piccoli paesi

terre, paesaggi, piccoli paesi / il blog dei borghi dell'Appennino

Posts Tagged ‘soprintendenza

GIORNATA del PAESAGGIO

paesaggio soprintendenza 2018

Il Carcere borbonico di Avellino apre le porte alla città in occasione della seconda edizione della  Giornata del Paesaggio. La sede di Avellino della Soprintendenza ABAP di SA e AV, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Avellino, diretto dalla dott.ssa Maria Amicarelli, aderisce alla giornata del Paesaggio con una mostra documentaria e bibliografica sulle eccellenze del territorio irpino, raccontando come il paesaggio dell’Irpinia con le sue verdi colline e i corsi fluviali abbia determinato colture eccellenti. Nelle sale dell’Archivio di Stato sarà visitabile la mostra cartografica L’Irpinia dal finestrino: un viaggio in treno alla scoperta di territori e paesaggi.

Il 15 maggio, sempre al Carcere borbonico di Avellino il convegno dedicato alla giornata del paesaggio; la Giornata del convegno sarà articolata in due fasi:

– Giovedì 15 marzo ore 10.00 – Conferenza dedicata alle scolaresche

– Giovedì 15 marzo ore 15.30 – Conferenza aperta a tutti

interverranno:

Francesca Casule– Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio di SA e AV

Erminio Petecca – Presidente dell’Ordine degli Architetti PPR della Provincia di Avellino

Pietro Caterini – (Preside dell’Istituto Superiore di Istruzione Secondaria “De Sanctis – D’Agostino – L’importanza della scuola nella valorizzazione dell’agricoltura

Luciano Mauro – (Agronomo paesaggista – Direttore dei Giardini della Minerva a Salerno –Le coltivazioni storiche e il paesaggio rurale dell’Irpinia

Angelo Verderosa – (architetto) – Riconoscimento dei valori e interventi di recupero dell’architettura rurale in Irpinia

Giovanni Villani (Capo Area del Settore Paesaggio della Soprintendenza) – Le componenti del paesaggio agrario irpino quali elementi del paesaggio culturale. L’attività di tutela della Soprintendenza.

Annunci

MASSERIE e PAESAGGI d’IRPINIA

Una giornata di ascolto dedicata al nostro territorio / Avvio del censimento delle masserie e dei paesaggi d’Irpinia per una Carta della tutela e della valorizzazione. Convegno. Mostra. Dibattito. Degustazioni. Partecipano: architetti, agricoltori, produttori, docenti, artisti, cultori della materia del restauro e del paesaggio. Posti esauriti, restano in vigore le prenotazioni già effettuate previa conferma a mezzo e.mail. All’ingresso della sala convegni sarà richiesto il pass. Dato l’alto numero di richieste pervenute, il convegno sarà replicato il 14 luglio 2018 nell’ambito del Master CasaClima-BioArchitettura, in Alta Irpinia.001.png002.png003.png

Schermata 2018-03-31 alle 21.03.07.png

Schermata 2018-03-31 alle 21.03.19.png

Informazioni 

tel / w.app +39 391 7916692

pagina FB https://www.facebook.com/masseriedirpinia/

Patrocinio

Ordine Architetti PPC della Provincia di Avellino

Irpinia 7x

Instaura

Touring Club Italiano / Paesi d’Irpinia

Info Irpinia

Giovomel

e con

DiArch Università di Napoli

Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino

Il Convegno in sintesi

 

In mattinata saranno trattati i temi dell’architettura rurale da recuperare (contenitori storici e mnemonici); nel pomeriggio maggiormente i temi del territorio, del paesaggio e dell’agricoltura: non ci potrà essere recupero senza una domanda. Analisi di esempi virtuosi finora attuati, cantine, b&b, osterie gourmet.

Obiettivo del convegno: innescare possibili relazioni tra i monumenti rurali in stato di abbandono ed imprenditori, neo-agricoltori, istituzioni, coloro che sono alla ricerca di sostanza e di immagine per promuovere prodotti ed obiettivi.

Beneficio per il territorio: conoscenza, cultura, conservazione e tutela del patrimionio storico e architettonico. Messa in rete.. Visita attraverso percorsi ciclabili, possibilità di abitare o acquistare prodotti locali in una masseria.

Azione: avvio del censimento delle masserie e dei paesaggi rurali in Irpinia. Carta delle masserie e dei paesaggi.

micro spot

Schermata 2018-03-19 alle 17.15.49.pngSchermata 2018-03-19 alle 17.13.32.pngSchermata 2018-03-19 alle 17.18.03.png

 

 

 

 

Mulino La Forma, Sant’Andrea di Conza

Dopo il lancio su Facebook della ricerca-censimento «Masserie e Paesaggi d’Irpinia» iniziano a pervenire interessanti contributi da parte di lettori e cultori della materia. Titina Russoniello, originaria di Sant’Andrea di Conza e oggi impegnata al Formez di Roma, ci ha inviato un approfondito studio sul mulino ‘La Forma’ che prende il nome dalla zona in cui si trova, nel margine vallivo del centro abitato di Sant’Andrea. Si tratta di un mulino ad acqua, a ruota orizzontale, vincolato dalla Soprintendenza nel 1989 in seguito a uno studio e al rilievo architettonico svolto per il corso di Tecnologia della Facoltà di Architettura di Napoli.  Risale probabilmente alla fine del 1700; in un disegno del ‘600 viene rappresentato un mulino nella zona ‘La Forma’ dove però ci sono i resti anche di altro mulino, quindi non abbiamo una data certa della costruzione iniziale.  Attualmente i proprietari sono gli eredi Martino che abitano a Salerno; hanno di recente scritto al Comune di Sant’Andrea dC comunicando l’intenzione di voler vendere i ruderi.  Il Mulino ‘La Forma’ presenta un’architettura davvero particolare che purtroppo si sta riducendo a rudere a causa di smottamenti e per l’azione erosiva di pioggia e gelo. Riportiamo di seguito alcuni testi, foto e disegni tratti dalla ricerca universitaria di Titina Russoniello a cui va il ringraziamento del nostro gruppo di ricerca.

Ricordiamo che nella prima decade di marzo 2018 terremo un primo convegno e la mostra delle prime ricerche pervenute. Siamo alla ricerca di uno sponsor per coprire le spese di stampa.  Ulteriori materiali (testi, disegni, foto) di masserie, mulini, ruderi e paesaggi d’Irpinia vanno inviati al seguente indirizzo email:  lucie.boissenin@gmail.com

Per seguire la pagina Facebook: https://www.facebook.com/masseriedirpinia/

 


dalla ricerca di Titina Russoniello:  <<I mulini ad acqua rappresentano sicuramente una delle principali emergenze storiche nell’ambito territoriale del Comune di S.Andrea di Conza, nel solco di una tradizione basata su un numero rilevante di mulini attivati dalle acque della sorgente La Fonte, dal torrente Arso o da altri percorsi d’acqua esistenti nel territorio comunale. [Il mulino La Forma] è il sesto ed ultimo della serie dei mulini che venivano messi in movimento dalle acque della sorgente “La Fonte” e da quella del “Sambuco”. »

mappa_sant_andrea.jpgFig.1 / I sette mulini di Sant’Andrea di Conza

assonometriaFig.2 / Spaccato assonometrico del mulino

« L’acqua dalla sorgente “La Fonte”, percorrendo terreni di altri proprietari ed alimentando i mulini, giunge nella “canala”, canale a cielo aperto posto su archi in pietra. Nella parte finale della “canala” è situata la “torre”, alta più di 7 mt., alla cui sommità è installata una griglia metallica per trattenere i materiali solidi grossolani che la corrente spesso trasportava. All’inizio della “canala” vi è una “paratoia” che il mugnaio, per azionare il mulino, utilizzava per deviare il percorso dell’acqua e per interromperne l’afflusso. La torre contiene al suo interno la “canna”, il pozzo che serviva a far aumentare la velocità dell’acqua. L’acqua cade nella “canna” della “torre”, e tramite un gocciolatoio, denominato “troppo pieno”, il mugnaio intuiva che la torre era piena di acqua e quindi poteva azionare il mulino. »

Fig.3 e 4 / La torre e la canala, foto storiche.

« Il mugnaio sollevava la piastra di ferro, posta alla base della canna della torre, con un paletto di legno, e l’acqua veniva fuori a grande velocità, andava a sbattere contro le palette delle ruote e le faceva girare. Le ruote, situate nel vano seminterrato del mulino, detto “lu ‘nfiern”, e posizionate centralmente occupando gran parte dello spazio lasciando praticabile solo il necessario per la manutenzione, erano collegate alle macine tramite un palo di legno verticale. Quindi, le ruote venivano azionate dall’acqua e di conseguenza facevano girare le macine. »

Fig.5 / Sezioni del mulino.
Si evidenzia la canna che permette la caduta dell’acqua nell’ « inferno » dove sono disposte le ruote.

« Il sistema molitorio è formato da due grosse e pesanti pietre di forma circolare ”palmenti o mole”, sovrapposte. Avevano uno spessore di circa 20 cm ed un diametro che variava tra i 120 e i 150 cm, ed erano composte da diversi blocchi di pietra tenuti insieme da cerchi metallici. La macina inferiore era fissa (e per questo detta “dormiente”), mentre la superiore, era più spessa al centro e rastremata verso l’esterno ed era quella che girava. […] La macina superiore “girante” aveva al centro un grosso foro, “l’occhio”, attraverso il quale passava il frumento proveniente dalla tramoggia. »

interno_mulino

 

« La tramoggia (latino trimodia, misura di tre mogge) era una cassetta di legno a forma di un tronco di piramide rovesciato.  L’ampia apertura superiore permetteva un facile carico e con la lieve pendenza delle parete favoriva una lenta discesa del frumento verso la bocca inferiore della scarico.La sua funzione è quella di versare il frumento nella macina. La caduta del frumento è inoltre mantenuta costante dall’azione di uno speciale bastoncino di legno, applicato sul fianco della tramoggia. Questo speciale dosatore, “la taccaredda”, era appoggiato con un’estremità sul piano della macina mobile e ne trasmetteva le vibrazioni prodotte dal movimento. Quando il frumento stava per finire, faceva un particolare frastuono segnalando al mugnaio che occorreva ricaricare la tramoggia. Per evitare che la dispersione della farina, le macine venivano rivestite con una cassa lignea di diametro superiore, la “tina”, che sorreggeva la tramoggia. »

Fig.6 / L’interno del mulino, foto storica.

Oggi anche se l’edificio è in buona parte ricoperto dalla vegetazione, si percepisce la presenza della « torre con il canale di derivazione che sovrasta il sistema di tre archi a tutto sesto in pietra squadrata. Questi presentano un notevole cedimento strutturale, evidenziato dal distaccamento dei conci di pietra e di altre zone dei pilastri. »

 

Fig.7 e 8 / Foto recenti del mulino.

« Le macine del mulino hanno smesso di sfarinare dopo la seconda guerra mondiale e, oggi, l’edificio rappresenta l’ultima testimonianza rimasta della secolare attività molitoria nel territorio di S.Andrea di Conza. Da allora non è mai stato fatto alcun intervento manutentivo e l’opera nel suo complesso, si trova in uno stato di abbandono pluriennale. Il mulino conserva ancora però parte delle sue peculiarità architettoniche e funzionali; tale caratteristica offre l’opportunità per un suo recupero, al fine di ripristinare il sito con le sue emergenze di archeologia industriale. »

montage

Fig. 9 / Foto del 1989.

 

Fig.10 / Crolli visibili oggi;

 

26906474_10214536438272253_55185839_o

Fig.11 / Il mulino La Forma, a nord del paese di Sant’Andrea di Conza

 

POST INERENTI ALTRI MULINI AD ACQUA in Irpinia

https://piccolipaesi.wordpress.com/2012/05/14/video-lantico-mulino-ad-acqua-della-famiglia-rufolo-ad-oliveto-citra/

https://piccolipaesi.wordpress.com/2013/08/06/il-parco-mulino-corona-e-aperto/

sulla ricerca delle ‘Masserie’:

http://www.orticalab.it/L-Irpinia-dei-mulini-e-dei-casali

 

 

 

 

 

 

Banderas (2)

… Tutto nasce da alcune foto pubblicate da Angelo Verderosa sulla sua pagina Facebook. Non si sa bene il perché arrivano centinaia di ‘MI PIACE’ e decine e decine di commenti… Lara Tomasetta per ‘Orticalab’ e poi Giancarlo Manzi per ‘il Quotidiano del Sud’ del 9 ottobre scrivono dell’accaduto in due diversi articoli. Ecco l’articolo di Manzi, per gentile concessione anche in formato testo :

00 montevaccaro masseria irpinia _ foto tratta da web

Ruderi agricoli, appello di Verderosa: ora il binomio agricoltura-turismo   _ _ _ Perché non recuperare le antiche masserie in giro per la Provincia? È l’idea dell’architetto Angelo Verderosa, console del Touring Club Italiano per l’Alta Irpinia. Tutto ha inizio postando su Facebook alcune foto di strutture abbandonate, una volta ad uso agricolo, immerse tra colline e campagne d’Irpinia. Come tutti, a primo acchito vogliamo sapere il paese dove sono ubicate le meraviglie immortalate. Verderosa però non svela i luoghi. E non certo per un vezzo personale. Dietro a questo gioco, una precisa strategia turistico-culturale: «Chiedo alle persone che sanno dove si trovano di rimuovere il commento. Credo fermamente che, oltre alla bellezza della scoperta, bisogna imparare a difendere la nostra terra senza campanilismi, percependola come un’unica realtà territoriale». È il fare rete e il brand Irpinia di cui tanto si discute per il futuro. Qualcuno infatti, Leggi il seguito di questo post »

VALVA (Sa), Cenni storici, la Villa e il Castello.

IMG_6434  VALVA (Sa), Cenni storici, la Villa e il Castello   /  Valva  appartiene alla provincia di Salerno da cui dista 62 chilometri. Comune dell’alta Valle del Sele, conta 1.767 abitanti (Valvesi) e ha una superficie di 26,2 chilometri quadrati. Sorge a 510 metri sopra il livello del mare. Il municipio è sito in Corso Vittorio Veneto , tel. 0828 796001.  web : http://www.comune.valva.sa.it/

CENNI STORICI su Valva e  il complesso monumentale della Villa D’Ayala-Valva

La Villa dei Marchesi d’Ayala di Valva e l’annesso parco, sorgono nel Comune di Valva, in provincia di Salerno, su un terreno ad andamento degradante, alle pendici del Monte Marzano.   In età romana, il territorio era attraversato da una strada di collegamento Compsa-Volcej, che metteva in comunicazione anche le aree adriatica e tirrenica.   L’inesorabile caduta dell’Impero e la conseguente crisi politica ed economica, comportarono notevoli svantaggi per la popolazione locale, determinando un arretramento degli insediamenti alle falde della montagna: infatti, i numerosi ripari nelle grotte esercitavano una forte attrattiva.  In epoca più tarda, a questi motivi si aggiunsero anche quelli religiosi; nel Medioevo, l’intera montagna si caratterizzò come area sacra, legata al culto dell’Arcangelo Michele.   Nell’epoca normanna Valva è sede di un priorato della grande abbazia di San Benedetto di Salerno, sotto il titolo di San Bartolomeo.   Valva inizia la sua storia sin dal fatidico anno Mille, quando divenne feudo di un signore di nome Gozzolino che, secondo l’uso normanno, traeva il suo predicato dal possedimento stesso. Fu forse proprio lui a far costruire la torre normanna che, pur danneggiata dal sisma del 1980, ancora si erge a guardia del parco. Accanto a essa, sul finire del XVIII secolo (fine del ‘700), un suo discendente, il marchese Giuseppe Maria Valva (morto nel 1831), volle erigere un edificio per villeggiare, che curiosamente riecheggiava, pur in proporzione ridotta, il rinascimentale castello vescovile del Buonconsiglio a Trento.   Nominato da Ferdinando IV di Borbone sovrintendente di tutte le strade e i ponti del Regno di Napoli, dopo aver tracciato la rotabile che da Eboli conduce in Basilicata, Giuseppe Maria si dedicò totalmente alla risistemazione del feudo.   Fra le diverse migliorie messe in atto, grande rilevanza assunse l’ideazione di un giardino che accresceva le attrattive della villeggiatura estiva, avvalendosi dell’opera dei migliori botanici, giardinieri e floricoltori del regno.    Nascono, così, il bosco ceduo, i frutteti, i viali di platani, magnolie e cedri, i due parterres all’italiana, le peschiere, il laghetto e il teatrino di verzura ad anfiteatro capace di mille posti. Un giardino, quello di Valva che sembra compiacersi del proprio essere anacronistico, ignorando – tranne che per la folla di statue mitologiche che lo popola silenziosamente – il sogno neoclassico ingenerato dai primi scavi ercolanensi condotti dal principe d’ Elboeuf e teorizzato in quegli anni dal Winkelmann e dall’ Abate di Saint Non.   Piuttosto che ai coevi esiti paesaggistici del jardin à l’anglaise e alla tersa maestosità d’impronta francesizzante della vanvitelliana reggia di Caserta, Valva, con il suo impianto formale, si propone di recuperare stilemi tratti dalla grande stagione italiana tra manierismo e barocco.     Alla morte del marchese Giuseppe Maria Valva nel 1831, non avendo eredi diretti, la villa passò per via matrimoniale ai d’Ayala, strettamente legati al Sovrano Militare Ordine di Malta.  Gli ultimi lavori ed interventi vennero realizzati pertanto dal marchese Francesco Saverio d’Ayala, fino alla sua morte avvenuta nel 1959;  in mancanza di eredi diretti, il marchese volle donare la villa e tutte le proprietà all’Ordine cavalleresco di Malta cui apparteneva.  L’intero complesso è frutto di una continua azione che la famiglia dei Marchesi Valva e d’Ayala è andata conducendo nei secoli, con continui rifacimenti, abbellimenti, arricchimenti. Di tale continua azione, che secondo alcune fonti fu particolarmente attiva dal XVIII secolo fino ai primi del XX secolo, deriva l’attuale immagine d’insieme del parco – villa – torre.

Il terremoto del 1980 cagionò notevoli danni all’intero centro storico di Valva e soprattutto al Castello e alle annesse pertinenze.   Intorno al 1990, gran parte del centro storico è stato ricostruito attraverso un piano di recupero ideato dall’Arch. Francesco D’Ayala Valva.    A causa della mancata attenzione legislativa nazionale e regionale, il Castello, a tutto il 2010, versava ancora in condizioni di degrado statico ed abbandono; una sola campagna di restauro era stata eseguita dalla Soprintendenza Bap di Salerno e Avellino, direttore dei lavori l’Arch. Villani, intorno al 2010 che ha portato al consolidamento della ‘torre normanna’ e al restauro del salone marchesale.    A seguito della stipula di un protocollo d’intesa tra Ordine di Malta, Soprintendenza e Comune, Villa e Castello sono parzialmente fruibili dai visitatori. Comune e Soprintendenza, nel 2012 si sono attivati per l’ottenimento di un parziale finanziamento per la messa in sicurezza e il recupero dell’ala ovest del Castello, la parte prospiciente sulla piazza Castello. I lavori di consolidamento e restauro in corso sono diretti dall’Arch. Verderosa e saranno terminati entro il 2015.

IL PARCO

Il Parco della Villa, cui si accede da valle, in prossimità del centro del paese, si sviluppa per una misura compresa tra i 17 e i 18 ettari ed è interamente circondata da mura.  Il suo disegno attuale è riconducibile ad una realizzazione del XVIII secolo e di quest’epoca presenta alcune caratteristiche tipiche. Il Parco si configura come un bosco ceduo misto, con una prevalenza di lecci, castagni ed aceri, di grande estensione e, come caratteristico dell’epoca, appunto, come bosco produttivo: esso è solcato da viali pressoché rettilinei ma che disegnano una scacchiera irregolare, dei quali alcuni ripercorrono i tracciati originali altri sono di epoca più recente.  Il parco a funzione produttiva è poi caratterizzato da alcuni episodi verdi, laddove più forte emerge la traccia dell’intervento dell’uomo, che sono fondamentalmente i due giardini all’italiana, quello in prossimità dell’ingresso e quello di pertinenza del Castello, ed il Teatrino di Verzura.  Tutto il parco risulta disseminato di arredi quali fontane, statue, piccole architetture; di estremo interesse è il sistema di caverne e canali, probabilmente risalente ad epoca romana e con funzioni di incanalatura delle acque, che attraversa il parco nella sua estensione.   Per quanto attiene in particolare agli aspetti botanici, bisogna distinguere il grande parco da quelli che sono stati definiti episodi a carattere eccezionale. Il Parco, che occupa quasi la intera estensione della proprietà, può essere distinto, a sua volta, in zone a seconda dell’essenza prevalente.    A questa caratterizzazione delle diverse zone del Parco si sovrappongono viali alberati, di volta in volta, con prevalenza di Platani, Aceri montani, Laurocerasi: sono inoltre osservabili esemplari isolati di essenze, inserite probabilmente nell’Ottocento e con finalità ornamentali, quali cedri, magnolie ed altri. Per quanto riguarda gli episodi eccezionali essi sono – come si accennava – fondamentalmente tre: i due giardini all’italiana ed il teatro di verzura. Il primo Giardino all’Italiana, di ridotte dimensioni, si trova a pochi passi dall’ingresso del Parco, nella zona a valle; il secondo Giardino all’italiana è quello tipicamente disegnato come una unità formale con la Villa, prospiciente il bel prospetto con il porticato a tre arcate; il terzo episodio è costituito dal Teatrino di Verzura, probabilmente di realizzazione Ottocentesca, realizzato con siepi di bosso ed arricchito da busti di figure umane.     Al Parco si accede dalla piazza del Calvario, attraverso un ampio cancello di ferro, ricavato in una torre di stile normanno. Lungo il viale che dall’ingresso s’incontrano due grandi statue d’eroi: Meleagro ed Ercole.  Di Villa d’Ayala colpiscono i giardini adornati di fiori per tutto l’anno e desta grande meraviglia un anfiteatro con tanto di spettatori marmorei. Al centro, in alto, è il palco d’onore ove siedono i personaggi di rilievo. Numerose e profonde sono le grotte di Villa d’Ayala, ornate di statue, come la Grotta dei Mostri, “abitata” da statue d’aspetto orribile.  Davanti al porticato vi sono cinque sculture raffiguranti le arti: la Musica, la Danza, il Canto, la Pittura e la Scultura. Uno scenario da inconsueta bellezza ancestrale caratterizza Villa d’ Ayala. Avvolta in un magico silenzio, si presenta al visitatore come un ambiente quasi irreale, isolato dal mondo esterno. Il parco rappresenta con il suo patrimonio boschivo un autentico polmone verde.

IL CASTELLO

La Villa d’Ayala, detta Castello, ha uno sviluppo planimetrico di circa 600 metri quadrati coperti e si estende in senso nord-sud con sviluppo dalla poderosa ‘Torre’, denominata da alcune fonti Torre Normanna, con certezza la preesistenza più antica del complesso; la ‘Torre’ è alta circa 20 metri, ha copertura piana, dotata da merlature di tipo ghibellino. Una ‘bertesca’ sovrapposta al ‘portale lapideo’ segna l’ingresso dal centro storico; si accede così al cortile interno mentre un porticato, situato ad una quota sfalsata rispetto al ‘cortile’, segna sul lato est l’ingresso dal ‘parco’. Al piano terra, oltre la sala delle armi, va menzionata la bella cucina voltata.  Il piano ammezzato vede una lunga serie di vani tra loro intercomunicanti adibiti, nel corso degli anni, a vari usi; da visitare la ‘Cappella’ ricavata nel piano ammezzato della ‘Torre normanna’, con belle volte arcuate.  Al piano primo, detto nobiliare, un vasto salone affrescato e con un grande camino su colonnine in pietra, ci introduce all’appartamento marchesale; complesso architettonico di notevole interesse, in origine ricco di dipinti, statue, arredi lignei, libri (attualmente depositati presso gli archivi della Soprintendenza).  L’ultimo livello è caratterizzato da un ampio sottotetto (altezze fino a 7 metri da pavimento alla copertura); vi erano varie stanze e bagni con l’iscrizione di nomi femminili su ognuna delle porte lignee. L’intero solaio portante del piano di sottotetto è caratterizzato dall’uso di solai in calcestruzzo armato, dotati di travette ad interasse di circa 120 cm.; il piano risale agli inizi del ‘900 e, certamente, rappresenta la più antica testimonianza dell’utilizzo del ‘nuovo materiale’ nell’area interna campana. Agli altri piani vi erano solai con travi lignee, in castagno massiccio.  La superficie pavimentata complessiva interna è di circa 1500 mq.  Il perimetro superiore di ogni facciata è caratterizzato da archetti aggettanti (memoria della ‘difesa a tiro piombante’) con sovrapposte merlature di tipo ghibellino; agli angoli vi sono cinque torrette (tutte crollate col sisma del 1980, ora alcune in ricostruzione); le ‘torrette’, posizionate in alto e agli angoli del complesso monumentale, sono fornite di fori per la difesa con ‘tiro frontale’ e con ‘tiro di fiancheggiamento’.  Su ogni facciata numerosi sono gli altri fori che richiamano la memoria di ‘arciere’, ‘archibugiere’, ‘balestriere’ e ‘cannoniere’.

(le note sul Castello sono state redatte nel maggio 2015 da Angelo Verderosa in occasione della vista del TCI – CAI; le altre notizie sono state riprese dalla sitografia web della Soprintendenza e del Comune di Valva) _

Written by A_ve

16 maggio 2015 at 17:13

LA PROCURA DI AVELLINO SEQUESTRA L’ ELETTRODOTTO GOLETO -CASTELNUOVO DI CONZA

LA PROCURA DI AVELLINO SEQUESTRA L’ ELETTRODOTTO GOLETO – CASTELNUOVO DI CONZA

rassegna stampa 4.11.2014

CORPO FORESTALE DELLO STATO
http://www.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10192

LA REPUBBLICA (immagini in slideshow)
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2014/11/04/foto/sant_angelo_dei_lombardi_sequestrato_l_elettrodotto-99727568/1/#1

IRPINIANEWS
http://www.irpinianews.it/Cronaca/news/?news=144959

IRPINIAOGGI
http://www.irpiniaoggi.it/index.php/cronaca-in-irpinia/2-cronaca/132224-forestale-sequestra-elettrodotto-a-forte-impatto-ambientale.html

LA NOSTRA VOCE
http://www.lanostravoce.info/cronaca-avellino/notizia-news/10334-santangelo-la-procura-di-avellino-sequestra-lelettrodotto-va-contro-la-tutela-paesaggistica.html

IRPINIA24
http://www.irpinia24.it/wp/blog/2014/11/04/procura-sequestrato-elettrodotto-che-alterava-paesaggio-irpino/

ORTICALAB
http://www.orticalab.it/Sequestrato-l-elettrodotto-di-Sant

GRNET.IT
http://www.grnet.it/sicurezza/forze-dellordine/corpo-forestale/5836-avellino-la-forestale-sequestra-un-elettrodotto-di-18-km-a-forte-impatto-ambientale

TUSINATINITALY
http://www.tusinatinitaly.it/articolo/attualita/2/elettrodotto-s-angelo-dei-lombardi-stamattina-il-sequestro/18728

IRPINIAFOCUS
http://www.irpiniafocus.it/attualita/news/3003-sequestro-elettrodotto,-sibilia-m5s-avevamo-chiesto-intervento-di-cantelmo-vittoria-dei-cittadini.html

FACEBOOK gruppo di consiliare Castelnuovo di Conza
https://www.facebook.com/francesco.digeronimo.96?fref=ts

PER APPROFONDIRE LE VICENDE DELL’ELETTRODOTTO :
http://comitatocivico.wordpress.com/category/elettrodotto-terna-ferrero/

DOVE NASCE L’ELETTRODOTTO
http://comitatocivico.wordpress.com/category/centrale-elettrica-ferrero-spa/

Una grande mostra nel carcere borbonico, la prima volta

Immagine

la pietra di boiara, disegno di vito de nicola

di Vito De Nicola /   Una grande mostra nel carcere borbonico, la prima volta...*

Pessime consuetudini portano, spesso, a pensare le tante terre di mezzo dell’Italia appenninica, come vasti e sconosciuti territori da oltrepassare per un altrove più promettente e felice, deserti da attraversare in fretta per arrivare da una costa marina all’altra, dal Tirreno all’Adriatico o allo Ionio e viceversa. Così succede che un forte senso di oblio, una superficiale noncuranza inducano ad ignorare meravigliose valli animate da paesaggi agrari storici di rara bellezza, seppure inselvatichiti dall’abbandono o dall’incuria, antichi percorsi, suggestivi borghi, castelli e villaggi, casali e abbazie e monasteri, pievi, che nascondono al loro interno ignoti capolavori, freschi frammenti d’arte, piccole opere d’artigianato artistico, sovente dal fascino struggente. Una cultura materiale densa di oggetti di manualità creativa, di brani di pura genialità attinenti a varie epoche storiche, obliterata dal grigio cemento della caotica agglomerazione suburbana, che ibrida, consumandoli, territori sempre più vasti e li espone anche all’aggressione continua, crescente, di improvvise catastrofi naturali e delle furibonde emergenze che ne conseguono. Isolate, nel chiuso di qualche loro prigione oscura o dorata, spesso nascoste alla vista o osservate in condizioni poco idonee, troppo da lontano, eccessivamente da vicino, in spazi angusti, absidi oscure di chiese, ancone di altari ridondanti di decorazioni, ambienti riservati di conventi o palazzi, non sempre queste opere riescono a manifestare appieno tutta la loro potenzialità espressiva e narrativa, pur Leggi il seguito di questo post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: