estremo interesse è il sistema di caverne e canali, probabilmente risalente ad epoca romana e con funzioni di incanalatura delle acque, che attraversa il parco nella sua estensione.   Per quanto attiene in particolare agli aspetti botanici, bisogna distinguere il grande parco da quelli che sono stati definiti episodi a carattere eccezionale. Il Parco, che occupa quasi la intera estensione della proprietà, può essere distinto, a sua volta, in zone a seconda dell’essenza prevalente.    A questa caratterizzazione delle diverse zone del Parco si sovrappongono viali alberati, di volta in volta, con prevalenza di Platani, Aceri montani, Laurocerasi: sono inoltre osservabili esemplari isolati di essenze, inserite probabilmente nell’Ottocento e con finalità ornamentali, quali cedri, magnolie ed altri. Per quanto riguarda gli episodi eccezionali essi sono – come si accennava – fondamentalmente tre: i due giardini all’italiana ed il teatro di verzura. Il primo Giardino all’Italiana, di ridotte dimensioni, si trova a pochi passi dall’ingresso del Parco, nella zona a valle; il secondo Giardino all’italiana è quello tipicamente disegnato come una unità formale con la Villa, prospiciente il bel prospetto con il porticato a tre arcate; il terzo episodio è costituito dal Teatrino di Verzura, probabilmente di realizzazione Ottocentesca, realizzato con siepi di bosso ed arricchito da busti di figure umane.     Al Parco si accede dalla piazza del Calvario, attraverso un ampio cancello di ferro, ricavato in una torre di stile normanno. Lungo il viale che dall’ingresso s’incontrano due grandi statue d’eroi: Meleagro ed Ercole.  Di Villa d’Ayala colpiscono i giardini adornati di fiori per tutto l’anno e desta grande meraviglia un anfiteatro con tanto di spettatori marmorei. Al centro, in alto, è il palco d’onore ove siedono i personaggi di rilievo. Numerose e profonde sono le grotte di Villa d’Ayala, ornate di statue, come la Grotta dei Mostri, “abitata” da statue d’aspetto orribile.  Davanti al porticato vi sono cinque sculture raffiguranti le arti: la Musica, la Danza, il Canto, la Pittura e la Scultura. Uno scenario da inconsueta bellezza ancestrale caratterizza Villa d’ Ayala. Avvolta in un magico silenzio, si presenta al visitatore come un ambiente quasi irreale, isolato dal mondo esterno. Il parco rappresenta con il suo patrimonio boschivo un autentico polmone verde.

IL CASTELLO

La Villa d’Ayala, detta Castello, ha uno sviluppo planimetrico di circa 600 metri quadrati coperti e si estende in senso nord-sud con sviluppo dalla poderosa ‘Torre’, denominata da alcune fonti Torre Normanna, con certezza la preesistenza più antica del complesso; la ‘Torre’ è alta circa 20 metri, ha copertura piana, dotata da merlature di tipo ghibellino. Una ‘bertesca’ sovrapposta al ‘portale lapideo’ segna l’ingresso dal centro storico; si accede così al cortile interno mentre un porticato, situato ad una quota sfalsata rispetto al ‘cortile’, segna sul lato est l’ingresso dal ‘parco’. Al piano terra, oltre la sala delle armi, va menzionata la bella cucina voltata.  Il piano ammezzato vede una lunga serie di vani tra loro intercomunicanti adibiti, nel corso degli anni, a vari usi; da visitare la ‘Cappella’ ricavata nel piano ammezzato della ‘Torre normanna’, con belle volte arcuate.  Al piano primo, detto nobiliare, un vasto salone affrescato e con un grande camino su colonnine in pietra, ci introduce all’appartamento marchesale; complesso architettonico di notevole interesse, in origine ricco di dipinti, statue, arredi lignei, libri (attualmente depositati presso gli archivi della Soprintendenza).  L’ultimo livello è caratterizzato da un ampio sottotetto (altezze fino a 7 metri da pavimento alla copertura); vi erano varie stanze e bagni con l’iscrizione di nomi femminili su ognuna delle porte lignee. L’intero solaio portante del piano di sottotetto è caratterizzato dall’uso di solai in calcestruzzo armato, dotati di travette ad interasse di circa 120 cm.; il piano risale agli inizi del ‘900 e, certamente, rappresenta la più antica testimonianza dell’utilizzo del ‘nuovo materiale’ nell’area interna campana. Agli altri piani vi erano solai con travi lignee, in castagno massiccio.  La superficie pavimentata complessiva interna è di circa 1500 mq.  Il perimetro superiore di ogni facciata è caratterizzato da archetti aggettanti (memoria della ‘difesa a tiro piombante’) con sovrapposte merlature di tipo ghibellino; agli angoli vi sono cinque torrette (tutte crollate col sisma del 1980, ora alcune in ricostruzione); le ‘torrette’, posizionate in alto e agli angoli del complesso monumentale, sono fornite di fori per la difesa con ‘tiro frontale’ e con ‘tiro di fiancheggiamento’.  Su ogni facciata numerosi sono gli altri fori che richiamano la memoria di ‘arciere’, ‘archibugiere’, ‘balestriere’ e ‘cannoniere’.

(le note sul Castello sono state redatte nel maggio 2015 da Angelo Verderosa in occasione della vista del TCI – CAI; le altre notizie sono state riprese dalla sitografia web della Soprintendenza e del Comune di Valva) _

Written by A_ve

16 maggio 2015 at 17:13

IL VIDEO sui BORGHI IRPINI in mostra a PISA

IL VIDEO _ I BORGHI MEDIOEVALI IRPINI in esposizione a PISA dal 4 al 13 aprile 2014 nell’ambito della grande mostra sullo studio Pica Ciamarra Associati.

LA MOSTRA A PISA, articolo correlato. CLICCA QUI 

borghi pisa pca int angelo verderosa

 

Il Borgo di Castelvetere _ servizio televisivo di Canale 58

‘Itinerando’, la trasmissione televisiva di Gianni Raviele su Canale 58, fa tappa nel Borgo di Castelvetere sul Calore, recuperato anni fa ed oggi valorizzato come albergo diffuso. Con interviste ad Angelo Verderosa ed Agostino Della Gatta. Sintesi 4′.

COSTRUIRE nel COSTRUITO _ Recupero dei Borghi dell’Irpinia

COSTRUIRE nel COSTRUITO _ Recupero dei Borghi dell’Irpinia

Il nuovo numero della RIVISTA ‘PROGETTO’, con un’intervista ad Angelo Verderosa a cura di Alessandro Siniscalchi.

 Sfoglia la RIVISTA on-line (stralcio)   SFOGLIA L’ARTICOLO

 

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